Pubblicato da: F.C.N. | 24 marzo 2012

Los tres Miguel

Miguel son mi

Il carosello originale degli anni '60

Miguel son mi è un carosello indimenticabile, indelebilmente marchiato a fuoco (o perché no, anche tatuato) sulla schiena di ogni vero abastoriano per il quale l’appuntamento serale di mamma Rai era un momento mistico, di autentica esaltazione e divertimento. Carosello era costruito con del genio (le idee le hanno tutti, le buone idee davvero pochi), con arte, umorismo, concedendo ampio spazio ad una bellissima e purtroppo per lo più perduta animazione italiana. Miguel è un’invenzione del geniale Romano Bertola (qualcuno che ha dichiarato di essersi messo a comporre musica per la pubblicità perché non aveva voglia di lavorare: chapeau!) e del prodigioso Paul Campani (uno dei grandi padri della pubblicità e dell’animazione italiana).
In realtà, nell’approssimazione generale che affligge ahimè il nostro triste mondo, i più ignorano che di Miguel non ne esiste uno, ma ne esistono ben due, cioè due distinte serie andate in onda a distanza di quattro anni l’una dall’altra.
La prima versione è Miguel son mi, serie diretta, prodotta e ideata da Paul Campani e Romano Bertola e trasmessa dal 1967 al 1969, nella quale possiamo vedere Miguel che sta a far la siesta in un desolato paesino messicano attendendo pazientemente l’arrivo di uno stupido pappagallo a portargli la merendina Talmone “El Merendero” con la quale far merenda, appunto: “E tu, Miguel, sei sempre lì? Cosa fai sotto al sombrero?” “Sto aspettando El Merendero!” Potete ammirare questa prima versione sul sito Il Mondo di Carosello: Miguel son mi, o su YouTube, in un altro bel episodio: Miguel son mi). Una seconda serie è poi È tornato Miguel (che credo però ufficialmente si chiamasse sempre Miguel son mi),  ideata e prodotta sempre da Romano Bertola, con però alla regia Anacleto Marosi, e andata in onda dal 1973 al 1976. In questa serie Miguel diventa un giramondo e ogni episodio mostra il suo ritorno da qualche paese esotico, sia esso il Brasile o la misteriosa Venezia da cui arriva a bordo di una “gondoleta”. Il codino vede un dialogo tra una mamma in live action e un Miguel in animazione recitare: “Bentornato Miguel! Cosa porti ai miei bambini?”, “I biscotti Mattuttini!” Infatti il prodotto reclamizzato non è più il famigerato “El Merendero”, ma i biscotti Talmone. Anche questo carosello lo potete vedere su YouTube: Miguel son mi.

Miguel son mi

Miguel son mi (ESSE Records)

Avveniva spesso in quegli anni, così da permettere l’eterna memoria di questi deliziosi gingle pubblicitari, che le musiche dei caroselli venissero pubblicate su 45 giri. Di molti dei fortunati caroselli a godere di questa fortuna esiste infatti 1 disco, in qualche raro caso ne esistono 2, e spesso il secondo è un tarocco, ma per Miguel son mi ne esistono addirittura 3, e si sospetta che siano anche tutti originali, opera diretta di Romano Bertola.
Il primo dei tre 45 giri è tratto dalla prima serie di caroselli, è quindi databile tra il 1967 e il 1969. Edito dalla ESSE Records con numero di catalogo ESN 1508, non riporta infatti la benché minima traccia di una data, né su copertina, né su etichetta o solco di fine traccia. Le due tracce sono eseguite dal complesso Los Gildos, mentre i brani sono scritti da Bertola – Lossa: leggo nella Bibbia della materia – Il grande libro di Carosello di Marco Giusti – che Lossa sarebbe stato lo pseudonimo con cui Romano Bertola firmò la canzone. Così fece probabilmente nella prima versione televisiva (mi sembra di ricordare che fece così perché non era iscritto alla SIAE), riprendendo poi il suo nome in questo disco. Sul lato A, dopo una mitragliata di Farfisa, ascoltiamo arrivare la corriera, con rumori presi dal vivo, rivelando inaspettate sperimentazioni rumoriste. A seguire il coro: “Mama mama lo sai che c’è? È arrivata la corriera, la corriera dindondera, la corriera dindonde’! L’è lì, l’è là, l’è là, che aspettava Miguel…” “Miguel son mi!” “E ti, e ti, e ti non dixi niente, e ti, e ti, no dixi niente a Miguel” “Miguel son sempre mi!”. “La corriera s’è fermata nella piazza del paese, le finestre sono accese, le finestre sono acce’!” Ma Miguel come sappiamo sta facendo la siesta e così perde la corriera. Nel lato B invece è il treno ad arrivare, ne sentiamo il suono: “Mama mama lo sai che c’è? C’è un trenino sul binero, ciuffe ciuffe ciuffettero, ciuffe ciuffe ciuffette'”, anche in questo caso il treno sta aspettando Miguel, poi “El trenino ciuffettero entra nella galleria, la più lunga che ci sia nel paese di Miguel” e sparisce lasciandoci con l’angoscia di non sapere dove sia finito. Miguel sta sempre a far la siesta e così si perde anche l’ultimo treno.

Miguel son mi!

Miguel son mi! (Cetra, 1974)

Con Il ritorno di Miguel, i Los Gildos si vedono affiancare da un coro di bambini: il Piccolo Coro del Maffei, che canta nelle due tracce del disco. In realtà le tracce sono quattro, ma vengono accorpate a due a due sotto il titolo di Miguel son mi e di Ciao Miguel, brani firmati stavolta dal solo R. Bertola. Il disco è stavolta pubblicato dalla più prestigiosa e celebre Cetra con numero di catalogo SPD 668 in data 22 maggio 1974 (fa fede la matrice stampata sul solco di fine traccia). Bella la copertina graficamente ineccepibile in full color, con sfondo giallo e Miguel che regge lo striscione Miguel son mi!, mentre nel retro appaiono le tre belle messicane con bambino in fasce sulle spalle e cappello “tutti frutti” alla Carmen Miranda che vediamo sculettare anche nel carosello. Curiosamente la copertina è stampata fronte retro anche nel suo interno, double face, così che teoricamente la si possa capovolgere una volta che si sia consumata. Come il cappotto, insomma. Nelle quattro avventure contenute in questo disco possiamo ascoltare Miguel che giramondo ritorna da viaggi lontani. Nel primo ritorna in gondola, ovviamente da Venezia (“Mama mama lo sai chi c’è? Senti questa canzonetta, è tornato in gondoleta, è tornato in gondole’!”); nel secondo in slitta, presumibilmente dalla Russia (di sospetti di attività spionistiche con i paesi d’oltre cortina, però, non se ne fa menzione); nel terzo ritorna in cammello da qualche paese arabo (ma allora lo spauracchio era il comunismo, non c’era ancora bisogno dell’arabo cattivo); nel quarto, infine, ritorna niente meno che in portantina… che dopo una rapida carriera ecclesiastica sia asceso niente meno che al sacro soglio? Sembrerebbe di sì: “Se ne va la portantina per le strade del paese, sono tante le sorprese nel paese di Miguel”. In questa bella versione appare per la prima volta lo strillone “El dindonderooooo”: un urlo munchiano che mi è rimasto impresso per anni.

Miguel son mi

Miguel son mi (Signal, 1976)

Il terzo disco, stampato su etichetta Signal con numero di catalogo S 672, vede solo la firma di Romano Bertola (stavolta col nome al completo) e nessun’altra informazione riguardante gli interpreti. Ma immaginiamo trattarsi dei soliti Sanremini, coro di infanti di proprietà della Signal, che cantava tutte le canzoncine da essa pubblicate anche sotto mentite spoglie (diventando, ad esempio, gli Atomini in un tarocco di UFO Robot). L’etichetta, nella seconda metà degli anni settanta, sul finire dell’epopea di Carosello, pubblicò più di un gingle ad esso associato, basti ricordare quello di Maria Rosa del carosello Bertolini. In questo disco, dopo tanto elencare ogni sorta di mezzo di locomozione, non si fa più cenno a gondole, slitte, treni o corriere, ma ci viene raccontato, finalmente a quale lontano paese ha fatto visita il nostro Miguel: “Mama mama lo sai chi c’è? Splende il sol sulla campanga, è tornato dalla Spagna, è tornato dalla Spa’!”. La troncatura oggi potrebbe facilmente far intendere tutt’altro, e cioè che Miguel sia stato in un centro benessere a farsi massaggiare e depilare, mentre sappiamo bene che era soltanto un povero peón senza il becco di un peso, e che quei pochi spiccioli che si ritrovava in tasca preferiva spenderli per le nutrienti barrette di cioccolato Talmone. E infatti, assumendo la storia quei toni surreali tipici del miglior Carosello, anche in viaggio Miguel pensa solo a mangiare e “dalla Spagna ha portato un torello ammaestrato, che per tutti fa il gelato, che per tutti fa il gela’!”. Ma anche qui le avventure sono raggruppate a due a due: il primo lato, Miguel son mi, oltre alla Spagna, vede infatti Miguel ritornare da Parigi con “D’Artagnan e i Quattro Moschettieri”; il lato B, Il ritorno di Miguel, vede invece il protagonista tornare prima col circo equestre, poi con la banda.

C’è solo da fare un appunto allo stralunato e strampalato ispano-veneto che questi personaggi di Carosello son soliti parlare: “ti no dixi niente” non è veneto, ma delle parole venete adattate alla grammatica italiana. Il veneto ha infatti una propria grammatica che prevede dei (non so come chiamarli) “rafforzativi” del soggetto: si direbbe infatti “ti non te dixi niente”.

Una curiosità: lo sapevate che la battuta “Miguel son mi!”, era recitata direttamente dalla voce dello stesso Romano Bertola?

Los Gildos Miguel son mi
(ESSE Records, ESN 1508) 7″

Los Gildos e il Piccolo Coro del Maffei Miguel son mi!
(Cetra, SPD 668, 1974) 7″

Artista sconosciuto Miguel son mi
(Signal, S672, 1976) 7″

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Responses

  1. Lo spagnolo che devia in veneto non è infrequente, vedi anche Jacovitti.
    In che senso “infanti di proprietà della Signal”? Dormivano in uno scantinato dell’etichetta e vedevano la luce solo quando serviva un coretto?!

    • Questo è quello che ho sempre sospettato, visto quanto lavoravano e a quanto poco fossero venduti i dischi.
      I cinesi hanno imparato dalla Signal.


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