Pubblicato da: F.C.N. | 5 febbraio 2012

Giallo a Venezia

Giallo a Venezia

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Che clamorosa boiata questo film! Un giallo-thrilling di serie z girato a Venezia da un manipolo di sprovveduti, cui fa capo Mario Landi, regista televisivo altrimenti bravo, a cui dobbiamo cose come Le inchieste del comissario Maigret e il bel Dossier Mata Hari, sul quale mi riservo prima o poi di tornare.
La trama è una cosa invereconda. Una insulsaggine assemblata alla meno peggio: Flavia (Leonora Fani) e Fabio (Gianni Dei), una coppia sposata, viene trovata morta a Venezia (a la Giudecca, non ci viene detto, ma il luogo del delitto è chiaramente quello, N.d.R.). Uno squinternato commissario di polizia, DePaul (Jeff Blynn), che mangia di continuo uova sode (ma perché? ma che senso ha?) e muove troppo le mani, indaga. Nel frattempo si aggiungono altri omicidi efferati: una prostituta uccisa conficcandole delle forbici nella vagina (cosa che la fa sanguinare dalla bocca!), l’amante di Marzia (Mariangela Giordano), un’amica della coppia uccisa già interrogata dalla polizia, e infine la stessa Marzia, a cui l’assassino sega una gamba e la chiude in frigorifero. L’assassino, con occhiale a specchio tamarrissimo – che fa tanto losco individuo, no? – è l’ex di Marzia, geloso e vendicativo, ecc. ecc. Però non c’entra un piffero con Flavia e Fabio. Allora i sospetti si spostano sull’amico di Flavia (Vassili Karis), che mi pare faccia il disegnatore pubblicitario o qualcosa di simile, che, innamorato di Flavia era disposto a uccidere per liberarla dalle perversioni del marito: sì, perché, non ve l’ho detto, ma lui la costringeva a perversioni tanto inenarrabili, che non hanno il coraggio di mostrarcele: al loro posto continui amplessi tra Flavia e Fabio, due frustate (proprio due di numero, eh), un po’ di voyerismo, lei che si masturba e soprattutto una gran noia, tanta che durante le scene di sesso si trova tranquillamente il tempo per fare altro (no, non quello che pensate). Insomma, solo alla fine, il vecchiotto interrogato dalla polizia all’inizio del film, si pensa di rivelare quello che ha visto dalla sua finestra il giorno del delitto: [spoiler] due portuali si sono trombati Flavia mentre il marito guardava (a quanto pare gli unici veri testimoni del delitto che poi non si sono pensati di raccontare quanto hanno visto alla polizia, mah…), lei stanca di subire queste manie sessuali uccide Fabio con una forbice e poi si tuffa in acqua e annega. L’amico disegnatore arriva in quell’istante, cerca di salvare Flavia, ma la porta a riva già esanime. Scena finale: lui afferra l’arma del delitto (le forbici) e le guarda con stupore [/spoiler].

Giallo a Venezia - Scena della cozza

La scena della cozza.

La pellicola è una baracconata senza né capo né coda, sconclusionata, con una trama raffazzonata, il thrilling che sfuma nel nulla perché l’assissino si vede benissimo e troppo presto ci viene rivelato chi è. I dialoghi sono deliranti. Il commissario ridicolo con quel suo mangiare uova di continuo e quei suoi movimenti scoordinati: Blynn, attore statunitense, come tutti gli americani doveva essere convinto che gli italiani quando parlano gesticolano di continuo e così eccolo sempre con le mani in aria, ma senza sapere bene che cosa fare. Gli attori, nessuno escluso, recitano in modo imbarazzante, e in più sono tutti dei perfetti sconosciuti, o quasi, a parte il mitico Eolo  Capritti, che possiamo ammirare nella spettacolare scena del “Choo Choo Sacrifice” in quel capolavoro del cinema d’essai che è Follie di notte di Joe D’Amato. L’ambientazione veneziana inutile. Le scene soft-core degli amplessi tra Flavia e Fabio insostenibili, noiose all’inverosimile, tanto da invocare l’intervento delle forbici (ehm…) censorie. Insomma, un film da non perdere, per una serata all’insegna della demenza abastoriana.

Scena cult: Fabio, ammiccando la moglie Flavia al ristorante, stuzzica il mollusco di un “peocio” (cozza) con un grissino, giocando con esso come se fosse una vulva e mimando una penetrazione. Scena che riesce a competere con l’altrettanto elegante e raffinato ammiccamento erotico contenuto in quel capolavoro di cinema d’arte che è La signora della notte con Serena Grandi, dove il cacciatore stuzzica la giunonica protagonista facendo “su e giù” con una cartuccia mentre la carica nel fucile. Grandi momenti di cinema. Chissà se il copy che ha inventato la pubblicità del “tonno così tenero che si taglia con un grissino” aveva visto questo film…

Scheda
titolo: Giallo a Venezia
regia: Mario Landi
nazione: Italia
anno: 1979

Collegamenti
Giallo a Venezia
ne Il Davinotti
Giallo a Venezia in Exxagon’s Rextricted
Giallo a Venezia in The Reign Of Horror
Giallo a Venezia in FilScoop
Giallo a Venezia nell’IMDB
Wikipedia non ve lo metto, perché tanto la pagina è completamente inutile

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Responses

  1. carissimo, con questo film sfondi una porta aperta….tra giallo a venezia e patrick davvero non saprei che scegliere…ma al commissario il fegato si sarà spappolato immagino

  2. se non erro il film inizia verso la zone dove c’è il molino stucky (sono veneziano)

    • Sì, infatti, anche a me sembra da quelle parti. Sicuramente si trovano sul canale della Giudecca.

  3. Applausi per la recensione!


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