Pubblicato da: F.C.N. | 18 ottobre 2012

Scacco alla regina

Scacco alla regina - locandina

La locandina del film

Silvia (Haydée Politoff) è una ragazza inquieta, che si immagina al centro di complesse e sofisticate fantasie erotiche, nelle quali viene legata e costretta a subire le più raffinate sevizie da parte di personaggi surreali. Fa una vita comoda, Silvia, una vita che non soddisfa il suo desiderio di sottomissione, così la necessità di cambiare la spinge a farsi assumere da Margaret (Rosanna Schiaffino), attrice viziata ed egocentrica che infligge alle sue dipendenti sottili crudeltà.
È il posto ideale per la masochista Silvia che provoca Margaret in tutti i modi, così da farsi punire, legare e usare come oggetto (viene persino esposta nuda coperta di gesso agli ospiti dell’attrice, fingendo di essere una statua). Crudeltà che si inaspriscono col passare del tempo, ma che trovano la soddisfazione della vittima, che si dimostra essere la vera artefice del gioco (come sempre nelle relazioni di questo tipo).
La relazione tra serva (schiava) e padrona si fa col tempo sempre più morbosa, mascherando in questo rapporto una tensione omoerotica che finirà per palesarsi in un clamoroso bacio lesbico tra Haydée Politoff e Rosanna Schiaffino. Ma Margaret non è disposta a riconoscere la propria omo/bisessualità e decide così di vendere la schiava in un’asta destinata ad una ristretta cerchia di amici danarosi.
Nel finale Margaret rivela a Silvia che è tutto finto, che lei in realtà può tornare a casa quando vuole, non è veramente una schiava. Ma Silvia ha sempre anelato a questo ruolo, ne prova piacere, è il suo status ideale che la pone al riparo dal mondo esterno, proteggendola e facendola sentire al sicuro, perché è la condizione in cui si possono delegare responsabilità e obblighi a chi domina, permettendo allo schiavo di godere dei privilegi della sua condizione.

Le fantasie erotiche di Silvia

Le fantasie erotiche di Silvia

Il film è pervaso da atmosfere torbide, da una costante, allucinata perversione, incarnata in modo implicito dal rapporto tra Silvia e Margaret, un sottile gioco di schiavitù volontaria, e in modo più perverso e visivamente esplicito dalle fantasie erotiche di Silvia, che la vedono nei ruoli di schiava, prigioniera, vittima di torture, pietanza di un pranzo cannibale, pony girl. Tutte le classiche fantasie dell’immaginario sadomasochista e feticista, che vengono rappresentate qui in modo elegante e onirico, e che sembrano scaturire da uno di quei fumettoni erotico-psichedelici di fine anni sessanta, quali potrebbero essere Barbarella, Les aventures de Jodelle, Lolly-Strip (o una delle altre opere di quel genio di depravazione che è stato George Pichard) e, ça va sans dire, le avventure fantastico-oniriche di Valentina di Crepax.

L’erotismo è ben presente in questa pellicola, è un erotismo ancora soffuso (siamo nel 1969), velato e la Politoff si mostra nuda costantemente – ma mai senza mutandine – non così la Schiaffino, che non esibisce mai un nudo frontale, solo qualche velatura, da cui per altro si scorge ben poco: anche questo ben rappresenta il rapporto tra padrona e schiava, dove anche la nudità è un modo per indicare chi domina e chi viene dominato. Insomma roba che al giorno d’oggi ci sogniamo, costretti invece a sorbirci robaccia come Tutte le sfumature…, di cui per altro presto o tardi c’è da aspettarsi una noiosissima trasposizione cinematografica (cioè, dopo tonfi clamorosi quali Le età di Lulù, Il macellaioMelissa P., non credo che il cinema erotico-letterario abbia alcuna speranza di risollevarsi).

Margaret con uno dei suoi due amanti

Margaret con uno dei suoi due amanti

Scacco alla regina è un film praticamente introvabile, non è mai stato pubblicato in home video in nessun formato ed è irreperibile attraverso ogni altro canale. Ed è un peccato, perché il film è interessante, condito di visioni psichedeliche, atmosfere sofisticate ed eleganti, design retro-futurista e costumi bizzarri, oltre che di un sottile, morboso, feticismo.
Insomma, è un film che va visto, non è ironico come un La matriarca (il precedente lavoro dello stesso regista), ma come atmosfere siamo lì. Troppo leggermente lo si affianca a Histoire d’O, ma a parte che qui l’erotismo è molto meno esplicito e anche le torture sono assai più delebili, siamo molto ma molto più dalle parti de Il servo (The Servant, 1963), di Joseph Losey con Dirk Bogarde e James Fox, soprattutto per la confusione e lo scambio di ruoli tra dominante e dominato che porta a chiedersi chi sia veramente a guidare il gioco in un rapporto di sottomissione e, naturalmente, per la tensione omoerotica della storia.

L'asta finale della schiava

L’asta finale della schiava

Scacco alla regina è un film visionario, le sequenze delle fantasie erotiche di Silvia, come detto, sono favolose e molto “fumettose”, girate con maestria e pervase di un erotismo psichedelico e feticista davvero ben assemblato. Dal punto di vista della fotografia va ricordata la scena finale della “vendita della schiava”, che non ha niente da invidiare al miglior Greenaway, sembra infatti presa da I misteri del giardino di Compton House o da Il ventre dell’architetto: la tavolata che ospita i compratori (e che può facilmente portare alla mente le tavolate di Il cuoco, il ladro, sua moglie e l’amante: sicuri sicuri che Greenaway non abbia mai visto questo film?) è posta ai piedi di una scalinata barocca, in una inquadratura perfettamente simmetrica, in uno di quei quadri caratteristici del cinema “architettonico” del regista britannico di ben vent’anni dopo.
A discapito del film c’è da dire che gli attori, soprattutto le due protagoniste, la Schiaffino e la Politoff, per quanto brave, non sono molto nella parte. Nella parte di Margaret avremmo visto molto più un’attrice come Florinda Bolkan, ad esempio, oppure Marisa Mell. Difficile invece pensare, nel ’69, chi poteva interpretare la parte di Silvia… azzardo? Ely Galeani? Molto più nella parte Romolo Valli, che però, si vede troppo poco nel film. Non sempre il film riesce a essere scorrevole ed efficace, ma certo non annoia e ha superato degnamente la “prova del sonno”: se non mi addormento davanti a un film alle nove di sera, con addosso del sonno arretrato, allora significa che il film è ben fatto, incuriosisce riuscendo a coinvolgere e a tener desta l’attenzione dello spettatore.

Il film è tratto da un romanzo di Renato Ghiotto scritto nel 1967 e raramente ristampato, ma si trova facilmente sia su eBay che su Comprovendolibri.it. In Archivio è presente una copia del libro, ma confesso di doverlo ancora leggere, riservandomi perciò un aggiornamento futuro.

Ah, esistono altri due film con lo stesso titolo, uno dei quali è un porno diretto da Riccardo Schicchi nel 2001, con protagonista Eva Henger: non fatevi ingannare, non c’entra niente né col libro di Ghiotto né con questa pellicola.

Scheda tecnica
titolo: Scacco alla regina
regia: Pasquale Festa Campanile
anno: 1969
paese: Italia/Germania Ovest
soggetto: Renato Ghiotto (tratto dal romanzo omonimo del 1967)
sceneggiatura: Tulio Pinelli, Brunello Rondi
cast: Haydée Politoff, Rosanna Schiaffino, Romolo Valli, Aldo Giuffrè, Gabriele Tinti
musiche: Piero Piccioni

Collegamenti
Scacco alla regina nell’IMDB
Scacco alla regina nel blog di The Mefi

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