Pubblicato da: F.C.N. | 10 agosto 2010

Piange… il telefono

Piange... il telefono

La locandina del film

Piange… il telefono è un drammone del 1975 interpretato da Domenico Modugno e ispirato al suo celebre disco omonimo, il 45 giri che cantò con la bimba Francesca Guadagno. Non si tratta, come sarebbe facile aspettarsi, del classico musicarello, cioè di uno di quei film tanto in voga negli anni sessanta che venivano costruiti sul successo di una hit pop e zeppi di canzonette cantate dagli interpreti della hit (Morandi, Little Tony, Al Bano, tra i maggiori frequentatori del genere). Niente di tutto ciò: Piange… il telefono è un film drammatico appartenente al filone dei cosiddetti lacrima-movie o lacrimoni, a cui la canzone fornisce solo il pretesto per una trama noiosa, pedante e infarcita di dialoghi da fotoromanzo costantemente sopra le righe. E di questo si tratta infatti: un fotoromanzo animato, con una storia sentimentale tragica degna delle pagine di un Grand Hotel, e dal finale aperto, cosicché potesse prestarsi ad un possibile sequel.
Siamo negli anni settanta, quando tutto il concetto di figo ed esclusivo poteva riassumersi in un solo ed unico simbolo: l’aereoplano, ed è risaputo che allora i film cominciassero tutti con un aereo che atterrava e terminassero con un aereo che decollava… In questo film si parte dal presupposto che a prendere gli aerei sono solo persone fighe appartenenti al gran mondo, quali soprattutto le mannequin. Eccola infatti, Colette Vincent (Marie Yvonne Danaud), la gran figa di lusso dal viso un po’ spigoloso e quasi transgender che fa la spoletta tra Milano e Parigi. Colette doveva aver  già avuto un’avventura con il pilota dell’Alitalia Andrea Ballestrieri (Mimmo), tipico sciupafemmine italiano dal baffetto da sparviero, perché ora, accortasi che l’aereo su cui sta viaggiando è pilotato proprio da lui, fa in modo di lasciargli un “biglietto postdatato”, cosicché quando lui lo leggerà, lei sarà già troppo lontana perché lui la possa raggiungere.
Andrea però, deciso a non lasciarsi sfuggire la gran gnocca, fa di tutto per raggiungerla e corteggiarla, ottenendone in cambio solo una casta uscita serale con rientro da Cenerentola (se, alle 2 di notte, si può definire tale!). Andrea però non demorde, rincorre Colette fino a Taormina, solo per salutarla e ripartire in fretta per Roma, dove l’attende un aereo per Tokyo… E poi tra un viaggio e l’altro, un rincorrersi e un fuggire, fino a a che Andrea convincerà Colette a sposarlo, in un interminabile sequela di corteggiamenti e dialoghi che sfiorano il ridicolo.
Proprio sul più bello, ecco che la visita medica di routine a cui sono sottoposti i piloti di linea, gli rivela un problema cardiaco non precisato che lo costringe a terra. Andrea, per non finire dietro una scrivania, sceglie così una strada ai limiti della legalità: guida un aereo verso un paese dell’Africa subsahariana non precisato, che trasporta un carico non bene identificato (il rimanere sul vago sembra la specialità degli sceneggiatori di questo film), che scoprirà troppo tardi trattarsi di armi. Andrea verrà catturato dai ribelli e trattenuto nel paese tropicale, mentre i suoi due compagni di disavventura verranno uccisi.
Che cosa fa nel frattempo Colette? Non avendo più notizia di Andrea (che si era ben guardato dal dirle delle sue dimissioni dall’Alitalia e del suo nuovo lavoro “clandestino”), crede di essere stata imbrogliata e abbandonata, e così se ne ritorna a Parigi e alla sua vita di indossatrice cercando di dimenticare. Ma ecco che, proprio nel bel mezzo di una sfilata importante, sviene: Colette è incinta proprio di Andrea.  Ora lei vorrebbe abortire, ma il medico Alberto Landi (interpretato da un attorone come Louis Jourdan), con una tenaglia psicologica da denuncia, la convince a tenere la bambina e a sposarlo.

Piange... il telefono - Colette con la neonata Chiara

Colette e Chiara appena nata: notare il telefono sulla sinistra che preannuncia l’epilogo della vicenda

Fin qui siamo al prequel della storia narrata nel disco, arriviamo ora finalmente all’epilogo. Sono passati sette anni e Andrea rimette finalmente piede in Italia, ritrova l’amico pilota (Claudio Lippi, alla sua unica esperienza cinematografica, prima di intraprendere la carriera televisiva) e cerca Colette che scopre ora vivere a Firenze con il nuovo compagno e con la figlia Chiara (Francesca Guadagno). Tutti i tentativi di riavvicinarla e per spiegarle che cosa sia successo (agevolato per altro dall’arrendevole e ambiguo medico buon samaritano, disposto a tutto per amore di Colette) falliscono, ma, annunciando che la fine dei suoi giorni si sta avvicinando, riesce ad ottenere solamente di trascorrere qualche ora con la propria figlia per imparare a conoscerla. Chiara, che già aveva fatto amicizia con Andrea al telefono (proprio come nella canzone, ma mancano le lacrime telematiche che giustifichino il titolo), passa una giornata allegra e spensierata con quello che gli viene presentato come un amico, ma Andrea avverte dei dolori al petto e nel salutarla, capisce che la fine è vicina: lo vediamo allontanarsi per un vialetto al cui termine si scorge la nebbia (che simbolismo!). Titoli di coda.
Dal film ne escono tutti perdenti: per prima la Danaud, che non pare aver dato alcun seguito alla sua carriera cinematografica, ma anche il suo personaggio, forse il più abbozzato: se la psicologia è sufficientemente definita (non vuole soffrire, cerca lo svago nel suo mondo incantato della moda, ma ne risulta comunque immancabilmente una figura triste, che persino nel concedersi al pilota italiano sembra farlo più per noia che per reale passione). Ne esce perdente Mimmo, che nella parte del donnaiolo impenitente e romanticone focoso fa una figura abbastanza magra. Ne esce sconfitto Claudio Lippi, che infatti dopo questa prova attoriale, tornerà al piccolo schermo dove aveva avuto successo con Tanto piacere (di cui l’Archivio Abastor possiede il 45 giri della sigla). L’unica vincitrice sembra essere la Guadagno, che al film non farà seguire una gran carriera cinematografica (interpreterà un solo altro lungometraggio), ma diventerà una provetta doppiatrice del cinema e della televisione italiana negli anni a venire, finendo per dare la voce nientemeno che ad Heidi e, in tempi più recenti, a Cameron Diaz (in Tutti pazzi per Mary)! Vedere Domenico Modugno aggrappato ai sentimenti di un infante pare comunque attirasse molto il pubblico, l’anno dopo, infatti, interpreta Il maestro di violino, che narra di un amore impossibile tra il fascinoso cinquantenne e una ragazzina…
Dell’edizione in DVD (IIF Home Video – 01 Distribution), ci ha colpito in particolare l’orrenda grafica della copertina e dell’authoring, che sembrano fatte da un principiante alle prime armi con gli effetti dei livelli di Photoshop. Il master del film è comunque buono, abituati, in casi come questi a vedere film di qualità inferiore a quella di un DIVX.

Scheda
titolo:  Piange… il telefono
regia: Lucio De Caro
nazione: Italia/Francia
anno: 1975

Collegamenti
Piange… il telefono in Rapporto Confidenziale
Piange… il telefono ne il Davinotti

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