Pubblicato da: F.C.N. | 27 ottobre 2010

I ragazzi del coro

The Boys in the Band

La locandina originale

“State alla larga dalla checca ostile: quando è sobria è pericolosa, ma se beve… è mortale!” Così ci avverte il festeggiato da poco arrivato al party per il suo compleanno nel film The Boys in the Band (Festa per il compleanno del caro amico Harold, nella edizione italiana, con quella solita cattiva abitudine di stravolgere il titolo di una pellicola, che avevano un tempo i distributori italiani): lui è Harold, l’ebreo butterato e omosessuale causa e motore apparente attorno al quale nasce questo sommo capolavoro del cinema americano del ’70 tratto da una piéce teatrale di Mart Crowley.
Apparente, sì, perché in realtà Harold è solo il pretesto per mostrarci pazzie e retroscena psicologici della comunità gay newyorkese. Egli risulta il perno della pellicola solo partendo dal titolo italiano: in originale, infatti, sono tutti i “ragazzi della banda” ad essere protagonisti a pari merito della festicciola che si tiene a casa di Micheal, nevrotico e cinico omosessuale cattolico che elargirà a piene mani il suo perfido sarcasmo da vecchia zia acida, una perfidia tipica del mondo gay, per chi lo conosce bene e sa andare oltre ai soliti scontati luoghi comuni sulla “sensibilità”. Un mondo che nonostante ciò (o forse proprio per questo) è estremamente colto ed affascinante, anche visto con il filtro di un’ottica non strettamente omosessuale.
The Boys in the Band
è da sempre uno dei miei cult movie preferiti, che ritengo un autentico gioiello, ricco di battute sagaci e pungenti, e retto da un cast perfetto, il medesimo che lo ha portato al successo a Brodway, e da un regista, William Friedkin, che ha saputo dirigerlo con delicata eleganza.

Festa per il compleanno del caro amico Harold

La (brutta) locandina italiana

Michael e il suo amante del sabato sera, Donald, attendono i loro amici per festeggiare il compleanno di Harold: Emory, un effeminatissimo antiquario; Hank, un professore che ha abbandonato la moglie per il dissoluto Larry, con il quale si presenta; Bernard, un bibliotecario afroamericano. La festa prende il via con Emory che inscena un balletto, ma proprio sul più bello piomba Alan, ex compagno di università di Michael e irrimediabilmente eterosessuale. Alan, che va a trovare l’amico per dei problemi coniugali inesplicati, è anche animato da una violenta omofobia: poco prima dell’arrivo del festeggiato, infatti, egli finisce con il picchiare il povero Nemory, che ha l’unica colpa di non nascondere la sua omosessualità sottolineandola, al contrario, con abbondanti scheccate. E se gli estremi opposti inizialmente si scontrano, poi finiranno per solidarizzare contro la perfidia del loro ospite. Giunto Harold proprio nel bel mezzo della zuffa, si limita ad apostrofare la “pecora etero” della famiglia con una delle sue sibilline battute a effetto dirompente: “Chi è, quella? Che cosa vuole, quella? Che cosa spera di diventare, quella?”.
Nei bicchieri di tutti gli ospiti l’alcool abbonda – eccetto che in quello del rude Hank che beve soltanto birra – sotto forma di shockanti cocktail dai colori più improbabili (rimangono avvolti nel mistero gli ingredienti del “Balena Blu” shakerato da Emory in un…. frullatore!). Anche il “regalo” che Emory ha portato ad Harold rientra nella follia generale della serata: si tratta infatti di un marchettaro che Emory ha rimorchiato lungo la strada: un biondino dallo scarso quoziente intellettivo vestito da cowboy. La perfidia del cattolicissimo Michael finirà per portare tutti sul baratro della depressione con un gioco che consiste nel telefonare alla persona che si ha maggiormente amato nella vita. Michael, seriamente convinto dell’omosessualità latente l’ex-compagno di classe Alan, cercherà di portarlo alla propria parrocchia, fallendo e venendo travolto da una crisi di nervi.
Commentato da una squisita colonna sonora, di cui ricordiamo soprattutto una gradevolissima versione orchestrale di The look of love di Burt Bacharach.

Scheda
titolo: Festa per il compleanno del caro amico Harold
titolo orignale: The Boys in the Band
regia: William Friedkin
nazione: USA
anno: 1970

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Responses

  1. Leggo nel libro Lo schermo velato come questo film fosse poco apprezzato dalla comunità gay, perché forniva un ritratto negativo degli omosessuali, presentandoli come nevortici, depressi, insomma persone che non potevano in alcun modo essere felici.
    Bisogna considerare che questo è anche il primo film in assoluto che presenta dei gay per quel che sono, non delle macchiette nelle commedie hollywoodiane, non delle persone corrotte e malsane (gli assassini dei thriller) o degli “errori di natura” che finiscono per suicidarsi.
    Insomma, io lo considero un buon film tratto da una buona piéce teatrale, che ha avuto il coraggio per la prima volta di fornire uno spaccato reale (per quegli anni) del mondo omosessuale americano della East Coast.


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