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	<title>Centro Studi Abastoriani - Archivio Abastor</title>
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	<description>Oddlog di propaganda abastoriana retro-pop e pop-apocalittica</description>
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		<title>Lift Up Your Voice And Sing</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 18:50:42 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1318" class="wp-caption alignleft" style="width: 247px"><a href="http://abastor.files.wordpress.com/2012/02/liftupyourvoiceandsing.jpg" target="_blank"><img class=" wp-image-1318 " title="Lift Up Your Voice And Sing" src="http://abastor.files.wordpress.com/2012/02/liftupyourvoiceandsing.jpg?w=237&#038;h=240" alt="Lift Up Your Voice And Sing" width="237" height="240" /></a><p class="wp-caption-text">La copertina dell&#039;album</p></div>
<p>È risaputo che gli americani sono strani. I coloni che abitano i territori selvaggi e inospitali del Nuovo Mondo hanno usanze barbare, conseguenti all’habitat nel quale si trovano a dimorare. Si abbigliano in modo bizzarro, con strani cappellacci da mandriano, stravaganti camiciuole dai colori sgargianti e pantaloni di stoffaccia blu di cotone, su cui portano chiassosi stivali di cuoio decorati da ghirigori colorati. Girano armati, abitudine assai volgare, di sfarzose pistole riposte in vistosi cinturoni di cuoio. Si nutrono di strane polpette di carne condite con astruse salse in panini mollicci. E si esprimono in modo rozzo e plebeo anzi che no. Non c’è da meravigliarsi, quindi, che vadano in giro per il mondo a sparare a ogni cosa che si muove!<br />
Ai pargoli di quel Paese eccentrico vengon fatte ascoltare, tramite fonografo, allegre canzoncine inneggianti al Signore, alla Patria e al Presidente, in un&#8217;unica soluzione. Di tale microsolco propedeutico ne è pervenuta inaspettatamente una copia in Europa, vecchio mondo antico dai gusti ben più eleganti ed educati; e noi, gentiluomini dal gusto raffinato e sensibile, ce ne siamo appropriati per esaminare i misfatti di questo popolo dagli usi bizzarri. <em>Lift up your voice and sing</em> (“Alza la voce e canta”) è un LP destinato al pubblico infantile di cui ci siamo perdutamente innamorati.<br />
Ritrovatolo nel fu Crash Records di Padova all’interno dei soliti scatoloni di 12” a € 1.00, nascosti sotto il bancone dove nessuno guarda, ma dove sappiamo bene di poter rinvenire sempre qualche preziosa chicca abastoriana. Scostato l’LP che lo precedeva (il solito, anonimo, discaccio di funky-soul-rythm’n’blues anni ’80), questo vinile è stato avvolto da un raggio di luce proveniente dall’alto, manifestandosi così in tutta la sua sacra verità divina. A tratti farneticante, il microsolco è un viaggio allucinatorio nei gironi infernali del cristianesimo a stelle e strisce. La povertà della strumentazione e dello studio di registrazioni è imbarazzante, ma la Fede non si arresta davanti a nulla, facendo cantare bimbetti biondi su musichette mollicce dagli arrangiamenti scialbi – sul genere di quelle che potremmo ascoltare in una chiesa evangelica – canzoni pregne di mistica religioso-patriottica. Gli USA sono la terra del latte e miele e gli americani il popolo eletto, non dimentichiamolo.<span id="more-1186"></span><br />
Il disco è un prodotto di quella Chiesa di Gesù Cristo e dei Santi degli Ultimi Giorni (Church of Jesus Christ of Latter-Day Saints) in cui capita spesso di imbattersi: i soliti mormoni modernizzati che circolano anche da noi in maniche di camicia e cravatta a coppie di due, dove l’uno è indistinguibile dall’altro, ed entrambi dal resto della comunità, esattamente come i Borg; ed è cantato dai Primary Children (bambini delle elementari) e stampato per la Tempe Primary Record: Tempe, Arizona, la sede della Chiesa; Primary, la scuola della Chiesa frequentata dai bimbi canterini che hanno registrato il disco; Record: dischi.<br />
L’album, che non sappiamo datare, privo com&#8217;è di ogni riferimento temporale – approssimiamo un metà anni Sessanta, per le date di copyright dei testi, che vanno dal ’57 al ’65 –, utilizza una grafica pulita da libretto di preghiere, con disegnetti e testo in violaceo su bianco (ritorneremo sulle illustrazioni più avanti) e contiene un “sing-a-long booklet”, cioè un libretto per cantare le canzoni assieme ai Primary Children di Tempe. Tale libretto ci è molto utile nella comprensione (e decompressione) del testo e ci guida attraverso la perversa cosmogenesi della Chiesa di J.C e dei Latter-Day Saints, che pare unire in un&#8217;unica invocazione Dio, la bandiera a stelle e strisce e gli Stati Uniti d&#8217;America.</p>
<div id="attachment_1321" class="wp-caption alignright" style="width: 167px"><a href="http://abastor.files.wordpress.com/2012/02/iamachildofgod.jpg" target="_blank"><img class=" wp-image-1321 " title="I am a child of God" src="http://abastor.files.wordpress.com/2012/02/iamachildofgod.jpg?w=157&#038;h=240" alt="I am a child of God" width="157" height="240" /></a><p class="wp-caption-text">Pagina del libretto con testo della canzone &quot;I am a child of God&quot;</p></div>
<p>Troviamo infatti canzoni propriamente cristiane, come <em>Christ is Risen</em> (“Cristo è risorto”); l&#8217;inno in sapor di razza eletta <em>I&#8217;m a Child of God</em> (“Sono un figlio di Dio” – forse un’allusione a una intensa opera di panspermia intrapresa da Ronnie James Dio?). La seconda strofa di <em>My heavenly Father loves me</em> riecheggia vagamente <em>Gracias a la vida</em> di Violeta Parra, concludendo, però, neanche a dirlo, con un ringraziamento al “Padre Celeste”: “He gave me eyes that I might see / The colour of butterfly wings. / He gave me my ears that I might hear / The magical sound of things. / He gave me my life, my mind, my heart / I thank Him reverently / For all His creations, of which I’m a part / Yes, I know Heavenly Father loves me.” (“Egli mi ha dato gli occhi, cosicché io possa vedere / il colore delle ali delle farfalle. / Egli mi ha dato le orecchie, cosicché io possa udire / il magico suono delle cose. / Egli mi ha dato la vita, la mente, il cuore e Lo ringrazio rispettosamente / per tutte le sue creature, di cui io faccio parte, / sì, lo so che il Padre Celeste mi ama.”).<br />
Un’altra melodia è dedicata a <em>Washington and Lincoln</em>, ridicolizzandone lo strano abbigliamento: “He dressed so very funny; / ‘Twould make you laugh, “Ho Ho”. / His hair was white and tied with bows, / And he wore buckles on his toes. / His pants were up around his knees, / His hat, three cornered, if you please.” (“Quando Whashington era presidente / tanto, tanto tempo fa. / Si vestiva in modo davvero buffo; / Ti avrebbe fatto ridere, “Ha Ha”. / I suoi capelli erano bianchi e legati con un nastro / e indossava fibbie sulle scarpe. / I pantaloni gli arrivavano alle ginocchia, / il cappello con tre corni, per piacere.”).<br />
Vale la pena ricordare anche la pittoresca <em>There’s no Such Thing as a Witch  </em>(“Le streghe non esistono”), che oltre a essere il brano più “dark” di tutta la raccolta, l’unico a non avere alcuno scopo educativo, religioso o patriottico, giocando un puro ruolo di intrattenimento, sembra anche nascondere un inquietante risvolto pagano e horrorifico – e, quindi, implicitamente diabolico – poiché richiama in modo palese la notte di Halloween… “Skeletons and goblins are only make believe./ Folks dressed in costumes, / Just try to scary you – ooo. / When you hear the thunder and lightning / And you’re hiding in a ditch. / Don’t cry out, without a doubt / There’s no such thing as a witch.” (“Gli scheletri e i folletti sono solo credenze. / La gente indossa dei costumi / solo per cercare di spaventarti. / Quando senti tuoni e saette / e ti nascondi in un fosso, / non metterti a piangere, senza dubbio / le streghe non esistono.”).<br />
E ancora canzoni dedicate alla bandiera degli Stati Uniti cantate in prima persona dalla stessa “flag of liberty” (<em>The Flag Without a Stain</em>), alle stagioni (<em>Popcorn Popping on the Apricot Tree</em> – letteralmente “Popcorn scoppiano sull’albicocco” – <em>Summer Time</em>, <em>Ole Jack Frost</em>), alla mamma (<em>Mother Dear</em> – titolo e canzoncina degna del film <em>Mommie Dearest</em>!), al papà (<em>My Dad</em>), al vecchio giardino della nonna (<em>Grandmotehr’s Old Fashioned Garden</em>) o ai colori primari (!), nelle quali, sempre e comunque, tutto viene ricondotto al “Padre Celeste”, superiore e più importante di ogni cosa…</p>
<div id="attachment_1319" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://abastor.files.wordpress.com/2012/02/whichisyours.jpg"><img class="size-medium wp-image-1319" title="Which is yours?" src="http://abastor.files.wordpress.com/2012/02/whichisyours.jpg?w=300&#038;h=156" alt="Which is yours?" width="300" height="156" /></a><p class="wp-caption-text">Which is yours?</p></div>
<p>E potremmo continuare, ma con ben 34 testi di tale caratura, capite bene che bisogna fare una scelta… e quale scelta se non la “scelta giusta”? E a tal proposito non manca, infatti, la canzone <em>Choose the Right</em> (“Scegli il giusto”), che ci insegna che, quando una scelta ti si presenta davanti, “Nel giusto, lo Spirito Santo ti guida”.<br />
Le illustrazioni sembrano uscire da una Settimana Enigmistica per ottentotti ottenebrati ottuagenari: delle rappresentazioni simboliche dello spirito della canzone…<br />
Vabbe’, a parte il Gesù raggiante di <em>Tell me the Stories of Jesus</em>, la stella raggiante di <em>Far, Far Away on Judea’s Plains</em>, il sole raggiante di <em>Summer Time</em>, i presidenti raggianti di <em>Washington and Lincoln</em>, l’alba raggiante all’orizzonte di <em>I am a Child of God</em> (fantasia da vendere, questi mormoni, nevvero?), particolare sensazione ci fa il bambino che porta la mano al cuore davanti alla solita <em>star-spangled banner</em>, ma soprattutto ci diverte la simbolica vignetta che correda <em>Choose the Right</em>: a destra un letto, una sedia, un comodino con abat-jour, un quadro appeso alla parete, il tutto perfettamente ordinato e allineato; a sinistra (riferimento politico in clima di Guerra Fredda?) i medesimi oggetti gettati nel caos: il letto è sfatto, sottosopra, il quadro è storto, l’abat-jour divelto, inoltre calzini e altri indumenti abbandonati un po’ ovunque… io non ho dubbi, scelgo il giusto e il letto perfettamente in ordine!<br />
<strong>Lift Up Your Voice and Sing</strong><br />
(Tempe Primary Record) LP</p>
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		<title>Palle</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Feb 2012 20:29:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>F.C.N.</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1308" class="wp-caption alignleft" style="width: 250px"><a href="http://abastor.files.wordpress.com/2012/02/squallorpalle.jpg"><img class=" wp-image-1308 " title="Squallor - Palle" src="http://abastor.files.wordpress.com/2012/02/squallorpalle.jpg?w=240&#038;h=238" alt="Squallor - Palle" width="240" height="238" /></a><p class="wp-caption-text">La copertina dell&#039;album</p></div>
<p><em>Palle</em> è l’album in cui troviamo espressa al meglio l’arte sopraffina degli Squallor, uno dei dischi più sperimentali, innovativi, geniali, eleganti e completi. La <em>titletrack</em> è opera di Pippo Caruso: sì, proprio il direttore d’orchestra degli spettacoli nazional-popolari con Pippo Baudo, ed è un autentico madrigale a canone di stampo cinque-seicentesco nel quale il coro intona “paaalle” ripetutamente in ogni variante possibile.<br />
Sperimentazione pura ritroviamo poi nel pezzo <em>Marcia Longa </em>che apre il lato B: due voci si sovrappongono raccontando una sorta di “telecronaca” <em>non-sense</em> (sarà quella della “cronaca in diretta” una delle soluzioni spesso adottate dagli Squallor), non si potrebbe capire nulla se non avendo l’accortezza di ascoltare prima la voce sul canale destro e poi quella sul canale sinistro! <em>Sono una donna, non sono una santa</em> è una spietata cover-parodia del celebre brano cantato da Rosanna Fratello nel 1971, embeh? Nulla di particolare, non fosse che qui a cantarla è… un uomo! Scelta provocatoria per i tempi in cui è stata registrata. Ritroviamo la stessa provocazione e lo stesso prendere e prendersi in giro, giocando con il tema dell’omosessualità, in modo scorretto ma geniale, nel brano che chiude il disco, <em>Veramon</em>, dove due uomini duettano scambiandosi frasi d’amore in uno pseudo-francese.<br />
<span id="more-1302"></span>Certo gli Squallor giocano spesso e volentieri col politicamente scorretto (“ed eccoli qui i <em>froci</em>”), con le parolacce (clamorosa e certamente destabilizzante è la stentorea dichiarazione che a gran voce esplode a metà di <em>Marcia Longa</em>: “Mettetevi un dito in culo e la vita vi sorriderà!”), ma ne fanno un uso volutamente destabilizzante: siamo in un momento storico ancora incontaminato e pre-commedia scollacciata in cui il turpiloquio era bandito da ogni mezzo di comunicazione <em>mainstream</em> – più tardi alla scurrilità degli Squallor ci faremo il callo, arrivando persino ad infastidirci, ma qui ci troviamo ancora in una fase formativa.<br />
Paradossale ancora <em>Blablabla</em>: sembra quasi una canzone di Mina in cui le uniche parole del testo ripetono instancabilmente “bla bla bla…”, per esplodere in un ritornello francofono <em>“e moi vraiment je t’aime</em>”. Parodia? Delirio demente? Grido di disperazione di parolieri stanchi di scrivere sempre le stesse minchiate d’amore? Sicuramente, perché gli Squallor dovevano rappresentare una valvola di sfogo in cui riversare l’arte, lo <em>humor</em> e le oscenità che censura e industria discografica vietavano ai loro componenti: tutti parolieri, compositori e produttori di noti artisti e case discografiche.<br />
Altra riuscita parodia nei confronti del buonismo infantile ingenuo e gongolante di Fausto Leali è <em>Angeli Negri</em>, dove la satira prende il volo e sconfina anch’essa con la massima <em>non chalance</em> nel più riuscito ed elegante <em>non sense</em> senza mai sconfinare in alcun razzismo destrofilo. Forse negli anni ’70 gli Squallor saranno stati pure accusati di questo, di essere di destra, perché disimpegnati, perché scanzonati, perché prendevano in giro un po’ tutti. Chissà e chissenefrega, a guardare indietro però, c’era molto più genio nelle opere degli Squallor che in qualsiasi odierna comicità corretta e pulitina.</p>
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		<title>Giallo a Venezia</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2012 21:16:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Che clamorosa boiata questo film! Un giallo-thrilling di serie z girato a Venezia da un manipolo di sprovveduti, cui fa capo Mario Landi, regista televisivo altrimenti bravo, a cui dobbiamo cose come Le inchieste del comissario Maigret e il bel Dossier Mata Hari, sul quale mi riservo prima o poi di tornare. La trama è una [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=abastor.wordpress.com&amp;blog=13321912&amp;post=1281&amp;subd=abastor&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1286" class="wp-caption alignleft" style="width: 196px"><a href="http://abastor.files.wordpress.com/2012/02/giallo-a-venezia.jpg"><img class="size-medium wp-image-1286" title="Giallo a Venezia" src="http://abastor.files.wordpress.com/2012/02/giallo-a-venezia.jpg?w=186&#038;h=300" alt="Giallo a Venezia" width="186" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Edizione Home Video</p></div>
<p>Che clamorosa boiata questo film! Un giallo-thrilling di serie z girato a Venezia da un manipolo di sprovveduti, cui fa capo Mario Landi, regista televisivo altrimenti bravo, a cui dobbiamo cose come <em>Le inchieste del comissario Maigret </em>e il bel <em>Dossier Mata Hari</em>, sul quale mi riservo prima o poi di tornare.<br />
La trama è una cosa invereconda. Una insulsaggine assemblata alla meno peggio: Flavia (Leonora Fani) e Fabio (Gianni Dei), una coppia sposata, viene trovata morta a Venezia (a la Giudecca, non ci viene detto, ma il luogo del delitto è chiaramente quello, N.d.R.). Uno squinternato commissario di polizia, DePaul (Jeff Blynn), che mangia di continuo uova sode (ma perché? ma che senso ha?) e muove troppo le mani, indaga. Nel frattempo si aggiungono altri omicidi efferati: una prostituta uccisa conficcandole delle forbici nella vagina (cosa che la fa sanguinare dalla bocca!), l&#8217;amante di Marzia (Mariangela Giordano), un&#8217;amica della coppia uccisa già interrogata dalla polizia, e infine la stessa Marzia, a cui l&#8217;assassino sega una gamba e la chiude in frigorifero. L&#8217;assassino, con occhiale a specchio tamarrissimo &#8211; che fa tanto losco individuo, no? &#8211; è l&#8217;ex di Marzia, geloso e vendicativo, ecc. ecc. Però non c&#8217;entra un piffero con Flavia e Fabio. Allora i sospetti si spostano sull&#8217;amico di Flavia (Vassili Karis), che mi pare faccia il disegnatore pubblicitario o qualcosa di simile, che, innamorato di Flavia era disposto a uccidere per liberarla dalle perversioni del marito: sì, perché, non ve l&#8217;ho detto, ma lui la costringeva a perversioni tanto inenarrabili, che non hanno il coraggio di mostrarcele: al loro posto continui amplessi tra Flavia e Fabio, due frustate (proprio due di numero, eh), un po&#8217; di voyerismo, lei che si masturba e soprattutto una gran noia, tanta che durante le scene di sesso si trova tranquillamente il tempo per fare altro (no, non quello che pensate). Insomma, solo alla fine, il vecchiotto interrogato dalla polizia all&#8217;inizio del film, si pensa di rivelare quello che ha visto dalla sua finestra il giorno del delitto: [spoiler] due portuali si sono trombati Flavia mentre il marito guardava (a quanto pare gli unici veri testimoni del delitto che poi non si sono pensati di raccontare quanto hanno visto alla polizia, mah&#8230;), lei stanca di subire queste manie sessuali uccide Fabio con una forbice e poi si tuffa in acqua e annega. L&#8217;amico disegnatore arriva in quell&#8217;istante, cerca di salvare Flavia, ma la porta a riva già esanime. Scena finale: lui afferra l&#8217;arma del delitto (le forbici) e le guarda con stupore [/spoiler].<span id="more-1281"></span></p>
<div id="attachment_1306" class="wp-caption alignright" style="width: 250px"><a href="http://abastor.files.wordpress.com/2012/02/giallo-a-venezia-scenna-della-cozza.jpg" target="_blank"><img class=" wp-image-1306  " title="Giallo a Venezia - Scena della cozza" src="http://abastor.files.wordpress.com/2012/02/giallo-a-venezia-scenna-della-cozza.jpg?w=240&#038;h=163" alt="Giallo a Venezia - Scena della cozza" width="240" height="163" /></a><p class="wp-caption-text">La scena della cozza.</p></div>
<p>La pellicola è una baracconata senza né capo né coda, sconclusionata, con una trama raffazzonata, il thrilling che sfuma nel nulla perché l&#8217;assissino si vede benissimo e troppo presto ci viene rivelato chi è. I dialoghi sono deliranti. Il commissario ridicolo con quel suo mangiare uova di continuo e quei suoi movimenti scoordinati: Blynn, attore statunitense, come tutti gli americani doveva essere convinto che gli italiani quando parlano gesticolano di continuo e così eccolo sempre con le mani in aria, ma senza sapere bene che cosa fare. Gli attori, nessuno escluso, recitano in modo imbarazzante, e in più sono tutti dei perfetti sconosciuti, o quasi, a parte il mitico Eolo  Capritti, che possiamo ammirare nella spettacolare scena del &#8220;Choo Choo Sacrifice&#8221; in quel capolavoro del cinema d&#8217;essai che è <em>Follie di notte</em> di Joe D&#8217;Amato. L&#8217;ambientazione veneziana inutile. Le scene soft-core degli amplessi tra Flavia e Fabio insostenibili, noiose all&#8217;inverosimile, tanto da invocare l&#8217;intervento delle forbici (ehm&#8230;) censorie. Insomma, un film da non perdere, per una serata all&#8217;insegna della demenza abastoriana.</p>
<p>Scena cult: Fabio, ammiccando la moglie Flavia al ristorante, stuzzica il mollusco di un &#8220;peocio&#8221; (cozza) con un grissino, giocando con esso come se fosse una vulva e mimando una penetrazione. Scena che riesce a competere con l&#8217;altrettanto elegante e raffinato ammiccamento erotico contenuto in quel capolavoro di cinema d&#8217;arte che è <em>La signora della notte</em> con Serena Grandi, dove il cacciatore stuzzica la giunonica protagonista facendo &#8220;su e giù&#8221; con una cartuccia mentre la carica nel fucile. Grandi momenti di cinema. Chissà se il copy che ha inventato la pubblicità del &#8220;tonno così tenero che si taglia con un grissino&#8221; aveva visto questo film&#8230;</p>
<p><a href="http://davinotti.com/index.php?f=1696" target="_blank"><em>Giallo a Venezia</em></a> ne Il Davidotti<br />
<a href="http://www.exxagon.it/gialloavenezia.htm" target="_blank"><em>Giallo a Venezia</em></a> in Exxagon&#8217;s Rextricted<br />
<a href="http://www.alexvisani.com/rec_film/gialloavenezia.htm" target="_blank"><em>Giallo a Venezia</em></a> in The Reign Of Horror<br />
<a href="http://filmscoop.wordpress.com/2011/04/07/giallo-a-venezia/"><em>Giallo a Venezia</em></a> in FilScoop<br />
<a href="http://www.imdb.it/title/tt0079207/"><em>Giallo a Venezia</em></a> nell&#8217;IMDB<br />
Wikipedia non ve lo metto, perché tanto la pagina è completamente inutile</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/abastor.wordpress.com/1281/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/abastor.wordpress.com/1281/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/abastor.wordpress.com/1281/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/abastor.wordpress.com/1281/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/abastor.wordpress.com/1281/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/abastor.wordpress.com/1281/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/abastor.wordpress.com/1281/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/abastor.wordpress.com/1281/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/abastor.wordpress.com/1281/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/abastor.wordpress.com/1281/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/abastor.wordpress.com/1281/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/abastor.wordpress.com/1281/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/abastor.wordpress.com/1281/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/abastor.wordpress.com/1281/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=abastor.wordpress.com&amp;blog=13321912&amp;post=1281&amp;subd=abastor&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il suono a 3 dimensioni</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 18:09:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>F.C.N.</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se non lo sapevate “Stereofonico significa suono proveniente da differenti sorgenti, in differente  locazione, con differenti livelli di volume in due o più canali sonori separati”. Negli anni ’70, il sistema hi-fi stereo, da oggetto esclusivo, destinato ad una élite di danarosi predestinati, si diffonde anche alle masse incolte. Ormai si prendono e si mettono [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=abastor.wordpress.com&amp;blog=13321912&amp;post=1158&amp;subd=abastor&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1265" class="wp-caption alignleft" style="width: 250px"><a href="http://abastor.files.wordpress.com/2011/11/cover.jpg" target="_blank"><img class=" wp-image-1265 " title="Introduzione al suono a 3 dimensioni" src="http://abastor.files.wordpress.com/2011/11/cover.jpg?w=240&#038;h=236" alt="Introduzione al suono a 3 dimensioni" width="240" height="236" /></a><p class="wp-caption-text">La copertina del disco</p></div>
<p>Se non lo sapevate “Stereofonico significa suono proveniente da differenti sorgenti, in differente  locazione, con differenti livelli di volume in due o più canali sonori separati”. Negli anni ’70, il sistema hi-fi stereo, da oggetto esclusivo, destinato ad una élite di danarosi predestinati, si diffonde anche alle masse incolte. Ormai si prendono e si mettono in soffitta quei vecchi macinini rappresentati dalle fonovalige monoaurali e i mangiadischi vengono via via dati in pasto alle piccole belve assetate di 45 giri. Al loro posto cominciano a troneggiare nei salotti e nelle camere dei più fortunati monumentali impianti stereofonici la cui dislocazione viene studiata sistematicamente e calibrata per ore e ore, avvalendosi spesso della consulenza di amici di amici con una qualche vaga infarinatura di elettrotecnica, che millantano un’approfondita conoscenza della materia.<br />
Così, in quell’era di rivoluzioni e di cambiamenti fondamentali per l’umanità, l’uomo, che sta per apprestarsi a compiere un nuovo sorprendente passo – la stereofonia in tutte le case, appunto – va adeguatamente istruito. A tale scopo si manifestano all’improvviso, e quasi sempre a diffusione gratuita, una serie di dischi atti proprio a educare lo sprovveduto acquirente su ciò che sta accadendo intorno alle sue orecchie. Oggi questi microsolchi sono destinati alle collezioni di attenti abastoriani, e nella loro struttura poco si differenziano l’uno dall’altro: treni che si avvicinano e si allontanano con il celebre effetto Doppler; estenuanti partite di ping-pong; passaggio di auto in corsa; suoni elettronici di varia natura per aiutarvi a trovare le casse dello stereo sperdute dietro poltrone e divani… Insomma, il solito campionario di effetti speciali per meravigliare l’ascoltatore e convincerlo ad acquistare l’impianto o i dischi di quella marca.<span id="more-1158"></span><br />
<em> Introduzione al suono a 3 dimensioni</em>, però, va oltre, perché questo disco riesce a sedurre e coinvolgere grazie a un impianto narrativo brillantemente congeniato, e che conduce via via l’ascoltatore nella meravigliosa storia del sistema Phase 6 Super Stereo. Le “6 fasi” del “suono a 3 dimensioni” a cui fa riferimento il marchio della Vedette Records, di proprietà di Armando Sciascia (celebre direttore d’orchestra e compositore di colonne sonore), sono: “primo piano, sonorità intermedia e sottofondo”, e, ovviamente “destra, centro e sinistra”. Ma non fatevi ingannare dai paroloni, non si tratta di chissà quale tecnologia avveniristica: il Phase 6 Super Stereo non si basa altro che su una sapiente miscelazione ed equalizzazione di ogni singolo canale di un multitraccia analogico a 16 piste. L’effetto spettacolare a cui si mira non è nuovo, e già altre etichette musicali come la Phase 4 della Decca o la Living Stereo della RCA (per cui incideva tra gli altri Juan Garcia Esquivel) c’avevano pensato. La Phase 6 Super Stereo aggiunge però un tocco di casereccio e di squisitamente nostrano alla sperimentazione nell’alta fedeltà.<br />
Avvicinarsi alla stereofonia sembra quasi impresa degna di un percorso iniziatico con sottofondi mistici, e quindi, per giungere a risultati ottimali, non bisogna mai ignorare il valido contributo della retrocopertina, che in dischi come questo si dilunga sempre in didascaliche e orgogliose presentazioni dai toni fantozziani: “La posizione dell’ascoltatore e la distanza dello stesso dai due altoparlanti dovrebbe descrivere un triangolo. […] Il triangolo formato dai due altoparlanti e dall’ascoltatore dovrebbe avere gli stessi lati, comunque l’angolo dell’ascoltatore non deve essere inferiore ai 30° né superiore ai 45°. […] Altra regola importante è quella di mantenere l’altezza degli altoparlanti da terra in modo che il suono giunga direttamente alle nostre orecchie, senza nasconderli tra i libri o dietro le poltrone”. Insomma, se non avete una buona base di trigonometria, potete anche rinunciare in partenza a godere appieno dei piaceri della stereofonia!</p>
<div id="attachment_1267" class="wp-caption alignright" style="width: 280px"><a href="http://abastor.files.wordpress.com/2011/11/altoparlanti.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-1267 " title="Introduzione al suono a 3 dimensioni" src="http://abastor.files.wordpress.com/2011/11/altoparlanti.jpg?w=270&#038;h=123" alt="Introduzione al suono a 3 dimensioni" width="270" height="123" /></a><p class="wp-caption-text">La disposizione degli altoparlanti</p></div>
<p>Ma non pensiate di cavarvela così: non certo secondaria importanza riveste la calibratura del giradischi e di tutte le sue componenti: “Non basta disporre di un buon apparecchio e di buoni dischi. Bisogna dosare bene e linearmente i vari livelli dell’apparecchio, il peso del braccio, controllare con il disco stroboscopico che i giri del piatto siano veramente 33 <sup>1</sup>/<sub>3</sub> giri al minuto (molti apparecchi girano più veloci); in tal caso tutta la parte sonora viene alterata. Qualche giro in più del piatto può distorcere sgradevolmente certi suoni dati dalle alte frequenze, alterando l’effetto creato a bella posta in fase di mixaggio. <em>Una puntina rovinata non riesce più a captare certe frequenze che renderebbero il suono vivente</em>”.<br />
Se, abituati al vostro insipido impianto digitale, in cui basta inserire il CD e l’apparecchio fa tutto da solo, tutto questo vi può sembrare complesso e dispersivo, sappiate che esistono tuttavia dischi 12” che aiutano allo scopo e che non possono mancare nella fonoteca di ogni vero e autentico amante del suono analogico. Certo, sono difficili da reperire, ma avere a disposizione un vinile con apposite tracce per calibrare peso e anti-sketting della puntina, può salvarvi da inaspettate fughe del braccetto verso lontani lidi esotici. Pensate che tutta questa fatica non valga la pena per assaporare un buon vecchio disco di vinile? Beh, peggio per voi.<br />
Ma torniamo al disco in questione, che tuttavia non presenta raffinatezze simili (a ciò è appositamente destinato il disco <em>Superstereo test record del 6 Fasi Super Stereo</em>, ahimè assente nel nostro Archivio), ma si limita a testare i canali dell’impianto e a fornirci apposita dimostrazione auditiva del sistema messo appunto dai tecnici della Vedette Records.<br />
È così venuto il momento di sistemare il 7” sul piatto, adagiarvi con delicatezza la puntina, pregustando i succosi contenuti che presto fluiranno copiosi nei vostri padiglioni auricolari. Ecco che si avvicina il treno in corsa, ma… no! Questo treno, grazie al sistema 6 Fasi e al suono a 3 dimensioni, non si limita a passare da un canale all’altro e allontanarsi indisturbato lasciandoci ai nostri affanni quotidiani: questo treno ci… viene incontro! Aiuto! Scappiamo! Fiuuu… che spavento!<br />
Ripresi dallo choc, veniamo accolti amabilmente dal narratore, che non manca molto ci offra pure una sambuca, e che ci aiuta fin da subito, attraverso una serie di portentosi effetti sonori, a individuare i canali dei nostri diffusori: effettivamente la cassa destra riproduce il segnale di destra e la sinistra quello di sinistra… sbalorditivo! Ma lo stesso narratore scopriamo essere un buontempone, facendoci lo scherzo di spostarsi nei vari canali: “eccomi a destra… eccomi a sinistra… ed eccomi al centro”. Chissà se negli ultimi anni costui non si sia dato alla politica…<br />
Proseguiamo ascoltando alcuni brani di musica classica in normale stereofonia e in 6 fasi, compresa una magistrale esecuzione della celebre <em>Toccata e Fuga</em> di Johann Sebastian Bach: “Sembra che l’organo sia proprio nella vostra stanza”, allude sarcasticamente il conduttore. E così, giungiamo infine all’ascolto della partita di ping-pong, dove le palline, sembrano arrivarci addosso… “E questo miracolo del suono a tre dimensioni del 6 Fasi Super Stereo non si apprezza soltanto se il vostro è un grandioso e costosissimo impianto stereo, può bastare una semplice fonovaligia, <em>purché tenuta in ordine</em>”. Già, del resto sappiamo bene che “per dipingere una parete grande non occorre un pennello grande, ci vuole un grande pennello”.<br />
Di maggiore impatto scenografico, ma di minore profondità scientifica, il lato B, tuttavia ci infonde sicurezza e speranza per gli accadimenti prossimi venturi: “Non pretendiamo di indovinare il futuro, eppure siamo sicuri che dopo aver ascoltato il suono tridimensionale del 6 Fasi Super Stereo qualsiasi altro sistema di incisione vi sembrerà invecchiato e superato”. Spettacolare il seguente “esperimento di mixaggio”, grazie al quale sembra di stare in uno studio di registrazione e assistere al mixaggio di un brano <em>lounge</em>. Affascinante.<br />
Il disco si conclude con l’ascolto di 3 straordinari brani di autentica <em>Incredibly Strange Music</em>: <em>Moto perpetuo</em> di Paganini, interpretato dalla chitarra di Bruno Battisti D’Amario, <em>Notturno in Mi bemolle</em> di Chopin eseguito dall’Orchestra Armando Sciascia e infine la <em>Toccata e fuga</em> di Bach suonata da Giuseppe Zamboni.<br />
Paghi della conoscenza e della saggezza emanata da questo microsolco, ritorniamo ai nostri impegni quotidiani e alla vita di tutti i giorni, certi che ormai siamo entrati in una nuova era: l’era del suono a 3 dimensioni!</p>
<p><strong><em>Introduzione al suono a 3 dimensioni</em></strong><br />
(Vedette Records, collana Phase 6 Super Stereo, 1973) 7” a 33 giri</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/abastor.wordpress.com/1158/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/abastor.wordpress.com/1158/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/abastor.wordpress.com/1158/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/abastor.wordpress.com/1158/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/abastor.wordpress.com/1158/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/abastor.wordpress.com/1158/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/abastor.wordpress.com/1158/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/abastor.wordpress.com/1158/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/abastor.wordpress.com/1158/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/abastor.wordpress.com/1158/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/abastor.wordpress.com/1158/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/abastor.wordpress.com/1158/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/abastor.wordpress.com/1158/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/abastor.wordpress.com/1158/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=abastor.wordpress.com&amp;blog=13321912&amp;post=1158&amp;subd=abastor&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Oltre l&#8217;Eden</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Nov 2011 14:36:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>F.C.N.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Erotici]]></category>
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		<description><![CDATA[Pensare che essere abastoriani significhi rotolarsi nel pantano dell’infinitamente “trash” è un errore madornale che troppe persone troppo spesso commettono. Il motto di Abastor, “né trash né chic”, comporta non solo una negazione aprioristica di appartenenza a una posizione manicheista di parte, ma anche il rifiuto dello snobismo tanto intellettualoide quanto “trasharolo” – espressioni entrambe [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=abastor.wordpress.com&amp;blog=13321912&amp;post=1222&amp;subd=abastor&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1233" class="wp-caption alignleft" style="width: 181px"><a href="http://abastor.files.wordpress.com/2011/10/0067040.jpg" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-1233  " title="Oltre l'Eden" src="http://abastor.files.wordpress.com/2011/10/0067040.jpg?w=171&#038;h=240" alt="Oltre l'Eden" width="171" height="240" /></a><p class="wp-caption-text">Locandina del film</p></div>
<p>Pensare che essere abastoriani significhi rotolarsi nel pantano dell’infinitamente “trash” è un errore madornale che troppe persone troppo spesso commettono. Il motto di Abastor, “né trash né chic”, comporta non solo una negazione aprioristica di appartenenza a una posizione manicheista <em>di parte</em>, ma anche il rifiuto dello snobismo tanto intellettualoide quanto “trasharolo” – espressioni entrambe del medesimo atteggiamento di rifiuto pregiudiziale nei confronti di una parte del patrimonio culturale. L’abastoriano non ha pregiudizi di sorta e passa con la massima <em>nonchalance</em> dal b-movie al cinema d’essai: importanti entrambe le espressioni al fine di quella Conoscenza a cui il bigotto partigiano dominato dal cieco assolutismo non potrà mai assurgere, fino a che non trascenderà dalla sua posizione ideologica.<br />
<a title="Alain Robbe-Grillet - Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alain_Robbe-Grillet" target="_blank">Alain Robbe-Grillet</a> è parte di quel mondo che un frettoloso e superficiale giudizio porterebbe a pensare essere all’opposto di Abastor, il mondo della letteratura e del cinema d’arte. Alain Robbe-Grillet è un personaggio forse sconosciuto ai più, ma assai importante nella definizione di quel movimento letterario che prende il nome di <em>Nouveau Roman</em> e al quale i tanti estimatori dello spesso sopravvalutato cinema di David Lynch (in particolare <em>Mullholand Drive</em>) dovrebbero sentirsi debitori.<br />
La letteratura di Robbe-Grillet è onirica, un percorso costruito affiancando più realtà parallele, in cui la trama spesso si dipana mostrando le varianti alternative immaginabili in cui si può snodare un dato evento. Così è ad esempio nel romanzo <em>Casa d’appuntamenti </em>o<em> </em>nei film <em>Gradiva </em>e <em>L’uomo che mente</em>. Ma non è solo questo e non è così semplice. Le sue trame sono anche spesso una serie di quadri sfumati, non bene identificabili, come nel romanzo <em>Ricordi del Triangolo d’Oro</em> o come in questo <em>Oltre l’Eden</em>: una serie di immagini ben costruite, la cui trama è nel suo assieme spesso incomprensibile, quando non volutamente inconsinstente. C’è però sempre un filo rosso che unisce i vari fotogrammi, una presenza, un oggetto, un’idea. Sequenza di immagini che può tranquillamente venir modificata, andando a costruire un’altra storia.<span id="more-1222"></span></p>
<div id="attachment_1234" class="wp-caption alignright" style="width: 250px"><a href="http://abastor.files.wordpress.com/2011/10/vlcsnap2011012322h42m52.png" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-1234  " title="Oltre l'Eden" src="http://abastor.files.wordpress.com/2011/10/vlcsnap2011012322h42m52.png?w=240&#038;h=144" alt="Oltre l'Eden" width="240" height="144" /></a><p class="wp-caption-text">Una delle scene oniriche del film</p></div>
<p>Questo è proprio quello che fa Robbe-Grillet con questo film: il progetto iniziale prevedeva infatti la realizzazione di due differenti film con il medesimo girato. Progetto che fatalmente accomuna così il cinema d’essai con il “b-cinema”, l’alto con il basso, in onore alla tavola di smeraldo di alchemica memoria: ciò che sta in basso è uguale a ciò che sta in alto. È infatti tipico delle produzioni di serie b, l’uso, per risparmiare, di riutilizzare scene tratte da altri film, materiali di scena o, appunto, girare più di un film contemporaneamente, usando gli stessi attori, la stessa troupe e lo stesso set. Per Robbe-Grillet questo diventa un gioco esplicito, dichiarato, un <em>divertissment</em> di un regista troppo eclettico e bizzarro per essere inquadrato in qualsiasi definizione standard. Nasce così <em>N. apris les dés</em>, anagramma del titolo originale del primo film, <em>L’Eden et apres</em>.<br />
Nel primo lungometraggio il filo conduttore è rappresentato da una giovane donna, Violette (Catherine Jourdan), punto fermo del vortice di studenti che ruota all’interno di un bar di Bratislava, l’Eden, appunto. Qui, tra pareti a vetri e riproduzioni degli astrattismi di Mondrian, il gruppo mette in scena spettacoli dal gusto noir o erotico/feticista (una fissa di Alain Robbe-Grillet e della di lui moglie Catherine, alias <a title="Catherine Robbe-Grillet - Wikipedia" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Jeanne_de_Berg" target="_blank">Jeanne De Berg</a>, nota autrice di romanzi erotici S/M e dominatrice). Una sera entra nel locale lo straniero Duchemin che coinvolge gli studenti in giochi di illusione e racconta loro strani aneddoti sull’Africa. Lo straniero incanta in particolare Violette che, assunta una sostanza allucinogena offertale dall’uomo, accetta di incontrarlo la sera stessa in una fabbrica dismessa. Violetta si perde nella fabbrica e dopo strani incontri, riesce ad evaderne al mattino trovando lo straniero morto ai piedi di una scala che dà nel vicino canale, con in tasca una cartolina di Gerba.</p>
<div id="attachment_1237" class="wp-caption alignleft" style="width: 250px"><a href="http://abastor.files.wordpress.com/2011/11/oltre_leden.png" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-1237  " title="Oltre l'Eden" src="http://abastor.files.wordpress.com/2011/11/oltre_leden.png?w=240&#038;h=145" alt="Oltre l'Eden" width="240" height="145" /></a><p class="wp-caption-text">Un&#039;altra scena onirica del film</p></div>
<p>Rientrata a casa scopre di essere stata derubata di un prezioso quadro. Parte così per la Tunisia, dove incontra uno scultore, Dutchman, che ha le stesse fattezze di Duchemin e del quale diviene l’amante. Rapita da una banda di giovani, interpretati dagli stessi avventori dell’Eden, viene imprigionata e sottoposta a sevizie, ma riesce a liberarsi con l&#8217;aiuto di una ragazza sua immagine speculare, ritrovare il quadro e Dutchman, morto anch’egli ai piedi di una scala sul mare, immagine speculare della morte di Duchemin.<br />
Siamo di nuovo all&#8217;Eden, e, dal racconto, scopriamo che nulla è ancora accaduto o tutto era solamente una fantasia, un&#8217;allucinazione o un sogno premonitore di Violette.<br />
Molto più confusa e difficilmente comprensibile, invece, la trama di <em>N. a pris les dés&#8230;</em>, dove il filo conduttore è rappresentato da un ragazzo. Il film parte, stavolta, da Gerba, per poi approdare all’Eden, nel finale, passando attraverso la fabbrica. Una sorta di <em>rewind</em> della storia, ma comunque un’altra storia, che riutilizza gran parte del girato di <em>Eden et après</em>, decontestualizzandolo.<br />
Una visione che lascia un po’ interdetti quella dei film di Robbe-Grillet, e di questo in particolare, non c’è da aspettare di commuoversi, divertirsi o eccitarsi: è con la mente che dobbiamo guardare i suoi film, non con il cuore. Ma il suo alla fine è anche e soprattutto un gioco che non richiede particolari sforzi di comprensione, non è insomma il noioso e autocompiacente esercizio stilistico a cui ci hanno abituato altri registi dalle pretese molto meno intellettuali e al contempo molto meno giocose.<br />
Entrambi i film, inediti nel mercato dell&#8217;home video fino a pochissimo tempo fa, sono stati recentemente distribuiti in DVD dalla <a title="Ripley's Home Video" href="http://www.rhv.it/" target="_blank">Ripley&#8217;s Home Video</a>, assieme a molti altri film del regista, fino quasi a completare la sua intera filmografia (mancano solamente <em>L&#8217;immortale</em> e <em>Un bruit qui rend fou).</em> Tra  le due pellicole qui trattate, il solo film distribuito originalmente in Italia è <em>Oltre l&#8217;Eden</em> e perciò è anche l&#8217;unico doppiato in italiano, mentre <em>N. apris les dés&#8230;</em> è in lingua originale sottotitolata. I DVD sono inoltre di estremo interesse, oltre che per aver reso disponibile film precedentemente introvabili, anche per una gustosa intervista al regista, presente negli speciali.</p>
<p><strong><em>Oltre l’Eden</em> (<em>L’Eden et apres</em>)</strong><br />
(Francia/Cecoslovacchia, 1971) Film</p>
<p><strong><em>N. apris les dés&#8230;</em></strong><br />
(Francia/Cecoslovacchia, 1971) Film</p>
<p><a title="Oltre l'Eden - Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Oltre_l%27Eden" target="_blank"><em>Oltre l&#8217;Eden</em></a> su Wikipedia<br />
<em><a title="N. apris les dés... - Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/N._a_pris_les_d%C3%A9s..." target="_blank">N. apris les dés&#8230;</a> </em>su Wikipedia</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/abastor.wordpress.com/1222/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/abastor.wordpress.com/1222/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/abastor.wordpress.com/1222/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/abastor.wordpress.com/1222/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/abastor.wordpress.com/1222/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/abastor.wordpress.com/1222/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/abastor.wordpress.com/1222/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/abastor.wordpress.com/1222/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/abastor.wordpress.com/1222/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/abastor.wordpress.com/1222/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/abastor.wordpress.com/1222/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/abastor.wordpress.com/1222/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/abastor.wordpress.com/1222/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/abastor.wordpress.com/1222/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=abastor.wordpress.com&amp;blog=13321912&amp;post=1222&amp;subd=abastor&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Sexandroïde</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Oct 2011 15:23:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>F.C.N.</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sexandroïde (a.k.a. Les Sexandroïde, a.k.a. Les Sex Androïde, a.k.a. Sexandroïdes, ecc.), anche conosciuto con il nome esteso di Le Dagyde/Le Sexandroïde/Les dents de l’amour, è un delirante horror-erotico girato da un regista francese dedito al porno e occasionalmente prestato all’horror, Michel Ricaud. Il film non ha una trama vera e propria, ma è diviso in [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=abastor.wordpress.com&amp;blog=13321912&amp;post=1206&amp;subd=abastor&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1211" class="wp-caption alignleft" style="width: 171px"><a href="http://abastor.files.wordpress.com/2011/10/sexandroide-front.jpg" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-1211 " title="Sexandroide" src="http://abastor.files.wordpress.com/2011/10/sexandroide-front.jpg?w=161&#038;h=270" alt="Sexandroide" width="161" height="270" /></a><p class="wp-caption-text">Copertina della videocassetta</p></div>
<p><em>Sexandroïde</em> (a.k.a. <em>Les Sexandroïde</em>, a.k.a. <em>Les Sex Androïde</em>, a.k.a. <em>Sexandroïdes</em>, ecc.), anche conosciuto con il nome esteso di <em>Le Dagyde/Le Sexandroïde/Les dents de l’amour</em>, è un delirante horror-erotico girato da un regista francese dedito al porno e occasionalmente prestato all’horror, <a title="Michel Ricaud - WIkipédia" href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Michel_Ricaud" target="_blank">Michel Ricaud</a>.<br />
Il film non ha una trama vera e propria, ma è diviso in tre (in alcune versioni si parla di quattro) episodi tra loro del tutto slegati e pretesto per esibire scene gore/soft-core. Nel primo episodio incontriamo così una biondina seduta sul trespolo di un bar che viene inspiegabilmente fatta oggetto di una pratica voodoo dalla mano di un anonimo stregone (forse il suo ex-fidanzato?). Egli si serve della foto e di alcuni oggetti della signorina, e di una statuetta di cera su cui sfogherà tutta la sua rabbia. La poveretta si rifugia in bagno, dove, dopo aver vomitato, viene costretta a strapparsi gli abiti di dosso e, quindi, comincia a sanguinare da delle ferite che compaiono nei medesimi punti dove degli spilloni vengono conficcati nella bambolina di cera. Finirà accecata ed esangue nell’angusta toilette del locale.<br />
Il secondo episodio è certamente il più interessante della pellicola, anche per alcuni trucchi che, nonostante la costruzione amatoriale della pellicola, risultano talmente realistici da far dubitare che di finzione si tratti. Una <em>dark lady</em> bruna, viene spinta, da un’oscura forza e da una misteriosa voce fuori campo, in uno scantinato dove si trova un altare. Qui viene spinta a giocare con due bracieri, strapparsi gli abiti di dosso (a ridaje…) e a mettersi a disposizione di un losco figuro che scopriamo essere una sorta di mostro di Frankenstein che si diletta di prestidigitazione: farà apparire un topo vivo nella bocca della protagonista e farà sanguinare una rosa. Abbandonati questi lazzi di dubbio gusto, si dedica alla signorina che renderà protagonista di una raffinata tortura con spilloni e lame affilate, in un trionfo sanguinolento che terminerà con la stessa vittima che si taglierà un capezzolo dandolo in pasto al mostrone… ma alla fine l’amore trionfa e i due, ricoperti di sangue, se ne andranno via, mano nella mano, in un tripudio di surreale macabro romanticismo.<span id="more-1206"></span></p>
<div id="attachment_1215" class="wp-caption alignright" style="width: 250px"><a href="http://abastor.files.wordpress.com/2011/10/vlcsnap-2011-10-18-21h58m19s227.png" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-1215 " title="Sexandroide" src="http://abastor.files.wordpress.com/2011/10/vlcsnap-2011-10-18-21h58m19s227.png?w=240&#038;h=180" alt="Sexandroide" width="240" height="180" /></a><p class="wp-caption-text">La protagonista dell&#039;episodio centrale e i suoi denti gialli</p></div>
<p>Il terzo episodio, invece, vede una signorina, forse la vedova, vegliare una salma: il cadavere improvvisamente si rianima, assale la donna strappandole gli abiti di dosso (ma non stiamo diventando un pochino ripetitivi?) e la vampirizza. Lei, trasformatasi a sua volta in una creatura succhia sangue, si esibisce, nuda, in un <em>moonwalking</em> a ritmo dance, sostenuta dalle note di <em>What’s Love Got To Do With It</em> di Tina Turner (!), si infila nella bara con il conte Dracula dei poveri, chiudendo il coperchio alle sue spalle ed esponendo il cartello “non disturbare”…<br />
Che dire? Un simile delirio porno-soft dai cruenti risvolti horror-sado-maso, non ha bisogno di commenti, ma solo di essere visto! Fondamentale.</p>
<p><strong><em>Sexandroïde</em></strong><br />
(Francia, 1987) Film</p>
<p>Scheda su <a title="Cultiki: Sexandroide (1987)" href="http://cultiki.blogspot.com/2010/06/sexandroide-1987.html" target="_blank"><em>Sexandroide</em></a> in Cultiki</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/abastor.wordpress.com/1206/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/abastor.wordpress.com/1206/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/abastor.wordpress.com/1206/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/abastor.wordpress.com/1206/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/abastor.wordpress.com/1206/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/abastor.wordpress.com/1206/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/abastor.wordpress.com/1206/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/abastor.wordpress.com/1206/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/abastor.wordpress.com/1206/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/abastor.wordpress.com/1206/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/abastor.wordpress.com/1206/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/abastor.wordpress.com/1206/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/abastor.wordpress.com/1206/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/abastor.wordpress.com/1206/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=abastor.wordpress.com&amp;blog=13321912&amp;post=1206&amp;subd=abastor&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il disco della bellezza vera</title>
		<link>http://abastor.wordpress.com/2011/10/17/il-disco-della-bellezza-vera/</link>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 19:54:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>F.C.N.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dischi]]></category>
		<category><![CDATA[Documenti Sonori]]></category>
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		<category><![CDATA[età]]></category>
		<category><![CDATA[trucco]]></category>

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		<description><![CDATA[C&#8217;è chi usa la musica per insegnare a scrivere a macchina e c&#8217;è chi usa la musica per… insegnare a truccarsi! È questo il caso di Elena Melik, redattrice di Grazia di origini armene ed esperta di cosmesi dall&#8217;immancabile “erre” moscia. Il reperto è tanto prodigioso che non può fare a meno di assurgere subitaneamente [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=abastor.wordpress.com&amp;blog=13321912&amp;post=1168&amp;subd=abastor&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://abastor.files.wordpress.com/2011/09/elena-melik-il-disco-della-bellezza-vera-front.jpg" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-1195" title="Il disco della bellezza vera" src="http://abastor.files.wordpress.com/2011/09/elena-melik-il-disco-della-bellezza-vera-front.jpg?w=240&#038;h=238" alt="Il disco della bellezza vera" width="240" height="238" /></a>C&#8217;è chi usa la musica per insegnare a scrivere a macchina e c&#8217;è chi usa la musica per… insegnare a truccarsi! È questo il caso di <a title="Elena Melik - Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Elena_Melik" target="_blank">Elena Melik</a>, redattrice di <em>Grazia</em> di origini armene ed esperta di cosmesi dall&#8217;immancabile “erre” moscia. Il reperto è tanto prodigioso che non può fare a meno di assurgere subitaneamente a feticcio degno di fanatica ammirazione: si tratta di autentica <em>Incredibly Strange Music</em>, seppure la musica non sia un fattore fondamentale nella composizione del disco. La melodia è infatti qui utilizzata unicamente per il suo <em>ritmo</em>: potrebbe tranquillamente svolgere il suo compito un metronomo, laddove, invece troviamo ad affaticarsi per guadagnarsi il pane un anonimo chitarrista intento ad esibirsi in Shake, Tango e Mazurka. Costui è un giovanotto dalla parlata sterilmente atona, ribattezzato frettolosamente “John”, perché un rockettaro non può certo chiamarsi Giovanni, Giacomo o Giuseppe: un nome anglofono ne nobilita la posizione, permettendo di perdonargli anche la pochezza di talento e la scarsa padronanza dello strumento che dimostrano le sue esecuzioni.<br />
Nelle note di copertina, ci vien subito chiarito un aspetto importante dell’autrice: “A chi chiede il segreto del suo successo, Elena Melik, la più nota esperta di Bellezza d&#8217;Italia risponde molto semplicemente: «La sincerità: non ho mai consigliato ad una mia lettrice un prodotto o un metodo di cura che non abbia personalmente provato su me stessa o su una mia collaboratrice». Ma forse il successo della Melik dipende anche da un altro ingrediente che essa adopera sia nella sua vita professionale che nella sua vita privata: l&#8217;entusiasmo per la Bellezza, in qualsiasi forma essa si presenti. Da qui la sua passione per gli animali, per i gioielli antichi &#8211; di cui è espertissima collezionista -, per l&#8217;antiquariato, per le arti figurative e per la moda. Passioni molto femminili, naturalmente, che contribuiscono a tenerla vicina al mondo ed agli ideali della Donna. Nata a Leningrado da madre russa di origine armena e da padre italiano, scenografo all&#8217;opera di Pietroburgo, Elena Melik iniziò ad occuparsi di bellezza dopo la guerra e divenne l&#8217;Esperta di Grazia nel 1951. Ha sempre vissuto nel cuore di Milano, in un piccolo appartamento ricco dei preziosi ricordi di una vita vissuta tra le grandi capitali d&#8217;Europa.”<span id="more-1168"></span><br />
Il disco serve in realtà a fare pubblicità quasi subliminale alla casa di prodotti di bellezza Juvena, che stampa il disco e lo distribuisce, non ci è chiaro attraverso quali canali. La Melik, in apertura del disco, si prodiga nello spiegare che la Juvena Produits de Beauté ha pensato di mettere in atto una sua propria riforma, in un periodo, gli anni ’60, di rivoluzioni sociali e sessuali di certamente minore entità al confronto di questa: fabbricare prodotti di bellezza suddivisi per fasce d’età! Bakunin e Lenin si prostrano.<br />
Elena Melik, dopo essersi presentata come “l’esperta di bellezza di Grazia”, introduce le tre coprotagoniste del suo esperimento di rianimazione di bellezza inanimata: “ho portato con me tre lettrici che con le loro domande mi aiuteranno a capire meglio i Suoi problemi: una studentessa di sedici anni, una segretaria d’azienda di ventisette, e una casalinga di quarantacinque.” Le tre signore si presentano chiedendo quale prodotto faccia al caso loro, ma qui, mentre le prime due confermano quanto già sostenuto dalla Melik, la terza abbassa spudoratamente la propria età: “E per chi ha passato i trentacinque anni come me? Io mi lascio influenzare dalle commesse, e finisco col non sapere più che cosa usare!” La Melik risponde consigliandole la gamma Juvenans, ricca di sostanze ringiovanenti.<br />
<a href="http://abastor.files.wordpress.com/2011/09/elena-melik-il-disco-della-bellezza-vera-back.jpg" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-1196" title="Il disco della bellezza vera" src="http://abastor.files.wordpress.com/2011/09/elena-melik-il-disco-della-bellezza-vera-back.jpg?w=240&#038;h=238" alt="Il disco della bellezza vera" width="240" height="238" /></a>Dopo questo cappello introduttivo la Melik, coadiuvata dalle sue spavalde cavie volontarie, ci insegna a passarci la crema detergente con un batuffolo di cotone al rimo di sette ottavi, su un valzer ritmato da John alla chitarra (“Ho fatto come le cantanti importanti, mi sono portata un accompagnamento musicale di chitarra elettrica!”). Facciamo conto che sia sera e prendiamo il <em>Deep Peau Cleans</em>, per la studentessa, <em>Multi Active Cleanser</em>, per la segretaria ventisettenne, e la gamma <em>Juvenans</em> se avete ormai la pelle rugosa e avvizzita come la terza lettrice che continua a dire di aver da poco passato la quarantina, inumidite il batuffolo e disegnate dei segni ovali sulla faccia… “Un due tre, un due tre…”. Si passa poi al tonico, <em>Skin Special Lotion</em>, <em>Multi Active Lotion</em> oppure <em>Juvenans Tonic Lotion</em> per la “signora”, che John accompagna con un ritmo un po’ più veloce. E se il tonico stiracchia un po’ la pelle? Niente paura! Basterà una crema! <em>Créme De Nuits</em>, per pelli normali e giovani, <em>Multi Active</em>, per idratare, e <em>Juvenans Night Cream</em>, per ringiovanire. Naturalmente con dei gesti “avidi” per stendere la crema… “Passiaaamo alla froooonte, orizzontaaaale…”.<em> </em>Giriamo il disco e passiamo al trucco.<br />
“Cerchiamo di divertirci anche mentre ci trucchiamo: trasformiamo cioè tutto in una veloce danza delle dita, dei piumini e pennelli…” E via con una bella passata di fondotinta. Mi raccomando: non lesinate sulla quantità… Per il giorno prendiamo il <em>Beauty Formula Fluid Make Up</em>, la sera invece, adotteremo il tipo lievemente dorato e iridescente, il <em>Pearl</em>, e giù a ritmo di tango. Ma su, andiamo avanti, pronte con un batuffolo di ovatta e premetelo sulla cipria <em>Face Powder </em>Juvena, e a ritmo di bossa nova… Per gli occhi scegliete un colore della gamma <em>High Shadow</em> in polvere e applicatelo col calipso! “Un due tre quattro, un due tre quattro… sull’altro laaaaato!”. “E il cosmetico per le ciglia?”, il mascara <em>Beauty Formula Automatico </em>(“automatico”?!) e passiamo al tango! Una sottile linea di <em>Highliner Liquido</em> è necessario, eh sì, non se ne può proprio fare a meno, ma proprio un accenno, eh, mi raccomando. Stendetelo con un arpeggio per il lato destro e un altro per il lato sinistro. Finito? Macché… un’altra bella passata di <em>Blushing Powder</em>, la polvere rosa compatta, usando il pennello della scatolina, muovendovi dalla guancia verso la tempia. Mentre il rossetto va steso a ritmo di beguine (in effetti il beguine mancava…).<br />
E se alla fine risultate come una maschera di carnevale con strati di pozioni varie sulla faccia da sembrare un tiramisù, beh, allora siete pronte per uscire! Il disco poi lo potete naturalmente passare alle vostre amiche, cosicché potrete vendicarvi di qualche torto subito (o anche solo immaginato). “Ma è divertentissimo! Sembra di ballare…”</p>
<p><strong>Elena Melik <em>Il disco della bellezza vera</em></strong><br />
(Juvena Produits de Beauté) 45 giri</p>
<p>Ascolta <em><a title="Elena Melik - Il disco della bellezza vera" href="http://www.youtube.com/watch?v=AK8ycjDV5Rs" target="_blank">Il disco della bella vera</a> </em>su YouTube</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/abastor.wordpress.com/1168/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/abastor.wordpress.com/1168/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/abastor.wordpress.com/1168/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/abastor.wordpress.com/1168/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/abastor.wordpress.com/1168/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/abastor.wordpress.com/1168/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/abastor.wordpress.com/1168/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/abastor.wordpress.com/1168/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/abastor.wordpress.com/1168/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/abastor.wordpress.com/1168/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/abastor.wordpress.com/1168/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/abastor.wordpress.com/1168/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/abastor.wordpress.com/1168/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/abastor.wordpress.com/1168/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=abastor.wordpress.com&amp;blog=13321912&amp;post=1168&amp;subd=abastor&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>La voce del calcolatore</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Sep 2011 17:31:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>F.C.N.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dischi]]></category>
		<category><![CDATA[Documenti Sonori]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1177" class="wp-caption alignleft" style="width: 250px"><a href="http://abastor.files.wordpress.com/2011/09/lavocedelcalcolatore.jpg" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-1177 " title="La voce del calcolatore" src="http://abastor.files.wordpress.com/2011/09/lavocedelcalcolatore.jpg?w=240&#038;h=240" alt="La voce del calcolatore" width="240" height="240" /></a><p class="wp-caption-text">Il 7&quot; flexy contenente la &quot;voce del calcolatore&quot;</p></div>
<p>Nel 1978 ci si immaginava un futuro governato da calcolatori elettronici e da altre diavolerie che il progresso ci avrebbe portato: computer e telefoni portatili, televisione satellitare e via cavo, videotelefoni e altre invenzioni bizzarre. È scontato persino parlarne, ciò che invece non è scontato è immaginare la forma che queste avveniristiche fantasie avevano nella visione dell’epoca. Oggi gli annunci nelle stazioni e le fermate di treni, autobus, tram e metropolitane, vengono annunciati da computer, ma si tratta di <em>campioni</em>, pezzetti, cioè, registrati da esseri umani, che vengono messi assieme da un’intelligenza artificiale. A fine anni settanta si era invece intrapresa un’altra strada, quella della sintesi vocale, cioè un computer che, attraverso una serie di complessi algoritmi, imita la voce umana e le sue intonazioni.<br />
Ecco così che i ricercatori dello CSELT nel 1975 mettono a punto il MUSA, un sistema di sintesi vocale che si basa sull’unione di più difoni, cioè di suoni base formati da vocale+consonante. <em>La voce del calcolatore</em> è infatti il frutto dello CSELT (Centro Studi e Laboratori Telecomunicazioni s.p.a.) di Torino, appartenente al gruppo IRI-STET e assorbito nel 2001, assieme ad altri laboratori italiani, da Telecom Italia Lab, che dedica le sue ricerche e sperimentazioni a svariati campi multimediali, non per ultimi quelli concernenti la compressione digitale di musica e immagini: è nei laboratori CSELT che si sperimentano infatti i futuri formati di MP3 o MPEG, proprio per opera dei padri di tali standard.<span id="more-1173"></span><br />
Giunti a risultati sorprendenti per allora, quali far leggere dei testi e, soprattutto, far cantare un computer, conferendogli anche una intonazione, cosicché il parlato non risulti troppo meccanico e privo di inflessione, viene deciso di presentare il risultato del lavoro in un 7” flexy disc, poi distribuito in omaggio con la rivista <em>Cronache dal Gruppo</em> (pubblicazione interna destinata ai soli addetti ai lavori o vero e proprio magazine scientific-pop precursore di riviste del calibro di <em>Focus</em>, <em>Newton</em> e <em>Nexus</em>?).<br />
Il disco esce nel 1978 e, purtroppo per noi, viene distribuito in versione monoaurale, ma rappresenta ugualmente un reperto affascinante e seducente, grazie alla stravagante inventiva dei suoi creatori, i programmatori del sintetizzatore vocale. Nel supporto possiamo udire così il MUSA presentarsi: “Sono un calcolatore dello CSELT di Torino, il Centro Studi Eleboratori di Telecomunicazioni del gruppo IRI-STET. Appartengo alla famiglia dei cosiddetti <em>calcolatori di processo</em>, cioè i calcolatori di piccole dimensioni e di costo contenuto largamente utilizzati per il comando e il controllo di macchine utensili, processi produttivi, funzioni di centrali telefoniche, eccetera eccetera.”.<br />
Il sintetizzatore vocale, che parla con una voce metallica dalla bizzarra intonazione vagamente siciliana (forse che i ricercatori dello CSELT erano tutti figli di immigrati impiegati come operai alla FIAT?), viene poi a illustrarci le ricerche svolte per dargli un’intonazione più naturale, passando sorprendentemente, con un repentino cambio di personalità, da una modulazione quasi umana, a una realmente meccanica. Prosegue poi parlando prima velocemente, poi molto lentamente. Accenna alle possibili applicazioni della tecnologia, che va dalla lettura per non vedenti a informazioni enciclopediche, bancarie, bollettini sul tempo e via dicendo, fornite tutte attraverso il telefono: Internet era ancora ben lontana, e arriverà un paio di decenni dopo a troncare sul nascere ogni aspirazione di notorietà del povero MUSA, seppure sia attualmente una realtà l’applicazione della sintesi vocale su PC.<br />
Finalmente ci vengono forniti degli esempi: prima il calcolatore ci legge una breve fiabetta di cui ci sfugge la morale, e il calcolatore, evidentemente, non è così evoluto da sapercela spiegare, poi, finalmente, ci saluta esibendosi in un’interpretazione di <em>Fra’ Martino campanaro</em>, di cui ci fornisce ben due versioni: la prima a una sola voce, la seconda cantandola con più voci in canone!<br />
Il MUSA ai nostri giorni è stato soppiantato da moderni software e suo erede diretto, frutto degli studi del medesimo gruppo, è il moderno <a title="Loquendo" href="http://www.loquendo.com/it/" target="_blank">Loquendo</a>, che fornisce sintesi vocale in 30 lingue e 70 voci. Immaginiamo così il povero vecchio MUSA come un grosso armadio con due bobine di nastro magnetico sulla fronte, abbandonato in un solaio dello CSELT, che passa le giornate a cantare malinconicamente fra sé “Fra’ Martino campanaro, dormi tuuu, dormi tuuu…”</p>
<p><strong><em>La voce del calcolatore</em></strong><br />
(Cronache del Gruppo, 1978) 7” flexy</p>
<p><a title="La voce del calcolatore" href="http://www.youtube.com/watch?v=TvKChDE-Lnk" target="_blank"><em>La voce del calcolatore</em></a> su YouTube</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/abastor.wordpress.com/1173/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/abastor.wordpress.com/1173/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/abastor.wordpress.com/1173/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/abastor.wordpress.com/1173/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/abastor.wordpress.com/1173/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/abastor.wordpress.com/1173/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/abastor.wordpress.com/1173/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/abastor.wordpress.com/1173/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/abastor.wordpress.com/1173/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/abastor.wordpress.com/1173/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/abastor.wordpress.com/1173/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/abastor.wordpress.com/1173/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/abastor.wordpress.com/1173/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/abastor.wordpress.com/1173/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=abastor.wordpress.com&amp;blog=13321912&amp;post=1173&amp;subd=abastor&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Milanese con pedigree</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Aug 2011 23:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>F.C.N.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cabaret e Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Dischi]]></category>
		<category><![CDATA[Diego Abatantuono]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[terrunciello]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1162" class="wp-caption alignleft" style="width: 247px"><a href="http://abastor.files.wordpress.com/2011/07/giorgio-porcaro-milanese-con-pedigree-front.jpg" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-1162 " title="Giorgio Porcaro - Milanese con pedigree" src="http://abastor.files.wordpress.com/2011/07/giorgio-porcaro-milanese-con-pedigree-front.jpg?w=237&#038;h=240" alt="Giorgio Porcaro - Milanese con pedigree" width="237" height="240" /></a><p class="wp-caption-text">Copertina del disco</p></div>
<p>Ricordate quel curioso personaggio biondiccio che faceva il “terrunciello” nel medesimo stile di Diego Abatantuono tra il 1980 e il 1982? Costui era Giorgio Porcaro. Porcaro e Abatantuono avevano iniziato ad esibirsi assieme al Derby di Milano negli anni settanta, e poi in televisione su Raidue, all’interno del varietà del cosiddetto “Gruppo Repellente” (formato, oltre che da Giorgio Porcaro e Diego Abatantuono, anche da Teo Teocoli, Massimo Boldi, Mauro Di Francesco e Giorgio Faletti). Entrambi erano riccioluti e baffuti, ma la paternità del “terrunciello” è sempre stata di difficile attribuzione: pare l’abbia inventato Enzo Jannacci, facendo ripetere ad Abatantuono la caratteristica parlata propria di Giorgio, che non era impostata.<br />
I due inscenavano degli sketch nei quali i due, svolgendo i mestieri più disparati, finivano sempre per incontrarsi e contrapporsi in accesi batibecchi, terminando col darsi reciprocamente del “terrone”. Poi Diego Abatantuono ha imboccato la strada del successo, ripetendo modularmente il suo personaggio in numerose commedie, e il suo “terrunciello” è diventato IL “terrunciello” anche grazie ad un certo qual <em>phisique du rôle</em> con il quale il biondo Giorgio Porcaro non poteva rivaleggiare. Invece per Porcaro, dopo un paio di film di serie Z (tutti girati tra il 1981 e il 1982, eccetto <em>Gli inaffidabili</em> diretto da Jerry Calà nel 1997) e qualche show in televisioni locali, è calato l’ingiustificato l’oblio: lo <em>show-biz</em> italiano era troppo piccolo per due “terruncielli”!<span id="more-1094"></span><br />
Successivamente Porcaro si è diviso tra show in cabaret di terz’ordine e sporadiche apparizioni televisive in spettacolini e varietà su emittenti locali, accanto a un&#8217;altra meteora dell’umorismo pecoreccio televisivo dell’ultimo decennio del secolo, ovvero “Mandi” (personaggio del comico Marco Milano), la cui ascesa e discesa è stata tanto veloce da lasciare soltanto una traccia assai delebile nella memoria collettiva.<br />
Una delle trasmissioni condotte da Porcaro nei panni del suo personaggio sembra essere stata <em>Milanese con pedigree</em>, non sappiamo in quale emittente locale, e da questa trasmissione è derivato un EP 12” edito dalla Alpha Records nel 1981, etichetta che, nella buona tradizione del pattume discografico italico, era distribuita dalla CGD. I 4 pezzi contenuti sono 4 splendide gemme! Infatti il microsolco consta di 3 sketch musicati e una canzone, che ci trasmettono intatto, cristallizzato nel tempo, lo stile inconfondibile del “terrunciello” di Porcaro, un umorismo dal retrosapore elegantemente volgare, che riesce a farsi amare e far ridere a tutt’oggi, proprio per la sua raffinata grossolanità.<br />
Apre il disco <em>La fresca</em>: Giorgio sta registrando una canzone in sala d’incisione, ma siccome la metrica del suo testo fa a pugni con la musica, uno ad uno tutti gli orchestranti si ribellano e se ne vanno, alla fine il cantante rimarrà solo soletto a cantare la sua canzone con il solo accompagnamento di una fisarmonica. Segue <em>Sent’ bello</em>: una canzoncina ballabile dal simpatico ritmo ska, sul quale un coro femminile ricorda a Porcaro le sue origini meridionali: “Africa, Africa!”, Al che egli replica irritato: “Scusa?! Cos’è?! Sent’bello, i so’ milanese…”.<br />
Passiamo al lato B, dove troviamo la favolosa <em>La mano a cucchiaietto</em>, il massimo capolavoro del compositore “milanese i cent pi’ cent”: Giorgio ha adescato una bella signorina e se la porta in campagna a bordo della sua strepitosa “128 Krups” (rosa con gli interni leopardati: una libidine…), e cerca di farle la “mano a cucchiaetto”, ma lei non ci sta: “E non dire sempre di no, e non scuotere sempre la testa che sembri un uovo di pasqua con la sorpresa dentro!”, cerca di ravvederla lui. Alla fine, scoperto che si tratta di una meridionale, la caccia in malomodo dicendole di preferirle un gay milanese! Chiude il disco <em>Gli amici della pelle</em>: un altro sketch, per la verità l’unico un po’ noioso, nel quale Porcaro ci racconta quali sono le sue compagnie preferite, gli amici con i quali va allo stadio e passa allegramente il suo tempo libero.<br />
Le note di copertina, oltre a informarci sul fatto che il disco è arrangiato da Alberto Baldan Bembo, ci regalano anche alcuni cenni “biografici” che vale la pena di riportare. “Giorgio Porcaro nasce Madonnetta, che non è un paese, bensì la Madonna che sta sulla guglia più alta del Duomo di Milano. Per quanto riguarda gli studi, li deve interrompere perché viene sospeso a vita agli esami di quinta elementare, reo di aver picchiato il maestro, il quale asseriva che Garibaldi ha unito l’Italia e non diviso l’Africa. Nonostante tutto, Giorgio Porcaro segue dei corsi privati di ingegneria, ma viene allontanato dall’istituto per aver presentato come compito in classe il progetto ‘La Muraglia Milanese’, cioè una muraglia del tipo Muraglia Cinese da innalzare sul parallelo di Porta Genova a Milano, perché secondo Lui da Porta Genova in giù sono tutti meridionali. I precedenti penali di Giorgio Porcaro si potrebbero raccogliere in un libro giallo. Nel ’71 arrestato dai carabinieri e torturato, deve confessare che suo padre è Meridionale. Nell’aprile del ’73 viene accusato di spionaggio, dicevano infatti che faceva il Milanese per portare notizie in Meridione. L’attività di Giorgio Porcaro nel campo musicale si risolve in questo disco. Compra per caso una batteria che sua Madre pensa bene di requisire per via di certi pezzi in acciaio inox di grande valore come pentola a pressione e il bollilatte. Per la disperazione Giorgio Porcaro si trasferisce a Sonora, che gli ispira questo disco. In questi ultimi tempi, stanco del continuo sviluppo delle linee ferroviarie che dal Sud vanno al Nord, ha deciso di dare delle feste nel suo 128 Krups. Alla televisione non c’è ancora arrivato, si accontenta di ascoltare la radio. Ha lavorato nel cinema come maschera. Oggi fa il Cabarettista più derubato del mondo, ma avrà senz’altro successo.”<br />
In definitiva la comicità demenziale di Giorgio Porcaro incarnava in modo molto meno politicamente corretto di Diego Abatantuono lo spirito proto-leghista del Nord-Italia, che non infrequentemente, giungeva al paradosso di vedere proprio nei milanesi di origine meridionale i più accaniti “anti-terùn”. (F.C.N.)</p>
<p><strong>Giorgio Porcaro <em>Milanese con pedigree</em></strong><br />
(Alpha Records) EP 12”</p>
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		<title>Cicciolina amore mio</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jul 2011 21:47:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>F.C.N.</dc:creator>
				<category><![CDATA[(S)cult]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1149" class="wp-caption alignleft" style="width: 155px"><a href="http://abastor.files.wordpress.com/2011/07/cicciolinaamoremioposter.jpg" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-1149 " title="Cicciolina amore mio" src="http://abastor.files.wordpress.com/2011/07/cicciolinaamoremioposter.jpg?w=145&#038;h=300" alt="Cicciolina amore mio" width="145" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">La locandina del film</p></div>
<p><em>Cicciolina amore mio</em>, diretto da Amasi Damiani, Bruno Mattei e Riccardo Schicchi – talent scout e fotografo dell’attrice, che ne scrive anche soggetto e sceneggiatura – è una piccola gemma di ingenuità, un manifesto erotico-psichedelico-futurista che gioca con il personaggio, infantile, giocherellone e un po’ svampito, di Cicciolina, figura costruita durante gli anni settanta che Ilona Staller si trascinerà per il resto della sua carriera.<br />
Il film ha come protagonista, oltre a Cicciolina, Riccardino (Giancarlo Marinangelo), alter ego dello stesso Schicchi che vive con una sorella femminista e lesbica per moda. Lui, ascoltando Ilona Staller a Radio Luna durante le sue celebri trasmissioni, sogna. Sogna una Cicciolina/Lady Godiva immersa in luci colorate cavalcare un bianco cavallo, fare l&#8217;amore con sé stessa e con uomini senza volto… Insomma, un sogno con il filtro flou dove Cicciolina è vista come una sorta di divinità ancestrale, di Venere dispensatrice di eros e puerilità.<br />
Sogna, sudando vistosamente ai pensieri peccaminosi che la sua Cicciolina gli procura, ma, strano a dirsi, non si tocca: le mani di Riccardino sono sotto la sua testa, anziché, come dovrebbero a questo punto, sulla patta dei suoi pantaloni. Cosa più unica che rara in questo genere di pellicole erotico-trash di fine anni settanta, Riccardino è una sorta di asceta votato all&#8217;amore spirituale nei confronti della sua dea, che gira in motorino per le vie della capitale lasciando scoprire dal vento quella parte del corpo normalmente destinata a rimane nascosta… Il tutto tra le incitazioni dei vari macchinisti romani, che rischiano anche un tamponamento a catena pur di ammirare la pelosa intimità della Staller.<span id="more-1140"></span><br />
Riccardino non si dà pace: vuole veramente diventare il fotografo personale di Cicciolina, e così le telefona tutte le sere lasciando messaggi nella sua segreteria telefonica, finché lei si decide a rispondergli accettando di incontrarlo. L’incontro è prolungato da una interminabile attesa, ma quando lei appare acconsente subito a diventare la musa di Riccardino, permettendogli di fotografarla nuda a “cavalcioni” del Cupolone di San Pietro! Lo autorizza anche ad assistere alle sessioni di registrazione del suo album <em>Ilona Staller</em>, dove canta <em>Labbra</em> e <em>Più su sempre più su</em>: l’album, la cui prima stampa è divenuta una vera rarità discografica, verrà dato alle stampe dalla RCA lo stesso anno.<br />
Per una serie di fotografie, Riccardino conduce Ilona in motorino verso Saturnia. I due si fermano a fare benzina, scena cult: il benzinaio allampanato, sbirciando tra le cosce della Nostra mentre fa il pieno, rimane completamente ipnotizzato tanto da non far loro pagare nemmeno il rifornimento! Raggiunto il luogo destinato alle riprese e allestito un fuoco, Riccardino si allontana per prendere un accappatoio (dove? Il motorino non portava alcun bagaglio…) per riparare dal freddo Cicciolina, nel mentre tre loschi individui, che avevano osservato la coppia per tutto il tempo, ne approfittano per cercare di stuprare la donzella. Riccardino interverrà e i due cercheranno di affogarlo nelle limacciose acque del fiume. I due vengono soccorsi da una contessa toscana, che, portati nella sua villa, li riscalderà con del buon vino, e i tre finiranno per ubriacarsi. Mentre Cicciolina, sempre con la passera al vento, racconterà di come ha perso la verginità in una stalla, adolescente, per opera di un suo amichetto, la contessa cercherà di insidiare la biondina, venendo frenata dal brusco intervento moralista di Riccardino.<br />
Più tardi Cicciolina, a proposito dello stupro, avrà da dichiarare ai microfoni della radio: &#8220;è colpa nostra&#8221;, sarebbe cioè colpa delle donne se vengono stuprate, perché non si concedono! Ma non è il solo momento di sbalordente giustificazione dello stupro: anche la sorella di Riccardino viene stuprata da un vicino di casa che si presenta con la scusa di chiederle due limoni. Lui la prende con la forza, e lei con voluttà alla fine cede, concedendosi e partecipando con passione!<br />
Il finale, dopo che Riccardino è andato a convivere dalla sua dea, è ambientato in teatro. Qui, Cicciolina si esibisce in uno dei suoi famosi spettacoli danzanti all&#8217;interno di una bolla di plastica, giocando con le colombe (nella realtà arriverà a giocare anche con un serpente) e cantando le sue canzoni. Riccardino da dietro le quinte applaude e si congratula con Ilona.<br />
Il film è in sostanza la storia di un amore negato, negato dallo stesso protagonista a sé stesso, che vive di una insana castità sessuale, non approfittando né delle profferte sessuali di una amica che va a dormire nuda nella sua stanza, né di quelle della stessa Cicciolina, che gli si concede esplicitamente in una scena a tratti surreale: Riccardino, bagnato da un vi­ci­no di Cicciolina con una sec­chia­ta d&#8217;acqua, siede in mu­tan­de sul letto di lei, mentre Cicciolina, nuda, si sta asciugando con atteggiamenti più che allusivi. Lei a questo punto gli chiede: &#8220;Co­sa facciamo adesso?&#8221;, e lui ri­spon­de: &#8220;Ci facciamo un caf­fè?&#8221;, ecco così i due che bevono il caffè nudi sul let­to! Riccardino è un dunque un asceta, una sorta di monaco anacoreta che vive del culto della sua dea, che, paradossalmente, fa del sesso il suo verbo liberatore. La cosa contrasta in modo stridente, creando una delle trame più paradossali viste nell’ambito del <em>soft core</em>: Cicciolina è per Riccardo una sorta di Madonna, una icona asessuata, verso cui è devoto in nome di un casto e immacolato amor divino. Mah…</p>
<p><strong>Cicciolina amore mio</strong><br />
(Italia, 1979) Film</p>
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