Pubblicato da: F.C.N. | 14 agosto 2011

Milanese con pedigree

Giorgio Porcaro - Milanese con pedigree

Copertina del disco

Ricordate quel curioso personaggio biondiccio che faceva il “terrunciello” nel medesimo stile di Diego Abatantuono tra il 1980 e il 1982? Costui era Giorgio Porcaro. Porcaro e Abatantuono avevano iniziato ad esibirsi assieme al Derby di Milano negli anni settanta, e poi in televisione su Raidue, all’interno del varietà del cosiddetto “Gruppo Repellente” (formato, oltre che da Giorgio Porcaro e Diego Abatantuono, anche da Teo Teocoli, Massimo Boldi, Mauro Di Francesco e Giorgio Faletti). Entrambi erano riccioluti e baffuti, ma la paternità del “terrunciello” è sempre stata di difficile attribuzione: pare l’abbia inventato Enzo Jannacci, facendo ripetere ad Abatantuono la caratteristica parlata propria di Giorgio, che non era impostata.
I due inscenavano degli sketch nei quali i due, svolgendo i mestieri più disparati, finivano sempre per incontrarsi e contrapporsi in accesi batibecchi, terminando col darsi reciprocamente del “terrone”. Poi Diego Abatantuono ha imboccato la strada del successo, ripetendo modularmente il suo personaggio in numerose commedie, e il suo “terrunciello” è diventato IL “terrunciello” anche grazie ad un certo qual phisique du rôle con il quale il biondo Giorgio Porcaro non poteva rivaleggiare. Invece per Porcaro, dopo un paio di film di serie Z (tutti girati tra il 1981 e il 1982, eccetto Gli inaffidabili diretto da Jerry Calà nel 1997) e qualche show in televisioni locali, è calato l’ingiustificato l’oblio: lo show-biz italiano era troppo piccolo per due “terruncielli”! Continua a leggere…

Pubblicato da: F.C.N. | 26 luglio 2011

Cicciolina amore mio

Cicciolina amore mio

La locandina del film

Cicciolina amore mio, diretto da Amasi Damiani, Bruno Mattei e Riccardo Schicchi – talent scout e fotografo dell’attrice, che ne scrive anche soggetto e sceneggiatura – è una piccola gemma di ingenuità, un manifesto erotico-psichedelico-futurista che gioca con il personaggio, infantile, giocherellone e un po’ svampito, di Cicciolina, figura costruita durante gli anni settanta che Ilona Staller si trascinerà per il resto della sua carriera.
Il film ha come protagonista, oltre a Cicciolina, Riccardino (Giancarlo Marinangelo), alter ego dello stesso Schicchi che vive con una sorella femminista e lesbica per moda. Lui, ascoltando Ilona Staller a Radio Luna durante le sue celebri trasmissioni, sogna. Sogna una Cicciolina/Lady Godiva immersa in luci colorate cavalcare un bianco cavallo, fare l’amore con sé stessa e con uomini senza volto… Insomma, un sogno con il filtro flou dove Cicciolina è vista come una sorta di divinità ancestrale, di Venere dispensatrice di eros e puerilità.
Sogna, sudando vistosamente ai pensieri peccaminosi che la sua Cicciolina gli procura, ma, strano a dirsi, non si tocca: le mani di Riccardino sono sotto la sua testa, anziché, come dovrebbero a questo punto, sulla patta dei suoi pantaloni. Cosa più unica che rara in questo genere di pellicole erotico-trash di fine anni settanta, Riccardino è una sorta di asceta votato all’amore spirituale nei confronti della sua dea, che gira in motorino per le vie della capitale lasciando scoprire dal vento quella parte del corpo normalmente destinata a rimane nascosta… Il tutto tra le incitazioni dei vari macchinisti romani, che rischiano anche un tamponamento a catena pur di ammirare la pelosa intimità della Staller. Continua a leggere…

Pubblicato da: F.C.N. | 21 luglio 2011

Helga e il prof. Margaria

Helga

La copertina del disco

Helga – Il concepimento, la fecondazione, la nascita, i problemi sessuali o più semplicemente Helga (Helga – Vom Werden des menschlichen Lebens – letteralmente “Helga – Lo sviluppo della vita umana” – Germania Ovest 1967, regia di Erich F. Bender), è un documentario tedesco commissionato dal Ministero della Salute della Bundesrepublik, che narra il concepimento, la gestazione e il parto di un bambino. Protagonista della storia è Helga (Ruth Gassmann), una giovane donna che intende sposarsi e si reca per questo dal ginecologo, onde ricevere istruzioni sul rapporto sessuale, i metodi di contraccezione e la futura maternità. Si sposa, ha un figlio ed è felice. Il film, che mostra in tutti i suoi dettagli il parto (e per questo pare che al tempo abbia causato anche diversi svenimenti in platea!), ha avuto un enorme successo di pubblico sia in Germania Ovest che nel nostro paese: è il film che ha ottenuto il maggiore incasso, in Italia, del 1967. Al film seguiranno due sequel, questa volta, però, esplicitamente fiction. I due film, Helga und Michael, del 1968, diretto sempre da Erich F. Bender, e Helga und die Männer – Die sexuelle Revolution (letteralmente “Helga e gli uomini – La rivoluzione sessuale”), probabilmente non sono nemmeno mai arrivati in Italia. Continua a leggere…

Pubblicato da: F.C.N. | 14 luglio 2011

Il Mercabul

Il Mercabul

La copertina del libro

La fine del XX secolo ha visto sorgere un fenomeno di ripescaggio e revival degli anni settanta, il decennio in questione è stato così scandagliato a fondo, rispolverando e analizzando, attraverso la luce degli specchietti delle mirrorball che roteavano sul soffitto delle discoteche, da Carosello alle Brigate Rosse.
Da quella analisi storica sfuggì però lo studio del mondo giovanile del periodo, uno studio di cui si incaricò, nel ’77, questo libro, sottotitolato Il controlinguaggio dei giovani. Interessante l’utilizzo nel sottotitolo del prefisso “contro-”, che nel decennio in questione era una particella spesso abusata: si andava infatti dal “controlinguaggio” alla “controstoria” – a tale proposito ricordo un libro a fumetti intitolato Controstoria degli USA la cui edizione italiana era illustrata da Vincino – senza dimenticare, ovviamente, la “controcultura”. Essere “contro” era il must del momento, si era contro tutto: la borghesia, la destra, ma anche contro il perbenismo, contro l’ordine, contro la misura e spesso anche contro ogni buon senso, tanto che il decennio successivo, per controbilanciare la pesantezza politica degli anni settanta vide l’apparire dei paninari, simbolo per antonomasia del disimpegno.
Il libro è stato scritto da un giornalista, Cesare Lanza, convertitosi, col sorgere del nuovo millennio, ad autore televisivo: ha collaborato strettamente con Paolo Bonolis, divenendone amico e dedicandogli una biografia, ed ha lavorato per svariate trasmissioni Mediaset, quali ad esempio i reality La talpa e La fattoria.
Continua a leggere…

Pubblicato da: F.C.N. | 11 luglio 2011

Astrakhan

Astrakhan. La Zia e l'Estetica Perbenista

La copertina del libro

Gli abastoriani dovrebbero ormai ben sapere che alla radice dell’ideologia abastoriana, sta una parte dell’opera di Tommaso Labranca: i suoi scritti, pubblicati da Castelvecchi a metà anni novanta, sono una delle fondamenta su cui Abastor è cresciuto nei cinque lustri successivi. Abastor, tuttavia, muovendosi, lungo una propria linea temporale e culturale, è arrivato, verso la fine della sua lunga (per una fanzine) vita, ad anticipare in qualche modo il contenuto di questo nuovo progetto di Labranca: le “signorinette snob” che si circondano dei “buoni oggetti di pessimo gusto”, non sono forse parenti strette della signora Elsa Rundheim, vedova Tirlaghi?
Astrakhan, così come già accaduto con Andy Warhol era un coatto o con Estasi del pecoreccio, parte affrontando il tema dell’estetica con il fine di trattare, invece, della società in cui viviamo, delle molteplici contraddizioni e delle assurdità che ci caratterizzano. Il tutto prende il via da una serie di “visioni” avute dall’autore, tra cui la principale avvenuta durante un pranzo al ristorante Diana di Bologna. Il Diana è infatti il perfetto prototipo di ristorante “perbenista”, il titolo stesso già lo esclude dai circuiti “alieni”: non è un sushi bar, né un fast-food, un take-away o una tavola calda. Non è nemmeno un ristorante etnico, un ristorante vegetariano, un ristorante macrobiotico… non ha bisogno di alcun suffisso alla sua funzione basilare: è un ristorante e basta, meta della Zia quando desiderava andare “al ristorante”. Qui Labranca, abbagliato dai luccichii dei lampadari di cristallo e dalla divisa classica dei camerieri, si è reso conto che ciò che doveva essere un tempo considerata la normalità (servizio con posate e piatti rotondi e pietanze dai nomi comprensibili), è oggi diventato l’esotico, per noi Alieni ormai abituati a sushi, homus, falafel, kebab, riso alla cantonese, nasi goreng, hamburger e altri piatti appartenenti a culture diverse e lontane. Tommaso ha definito questo status come “Alieno”: gli Alieni sono infatti coloro i quali vivono in un mondo irreale, lontano, tanto dal mondo della Zia, quanto dai mondi esotici ai quali si ispirano e ai quali vorrebbero appartenere. Continua a leggere…

Pubblicato da: F.C.N. | 1 maggio 2011

A Tru-Vue of Batman and Robin

True-Vue Viewer

Visore Tru-Vue dei primi anni '50

Quando la Sawyer’s, storica casa che diede i natali al visore stereoscopico a dischetti View-Master, acquisì la rivale (e più anziana di qualche anno) Tru-Vue, acquisì come già detto, anche i diritti per produrre dei dischetti con soggetti Disney. Fu probabilmente la sola e unica grande attrazione che spinse la Sawyer’s a farlo, perché in quanto a concorrenza, la Tru-Vue, poveretta, non poteva certo competere con la praticità e i colori del View-Master. Con questa mossa, però, la Sawyer’s si trovò sul groppone anche tutto il catalogo e il marchio Tru-Vue: impensabile, negli anni cinquanta inoltrati, continuare a produrre le scomode pellicole 35mm in bianco e nero da inserire orizzontalmente a mano in un visore, ecco allora spuntare una nuova serie e un nuovo visore, a schede rettangolari a inserimento verticale! L’idea non era certo nuova, essendo già stata introdotta da altri visori soprattutto europei alcuni anni prima, la praticità era di poco inferiore a quella del View-Master, la qualità la medesima e, anzi, le immagini erano anche un po’ più grandine, ma certo non era il View-Master… Continua a leggere…

Pubblicato da: F.C.N. | 29 aprile 2011

Fotostorie Sado-Maso

Fotostorie Sadomaso N. 8

La copertina dell'albetto

Fotostorie Sado-Maso fa parte di quel materiale paleo-pornografico che ha visto gli albori in Italia durante gli anni settanta: la strada è ormai già stata battuta dai vari Men e Le Ore che, chi con psichedelica follia visionaria, chi con la demenzialità e la sciattoneria propria dei finti articoli di cronaca, aveva aperto da tempo la via anche a pubblicazioni più audaci.  Fotostorie Sado-Maso esce come supplemento mensile alla rivista Cruel, un nome che stimola più l’ilarità che la morbosità, e che vorrebbe eccitare la fantasia suggerendo perversioni estreme… ma il contenuto del suo sottoprodotto ci dimostrerà come, invece, ben poco di “estremo” ha da offrirci se non una galleria di situazioni grottesche.
Questo numero di Fotostorie Sado-Maso, difatti, contiene tre racconti narrati per immagini fotografiche, come anticipa la testata: il testo, superfluo e striminzito, è ridotto al minimo e presente soltanto nel primo racconto. Qui un signore di nome Max pare abbia l’abitudine di recarsi a Londra, non a caccia di antichità da comprare all’asta o di calzature da vero gentleman, ma per far visita alla sua amica Lenny, che gestisce una “fornitissima profumeria”. “Quella sera”, però, lei pensa bene di invitare anche una amica mulatta, alla quale gli autori non si sforzano nemmeno di trovare un nome, per animare la rimpatriata: in realtà Lenny e la sua amica mulatta, sono due transessuali e, sotto ormonate fattezze femminili, nascondono un discreto armamentario maschile. Max, sottomesso dalle due chicks with dick, finirà per soddisfarle entrambe… Dov’è il “sado-maso” in tutto questo? Negli abiti fetish indossati dalle due transgender? Mah… Continua a leggere…

Pubblicato da: F.C.N. | 27 aprile 2011

Alice nel paese del View-Master

Alice nel paese delle meraviglie

Copertina del booklet

Alice questa volta ha intrapreso un viaggio per una nuova, strana meta, il paese del… 3D! Il Bianconiglio, infatti, si è sparato una dose di LSD e ha trascinato l’ingenua fanciulla vittoriana in un turbinio di colori ed ectoplasmi tridimensionali. Sì, perché Alice è la protagonista di un’avventura per View-Master, celeberrimo e ultra-cult “binocolino” stereoscopico per bimbi intelligenti e sani, cresciuti a stimoli abastoriani, straordinariamente incantevole. Ma riconosco di essere di parte: Alice nel paese delle meraviglie è una delle mie fiabe preferite, ed è perciò con estremo orgoglio che posso vantare di possedere questa rarissima versione per View-Master in italiano, originale degli anni sessanta e avuta in regalo, assieme ad un visore dello stesso periodo, dalla zia.
Un librettino illustrato ci racconta la storia, suddividendo la narrazione per capitoli, corrispondenti ai tre dischetti (“Il coniglio bianco”, “Il ricevimento dei pazzi”, “La partita a croquet ed il processo”) e assegnando un paragrafo ad ogni immagine (7 per ogni dischetto, come tutti i dischetti View-Master), mentre le immagini ci catapultano in un mondo tridimensionale colorato e onirico. Continua a leggere…

Pubblicato da: F.C.N. | 29 marzo 2011

Anna Tamara Nucci

Anna Tamara Nucci - Mio piccolo amore

La copertina del singolo

Anna Tamara Nucci, cosa sappiamo di lei? Nulla. E in soccorso non ci può venire Internet, dal momento che ogni ricerca prodotta con il suo nome ha dato esisto negativo. Ma un momento… nulla risulta a carico di Anna Tamara Nucci, ma proviamo a levare il secondo nome ed ecco che su Anna Nucci qualcosa si trova. Anna Nucci, in arte Tamajò (che con Tamara fa pendant), è infatti la protagonista di un video di YouTube diventato un piccolo cult e sul quale è sorto anche un gruppo di Facebook.
Il video ritrae una disastrosa esibizione dal vivo ad una seratona televisiva di una qualche emittente locale di cui non appare nemmeno il logo (e forse non è andata nemmeno mai in onda?), dove Anna Nucci si esibisce nel classicone L’italiano di Toto Cutugno e dove nessuno (non solo la cantante) sembra essere capace di andare a tempo, tanto che persino la chitarra solista parte in anticipo rispetto al resto dell’orchestra nel momento dell’assolo.
Questo piccolo frammento ci restituisce tuttavia alcune utilissime informazioni: Anna Nucci è una cantante “dimenticata”, originaria di Cecina, ma dimenticata sembra essere anche la sua discografia, dal momento che i vinili incisi fin nel 1976 non sappiamo precisamente quanti e quali sono, né in che formato sono stati prodotti (solamente singoli?). Ha inoltre partecipato al concorso Voci nuove avente come patron Pippo Baudo, che Anna Nucci afferma averne ignorato le richieste di aiuto, venendo soccorsa nella sua carriera solamente da Toto Cutugno, a cui infine dedica questa sua esibizione. Continua a leggere…

Pubblicato da: F.C.N. | 24 marzo 2011

Il Santuario della Sofferenza e della Carità

Il santuario della sofferenza e della carità

La copertina del disco

Davanti a reperti curiosi, il Centro Studi Abastoriani raddrizza le antenne, ne scruta con attenzione tra i microsolchi polverosi alla ricerca di bocconi prelibati di cui cibarsi. Dinnanzi alla pura Arte, il C.S.A., estasiato, si prodiga per una perenne esposizione al Guggenheim Museum, al fine di diffondere cotanta maestria umana. Ma di fronte a Opere come questa, degne di essere racchiuse in una teca ed esposte in pubblica ostensione a folle di sciamannati devoti abastoriani, non si può fare a meno di sospettare un intervento divino!
In un periodo storico come quello in cui viviamo, nel quale le tendenze cattoliche e cristiane più integraliste sembrano rimontare, nel quale il solo “miracolo” di esser morto, fa di un papa un santo (vabbeh, per ora soltanto “beato”) capace di convertire persino gli atei, nel quale il crocifisso nelle aule assurge a “simbolo culturale” (che però, per i giudici di Strasburgo è solo “passivo”), un disco come questo può risultare utile per far rinsavire qualche neoconvertito.
Il merchandising di propaganda cattolica ha per l’Archivio un suo fascino perverso, certo non tutto, ma è sicuramente il caso di supporti fonografici come questo “disco 33 giri recitato”, che non si fa scrupolo di ostentare minorati mentali e handicappati fisici, senza lesinare sul buonismo e sulle musiche devote.
Partorito dalla Divina Provvidenza oltre un trentennio fa, questo disco è un autentico documentario sull’Opera della Provvidenza S. Antonio di Sarmeola di Rubano in provincia di Padova, istituto atto ad accogliere persone afflitte da svariati handicap, altrimenti abbandonate a sé stesse e rifiutate dalle famiglie, ma finendo provvidenzialmente nelle mani della Chiesa, cadendo così dalla padella nella brace. Continua a leggere…

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