Pubblicato da: F.C.N. | 26 luglio 2011

Cicciolina amore mio

Cicciolina amore mio

La locandina del film

Cicciolina amore mio, diretto da Amasi Damiani, Bruno Mattei e Riccardo Schicchi – talent scout e fotografo dell’attrice, che ne scrive anche soggetto e sceneggiatura – è una piccola gemma di ingenuità, un manifesto erotico-psichedelico-futurista che gioca con il personaggio, infantile, giocherellone e un po’ svampito, di Cicciolina, figura costruita durante gli anni settanta che Ilona Staller si trascinerà per il resto della sua carriera.
Il film ha come protagonista, oltre a Cicciolina, Riccardino (Giancarlo Marinangelo), alter ego dello stesso Schicchi che vive con una sorella femminista e lesbica per moda. Lui, ascoltando Ilona Staller a Radio Luna durante le sue celebri trasmissioni, sogna. Sogna una Cicciolina/Lady Godiva immersa in luci colorate cavalcare un bianco cavallo, fare l’amore con sé stessa e con uomini senza volto… Insomma, un sogno con il filtro flou dove Cicciolina è vista come una sorta di divinità ancestrale, di Venere dispensatrice di eros e puerilità.
Sogna, sudando vistosamente ai pensieri peccaminosi che la sua Cicciolina gli procura, ma, strano a dirsi, non si tocca: le mani di Riccardino sono sotto la sua testa, anziché, come dovrebbero a questo punto, sulla patta dei suoi pantaloni. Cosa più unica che rara in questo genere di pellicole erotico-trash di fine anni settanta, Riccardino è una sorta di asceta votato all’amore spirituale nei confronti della sua dea, che gira in motorino per le vie della capitale lasciando scoprire dal vento quella parte del corpo normalmente destinata a rimane nascosta… Il tutto tra le incitazioni dei vari macchinisti romani, che rischiano anche un tamponamento a catena pur di ammirare la pelosa intimità della Staller.
Riccardino non si dà pace: vuole veramente diventare il fotografo personale di Cicciolina, e così le telefona tutte le sere lasciando messaggi nella sua segreteria telefonica, finché lei si decide a rispondergli accettando di incontrarlo. L’incontro è prolungato da una interminabile attesa, ma quando lei appare acconsente subito a diventare la musa di Riccardino, permettendogli di fotografarla nuda a “cavalcioni” del Cupolone di San Pietro! Lo autorizza anche ad assistere alle sessioni di registrazione del suo album Ilona Staller, dove canta Labbra e Più su sempre più su: l’album, la cui prima stampa è divenuta una vera rarità discografica, verrà dato alle stampe dalla RCA lo stesso anno.
Per una serie di fotografie, Riccardino conduce Ilona in motorino verso Saturnia. I due si fermano a fare benzina, scena cult: il benzinaio allampanato, sbirciando tra le cosce della Nostra mentre fa il pieno, rimane completamente ipnotizzato tanto da non far loro pagare nemmeno il rifornimento! Raggiunto il luogo destinato alle riprese e allestito un fuoco, Riccardino si allontana per prendere un accappatoio (dove? Il motorino non portava alcun bagaglio…) per riparare dal freddo Cicciolina, nel mentre tre loschi individui, che avevano osservato la coppia per tutto il tempo, ne approfittano per cercare di stuprare la donzella. Riccardino interverrà e i due cercheranno di affogarlo nelle limacciose acque del fiume. I due vengono soccorsi da una contessa toscana, che, portati nella sua villa, li riscalderà con del buon vino, e i tre finiranno per ubriacarsi. Mentre Cicciolina, sempre con la passera al vento, racconterà di come ha perso la verginità in una stalla, adolescente, per opera di un suo amichetto, la contessa cercherà di insidiare la biondina, venendo frenata dal brusco intervento moralista di Riccardino.
Più tardi Cicciolina, a proposito dello stupro, avrà da dichiarare ai microfoni della radio: “è colpa nostra”, sarebbe cioè colpa delle donne se vengono stuprate, perché non si concedono! Ma non è il solo momento di sbalordente giustificazione dello stupro: anche la sorella di Riccardino viene stuprata da un vicino di casa che si presenta con la scusa di chiederle due limoni. Lui la prende con la forza, e lei con voluttà alla fine cede, concedendosi e partecipando con passione!
Il finale, dopo che Riccardino è andato a convivere dalla sua dea, è ambientato in teatro. Qui, Cicciolina si esibisce in uno dei suoi famosi spettacoli danzanti all’interno di una bolla di plastica, giocando con le colombe (nella realtà arriverà a giocare anche con un serpente) e cantando le sue canzoni. Riccardino da dietro le quinte applaude e si congratula con Ilona.
Il film è in sostanza la storia di un amore negato, negato dallo stesso protagonista a sé stesso, che vive di una insana castità sessuale, non approfittando né delle profferte sessuali di una amica che va a dormire nuda nella sua stanza, né di quelle della stessa Cicciolina, che gli si concede esplicitamente in una scena a tratti surreale: Riccardino, bagnato da un vi­ci­no di Cicciolina con una sec­chia­ta d’acqua, siede in mu­tan­de sul letto di lei, mentre Cicciolina, nuda, si sta asciugando con atteggiamenti più che allusivi. Lei a questo punto gli chiede: “Co­sa facciamo adesso?”, e lui ri­spon­de: “Ci facciamo un caf­fè?”, ecco così i due che bevono il caffè nudi sul let­to! Riccardino è un dunque un asceta, una sorta di monaco anacoreta che vive del culto della sua dea, che, paradossalmente, fa del sesso il suo verbo liberatore. La cosa contrasta in modo stridente, creando una delle trame più paradossali viste nell’ambito del soft core: Cicciolina è per Riccardo una sorta di Madonna, una icona asessuata, verso cui è devoto in nome di un casto e immacolato amor divino. Mah…

Scheda
titolo: Cicciolina amore mio
regia: Amasi Damiani, Bruno Mattei, Riccardo Schicchi
nazione: Italia
anno: 1979

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