Pubblicato da: F.C.N. | 29 aprile 2011

Fotostorie Sado-Maso

Fotostorie Sadomaso N. 8

La copertina dell’albetto

Fotostorie Sado-Maso fa parte di quel materiale paleo-pornografico che ha visto gli albori in Italia durante gli anni settanta: la strada è ormai già stata battuta dai vari Men e Le Ore che, chi con psichedelica follia visionaria, chi con la demenzialità e la sciattoneria propria dei finti articoli di cronaca, aveva aperto da tempo la via anche a pubblicazioni più audaci.  Fotostorie Sado-Maso esce come supplemento mensile alla rivista Cruel, un nome che stimola più l’ilarità che la morbosità, e che vorrebbe eccitare la fantasia suggerendo perversioni estreme… ma il contenuto del suo sottoprodotto ci dimostrerà come, invece, ben poco di “estremo” ha da offrirci se non una galleria di situazioni grottesche.
Questo numero di Fotostorie Sado-Maso, difatti, contiene tre racconti narrati per immagini fotografiche, come anticipa la testata: il testo, superfluo e striminzito, è ridotto al minimo e presente soltanto nel primo racconto. Qui un signore di nome Max pare abbia l’abitudine di recarsi a Londra, non a caccia di antichità da comprare all’asta o di calzature da vero gentleman, ma per far visita alla sua amica Lenny, che gestisce una “fornitissima profumeria”. “Quella sera”, però, lei pensa bene di invitare anche una amica mulatta, alla quale gli autori non si sforzano nemmeno di trovare un nome, per animare la rimpatriata: in realtà Lenny e la sua amica mulatta, sono due transessuali e, sotto ormonate fattezze femminili, nascondono un discreto armamentario maschile. Max, sottomesso dalle due chicks with dick, finirà per soddisfarle entrambe… Dov’è il “sado-maso” in tutto questo? Negli abiti fetish indossati dalle due transgender? Mah…
Nella seconda “fotostoria” una signorina dal bel fisico ma dal viso meno interessante, gioca col proprio “fiore segreto”, alternando piacere a dolore: entrano così in campo due vibratori (uno dei due non può che essere il classico dildo di Emperor dei Micronauti: dorato e nero), pinzette per capezzoli (o altre parti del corpo: la signorina qui ritratta, infatti, le utilizza anche altrove), e due pompette per estrarre il latte alle puerpere… In tanti anni non è cambiato poi molto nell’armamentario BDSM, e ciò che oggi viene sfoggiato da “trasgressivissime” suicidegirls con la pretesa di sconvolgerci per l’audacia, in realtà ha lo stesso sapore della novità che hanno gli gnocchi al ragù. Ad assistere la signorina che si dedica a questa blanda algolagnia, ecco che arriva un maschio dalla barba incolta, che si rivelerà capace di placare l’ansia della protagonista di questa torbida vicenda con ben più solidi argomenti.
Nel terzo capitolo, assistiamo finalmente all’unico vero e proprio episodio con risvolti autenticamente sadomasochisti: un signore, dal baffo folto e dal ridicolo pullover a strisce colorate, viene sottomesso da una Mistress autoritaria quanto Minnie Minoprio nel carosello Dufour: in quello che sembra più un sexy shop, dotato di ogni ben di dio feticistico, che non un vero dungeon, questa riccioluta sbarazzina in bustino nero immobilizza e traveste il maschio, mentre la sua assistente, una shampista col capello a là garçon, ne quieta l’ardore.
Tuttavia la cosa che maggiormente risalta in questa scarsamente perversa pubblicazione, è come, in un periodo di obbrobriosa diffusione del pube dal pelo più che folto, le protagoniste di tale pubblicazione siano invece convenientemente glabre: forse che la depilazione genitale era considerata come una estrema perversione e associata al sadomasochismo in quell’epoca di barbarie estetica?

Scheda
testata: Fotostorie Sado-Maso
numero: 8

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