Pubblicato da: F.C.N. | 22 gennaio 2011

Gli artigli di Malgioglio

Cristiano Malgioglio - Artigli

Copertina dell’album Artigli

Ci sono dischi che trasfigurano il loro ruolo di semplice supporto fonografico e assurgono a icone sacre, simboli stessi di un fermento culturale, istantanee di un’epoca, opere d’arte da esporre in una teca di vetro. Si parla allora di “pietre miliari” del rock. Ma con questo LP Cristiano Malgioglio va ancora oltre, raggiungendo lo status di madonnina di Lourdes discografico-abastoriana, apparizione mistica di un elegante, raffinato, supremo cattivo gusto.
La Santa Vergine della musica pop italiana, accumula in questo LP tutta la sua potenza messianica, messaggera di amore, fede e speranza, lasciandoci intravedere lo spiraglio di salvezza. Una copertina ammiccante nero-notte-senza-luna, da cui Malgioglio fa l’occhiolino birbone e ruffiano, ci avvinghia a sé maga Circe e ci trattiene tra i suoi artigli. Copertina rudemente maschia e graffiante, lascerebbe tranquillamente cadere in inganno lo sprovveduto acquirente se il nome e il titolo fossero in inglese, facendo pensare a un disco di heavy metal. Metallo pesante, quello di Malgioglio, quanto un boa di piume di struzzo: doppio inganno per catturare nella sua ragnatela la farfalla che vuol farsi catturare ma che non osa dire il suo nome.  E così Malgioglio si lascia andare alla più sordida ambiguità, insolita per il Nostro, se si pensa a liriche esplicite in modo quasi scabroso e cariche di imbarazzanti doppi sensi, portabandiera dell’orgoglio gay musicale ben più in là e ben più esplicitamente di taluni altri personaggi dell’epoca travestiti da new-waver electro-pop e ora ridotti a cantantucoli neo-melodici di terz’ordine.
Ambigua come non mai è la celeberrima Caro Direttore (più tardi “coverizzata” dallo stesso Malgioglio in ben due rivisitazioni dedicate a Berlusconi), con un testo che al primo ascolto potrebbe far pensare a un amore eterosessuale contrastato dagli astri: “Io bilancia, lei scorpione, un segno che non va con l’amore…”. Ma la presunta “lei” della canzone, a sapere leggere tra le righe, potrebbe tranquillamente risultare nient’altro che una forma di cortesia rivolta allo stesso “caro direttore”. A conferma dell’ipotesi una frase buttata apparentemente a caso: “un amico ce l’ho”, ridefinisce in chiave omo l’intera lettura della canzone, tanto da chiederci chi fosse il “caro direttore” oggetto di attenzioni amorose da parte dell’autore.
Questa melliflua introduzione non basta a imburrare i nostri orifizi acustici tanto da rendere meno dolorosa la penetrazione del rifacimento del classico The Days of Pearly Spencer, qui nella doppia “cover della cover” della Caselli, Il senso della vita: brano camp oltre ogni ragione, e se si pensa che è stato cantato anche da Gene Pitney e Marc Almond, il cerchio trova un suo punto di sutura preciso.
Sorvoliamo su Amore mio, amica mia e A stretto giro di posta per concentrarci su Giornalista, dove Cristiano si rivolge in seconda persona a un altro oscuro figuro redazionale, sulla traccia del già citato Caro direttore, disquisendo a lungo sul suo rapporto con i media e il suo ruolo di star (“Sono una Diva, una Diva”). Marlon, più tardi utilizzata come sigla per un ciclo di film dell’attore, sorge languidamente come un caldo wet dream mattutino in cui il Nostro sogna la star hollywoodiana protagonista di Il selvaggio e Fronte del porto. Canzone degna di essere cantata in un night, da un Maglioglio in calze a rete e cilindro argentato, seduto al contrario su di una sedia mentre divarica le gambe e fuma da un lungo bocchino nero: le sue note quasi da kabarett brechtiano rimandano infatti a un clima sordido e decadente da Germania weimeriana.
Intrigante e catchy la checchissima All’hotel della fretta che sfoggia l’ennesimo testo allusivo e birichino: “All’hotel della fretta / non conosci l’emozione / solo amanti d’occasione / qualche artista di passaggio / che ti lascia il suo linguaggio”. Curiosa la presenza di Quale appuntamento, composta da Malgioglio per Eleonora Giorgi, che la canta, accoppiata a un’altra “malgiogliata”, Messaggio personale, in un 45 giri dato alle stampe lo stesso anno per Dischi Ricordi. Bisogna riconoscere, tuttavia, che Malgioglio esegue il brano certamente meglio della stonatissima Giorgi… forse che Cristiano lo ha fatto come ripicca, una volta sentita la versione dell’attrice?
In Voglio Mama parla di sé in terza persona con l’atteggiamento posato di una diva consumata: “Si spoglia qui / accanto a te / malignità sulla sua età / e ciò che dicono / le lingue triforcute”. Chiude il disco la meno interessante Luna Nuova, che non lascia grandi tracce nella nostra memoria.
Non mancano le sviolinate nel retro copertina, dove Malgioglio ringrazia, tra gli altri, l’immancabile stilista Artemio, Ornella Vanoni per averlo aiutato nella stesura del testo di Amore mio, amica mia, un misterioso Miki e lo stesso Marlon Brando, cui dedica tutto il suo amore. Turbati, ma non troppo, dalle piroette affettate di Malgioglio, posizioniamo l’icona sacra di questa nuova Beata, religiosa e pia, sul nostro personale altarino e accendiamo due candele dedicandole una prece prima di addormentarci.
Amen.

Scheda
autore: Cristiano Malgioglio
titolo: Artigli
casa discografica: Durium
numero di catalogo: MS AI 77423
anno: 1981
formato: LP 12″ a 33 giri

Collegamenti
Ascolta Voglio mama su YouTube

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Responses

  1. Gli elementi della copertina rimandano alla simbologia massonica: occhio chiuso/occhio aperto, l’invito al silenzio, l’artiglio che graffia e possiede, i riccioli unti.
    Che Malgioglio sia un grembiulino?

    • Uhm… maddai! Non avevo colto questo lato… Ma più P2 o P38?

  2. Se su quella copertina al posto di Grishtiano ci metti Lady Gaga, la recensione gliel’avrebbe fatta santaruina.splinder.com, il quale talvolta riporta le magistrali analisi di vigilantcitizen.com
    Ora, io non voglio minimanente insinuare che Grishtiano sia un satanista o un massone, pero’ quella copertina davvero presenta molte curiose coincidenze di simbologia.

    • Certo, potrebbe benissimo essere…


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