Pubblicato da: F.C.N. | 14 luglio 2010

Paris Hilton – Confessioni di un’ereditiera

Confessioni di un'ereditiera

Copertina dell’edizione italiana

Sparlare di Paris Hilton è come sparare sulla Croce Rossa. Massì, dai, è troppo facile, troppo scontato. L’abastoriano deve sapere andare oltre, l’abastoriano studia e si documenta, cerca di conoscere il male per combatterlo, si inebria fino al midollo dell’estremo nulla e ancora più giù, sprofonda nel palese vuoto del lustrino griffato, della scarpa tacchettata, del capello mesciato, lisciato, fonato.
Paris Hilton è la quintessenza della mondanità contemporanea, del presenzialismo mediatico, del “fai tutto, non importa se non lo sai fare”. Una santa martire della ceretta, una devota anima pia votata allo shopping che vive nel reverenziale timor di Dior. Una figura mistica che racchiude in sé tanto la capacità di riprodursi sulle copertine di riviste pop-apocalittiche, quanto quella di sopravvivere indenne a un attacco nucleare. È un esemplare da studiare, insomma.
Di lei i più hanno, ahinoi, una limitata e superficiale conoscenza che si ferma alla considerazione trattarsi di una persona vuota, insipida, un po’ grulla senza altro per la testa che vestiti, scarpe, trucchi e parrucchiere. Una ragazzina viziata e piena di soldi. Finalmente questo libro sfrontato e coraggioso ci dimostra che così non è, che Paris Hilton è una pasionaria umanista con un proprio mondo interiore, una donna contro che vive il suo dramma esistenziale sopportandolo a testa alta. Sì, perché questo libro ci rivela che Paris Hilton non è quella ricca spensierata ereditiera che tutti credevamo, in realtà, per la prima volta e senza falsi pudori, rivela al mondo di dover convivere con una grave limitazione fisica che il crudele destino le ha inflitto: nel capitolo “I miei capelli: il mio orgoglio” (che titoli! Che titoli!) veniamo a sapere che i suoi capelli non sono lisci, come tutti pensavamo, ma sono.. ricci! Ora malattie debilitanti e gravi handicap sono nulla in confronto al dramma che Paris Hilton deve affrontare, e se siete costretti a terapie traumatiche o a portare protesi ortopediche, sappiate che Paris, per poter condurre una vita normale, è costretta a farsi lisciare tutti i giorni i suoi boccoli biondi non con la piastra, che li rovinerebbe, ma con il phon. Ah, quanto coraggio a rivelare un simile dramma esistenziale!
Nel suo scabroso memoriale possiamo inoltre scoprire altri risvolti inediti, pieghe della sua anima che celano ideali e sentimenti e ne fanno una persona tormentata e aliena ad un mondo nel quale è capitata per un amaro scherzo del destino. Un ingranaggio difettoso destinato inevitabilmente a inceppare i meccanismi del sistema, una ribelle nella pelle che sa dire “no” a testa alta e combattere l’ipocrisia e la falsità: Paris Hilton, infatti, disprezza caviale e champagne e coraggiosamente ci confessa di adorare il junk food, di cibarsi di hamburger, patate fritte e Coca-Cola e sfidare così caparbiamente dogmi e convenzioni sociali alle quali la sua coscienza le impedisce di aderire. Un’eroica combattente sovversiva, insomma. Una rivoluzionaria sfrontatamente e oltraggiosamente anticonformista.
Il suo libro, scritto come un intenso diario emozionale, ripercorre i suoi primi cinque lustri di vita, rivelandoci quali sono le sue vere passioni, i suoi interessi: per sfatare definitivamente il mito che Paris Hilton sia una superficiale, frivola oca giuliva ci dimostra di saper leggere – oltre che scrivere – e di avere quindi degli interessi letterari e musicali, ben 2 (due) pagine del presente tomo sono infarcite di quanto ha a che fare con il suo lato spirituale – i libri che ha letto, la musica che ascolta – lasciando alla parte materiale, al vestirsi-apparire-dunque-essere, soltanto quella manciata di 190 pagine che rimangono. Un’intellettuale, insomma… vabbeh, adesso non mi state a fare i pignoli venendomi a dire che delle 2 (due) pagine soltanto 1 (una) colonna di una manciata di parole parla di ascolti e letture, e che il resto del capitolo “Lo spazio personale” è su bagnoschiuma e saponette, via!
Paris è anche una tenace animalista (capirai…), votata anima e corpo alla causa, rappresentata dalla sua cagnetta di razza chihuahua Tinkerbell: i primi due precetti di una vera ereditiera, infatti, sono proprio quelli di non “essere crudele con gli animali” e di non “avere la ricrescita dei capelli”. Urca che filosofia!
Ma punto focale del volume sono proprio i consigli che Paris Hilton ci elargisce a piene mani da donna vissuta quale ella è, per istruirci su come diventare delle provette ereditiere. Uno per tutti: “Nasci nella famiglia giusta”. E ci voleva lei per dirmelo. Il resto, miriadi di fotografie e pensierini di Paris con mamma, papà, sorella e fratelli, e un’infinità di vip, amiche, amici e fidanzati, ci spinge a costruire un azzardato parallelo tra questo libro e quello, altrettanto coraggioso (è proprio il caso di dirlo) e profondo, di Solange: Rompi Solange e trovi Paolo.
Ma Paris Hilton, in confronto a Solange, sa essere in qualche modo più intangibile, lasciandoci un senso di vacuo evanescente al termine della lettura, come aver bevuto assetati da un calice vuoto, facendoci intendere che contenesse squisito liquore della miglior marca.
Non cercherò di discolparmi giustificandone l’acquisto con lo stato di ebbrezza alcolica nel quale mi trovavo, anche se molto ha favorito.

Scheda
titolo: Confessioni di un’ereditiera
titolo originale: Confessions of an Heiress: A Tongue-in-Chic Peek Behind the Pose
autore: Paris Hilton, Merle Ginsberg
casa editrice: TEA
anno: 2005

Collegamenti
Confessioni di un’ereditiera su Anobii
Confessioni di un’ereditiera su Wikipedia

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Responses

  1. Pubblicato su Abastor #36.

  2. […] un classico: Confessioni di un’ereditiera, e che altro avrebbe potuto (farsi) scrivere? Il Centro Studi Abastoriani riesce a raccontarci questo tomo d’immondizia con quel tocco d’ironia che lo rende digeribile. […]


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