Pubblicato da: F.C.N. | 12 febbraio 2012

Palle

Squallor - Palle

La copertina dell’album

Palle è l’album in cui troviamo espressa al meglio l’arte sopraffina degli Squallor, uno dei dischi più sperimentali, innovativi, geniali, eleganti e completi. La titletrack è opera di Pippo Caruso: sì, proprio il direttore d’orchestra degli spettacoli nazional-popolari con Pippo Baudo, ed è un autentico madrigale a canone di stampo cinque-seicentesco nel quale il coro intona “paaalle” ripetutamente in ogni variante possibile.
Sperimentazione pura ritroviamo poi nel pezzo Marcia Longa che apre il lato B: due voci si sovrappongono raccontando una sorta di “telecronaca” non-sense (sarà quella della “cronaca in diretta” una delle soluzioni spesso adottate dagli Squallor), non si potrebbe capire nulla se non avendo l’accortezza di ascoltare prima la voce sul canale destro e poi quella sul canale sinistro! Sono una donna, non sono una santa è una spietata cover-parodia del celebre brano cantato da Rosanna Fratello nel 1971, embeh? Nulla di particolare, non fosse che qui a cantarla è… un uomo! Scelta provocatoria per i tempi in cui è stata registrata. Ritroviamo la stessa provocazione e lo stesso prendere e prendersi in giro, giocando con il tema dell’omosessualità, in modo scorretto ma geniale, nel brano che chiude il disco, Veramon, dove due uomini duettano scambiandosi frasi d’amore in uno pseudo-francese.
Certo gli Squallor giocano spesso e volentieri col politicamente scorretto (“ed eccoli qui i froci”), con le parolacce (clamorosa e certamente destabilizzante è la stentorea dichiarazione che a gran voce esplode a metà di Marcia Longa: “Mettetevi un dito in culo e la vita vi sorriderà!”), ma ne fanno un uso volutamente destabilizzante: siamo in un momento storico ancora incontaminato e pre-commedia scollacciata in cui il turpiloquio era bandito da ogni mezzo di comunicazione mainstream – più tardi alla scurrilità degli Squallor ci faremo il callo, arrivando persino ad infastidirci, ma qui ci troviamo ancora in una fase formativa.
Paradossale ancora Blablabla: sembra quasi una canzone di Mina in cui le uniche parole del testo ripetono instancabilmente “bla bla bla…”, per esplodere in un ritornello francofono “e moi vraiment je t’aime”. Parodia? Delirio demente? Grido di disperazione di parolieri stanchi di scrivere sempre le stesse minchiate d’amore? Sicuramente, perché gli Squallor dovevano rappresentare una valvola di sfogo in cui riversare l’arte, lo humor e le oscenità che censura e industria discografica vietavano ai loro componenti: tutti parolieri, compositori e produttori di noti artisti e case discografiche.
Altra riuscita parodia nei confronti del buonismo infantile ingenuo e gongolante di Fausto Leali è Angeli Negri, dove la satira prende il volo e sconfina anch’essa con la massima non chalance nel più riuscito ed elegante non sense senza mai sconfinare in alcun razzismo destrofilo. Forse negli anni ’70 gli Squallor saranno stati pure accusati di questo, di essere di destra, perché disimpegnati, perché scanzonati, perché prendevano in giro un po’ tutti. Chissà e chissenefrega, a guardare indietro però, c’era molto più genio nelle opere degli Squallor che in qualsiasi odierna comicità corretta e pulitina.

Scheda
autore: Squallor
titolo: Palle
casa discografica: CGD
numero di catalogo: 69061
anno: 1974
formato: LP 12″ a 33 giri

Collegamenti
Scheda su Palle in Discogs
Scheda su Palle in Squallor.com

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: