Pubblicato da: F.C.N. | 11 settembre 2012

Cesso 2012

Cesso 2012

La copertina dell’album

Ne ho già scritto anni fa su Abastor Oddzine: già allora lamentavo le derive di Giovanni Lindo Ferretti e dei suoi CSI/PGR, evoluzioni che, come logica conseguenza, hanno portato in tempi recenti alla sua “riconversione” al cattolicesimo e al suo avvicinamento alla dottrina di Papa Ratzinger, tanto da venire arruolato tra le fila del quotidiano cattolico Avvenire.
Al di là delle personali scelte di Ferretti, su cui sarebbe fuorviante discutere qui, il suo percorso musicale lo ha portato a produrre, già dall’ultimo doppio album dei CCCP Fedeli alla linea, lavori che si sono discostati in modo abissale da quanto realizzato durante gli anni ottanta, tanto che l’eredità dei CCCP sembrava perduta per sempre. Così sarebbe stato, infatti, se Danilo Fatur non avesse intrapreso una carriera solista che purtroppo non ha riscosso la stessa attenzione di quella del suo ex compare di brigata (non diciamo “rossa” per non cadere in un troppo facile e traviante gioco di parole).
A me la strada intrapresa dall’ex “artista del popolo” (divertente appellativo con il quale era inquadrato all’interno dei CCCP) personalmente piace, anche se non tutte le sue creazioni sono di pari livello. Mi piace perché conserva quello spirito teatrale, stravagante, esteticamente d’impatto e musicalmente pungente, proprio dei CCCP che furono e che non sarebbero potuti essere mai più. Emana ancora quell’iridescenza che un riuscito ensemble di personaggi strambi, un miscuglio di punk e di ideologia filo-sovietica, di provincia emiliana e di Berlino, di estetica futurista e cyberpunk, di garage rock e musica da balera, seppe emanare in un bel periodo della musica italiana sotterranea.
Mi piace perché Fatur non ha scelto facili strade da rockettaro per le masse (vedi i Litfiba), né da predicatore per i sannyasin da centro sociale, che stazionano nei sottopassi ferroviari in compagnia di almeno due cani enormi e puzzolenti. Mi piace perché continua a fare quello che si sente di fare, senza compromessi, senza affettazioni, senza strizzare l’occhio alle mode né ai buonismi di certi ambienti. Insomma, perché continua a fare il Fatur, seppure aggiornando stili, sonorità, temi e ambientazioni (“Musicalmente mi porto dietro la voglia di fare musica strana ma forte com’era quella dei CCCP”, dichiara sulla sua home page). E senza voler fare l’apologia del punk duro e puro che “non tradisce l’ideale”. Niente di tutto questo, per carità!
Dopo il disfacimento dei CCCP, di cui si rammarica anche lo stesso “artista del popolo”  (“Personalmente ho grande gioia ed amarezza per come è andata a finire la storia.”), ecco che Danilo Fatur non si rassegna alle evoluzioni intraprese dai suoi ex-compagni e nel 1993 pubblica il suo primo album solista assieme al suo nuovo gruppo: Fatur & The Fax. Con brani come Berlin Nazipunk non sembra proprio di essere tornati alle origini, però è un’evoluzione dei CCCP filologicamente più corretta e interessante di quella intrapresa dagli altri soci della cooperativa rossa che ci ha regalato brani come Mi ami e Islam Punk. A questo album nel 1997 segue L’amour (su YouTube c’è Cosmic Punk) e nel 2000 Faturismo (Trabant Punk).
A dodici anni dall’uscita del precedente album, ecco il nuovo album Cesso 2012. Ma che cosa è successo a Fatur in questi anni? Dov’era finito? Era semplicemente “uscito dal giro”, come ci racconta egli stesso in Fuori dal giro (“fuori dal giro, senza un respiro, fuori dal giro, senza un sorriso”). Il nuovo disco, disponibile in CD e in mp3, affronta sonorità molto più elettroniche e dance, rispetto ai precedenti lavori e alcuni brani sembrano esplicitamente dedicati a questo “giro”: Vicolo cieco, è una litania alcolica su base dance condita da rutti (!), dedicata ai beveraggi in discoteca. Non è il migliore brano dell’album, seppure offerto all’ascolto in apertura dello stesso, mi piace molto di più la titletrack, Cesso, un rock un po’ à la Lou Reed o Iggy Pop, con una pennellata di “demenziale” (ma classificare nel genere demenziale i deliri di Fatur sarebbe riduttivo), che inneggia a rapporti sessuali nei bagni pubblici (“Vieni vieni al cesso, ti faccio vedere il sesso, guardami guardami riflesso, nello specchio rotto del tuo cesso”). Altro singolo interessante è Lui e lei (e questo è un vero e proprio video), ambientato nel buio dei divanetti di una discoteca gay: “Lei bacia lei, lui bacia lui. Lei sta con lei, lui sta con lui. […] Lei tocca la mela a lei, lui tocca la banana a lui.” Per esplodere nel ritornello “Nella discoteca gay l’atmosfera è OK. Mi hai fatto sentire una lei nella discoteca gay.” Favolosa delirante gaya follia! Mi piace poi molto Specchio (“la realtà non mi appartiene più, aspetto solo che arrivi tu”), bel brano arricchito da chitarre acide e tappeti sonori di synth, in un crescendo epico: questo sì, potrebbe essere un brano degno di ipotetici odierni CCCP. Indubbiamente il pezzo migliore di questo album e forse superiore anche ai precedenti lavori solisti di Fatur. Anzi, Olga, senti, perché non farne un singolo in vinile 7″ Cesso b/w Specchio? Eh? Dai, io sono pronto a comprarlo!
Autovelox 2012, è un altro brano interessante, remix del singolo Autovelox, di cui sono stati realizzati anche altri remix come Autovelox Aceleraciòn Version. Carine anche Aumentami (“Ti aspetto ormai da ore per una dose d’amor”) e Tango del merlo floscio. Meno interessanti Tram 69 e Topa da boutique, che prende un po’ in giro una ipotetica compassata top(a) model.
Insomma, non nascondiamoci dietro un dito: ripetere un’epica come quella dei CCCP è impossibile, il disco di Fatur non è paragonabile ai lavori di un quarto di secolo fa, però è un bell’album e già dopo il secondo ascolto, mi ritrovo a canticchiare  in macchina il ritornello di Lui e lei e Cesso. E finisco per dover riconoscere che già amo questo album di Fatur, il meno “punk” di tutti, ma forse proprio per questa curiosa nuova evoluzione, il più interessante.
Unico appunto va fatto alla confezione “poverella” del disco: custodia slim da CD-R con un pieghevole: perché in tempo di crisi discografica non si punta di più sul packaging che accompagna il supporto fonografico e che dovrebbe maggiormente invogliare all’acquisto, proprio per il suo aspetto e per il suo apporto collectible? Non lo capisco, ma del resto, la realtà non mi appartiene più…

Scheda
autore: Danilo Fatur
titolo: Cesso 2012
casa discografica: Olga Dischi Volanti
anno: 2012
formato: CD

Collegamenti
Sito ufficiale di Danilo Fatur
Olga Dischi Volanti
Danilo Fatur su YouTube
Danilo Fatur su MySpace
Danilo Fatur su Facebook
Danilo Fatur in Discogs

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