Pubblicato da: F.C.N. | 20 ottobre 2010

Un’avventura di Big Jim

Un'avventura di Big Jim

La copertina del libro

Che il muscoloso eroe di origini statunitensi (ma naturalizzato europeo, tant’è che molte serie furono realizzate esclusivamente per l’Europa) avesse frequentazioni ambigue è un dato di fatto: viveva in un mondo di avventure omoerotiche popolato quasi esclusivamente da soli maschi (tolta la squaw Fresca Rugiada, il cui corpo comunque è stato rubato alla Famiglia Felice), dalle fissazioni feticiste tanto da sembrare una replica in plastica dei Village People: poliziotti, operai, indiani, cowboy, soldati… mai un impiegato o un commercialista!
È quindi assodato che Big Jim fosse già esposto ad una potente irradiazione di raggi camp molto prima della invenzione del terzetto delle gay Billy Doll e della prima action figure gay in assoluto, Gay Bob, tanto che molti di noi piangono, oltre che per la sua prematura dipartita nel 1986, anche per la fatale assenza nella serie di un Big Jim “Madame Butterfly” Antiquario: vestagliona cinese, poltrona in stile, pianta ornamentale e grammofono che riproduce ininterrottamente Un bel dì vedremo dall’opera pucciniana…
Non manca però un’ultima prova letteraria a gettare ulteriori sospetti sulla sessualità del nostro eroe di plastica, e cioè un libro che può tranquillamente essere riposto nella vostra biblioteca tra Confessioni di una maschera e Querelle di Brest. Si tratta infatti del volume Un’avventura di Big Jim del 1977, che, per testi, illustrazioni e e impaginazione, risulta essere completamente opera italiana.
Qui Big Jim veste i panni dell’impavido eroe che, caricata la barca sulla sua “superfuoristrada” (su cui aveva installata anche “la telefona”?), se ne parte alla volta delle montagne inevate, dove, da autentico appartenente alla middle-class, ha una seconda casa.
Durante il tragitto si ferma presso un’abitazione dove lo attendono i due ragazzini Paolo e Viola, assieme alla loro mamma… La moglie? L’amante? La fidanzata? L’amichetta? Nessun pericolo: si tratta di una amica. È con il marito di lei che Big Jim non vede l’ora di andare a pesca di “grosse carpe”! Si prosegue parlando di teneri cerbiatti e di bocciuoli e il libro ci presenta anche uno schema per riconoscere le varie specie di fiori (un po’ troppi luoghi comuni, no?)! Una continua esibizione di machismo, insomma!

Un'avventura di Big Jim

Big Jim, di giorno taglia la legna, di sera prende il tè

Jimmy riprende poi il viaggio per la sua “solida e rude” casa di montagna, dove si deve preparare per passare l’inverno. Qui, esibendo a più riprese in modo provocante il suo torso nudo, di giorno spacca la legna e la sera prende il tè. E ancora un altro schemino ci aiuta a riconoscere i funghi buoni da quelli cattivi.
Un po’ più a valle c’è un laghetto, si tratta di un bacino artificiale creato da una diga, dove il nostro eroe si vuole dare un po’ alla pesca, ma un violento temporale interrompe bruscamente l’allegra giornata. La pioggia non dà tregua e durante la notte il fiume tracima inondando la vallata: i suoi amici sono in pericolo, poiché la loro casa è proprio sulla riva del fiume. Big Jim corre in loro aiuto, trovando i tre isolati, cerca di raggiungerli con la sua barca, ma la corrente, trascinando un grosso tronco, gli rovescia l’imbarcazione facendolo cadere in acqua! Deve così aiutare i due ragazzi e l’amica a passare il fiume aggrappandosi a una fune, ma ecco che, in uno slancio di coraggioso animalismo, si preoccupa di aiutare anche un piccolo cerbiatto e la sua mamma a mettersi in salvo dalle turbolente acque del fiume. Il macho-macho man della Mattel alla fine riesce a portare in salvo i suoi amici e a dar loro ospitalità nella sua spartana capanna alpestre, allorché vengono raggiunti dall’amico/marito/amante (il personaggio a cui si sono ispirati i disegnatori è chiaramente Big Jeff, ma qui non viene mai nominato).
Ora il guardiano della diga (che non suona il moog come fa quello del faro) è preoccupato: il canale dal quale le acque del lago dovrebbero defluire è ostruito da un “grosso tronco” (a ridaje con queste metafore…), e naturalmente Big Jim si offre per risolvere l’impiccio meglio dell’esorciccio e per mettere ancora una volta i suoi mesi di sforzi in palestra in bella vista: si tuffa, aggancia l’albero all’argano della sua jeep e rimuove l’ostacolo!
Sdraiato a torso nudo e cappello da cowboy in testa, probabilmente canticchiando I Will Survive, Big Jim non si è messo in posa per delle foto da pubblicare sulla rivista Physique Pictorial, ma sta cercando di prendersi finalmente un po’ di meritato riposo… ma ecco che il suo proto-cellulare (una ricetrasmittente) trilla e il capo lo chiama al lavoro: forse c’è da consegnare urgentemente un abat-jour in stile rococò… Ah, mondo maschio!

Scheda
titolo: Un’avventura di Big Jim
casa editrice: Piero Dami Editore
anno: 1977

Collegamenti
Un’avventura di Big Jim su Anobii

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Responses

  1. George Quaintance a questo gli fa un baffo! 🙂

    • Ecco a chi si sono ispirati per questi disegni! Mica lo conoscevo Quaintance… è una evidente citazione del suo stile!

  2. il disegno di big jjim che nuota sott’acqua è preciso identico ad uno di Quaintance! Direi una vera e propria copia 🙂

    • Ha! Davvero?
      Quindi era proprio voluta la citazione!
      E neppure troppo velata l’intenzione di chi ha messo assieme questo volume. Bisognerebbe riuscire a rintracciare qualcuno degli autori, per intervistarlo!

  3. dai un’occhiata qui se hai tempo:
    http://www.georgequaintance.com/

  4. È VERO! Beh, perché quella del cowboy che si chiude i pantloni, non è uguale a Big Jim con lo stesso cappello e gli stessi jeans?

  5. il camp è un virus al quale ci hanno esposti nei modi più subdoli eh eh eh

  6. Hehehe…


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