Pubblicato da: F.C.N. | 22 novembre 2012

I figli di Medea

I figli di Medea

Titoli di testa

I figli di Medea è uno strano, insolito prodotto televisivo di fine anni cinquanta, frutto del nuovo media da poco inaugurato in Italia, ma assai lungimirante e profetico in merito all’avvenire dello strumento di comunicazione più diffuso e più penetrante. Si tratta non di un semplice sceneggiato televisivo a tema mitologico, come lascerebbe intendere il titolo, ma di un autentico evento mediatico ingannevole in cui la finzione compenetra la realtà. L’illusione sta nell’interrompere il “teledramma” (o “mito interrotto”, come verrà definito alla fine) per un falso collegamento in diretta che coinvolge la protagonista dello stesso, una superba Alida Valli nella parte di Medea, con lo scopo di aiutare a ritrovarne un, in realtà inesistente, figlio avuto dall’improbabile unione con l’attore Enrico Maria Salerno. Quest’ultimo appare in video sconvolto producendosi in un lucidissimo monologo che si prefigge di mettere in guardia il telespettatore dal pericolo rappresentato da un uso malevolo e ingannevole dei mezzi di comunicazione. Pericolo che, in un doppio gioco di specchi, è abilmente illustrato proprio dallo stesso programma televisivo, che ci fa credere come reale una pura finzione, qualcosa di costruito a tavolino e recitato da attori professionisti. Questo è l’allarme che, rimandando a un’altra figura mitologica, la, inascoltata, Cassandra sacerdotessa di Troia che ne aveva previsto la tragica fine, I figli di Medea intende infatti lanciare, quasi a volerci dire: attenti, quello che noi stiamo facendo per scherzo, nel prossimo futuro qualcuno potrebbe farlo sul serio, usando il mezzo televisivo per ingannarvi, portandovi a credere come vere informazioni e situazioni fasulle.
L’illusione viene magistralmente orchestrata da Vladimiro Cajoli, giornalista e sceneggiatore che aveva già lavorato nel cinema e che arriva a lavorare in televisione proprio grazie a questo script, presentato al Concorso Nazionale Originali Televisivi della Rai e da questi vinto, in combutta con Anton Giulio Majano, a cui il soggetto viene proposto e che accetta di buon grado. Majano, già regista e sceneggiatore cinematografico fin dalla fine degli anni trenta, è uno dei primi entusiasti artisti coinvolti alla neonata televisione italiana, e si dedicherà esclusivamente a dirigere sceneggiati televisivi: comincia con un adattamento del romanzo Piccole Donne nel 1955 e già nel 1956 produce un primo cult, L’Alfiere. In seguito Cajoli continuerà a lavorare per la televisione, scrivendo ancora per sceneggiati e serie televisive, e così Majano infilerà, soprattutto negli anni sessanta, un successo dietro l’altro, basti citare La cittadella (1964), La donna di fiori (1965, facente parte della saga del Tenente Sheridan), La freccia nera (1968), E le stelle stanno a guardare (1971), Qui squadra mobile (1973 e 1976, il poliziottesco in tv!), eccetera.

I figli di Medea

L’annunciatrice Nicoletta Orsomando

È il 9 giugno del 1959 quando il meccanismo abilmente costruito da Vladimiro Cajoli e Anton Giulio Majano viene messo in moto e la beffa va in onda sull’allora unico, monolitico Programma Nazionale (il successivo Primo Canale e l’attuale Rai 1). La “signorina buonasera” Nicoletta Orsomando appare in video anticipando ciò che stiamo per vedere: una versione del mito di Medea che, abbandonata da Giasone, fa strage dei propri figli. La versione, dice, non si rifà ai modelli tragici, ma ad Apollonio Rodio e al terzo libro delle Argonautiche, e l’annunciatrice ne consiglia  infine la visione “ai soli spettatori adulti”. Un errore non permette di comprendere distintamente le prime parole da lei proncunciate, perché il microfono era troppo lontano o spento. Che questo sia voluto o no, comunque, spesso, per tutta la durata della trasmissione, finti errori vengono inseriti qua e là apparentemente a caso. La maestria di Majano sta proprio nel saper rendere credibilmente improvvisato ciò che stiamo vedendo, inserendo abilmente imprecisioni, inquadrature fuori centro, sfocature, elementi inattesi che entrano in campo, in un’opera elegantemente congeniata: da notare ad esempio la studiata simmetria delle immagini e delle luci non solo del “mito”, ma anche della “interruzione”.
Il ruolo  stesso dell’annunciatrice Nicoletta Orsomando è fondamentale per rendere la “truffa” credibile: lei presenta la finzione come se si trattasse di un reale sceneggiato televisivo, per poi riapparire scusandosi per l’interruzione, spiegando l’accaduto e introducendo il dottor Vinciguerra e il professor Vailati. Infine è sempre la Orsomando a svelare la beffa, che viene definita “mito interrotto”, presentando gli attori e del “mito” e della “interruzione”.
La Orsomando, allora già popolare, contribuisce a dare credibilità alla messa in scena, rendendo plausibile l’interruzione dello sceneggiato e il collegamento con Enrico Maria Salerno. Lei è infatti l’unico personaggio a collegare la finzione alla realtà, mentre gli altri sono attori  (compresa la bravissima Elvira Betrone nel ruolo della vecchia signora cui si rivolge Salerno nel suo monologo). Il telespettatore conosce la Orsomando, che entra abitualmente nei bar e nelle case dei pochi italiani che hanno allora la possibilità di potersi permettere l’acquisto di un apparecchio televisivo: l’annunciatrice è percepita come un personaggio “reale”, affidabile, egli è perciò disposto a compiere un atto di fede, accettando che quanto da lei affermato (e presentato) non possa essere altro che vero. In base a questo credo niceno, tutto ciò che ne consegue non può che essere a sua volta credibile, e pertanto l’intera costruzione della beffa sta in piedi proprio grazie alla presenza rassicurante della “signorina buonasera”.

I figli di Medea

Il professor Vailati e il dottor Vinciguerra

A ulteriore garanzia della credibilità della faccenda sono i nomi, anzi, meglio, i “titoli”, dal momento che i nomi sono di fantasia, dei due massimi esperti che vengono chiamati a presentare il collegamento con il rapitore: il dottor  Vinciguerra e il professor Vailati, il primo un presunto funzionario di polizia che chiederà di chiamare il numero 696, il secondo uno psichiatra. Non ci possono essere altri dubbi, dunque, se persino la “Scienza”, quella con la “S” maiuscola, è stata chiamata in causa, deve essere per forza tutto vero. Pochi potrebbero accorgersi allora che in realtà i due “titolati” non sono altri che i capaci attori Tino Bianchi e Ferruccio De Ceresa, che avremo modo di apprezzare nei decenni successivi nei tanti piccoli capolavori televisivi che il genere dello sceneggiato produrrà. E così è un attore anche il commissario della polizia, si tratta di Sergio Rossi, che ritroveremo nel fantascientifico e cult Gamma, nella parte del Professor Duval.
Grazie a questa serie di stratagemmi la beffa sta in piedi e funziona, i telespettatori ci credono: pensano veramente di stare assistendo a un collegamento in diretta, pensano realmente che Enrico Maria Salerno abbia rapito il figlio avuto con Alida Valli e che questo fanciullo sia in pericolo di vita, e provano ansia e preoccupazione per lui, tanto da spingersi a telefonare ai centralini della Rai o a quel fantomatico “696” per segnalare presunti avvistamenti o per chiedere informazioni del bambino. Solo che il “696” rispondeva per davvero a un numero di telefono: era quello dell’Ospedale delle Madonnette di Torino, che quella sera viene letteralmente inondato di telefonate, nonostante il dramma si stia consumando a Roma e non nella città piemontese (ma, essendo nata la TV a Torino, forse molti pensavano ancora che la sua sede non si fosse trasferita nella capitale).
E non è certamente solo il pubblico degli anni cinquanta, ingenuo e ai primi approcci con il catodo, ad essere così facilmente ingannabile: questo I figli di Medea, se visto ai nostri giorni senza sapere di che cosa si tratta, non conoscendo che i due attori più importanti, Salerno e la Valli, non avendo una cultura in fatto di sceneggiati televisivi e perciò non riconoscendo gli altri attori, può facilmente far cadere nel tranello e far credere come reale la telecronaca costruita invece in studio. E senza spingerci in discusse teorie di complotto, a riprova di questo lo è il fatto che molte sono le persone che oggi credono ancora “tutto vero” quanto trasmesso dalla televisione, compresi quegli show dove persone discutono animatamente e litigano in diretta, i cui dialoghi sono scritti da autori appositamente stipendiati e dove spesso queste presunte “persone della strada” sono invece attori sconosciuti ai più che interpretano una parte: soprattutto gli show più popolari e seguiti, sono meccanismi ben oliati dove tutto deve funzionare alla perfezione e anche gli interventi di ospiti illustri sono spesso opera di autori che lavorano dietro le quinte.

Medea e Calciope

Calciope e Medea

Partono i titoli di testa: una carrellata sulla scenografia “mitologica” che si svolge tra rocce di carta pesta e un tempietto ellenico sorretto da quattro cariatidi. In questo scenario ameno, anzi, alieno e quasi metafisico, arrivano Afrodite ed il figlio Eros, impegnati in un battibecco domestico. Eros è interpretato da Elio Lo Cascio, attore in erba protagonista di una manciata di originali televisivi negli anni sessanta che ne fa un insopportabile bimbetto antipatico e saputello; ignoriamo se sia lo stesso Elio Lo Cascio che appare ne I cento passi (secondo l’IMDB sembrerebbe di sì) e se sia in qualche modo parente dell’attore Luigi Lo Cascio, protagonista principale della stessa pellicola diretta da Marco Tullio Giordana. Afrodite invece è Rita Savagnone, attrice rimasta legata alla televisione italiana, attualmente impegnata nella serie I Cesaroni. Uscita di scena la divinità, entrano le figure mitologiche di Medea (Alida Valli) e Calciope (Marta Melocco): Medea sta attendendo l’arrivo di un messo di Giasone, che si manifesta nella figura del piccolo Eros. Ma l’attrice appare visibilmente turbata, sull’orlo delle lacrime, inciampica, non ricorda le battute, risponde fuori tempo e si ferma a rimuginare sul fatto che il messo sia un bambino:  “un bambino non può… non dovrebbe…”
Si odono concitate voci fuori campo, la trasmissione viene interrotta e sullo schermo si presentano il professor Vailati e il dottor Vinciguerra. Mentre Vailati è impegnato a impartire sintetiche istruzioni per telefono, Vinciguerra rivolge un appello accorato direttamente in camera:  “un bambino è in pericolo […] è molto ammalato, perché viva deve ricevere ogni sei ore un certo medicamento mediante iniezione. La sesta ora è ormai  trascorsa, ma il bambino può essere salvato purché sia restituito ai medici entro il più breve lasso di tempo.” Il rapitore è il padre stesso del bambino, il “noto” attore Enrico Maria Salerno, che si rifiuta di fornire l’ubicazione del figlio. In cambio chiede di poter parlare in televisione, che allora corrispondeva a rivolgersi direttamente all’intera nazione.

Enrico Maria Salerno e il commissario

Enrico Maria Salerno e il commissario

Ci si collega con il bar della sede Rai, dove si trovano Salerno, il commissario della polizia, alcuni agenti e una nutrita folla di curiosi. Come se si trattasse di un precursore di Chi l’ha visto?, viene mostrata la foto del bambino dopodiché il commissario esibisce l’attore e rincalza la dose, rivolgendosi anch’egli al pubblico televisivo: “se conoscete quest’uomo, se l’avete visto entrare di recente in un’abitazione solo o con un bambino, telefonate subito al 696”. Il campo viene lasciato libero a Enrico Maria Salerno, che ha ora carta bianca e può dire tutto quanto gli passa per la mente.
“Eh, signora mia, le madri non esistono più”,  sono le prime parole che l’attore rivolge ad una vecchietta che sembra uscita da una piéce teatrale di Luigi Pirandello, e che viene magistralmente interpretata dalla bravissima Elvira Bretone, attrice teatrale, cinematografica e televisiva di lunga carriera. Salerno incomincia così un monologo che inizialmente verte sulla sua relazione con la “moglie” e sul rapporto tra questa e il figlio, sul loro ruolo di genitori, sul ruolo della madre che egli considera una madre inesistente, dai mille volti, perché attrice e come tale assente: “la madre non c’è, ci sono cento donne e tutte egualmente false, che folleggiano intorno aquesto bambino, oggi è Medea, ieri è stata Margherita, domani sarà Cleopatra, ma ieri, oggi, domani, non è mai stata né mai sarà nessuna che sia veramente lei”.

Alida Valli

Alida Valli mentre risponde al “marito”

Da qui il discorso comincia a scivolare sul ruolo dei mass media e delle persone (nello specifico degli attori) che ci lavorano, e che sottostanno alle perverse regole di uno “strumento di corruzione”. “Attori che non sono attori, copioni che non sono copioni”, esclama Enrico Maria Salerno nel suo lucido delirio: quale migliore e più azzeccata descrizione di ciò che stiamo vedendo? Sì, ma anche e soprattutto una azzeccata descrizione di quello che decenni dopo sarebbe stata la televisione, la televisione attuale: non troviamo in questo periodo la perfetta definizione di reality, programmi di intrattenimento, show in tempo reale… Programmi vuoti e inutili che riempiono i palinsesti televisivi e che non hanno altro scopo se non quello di magnetizzare il pubblico su quel canale? Trasmissioni fini a se stesse che in cambio non danno nulla, se non sterili e interminabili discussioni, spesso urlate a più voci che si sovrappongono e atte a emozionare, non a fornire una qualsiasi conoscenza…
Il monologo di Salerno ha appena cominciato a spiccare il volo che viene annunciato il ritrovamento del bambino e perciò egli viene immobilizzato, la linea interrotta e passata nuovamente a Vinciguerra e Vailati che cercano di riassumerne l’accaduto e darne una qualche vaga spiegazione scientifica.

Enrico Maria Salerno

Enrico Maria Salerno brucia il giornale

Ma ecco che viene trasmessa una velina a Vinciguerra e la linea passata nuovamente al bar della Rai: Enrico Maria Salerno ha estratto una rivoltella che aveva nascosta e ora minaccia di togliersi la vita se non lo lasceranno parlare. E anche in questo possiamo vedere l’ennesima previsione del futuro: persone disposte a tutto pur di apparire in televisione, anche uccidersi, o togliersi la vita nel momento in cui questa esposizione mediatica viene meno. L’apparizione fine a se stessa, non importa se si sappia fare qualcosa, l’importante è apparire, apparire con il solo fine di apparire: “non il cane che morde l’uomo, ma l’uomo che morde il cane, questo per i giornalisti è notizia; e allora […] diffondete pure questa notizia e vedrete che cento uomini morderanno cani”.
La parte più interessante, maggiormente profetica, una riflessione sul ruolo della stampa scritta, operata proprio da parte di un giornalista (Vladimiro Cajoli, infatti, prima che autore televisivo è giornalista), viene ora: “Ecco le ragioni della mia protesta: il teatro, il cinema, i libri, la scienza, le scuole, i giornali, soprattutto i giornali, stanno distruggendo lo spirito dell’uomo”, afferma solennemente Salerno. Egli sente su di sé una parte di responsabilità di questo sfacelo (“noi [attori] siamo diventati uno strumento di corruzione”) e quindi si ritiene in obbligo di compiere un’azione di protesta. La sua personale forma di protesta quotidiana è infatti quella di bruciare un giornale, senza neanche leggerlo, senza neppure aprirlo, non per “protesta politica”, ma per “protesta morale”.
Secondo il personaggio, sono i quotidiani, infatti, che, sotto lo scudo della libertà di informazione, sfruttano le notizie clamorose con il solo scopo di vendere più copie e sbaragliare la concorrenza, strumentalizzando quindi le notizie e dando rilievo morboso agli avvenimenti più fenomenali, ai delitti più efferati, abbondando dei dettagli più macabri, con il fine di emozionare, quindi di attrarre il pubblico, e con la responsabilità, non da meno, di distrarre, svuotando le menti dei lettori, del pubblico di lettori che li segue.

Il medico somministra il farmaco

Il medico somministra il farmaco

E la televisione certo avrà il suo ruolo, anzi, diverrà dominante, in futuro: Enrico Maria Salerno profetizza che quella tra i mezzi di comunicazione sarà una bella gara “a chi le dice più grosse”, perché la televisione “ha un vantaggio incalcolabile, rispetto a quegli altri, che arriva dappertutto, incontrollata dappertutto”. Essa diverrà infatti le “pareti salotto” previste da Ray Bradbury nel suo Fahrenheit 451, una televisione invadente, onnipresente, che tutti seguono sempre e comunque, ma che non dà in cambio nulla, solamente un vacuo intrattenimento costituito da una commistione tra soap-opera e reality show, con cui il pubblico da casa interagisce. Uno sterile intrattenimento che ha lo scopo di riempire la vita (e la mente) delle persone con delle emozioni artificiali, così da allontanarle da una qualsiasi forma di pensiero individuale.
Nel mezzo del monologo, un medico in loco somministra un medicinale (presumiamo un barbiturico), diluendolo nell’acqua che Salerno ha chiesto per dissetarsi. Da notare che questo ci viene mostrato inquadrando la mano del medico che distilla le gocce nel bicchiere d’acqua di Salerno, cosa che non verrebbe mai fatta se il caso fosse reale (pensate solamente alla mastodontica telecamera dell’epoca puntata sul bicchiere, che farebbe sorgere un quantomeno vago sospetto anche al mitomane più allucinato, nonostante questi sia preso dalla sua disquisizione sui massimi sistemi).
Così, dopo il fallito tentativo da parte di un poliziotto di immobilizzare l’attore, eccolo vacillare, perdere lucidità, abbandonare la rivoltella su un tavolino e infine accasciarsi in un angolo della terrazza del bar. Il soliloquio è finito, si sbaracca, si torna alla normalità, ma nella conclusione, anche l’eminente professor Vailati non può che riconoscere la verità dell’allarme lanciato da Salerno e chiedersi angustiato se sapremo difenderci dal pericolo poc’anzi annunciato.

La foto del bambino

La foto del bambino

I figli di Medea si rivela così anticipatore della tanta “real tv” dei giorni nostri, che la maggior parte delle persone, appunto, interpreta e commenta come vera, ma che vera non è, essendo costruita ad arte da staff di autori, scenografi, montatori, produttori, fotografi, registi… È certamente capace di anticipare gli show con intervento del pubblico da casa: porta subito alla mente, infatti, Chi l’ha visto?, ma anche altre cronache in diretta in cui si tenta disperatamente di salvare una vita umana. Personalmente mi ha fatto ricordare il caso dell’incidente di Vermicino, che, nel giugno del 1981, tenne incollata mezza Italia nottetempo agli schermi televisivi mostrando in tempo reale i tentativi di salvataggio, e il loro puntuale fallimento, del piccolo Alfredo Rampi.
Inevitabile inoltre l’accostamento di quest’opera a La guerra dei mondi, la trasmissione radiofonica di Orson Welles che il 30 ottobre del 1938 gettò nel panico l’America del New Deal facendole credere che i dischi volanti marziani stessero realmente atterrando nel New Jersey – e che, secondo Aldo Grasso nella sua Enciclopedia della televisione Garzanti del 1996, avrebbe ispirato gli autori i quali addirittura, secondo Giorgio Carbone e Leo Pasqua nel loro Dizionario della TV SugarCo del 1992, avrebbero mirato consapevolmente a imitarne l’effetto. Non è sbagliato, ma I figli di Medea va accostato, soprattutto, a lungometraggi lungimiranti (lungimetraggi?) che trattano dell’inganno dei mass media, dei loro reali scopi (economici) e delle truffe mediatiche. Mi vengono in mente film come Quinto potere (Network, 1975, regia di Sidney Lumet), Quiz Show (1994, regia di Robert Redford) e Sesso & potere (Wag the Dog, 1997, regia di Barry Levinson), tutti film che puntano le luci sulle falsificazioni – possibili o reali – del mezzo televisivo, sulla realtà manipolata per tornaconto dell’editore o di qualche personaggio influente, su come tutto quanto si veda in televisione possa essere abilmente costruito a tavolino. Infine, giusto per non tirare in ballo solo titoli americani, va citato anche Signore e signori, buonanotte (1976), film collettivo e capolavoro della satira italiana anni settanta su un (allora) ipotetico terzo canale Rai, anche se qui, più che i retroscena della televisione e dell’informazione, si svelano quelli della politica.

In conclusione vien da chiedersi chi siano i “figli di Medea” del titolo. I “figli di Medea” siamo noi, sono i telespettatori, che l’indegna madre televisiva, al tempo “Mamma Rai”, ma più estesamente tutti i mezzi di informazione, imola quotidianamente in olocausto al sensazionalismo, allo share, al sottrarre qualche telespettatore in più a questo o quell’altro media. E se mentre nel 1959 questo allarme viene gridato, serbando però la speranza che i futuri telespettatori sappiano difendersene, oggi, più di cinquant’anni dopo, non possiamo che registrarlo rassegnati come una indovinata profezia.

Scheda
titolo: I figli di Medea
regia: Anton Giulio Majano
anno: 1959
paese: Italia
sceneggiatura: Vladimiro Cajoli
interpreti: Alida Valli, Enrico Maria Salerno, Tino Bianchi, Ferruccio De Ceresa, Nicoletta Orsomando
prima trasmissione televisiva: 9 giugno 1959
canale: Programma Nazionale (Rai1)

Collegamenti
I figli di Medea
su Wikipedia
Scheda su I figli di Medea dell’Internet Movie Database
Scheda su I figli di Medea nel sito tributo a Enrico Maria Salerno
Scheda su I figli di Medea in Teatri di Vita
Scheda su I figli di Medea in Il Davidotti
Estratto de I figli di Medea con testimonianze su YouTube

Annunci

Responses

  1. Interessante, grazie per l’informazione.

  2. Conosco questo originale televisivo da un bel po’, il primo passaggio televisivo fatto da Ghezzi credo fosse nella prima metà degli anni novanta. I figli di Medea mi rapì fin dai primi fotogrammi (o essendo in formato elettronico dovrei parlare di Hertz?), e per un buon quarto d’ora devo confessare che ho creduto fosse reale. Non avevo allora la conoscenza degli sceneggiati che ho oggi e perciò gli attori che interpretano i vari personaggi della “interruzione” non li conoscevo, a parte la Valli e Salerno, di cui comunque ignoravo la biografia e perciò ero disposto a credere che fossero sposati e avessero un figlio.


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: