Pubblicato da: F.C.N. | 23 marzo 2011

L’uccello di Miciolina

L'uccello di Miciolina

Copertina del fumetto

Avevamo lasciato Miciolina nell’Estremo Oriente, alle prese con il Gran Minchion del venerabile Mithira Nasega, nell’ultima avventura di questa breve saga fumettistica degna dell’Archivio Abastor dal momento che pare siamo tra i pochissimi a conoscerla e collezionarla. Facciamo un passo indietro fino alla terza uscita, dove ritroviamo Miciolina infermiera (nell’ultimo episodio era hostess), ad assistere un paziente gay, rappresentato nella consumata caratterizzazione della checca con la “r” moscia (sostituita con la “v” nei balloon), poco distante da quella delineata nello straclassico La ballata del finocchio di Occhio Fino: non ha il barboncino al guinzaglio, ma è biondo (ossigenato) e il pallido bianco e nero ci lascia immaginare camicette dai colori sgargianti.
Miciolina esce per far visita ad un suo amico commerciante di cosmetici e vibratori. Passando per i giardinetti, un bimbo in divisa da marinaretto si fa avanti piangendo: gli scappa la pipì e non sa sbottonarsi da solo i calzoni, chiedendo così a Miciolina di dargli letteralmente una mano. Nell’eseguire l’operazione il “bimbo” ha però un’erezione e Miciolina scopre così che non si tratta affatto di un bambino, ma di un nano travestito, che chiede ora a Miciolina di masturbarlo. Certo, soltanto a Miciolina possono capitare di queste disavventure… Miciolina lamenta comunque una qual certa “carenza affettiva”, che le fa cogliere tutte le più sottili ed eleganti allusioni da parte di ortolani e pescivendoli che le propongono di volta in volta di acquistare “fave”, “piselli”, “pesci”…
Alla fine di questa odissea Miciolina giunge finalmente dall’amico piazzista, ottiene il dildo tanto agognato: ma non è per lei, bensì per il paziente omosex che soffre di “stitichezza” e non fa che richiedere continui clisteri per placare la sua sete… Il commerciante di cosmetici offre a Miciolina il vibratore gratuitamente, in cambio naturalmente di una prestazione orale. La giornata tipo di Miciolina, iniziata con una masturbazione e continuata con una fellatio, non può così che proseguire in degno modo: il desiderio erotico di Miciolina, infatti, trova sfogo solo nell’utilizzo per sé dell’attrezzo che ha acquistato per il paziente “inglese”.

L'uccello di Miciolina

Il paziente gay estasiato davanti al dono di Miciolina

Recandosi alla clinica, vede per strada una ragazza madre chiedere la carità, bacchettata da una vecchia beghina, allorché si chiede spaventata “Mamma mia! E se uno di questi giorni restassi anch’io incinta?”, presto fatto ruba di mano un secchio di vernice a un imbianchino e scrive la sua preghiera sul muro: “Madonnina mia tu che hai concepito senza peccare aiutami a peccare senza concepire”. Chapeau!
Arrivata alla clinica consegna la “merce” all’ospite gay, che andrà in visibilio davanti a cotanto fallo, uscendosene con una sequela di termini finto colti (si sa che la cultura e la ricercatezza sono cose da signorine). L’uomo non si capacita di che cosa gli uomini trovino nelle donne (altro consumato luogo comune), ma la ringrazierà per tanto omaggio, offrendole un posto come hostess nella compagnia aerea del papà, la Volitalia.
Non passa molto tempo che Miciolina incontra finalmente Arturo, il suo amante, un baffo dall’aria trucida che la tratta un po’ come una pezza da piedi andandola a trovare una volta al mese, ma che le propone subito una gita al mare con lo scopo di fare sesso sotto il sole. Dopo un paio di orgasmi, ma non ancora sazia di sesso, Miciolina chiede ad Arturo un’altra dose di vitamina maschile e così lui la conduce su di un’isoletta in mezzo al mare, dove i due incontrano una coppia di africani, con i quali fanno uno scambio: mentre Arturo pratica un 69 con la donna, Miciolina viene sodomizzata (per la prima volta) dal banano africano.
Miciolina saluta Arturo alla stazione, lasciandoci però con una massima finale a degna cornice di questa romantico racconto: “Il primo negro non si scorda mai!”.

L'uccello di Miciolina

La profonda morale della storia

Anche in questa puntata non mancano le onomatopee oscene, forse la punta di maggiore poesia raggiunta da questi albetti pornografici, che riportiamo orgogliosamente in sequenza: “Pisccc” e “Sgrul Sgrul” mentre Miciolina fa fare la pipì al finto bambino; “Pip Pip Pip”, “Pin-Pon”, “Raspon Raspon Raspon”, “Sbooorrr”, durante la masturbazione del nano; “Slam Slim”, “Pomp Pomp”, “Sugh Ciuc Ciuc”, “Sbooor Glup Glup Glup”, per la fellatio del profumiere; “Schiz Schiz Sbrodol”, “Sguschh”, “Ciul Ciul Ciul”, mentre Miciolina si masturba con il dildo; “Slum Slam”, “Slippete, Slappete, Sberlicche”, “Sugh Sugh”, “Spruzz Spruzz”, mentre Arturo lecca la… “miciolina” di Miciolina. Ancora: “Sgushhh”, “Tromb Tromb”, “Spruzzz”, “Stu-Tum Tum Tum”, “Sfiil”, “Ammo!”, “Sbooor Glub Glub”, per la conseguente penetrazione e fellatio tra Miciolina e Arturo. Meno rumorosa invece sembra essere la sequenza di scene sulla spiaggia tra i due africani, Miciolina e il suo Arturo, che raccoglie poco più di: “Ciul Ciul”, “Spruzz Spruzz”, “Tromb Tromb” ,”’N Cul, ‘N Cul”, “Boc Boc Boc”, terminando con un (ovvio) doppio “Sboorr” di Arturo e del nero.
Infine il volume risulta poi particolarmente interessante anche per la profusione di politically uncorrect, di certo abituale in questo genere di fumetti, che riesce in un sol colpo a offrire una carrellata di luoghi comuni su omosessuali, nani, ragazze madri e neri, nonché a sfiorare una situazione al limite dell’illegale nel momento in cui Miciolina offre la sua mano per estrarre il pene del bambino che si rivelerà essere in realtà un nano.

Non ci mancano che tre volumi per concludere la saga di Miciolina e sapere finalmente come tutto ha avuto inizio!

Scheda
testata: Miciolina
numero: 3
titolo: L’uccello di Miciolina
collana: Super Fumetti
casa editrice: Edizioni Reflex
anno: 1982

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Responses

  1. Sublime.

  2. Pregevolissimo.


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