Pubblicato da: F.C.N. | 19 luglio 2010

Grand Hotel

Grand Hotel - Locandina

La locandina del film

Grand Hotel del 1932 è un lungometraggio che stoltamente non avevo ancora avuto la voglia di guardare. Una pigrizia che rischiava di farmi perdere uno dei più grandi film mai realizzati nell’intera storia della cinematografia mondiale (qualcosa da porre allo stesso livello di un Casablanca, di un Viale del tramonto o di un Solaris).
Il film mostra gli scorci di vita di alcuni personaggi che vivono nel Grand Hotel di Berlino e che casualmente si intrecciano per pochi istanti. A fare da Cicerone è il dottor Otternschlag (Lewis Stone), un medico sfigurato durante la Prima Guerra Mondiale, che, con il suo freddo distacco, sembra quasi prender la parte dell’imbonitore all’entrata di un side show: «Grand Hotel. People coming, going… Nothing ever happens. »  (maldestramente doppiato in italiano con «Grand Hotel. Gente che viene, che va… tutto senza scopo.»).  Battuta posta a sigillo dell’efficace presentazione dei personaggi, realizzata alternandoli alla cabina del telefono dell’hotel: vediamo uno dopo l’altro avvicendarsi alla cornetta il barone Felix von Gaigern (John Barrymore), un nobile spiantato che ha urgente bisogno di soldi; Preysing (Wallace Beery), un industriale che deve salvare la propria industria saldando un accordo internazionale; Otto Kringelein (Lionel Barrymore), un dipendente di Preysing in fin di vita, che intende spendere i suoi ultimi giorni e tutti i suoi risparmi nel lussuoso albergo berlinese; la stenografa Flaemchen (Joan Crawford), venuta a lavorare per il Preysing; Suzette (Rafaela Ottiano), la segretaria di madame Grusinskaya (Greta Garbo), che si dà un gran da fare per la sua padrona. La Grusinskaya è infatti il personaggio più annunciato e più atteso di tutta la pellicola, sa farsi desiderare, come una vera diva; tutti parlano di lei, gli usceri prenotano e disdicono di continuo la sua auto… e dobbiamo infatti attendere ben 20 minuti prima che la Garbo faccia la sua apparizione.

Gran Hotel - Greta Garbo

Greta Garbo

Una Garbo solennemente divina, esageratamente fatale, amabilmente camp, quella di madame Grusinskaya, sofferta, sola, disperata, tanto sopra le righe da non risultare drammatica, ma squisitamente e fascinosamente grottesca. La sua solitudine, desiderata (ma in modo manifestamente “difensivo”: se gli altri non mi vogliono, dimostrerò che non ho bisogno degli altri), prende vita, qui più che altrove, nel leit motiv: «I want to be alone» («Voglio essere lasciata sola»). Motto questo che ne definisce il personaggio anche al di fuori dello schermo, la timidezza dell’attrice svedese era nota tanto da essere presa per snobismo e altezzosità da diva: la sera stessa della prima di questo film, la Garbo non si presentò nemmeno al teatro, preferendo rimanersene a casa con i propri amici. Ma la Garbo era la Garbo e poteva permettersi questo e altro.
Il personaggio di madame Grusinskaya, qui si presenta nel modo più fatale e più da diva lontana e intoccabile, con questa battuta: «I think, Suzette, I’ve never been so tired in my life… Not even the Veronal can help me to sleep.» («Credo Suzette, di non essere stata mai tanto stanca in vita mia… neanche il Veronal mi fa più dormire.»). Una scena questa che non si smetterebbe mai di rivedere tale la sua forza trascinante, pari soltanto a una Norma Desmond che reclama la propria dimensione superiore al cinema, e fonte di ispirazione per una battuta altrettanto divina, fatale e camp, perfetta parafrasi della Garbo insonne di Grand Hotel: quella di Frank’n’Further che reclama la sua incapacità di divertirsi («It’s not easy having a good time, even smiling makes my face ache…»).
Il film ritrae una Berlino decadente, in una Germania ormai alla fine della sua esperienza weimeriana: il romanzo da cui è tratto il film, Menschem im Hotel del 1930, è stato scritto da Vicki Baum sfruttando le proprie esperienze di cameriera in due importanti alberghi berlinesi della Berlino anni venti.

Grand Hotel - John Barrymore e Greta Garbo

John Barrymore e Greta Garbo

Nell’albergo il barone von Geigern è di casa: aiuta il povero Otto Kringelein ad avere una camera migliore e fraternizza con lui nonostante sia un misero impiegatuccio, flirta con la bella segretaria di Preysing, Flaemmchen, infine riesce a infiltrarsi nell’appartamento della Grusinskaya per sottrarle una collana di perle che gli permetterà, almeno per un po’, di sistemare i suoi debiti. Ma una volta introdottosi nell’appartamento della grande ballerina, scoprirà di essersene innamorato perdutamente.
Anche la Grusinskaya si innamora del barone, che porta una ventata di calore e di aria fresca, nella vita da diva austera e solitaria della ballerina: in una fase discendente della sua carriera e in una disperata solitudine priva di amore. Von Geigern si schiererà dalla parte di Kringelein, quando questi si trova faccia a faccia con il suo datore di lavoro, Preysing, che lo tratta da subalterno e lo umilia. Deciso a dare una svolta alla sua vita, il barone farà di tutto per trovare il denaro che gli sarà necessario, pur di non rubare alla propria amata, ma finirà ucciso da Preysing, quando lo scoprirà nella propria stanza intento a sottrargli il portafogli. Il delitto porta Preysing in prigione, Kringelein a cercare compagnia nella Flaemmchen, che ne condividerà l’espatrio verso Parigi. Alla Grusinskaya, invece, si farà in modo da tenere segreto l’accaduto, per non distruggere il suo sogno di felicità.

La pellicola è diretta da Edmund Goulding, ma all’epoca il regista contava poco nella scelta del cast, nella costruzioni effettiva del film, il personaggio chiave era il produttore che in questo caso è Irving Thalberg, il più importante produttore della MGM degli anni ’30: a lui dobbiamo la maggior parte dei capolavori della compagnia cinematografica. Si deve a Thalberg la composizione del cast del film, che fu capace di convincere con alcuni stratagemmi: a quanto pare infatti nessuno dei cinque grossi nomi di richiamo, dalla Garbo a  Beery volevano inizialmente partecipare al film, ma l’astuzia e il mestiere di Thalberg seppe far loro cambiare idea.
Del film ne sarà prodotta a breve distanza una brillante parodia (contenuta nel DVD commercializzato dalla Warner Home Video), uno short di 18 minuti che prende il titolo dalla battuta introduttiva del dottor Otternschlag: Nothing Ever Happens (“non accade mai nulla”). Inoltre ne verranno realizzati ben due remake: il primo americano nel 1945, Week-End at the Waldorf, intrerpretato da Ginger Rogers, Lana Turner e Walter Pidgeon; il secondo  franco-tedesco nel 1959: Menschem im Hotel, diretto da Gottfried Reinhardt.

Scheda
titolo: Grand Hotel
regia: Edmund Goulding
nazione: USA
anno: 1932

Annunci

Responses

  1. gente che va, gente che viene….


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: