Pubblicato da: F.C.N. | 21 marzo 2012

Meeting Politico Musicale

Meeting Politico Musicale

La copertina dell’album

Questo LP è un reperto davvero ☭ostalgico☭, si tratta infatti di un documento sonoro registrato dal vivo, sul lato A, a Berlino Est il 2 agosto del 1973, in occasione del “Meeting politico-musicale antimperialista al X Festival mondiale della gioventù” (del quale impossibile non raffigurarsi il francobollo celebrativo della DDR – e i loro francobolli erano davvero belli). Il lato B, invece, è registrato, sempre dal vivo, ma a Bologna il 31 maggio 1975, al “Meeting politico-musicale antifascista per i giovani elettori”. Tra le due manifestazioni c’è di mezzo il golpe in Cile, evento funesto che segnò profondamente non solo il Sud America ma anche il mondo della sinistra. Il Golpe di Pinochet rappresentò infatti un segnale ben preciso, l’inizio della famigerata Operazione Condor, la prima forte e drastica reazione della politica statunitense (che operava per lo più attraverso le torbide trame dello stay-behind e che fu fondamentale a favorire e sostenere il colpo di stato e le atrocità ad esso seguite, non solo in Cile, ma anche in altri paesi dell’America Latina negli anni a venire), nei confronti di quel tanto millantato “pericolo comunista”, con cui venivano etichettati i più svariati movimenti progressisti, che avevano come obiettivo il miglioramento sociale a discapito di quelle grosse compagnie (multinazionali, banche, ecc.), il cui unico obiettivo era l’accumulo di denaro grazie allo sfruttamento dei paesi, come si dice oggi, “in via di sviluppo” del Sud America.
Sul lato A del disco troviamo così sette brani orchestrali, tutti inni di nazioni, come si direbbe oggi, “non amiche” dal punto di vista degli Stati Uniti. L’Orchestra Sinfonica Sovietica esegue prima una sentita versione de L’Internazionale, poi una dell’Inno Sovietico. A seguire una Banda di Pionieri Tedeschi (organizzazione giovanile della DDR, con tanto di fazzoletto rosso al collo e bustina blu in testa e dal caratteristico saluto, che meriterebbe un approfondimento abastoriano) che esegue nell’ordine: la bella Venceremos, inno ufficiale di Unidad Popular e in quegli anni anche inno non ufficiale del Cile di Allende, brano composto da Sergio Ortega con testo di Claudio Iturra e, in una versione alternativa per la campagna elettorale del 1971, di Victor Jara; Giai-Phong-Mien-Nam, inno dei partigiani vietnamiti; Alleluja (più probabilmente il titolo originale è Hallelujah), presentata come “inno dell’altra America” ma che personalmente ricordo in una versione in italiano cantata durante una manifestazione e contenuta in un flexy pubblicato da L’Espresso per celebrare il ’68 esattamente un decennio dopo (uscita discografica di alto interesse documentaristico su cui mi riservo di ritornare prima o poi); Guantanamera, canzone popolare cubana e inno dei Barbudos di Fidel Castro; infine l’Inno mondiale della gioventù, scritto da tale Nowikow e probabilmente inno ufficiale della manifestazione.
Sul lato B, invece, troviamo altri sette brani, questa volta cantati ed eseguiti per lo più da musicisti provenienti dal Canzoniere delle Lame, che nel suo organico completo ci offre la cantata Chi non vuol chinar la testa è comunista, un genere di canto politico che personalmente non amo molto, preferendovi davvero le cose della Nueva Canción Chilena, come la seguente Cancion final eseguita da Gian Paolo Paio e Frida Forlani. Si tratta del brano conclusivodella Cantata de Santa Maria de Iquique di Luis Advis (presente in una edizione in LP de I Dischi dello Zodiaco di Antonio Virgilio Savona in una bella versione eseguita dai Quilapayún), composta in memoria del massacro della scuola di Santa Maria de Iquique del 1907. Quelli sono gli anni in cui, prima in sostegno di Unidad Popular, poi delle vittime del colpo di stato cileno, in Italia si ascoltano e si cantano molto quelle canzoni, ma il fenomeno venne vissuto come una vera e propria moda e presto abbandonato con l’arrivo di nuove mode musicali.
A seguire Paola Contavalli, una delle voci del Canzoniere delle Lame, canta Oltre il ponte, brano sulla Resistenza scritto da Sergio Liberovici (sì, proprio il papà dell’Andrea Liberovici di Tira tira tira) negli anni cinquanta e forse ai più noto per la terribile versione eseguita dagli insopportabili Modena City Ramblers, presente nella compilation celebrante i cinquant’anni della Liberazione Materiale Resistente. Ancora Clorinda Pescatore con Don’t think twice, it’s all right di Bob Dylan (non poteva mancare); il Canzoniere della Bolognina (noto quartiere popolare a Nord di Bologna, celebre per la storica svolta del PCI) ci offre Guarda come ci parlano (non dovrebbe essere più corretto dire “senti come ci parlano”? Vabbeh, sofismi da abastoriani precisini, direte voi), altro brano politico sulle lotte dei lavoratori di quegli anni. Si ritorna ancora sul Cile con i due brani che chiudono il disco: Vamos Chile cantata da Amalia Goffredo, e la piacevole musica andina strumentale Flauto soremit eseguita da Silvana Orlandini (eh, allora la musica andina era ancora una cosa seria, mica le molesti musichette che si sentono per strada – fenomeno fortunatamente in calo).
Il disco è stampato dalla WayOut, che era una delle tante etichette della Editoriale Sciascia, comprendente, tra le atre, anche I Dischi Dello Zodiaco, Albatros, Phase 6 Superstereo, Vedette Records, ecc. WayOut è senz’altro la più politicizzata e destinata a pubblicare inni politici, canti della Resistenza e canzoni di protesta: molti dischi del Canzoniere delle Lame sono usciti per questa label.
Il disco è inifne curiosamente coevo di un reperto cattolico, un 7″ a 33 intitolato La voce di Mons. Carlo de Nardi stampato in proprio da una parrocchia di Conegliano intitolata a Maria di Lourdes: un disco emiliano, l’altro veneto, di mezzo la Cortina di Ferro.

Scheda
autori: vari
titolo: Meeting Politico Musicale
casa discografica: WayOut
numero di catalogo: VDS 358 Stereo
anno: 1975
formato: LP 12″ a 33 giri

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Responses

  1. Trovo però inammissibile che di queste perle scintillanti si parli così diffusamente, senza poter godere ascoltandole.


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