Pubblicato da: F.C.N. | 11 luglio 2011

Astrakhan

Astrakhan. La Zia e l'Estetica Perbenista

La copertina del libro

Gli abastoriani dovrebbero ormai ben sapere che alla radice dell’ideologia abastoriana, sta una parte dell’opera di Tommaso Labranca: i suoi scritti, pubblicati da Castelvecchi a metà anni novanta, sono una delle fondamenta su cui Abastor è cresciuto nei cinque lustri successivi. Abastor, tuttavia, muovendosi, lungo una propria linea temporale e culturale, è arrivato, verso la fine della sua lunga (per una fanzine) vita, ad anticipare in qualche modo il contenuto di questo nuovo progetto di Labranca: le “signorinette snob” che si circondano dei “buoni oggetti di pessimo gusto”, non sono forse parenti strette della signora Elsa Rundheim, vedova Tirlaghi?
Astrakhan, così come già accaduto con Andy Warhol era un coatto o con Estasi del pecoreccio, parte affrontando il tema dell’estetica con il fine di trattare, invece, della società in cui viviamo, delle molteplici contraddizioni e delle assurdità che ci caratterizzano. Il tutto prende il via da una serie di “visioni” avute dall’autore, tra cui la principale avvenuta durante un pranzo al ristorante Diana di Bologna. Il Diana è infatti il perfetto prototipo di ristorante “perbenista”, il titolo stesso già lo esclude dai circuiti “alieni”: non è un sushi bar, né un fast-food, un take-away o una tavola calda. Non è nemmeno un ristorante etnico, un ristorante vegetariano, un ristorante macrobiotico… non ha bisogno di alcun suffisso alla sua funzione basilare: è un ristorante e basta, meta della Zia quando desiderava andare “al ristorante”. Qui Labranca, abbagliato dai luccichii dei lampadari di cristallo e dalla divisa classica dei camerieri, si è reso conto che ciò che doveva essere un tempo considerata la normalità (servizio con posate e piatti rotondi e pietanze dai nomi comprensibili), è oggi diventato l’esotico, per noi Alieni ormai abituati a sushi, homus, falafel, kebab, riso alla cantonese, nasi goreng, hamburger e altri piatti appartenenti a culture diverse e lontane. Tommaso ha definito questo status come “Alieno”: gli Alieni sono infatti coloro i quali vivono in un mondo irreale, lontano, tanto dal mondo della Zia, quanto dai mondi esotici ai quali si ispirano e ai quali vorrebbero appartenere.

Astrakhan a Bologna

Tommaso Labranca e Piero Di Domenico durante la presentazione del libro a Bologna (foto di Stefi Marabotto)

Labranca, in questo libro a metà tra saggio e narrazione, analizza così il modo d’essere della Zia (impersonata nell’immaginaria vedova Tirlaghi citata in apertura), il suo mondo, i suoi modi e le sue abitudini, la sua estetica e la sua filosofia di vita, fatti di oggetti duraturi, di sicurezze e di stabilità, contrapponendoli a quelli degli Alieni, mutevoli come il vento e fragili e corruttibili, legati alla moda e alla necessità di continuo cambiamento, oggetti di scarso valore e scarsa affidabilità, ma accresciuti da quel plus valore intangibile dato dalla firma del Designer, dalla griffe. La Zia è un po’ la nostra nonna e le nostre prozie, che fanno parte di un mondo in buona parte scomparso, che si circondavano di oggetti solidi e affidabili, che duravano e che servivano a uno scopo, compravano il cibo per il suo valore nutritivo e non per messaggi pubblicitari demenziali. Gli Alieni siamo noi: noi che ci vestiamo da H&M e Zara e cambiamo il guardaroba una volta ogni sei mesi; noi che abbiamo fatto nostre una serie di abitudini che non ci appartengono, dal tatuaggio samoano alla scelta di diventare buddisti.
Il libro si dipana su più tracce sulle quali adagiare la puntina del nostro giradischi mentale, più interessante di tutte, dal punto di vista abastoriano, è probabilmente quella dei film presi ad esempio dallo scrittore, attraverso i quali vengono forniti dei validi esempi di Estetica Perbenista e del suo contrario. Indicativo, in tal senso, l’episodio Le vacanze intelligenti tratto dal film collettivo Dove vai in vacanza?, in cui i coniugi Proietti (=Zia) si trovano a dover fare i conti con dei figli modernisti e saccenti, quando non chiaramente stronzi (=Alieni). Esemplare il loro passaggio alla biennale, luogo Alieno per antonomasia, dove solo la Zia sa rendersi conto dell’estrema assurdità e insulsaggine delle “opere” esposte, mentre l’Alieno non si pone più nemmeno il dubbio, essendo ormai pronto a subire prono qualsiasi assurdità l’artista gli propini, sia essa pure la signora Augusta Proietti adagiata mollemente su una sedia, quale opera d’arte vivente.
Labranca giunge così a concludere che la Zia, l’estetica perbenista, ormai non c’è più, è andata definitivamente perduta, ma è anche in fase di reflusso. Testimonianza di ciò alcuni preoccupanti segnali, quali ad esempio la richiesta di moralità da parte di ex-settantasettine nelle piazze italiane, o il desiderio di sicurezza, di un lavoro stabile e di una famiglia, da parte dei centri sociali, cioè in sintesi da parte di chi, fregiandosi in pieno del titolo di antiperbenista, ci si aspetterebbe fosse all’esatto opposto di principi quali la morale o i valori tradizionali.

Per saperne di più: Perbenismo.com – Il sito perbenista

Scheda
titolo: Astrakhan. La Zia e l’Estetica Perbenista
autore: Tommaso Labranca
casa editrice: Excelsior1881
ano: 2011

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