Pubblicato da: F.C.N. | 11 luglio 2013

La Bibbia in diorami

Pronti per guardare le storie della Bibbia?

Pronti per guardare le storie della Bibbia?

Il prestigioso sistema stereoscopico View-Master è un qualcosa che ci affascina magneticamente, ci seduce e ci incanta irresistibilmente. È un gioco? Lo è davvero? Voglio dire, è davvero soltanto un balocco e niente più? Non lo credo. Il View-Master nasce infatti come un sistema di intrattenimento rivolto a tutta la famiglia, genitori quanto figli, adulti quanto bambini. Era, alla sua nascita e almeno fino agli anni sessanta, cioè fino alla completa affermazione del mezzo televisivo in USA ed Europa, una finestra sul mondo aperta in tutte le case. Poco costoso e con un’ampia gamma di visioni possibili. Il View-Master intratteneva, divertiva, istruiva (sì, avete letto bene, istruiva), raccontava e riportava cronache di avvenimenti importanti, più raramente mostrava anche la pubblicità… insomma, esattamente ciò che il catodo sarà pochi decenni dopo la nascita del “binocolino” stereoscopico.
Una volta preso il sopravvento, la tv ne ha scalzato via via il suo ruolo di mezzo di intrattenimento e di media, relegandolo sempre più al mero giocattolo. Video killed the View-Master star. A tutt’oggi continua a venir prodotto dalla Fisher-Price, una sussidiaria della Mattel, ed è persino recentemente tornato sugli scaffali dei negozi di giocattoli anche in Italia (andate a farvi un giro: c’è), ma è appunto un giocattolo destinato all’infanzia, anzi, alla prima infanzia: la Fisher-Price è infatti specializzata in prescolastici, ed è quindi emblematico che il nostro amato stereoscopio venga distribuito da tale marchio.
Etichettato quindi come giocattolo, è perciò snobbato da quei “grandi” che hanno represso la loro anima bambina, e che si trastullano invece con intrattenimenti adulti di tutt’altro orientamento, onde dimostrare di essersi completamente emancipati da quegli strumenti atti a destare stupore e meraviglia attraverso l’ingenua magia data dall’illusione ottica… e così eccoli armeggiare con complessi megaschermi digitali LED in 3D. Come dire che il gioco è cresciuto assieme al bambino che lo usa, ma che la sostanza non è cambiata: il bimbo di quarant’anni fa si estraniava dalla realtà con le favole stereoscopiche del View-Master, il bambino cresciuto di oggi si estrania dalla realtà con le favole stereoscopiche del televisore 3D. Cos’è Avatar se non un favola in diorami per stereoscopio evoluta a blockbuster di massa?

Scena da The Easter's Story

Scena da The Easter’s Story

Di sistemi stereoscopici mille ce n’è, e con i supporti più svariati, molti dei quali imitazione stessa del View-Master (e con esso interscambiabili) o del Tru-Vue, suo diretto concorrente, prima, e, una volta acquisito dalla Sawyer’s, suo marchio di “seconda scelta”. Tutti hanno le loro immagini da mostrare, ma cosa che ha fatto il View-Master per primo è stata quella di raccontare. Non si è limitato infatti a mostrare delle immagini 3-D, per quanto belle, ben fatte, con colori saturi e luminosi (prima i sistemi stereoscopici erano tutti in bianco e nero, sebbene avessero cominciato a utilizzare già la pellicola positiva come supporto), cioè non si è limitato a stupire, ma è voluto andare oltre, cioè narrare, mettere in sequenza una serie di immagini, aggiungendo delle didascalie e in seguito unendo ai dischetti anche un libretto, così da produrre un racconto, una storia.
Tutto questo non vi ricorda gli esordi del cinema? E ancor prima, nel cosiddetto precinema, la parabola della lanterna magica? Tutti i sistemi di intrattenimento sembrano percorrere il medesimo sentiero: nati per stupire attraverso la loro “magia”, si trasformano successivamente in mezzi per raccontare delle storie. Si pensi ad esempio che, nell’ultimo periodo della sua vita, con la lanterna magica venivano proiettati dei racconti attraverso una sequenza di fotografie, cioè dei veri e propri fotoromanzi ante litteram, i cui interpreti, in seguito, sono spesso passati al nascente cinema.
Così il View-Master, grossomodo a partire dai primi anni del dopoguerra, comincia a produrre i primi racconti in forma di diorama, cioè ambientazioni costruite in studio attraverso materiali plastici e popolate di figurine statiche, modellate da quelli che, in capo a pochi anni, diventeranno dei veri e propri artisti di questa forma d’arte, che niente ha da invidiare al mondo della stop-motion. Questi diorami venivano poi fotografati in rilievo, attraverso l’uso di una fotocamera a obiettivo singolo, anziché di una fotocamera stereoscopica, facendo slittare lateralmente l’apparecchio e scattando due fotografie separate, così da ottenere le due immagini parallele riprese da due punti di vista differenti.
Ciò si rendeva indispensabile per ovviare all’eccessiva distanza tra due fotocamere affiancate o tra i due obiettivi di una fotocamera stereoscopica, dato che, nelle immagini macro, con tale sistema è impossibile mantenere una convergenza ottimale, e nella visione gli occhi non riuscirebbero a far convergere le due immagini parallele in un unico oggetto, ma restituirebbero una visione “sdoppiata”. È la stessa cosa che accade quando avvicinate un oggetto agli occhi: a una certa distanza non vedete più un oggetto tridimensionale, ma due oggetti senza alcun rilievo.
Si pensi in questo caso anche alle soluzioni adottate da Hitchcock per le riprese stereoscopiche del suo unico film 3D, Il delitto perfetto: nei titoli di testa, dove vediamo un dito comporre un numero sulla ghiera del telefono (ricordiamo che il titolo originale del film è Dial M for Murder), per poter ottenere l’effetto 3D di un’immagine così ravvicinata, Hitchcock è dovuto ricorrere al trucco di costruire un telefono e un dito enormi, tali da poter essere ripresi con una cinepresa stereoscopica, che in quegli anni significava utilizzare due cineprese 35mm affiancate, che già erano belle grandi, immaginiamo poi se si voleva riprendere in technicolor
In conclusione in questo modo si ottenevano degli stereogrammi paralleli con una tridimensionalità comunque accentuata, poiché la distanza tra i due scatti non corrispondeva alla reale distanza tra gli occhi umani (questo tipo di effetto assume tecnicamente il nome di stereoscopia artificiale), ma comunque con un ottimo effetto tridimensionale.

Florence Thomas

Florence Thomas

I primi racconti di questo tipo sono grezzi, alcuni, bisogna dirlo, proprio brutti. Bisogna attendere l’arrivo di Florence Thomas negli studi della View-Master di Portland nel 1946 per veder realizzati i primi diorami di qualità. A Florence Thomas dobbiamo opere quali Mother Goose Rhymes (Le filastrocche di mamma oca), la favolosa versione per View-Master (non ispirata al cartone Disney, per intenderci) di Snowhite and the sever dwarfs (Biancaneve e i sette nani), Alice in Wonderland (Alice nel paese delle meraviglie) e Alice through the looking glass (Alice attraverso lo specchio, non distribuito in Italia), Cinderella (Cenerentola) e via dicendo. Fiabe che via via, negli anni, assumono un sempre maggiore realismo e una più grande magia.
Apprendista e successore di Florence Thomas è Joe Liptak, che realizza alcuni diorami favolosi, ripresi con una cura e una fotografia insuperabili. A lui dobbiamo soprattutto le magiche trasposizioni di alcuni classici cartoni Disney (dal ’51 la Sawyer’s, allora detentrice del marchio View-Master, aveva acquisito la rivale Tru-Vue e con essa i diritti alla riproduzione dei personaggi del vecchio Walt), tra cui soprattutto i bellissimi The Jungle Book (Il libro della giungla), Robin Hood e Peter Pan.

Joe Liptak

Joe Liptak

Accanto a tutti questi capolavori, destinati certamente in prima istanza al pubblico infantile (ma non per questo disdegnati dagli adulti, anzi), con lo scopo di intrattenere, divertire, coadiuvare i genitori nel raccontare la fiaba per far addormentare i figli, viene ad aggiungersi anche una serie di storie tratte dalla Bibbia e rappresentate attraverso questa straordinaria tecnica, che a tutt’oggi incanta e stupisce come nessun altro mezzo stereoscopico sa fare. La magia dei diorami realizzati tra gli anni cinquanta e settanta dagli artisti di Portland, nulla ha da invidiare alle moderne tecnologie in CGI, al moderno 3D, anzi, sa essere ben più straordinaria e incantevole, grazie proprio alle tecniche artigianali e alle tecnologie analogiche impiegate.
Alcuni di questi reelset (“pacchetti” di tre dischetti l’uno, spesso completati di un libretto illustrato), realizzati decenni fa, li troviamo ristampati ancora in anni recenti con il marchio View-Master adottato dalla Fisher-Price, ma nessuno di essi mi risulta sia mai stato tradotto e distribuito in Italia. Forse perché nel Cattolicesimo l’approccio al catechismo è differente rispetto al mondo anglosassone, e viene impartito direttamente dal clero, mentre nel mondo protestante l’approccio alla Bibbia è più diretto, è consentito il “fai da te”, e mezzi di proselitismo di questo genere sono diffusissimi, soprattutto se prodotti da sette cristiane minoritarie, quali ad esempio Mormoni o Testimoni di Geova. Impartire l’educazione religiosa ai piccoli non è compito del sacerdote, che in tale versione del cristianesimo assume più la figura di predicatore, ma dei genitori, e sono quindi consentiti ampi margini di interpretazione personale, cosa che ha favorito nei secoli la nascita di molteplici aspetti: il protestantesimo non è “uno”, come sono invece il cattolicesimo o l’ortodossia.
Ma questi dischetti palesano anche un’altra realtà, che spesso buona parte del mondo cristiano tende a voler ignorare, e cioè che quelle descritte nella Bibbia sono favole, e perciò come tali vanno trattate. Perché ostinarsi a cercare di provare la storicità di un racconto di fantasia? O al contrario perché accanirsi nel dimostrarne l’infondatezza? Forse che ci si impunta di dimostrare l’autenticità o la fantasia di Cappuccetto Rosso? Godiamocele per quello che sono, attraverso la loro rappresentazione in diorami nei dischetti View-Master: delle belle favole che, nel lontano mondo ebraico, cercavano di dare spiegazione all’origine del mondo attraverso la fantasia, così come avvenuto in tutte le altre culture umane, a qualsiasi longitudine, latitudine, tempo e grado di avanzamento della “civiltà”.

In the beginning

In the beginning

Di tali racconti tratti dalla Bibbia e realizzati attraverso i diorami, l’Archivio Abastor è riuscito a recuperare una parte di titoli, in particolare il fondamentale In the beginning (All’inizio), prodotto all’epoca GAF (1966-1981), nel 1972, con numero di catalogo B 855. In questi tre dischetti vengono narrate tre storie, ovviamente una per dischetto, che equivale a dire che ogni avventura viene rappresentata attraverso sette diapositive. Set di dischetti meraviglioso, In the beginning è caratterizzato da uno stile visionario, ma al contempo lucido e solare, che tende al minimalismo, a ridurre figure e paesaggi a chiazze di colore. Uno stile tipico di quell’epoca in cui furoreggiava il rock progressivo, in pieno di quel lustro psichedelico (1968-1973) che ci ha regalato il meglio dell’arte visiva e cinematografica di quel periodo ammirevole che va dal dopoguerra all’austerity.
Nel primo dischetto, il più bello del set, la favola della creazione viene rappresentata attraverso una serie di immagini superbe, a metà strada tra il film di fantascienza e il poster hippy: nella prima immagine il creatore, Elohim (plurale della parola  Eloah, “Dio”, quindi traducibile come “gli dei”), viene raffigurato come una sorta di ectoplasma stagliato contro il fondo nero del “non manifesto”: sembra un alieno incorporeo uscito dalla serie originale di Star Trek! Poco dopo crea la notte e il giorno (ma senza aver ancora creato il Sole), il mondo viene raffigurato come una specie di brodo primordiale in ebollizione. Quindi crea la terra, il Sole e la Luna, gli animali (tra cui anche dei dinosauri) e infine l’uomo e la donna (sì, assieme: niente paura, è solo una delle innumerevoli contraddizioni della Bibbia). Ecco allora che la creazione dell’umanità viene raffigurata con un’immagine carica di simbolismi, l’uomo e la donna sono due silhouette che si stagliano contro il sole arancione in cima a una collina ai cui piedi figurano tutte le specie animali: quante immagini in quegli anni raffiguravano silhoutte nere stagliate contro soli caldi? Una per tutte: il finale del capolavoro di George Lucas L’uomo che fuggì dal futuro (THX 1138, 1971), ripreso e citato più volte, fino all’inquietante Cube – Il cubo (Cube, 1997), il cui finale è un evidente omaggio al film del 1971.
Emblematico il fatto che venga saltata a pie’ pari la scomoda faccenda della costola (in cui in pratica la donna viene creata una seconda volta), che, assieme al brodo primordiale e ai dinosauri sembra chiaramente voler riflettere il desiderio di rendere la storia della creazione “moderna”, sfrondandola da inaccettabili contraddizioni e da impossibilità biologiche, ma soprattutto rendendola meno “maschilista”, ma al contempo con il fermo proposito di farla accettare come realistica. I venti nuovi che avevano preso a soffiare negli anni sessanta, erano riusciti a intrufolarsi anche sotto le tonache di istituzioni antiche e apparentemente immutabili, che cercavano così di aggiornarsi, facendo qualche sforzo per cercare di rendere accettabile anche alla ragione, ciò che logico e ragionevole non può essere: ecco quindi il tentativo di far apparire come reale e storicamente accettabile la fiaba tribale degli antichi pastori di Israele.
Meno visionari, ma ugualmente rappresentati con uno stile moderno e colorato, i successivi due dischetti, che ci raccontano la cacciata dall’Eden di Adamo ed Eva, che, rappresentati inizialmente nudi, ricordano molto da vicino i personaggi disegnati da Bruno Bozzetto. Due figure da cartone animato, quindi, inserite in una sorta di isola verde ritagliata nel deserto giallo. Cacciati dal paradiso terrestre, per aver golosamente addentato il frutto proibito ed aver avuto vergogna della propria nudità, eccoli cacciati dal giardino dell’Eden ed essere costretti a lavorare la terra per poter sopravvivere. In seguito generano Caino e Abele, il primo geloso del fratello ucciderà il secondo e verrà allontanato dai genitori andando a fondare la città di Enoch assieme alla sposa.
Questa seconda e terza parte del racconto viene mostrata attraverso figure chiare, ben illuminate. La fotografia sembra così voler sottolineare che non devono sussistere ombre e contrasti su quanto affermato dal testo sacro, che tutto così è, senza dubbi e incertezze. Ai nostri occhi l’opera assume un aspetto fumettistico, e potrebbe ben animarsi e diventare un film di animazione in stop motion sullo stile di molti realizzati in quegli anni. Perde così molta della sua drammaticità, diventando un gioco che si pone un fine istruttivo. Ma non dimentichiamo che questi dischetti erano appunto destinati all’infanzia.

Noah's Ark

Noah’s Ark

Su uno stile similare, ma non così visionario, è il set di dischetti che poniamo filologicamente come seguito di questa storia, Noah’s Ark (L’arca di Noè), ma che è stato prodotto sette anni prima, nel 1965, all’epoca in cui il View-Master era ancora di proprietà della Sawyer’s, con numero di catalogo B 851, ma che l’Archivio possiede nell’edizione GAF, ristampata con medesimo numero di catalogo negli anni successivi all’acquisizione del marchio da parte di quest’ultima.
È uno dei set più belli, soprattutto per la ricchezza di figure che vi compare, bella la fotografia, sbalorditive alcune soluzioni adottate, come la straordinaria inquadratura in cui le mani di Noè accolgono la colomba che gli porta il ramoscello d’ulivo.
Tre dischetti, quindi, per narrare una storia, permettono di illustrare ampiamente e in modo sufficientemente esaustivo la leggenda del diluvio universale oggetto di questo set.
Una sola scena è dedicata al motivo che spinge il dio degli ebrei a inondare il globo terracqueo sommergendo ogni singola zolla di terra emersa: la malvagità degli uomini. In cosa consiste questa malvagità? Il View-Master ce la illustra con uno sparuto gruppetto di semiti che se le danno di santa ragione… Ma come? E le stragi compiute da Sansone, Davide, le guerre, la cattività prima egiziana e poi babilonese niente, e per una scazzottata tra prediluviani me li fa fuori tutti?! Vabbeh, vabbeh, lo so che non bisogna cercare la logica nella Bibbia, altrimenti non la finiremmo più di fare domande… Dunque, si diceva che gli uomini sono tutti cattivi ad eccezione del vecchio Noè e della sua genia, e infatti questo ce lo si fa capire mostrandoci il vecchio patriarca biblico inondato di una doccia di luce proveniente dall’alto, cosa che ci fa capire la considerazione in cui viene tenuto dal Signore.
Gli viene ordinato di costruire così una barca per prepararsi al diluvio universale, per cui Noè, la moglie, i figli e le nuore, si danno un gran daffare a progettare, abbattere alberi, costruire, far provviste, accogliere gli animali e imbarcarli sull’arca prima che incominci a piovere. Il tutto viene rappresentato con scene molto bucoliche, in mezzo all’erba dei prati e circondati di animaletti disneyani (soprattutto uccellini, coniglietti, scoiattolini) che sembra di stare in un cartone animato tipo Biancaneve e i sette nani, La bella addormentata nel bosco o Bambi. Insomma, ritorniamo al discorso fatto all’inizio: il View-Master sembra voler rimarcare l’aspetto fiabesco e fantastico della narrazione biblica, estraniando i personaggi dalla realtà, rendendoli parte di un storia per ragazzi, coscenti della sua impossibilità oggettiva.
Ecco che Noè fa appena in tempo a chiudere le porte dell’arca, poco dopo l’imbarco dei due ultimi animaletti (neanche a dirlo: due tartarughe, le solite ritardatarie), che incomincia a piovere a dirotto. In breve tempo tutte le terre emerse vengono inondate e all’orizzonte è possibile scorgere solo acqua: Noè e la sua famiglia sono gli unici superstiti. Smette di piovere, si affaccia il sole, l’acqua defluisce e l’arca si appoggia su una montagna (tradizionalmente il monte Ararat, ma qui non viene specificato, potrebbe essere anche il Cervino). Escono tutti, animali e uomini, disperdendosi in ogni direzione: forza, adesso c’è da ripopolare il mondo, diamoci da fare… Ma come, finisce così, niente sesso?

Moses and the Ten Commandments

Moses and the Ten Commandments

Ci rammarichiamo enormemente invece di non possedere i set di dischetti Moses Plagues of Egypt (Mosè e le piaghe d’Egitto, B 853) e Moses and the Ten Commandments (Mosè e i dieci comandamenti, B 854), prodotti dalla GAF nei primissimi anni settanta, rappresentanti una delle storie maggiormente epiche dell’intera Bibbia, resa maestosamente da alcune opere cinematografiche e televisive, soprattutto il kolossal I dieci comandamenti, interpretato da Charlton Heston e Yul Brinner, e  lo sceneggiato Mosè, la legge del deserto del 1974, interpretato da Burt Lancaster e sostenuto da una colonna sonora maestosa, composta dal maestro Ennio Morricone.
Possiamo solo immaginare quindi la meravigliosa natura di questi reperti, degli effetti speciali straordinari inventati per illustrare la magia, ehm, i miracoli di Mosè, il passaggio nel Mar Morto o l’apparizione di Geova che consegna le tavole con i dieci comandamenti al profeta biblico. Quel che ci è dato sapere lo possiamo quindi intuire dall’immagine della copertina del secondo set, unica cosa che si riesca a reperire in rete a tal proposito, e dai libretti messi a disposizione dal buon Horatio View-Master nella sua pagina web, ripromettendoci di continuare la ricerca, così da poter prima o poi integrare questi due set nella collezione di View-Master reel dell’Archivio.
Nel primo set ritroviamo Mosè relativamente giovane, chiedere al faraone di liberare il suo popolo, schiavo da ormai 430 degli egiziani, non trovando risposta affermativa fa cadere sull’egitto le famose piaghe, che alla fine convincono il faraone a lasciarli andare. Da questo punto della storia inizia il secondo set di dischetti, dove ci vengono illustrate la fuga, l’attraversamento del Mar Morto, le tavole dei dieci comandamenti, il vitello d’oro, gli anni nel deserto e infine l’arrivo alla terra promessa.

Bibble Heroes

Bibble Heroes

Altro pacchetto di dischetti straordinario, della serie Bibble Stories, è senz’altro Bible Heroes (Gli eroi della Bibbia) prodotto nel 1967 con numero di catalogo B 852. Siamo a cavallo della cessione della proprietà del View-Master alla GAF, ciononostante troviamo il set pubblicato ancora dalla Sawyer’s.
Gli “eroi della Bibbia” sono, neanche a dirlo, tre, ovviamente uno per dischetto: Sansone, Davide e Daniele.
Nel primo dischetto viene raccontata la celebre storia di Sansone, che combatteva contro i filistei e la cui forza risiedeva nei lunghi capelli (un po’ come Cesare Ragazzi, insomma). La bella Dalila, estorto il segreto all’Ercole ebreo, non lo va a dire agli altri filistei che gli tagliano i capelli, lo accecano e lo portano a Gaza dove lo mettono a girare la ruota della macina? Anche Sansone, però, andarsi a fidare di un’altra filistea, dopo le corna che gli aveva già messo la prima moglie? Alla fine, come tutti ben sappiamo, i capelli gli ricrescono, viene portato in una casa di filistei dove si sono radunati migliaia di costoro e lui fa crollare le colonne portanti uccidendoli tutti. Massì, crepi Sansone con tutti i filistei!
Nel secondo dischetto viene narrata la storia di Davide e Golia, un gigante, anche questo filisteo, che combatteva contro Israele. Ma che c’avevano ‘sti ebrei con i filistei? Mah, forse misere questioni di vicinato, come tra friulani e triestini, livornesi e pisani, emiliani e romagnoli, veneziani e resto del Veneto? Fattostà che sti filistei non gli piacevano proprio, e probabilmente è il livore mai sopito nei loro confronti che ha portato l’odierno stato di Israele a confinare i palestinesi nella striscia di Gaza, l’antico territorio dei filistei. Ad ogni modo il re Saul sta combattendo contro i filistei e mentre Davide, un giovin pastorello, va a portare da mangiare ai fratelli impegnati nella battaglia contro gli storici nemici degli israeliti, sente Golia sfruculiare i propri compatrioti. Chiede così a Saul di lasciargli affrontare da solo l’omone senza né armi né corazza, ma armato solo della propria frombola. David infatti, presi alcuni sassi da un corso d’acqua, li lancia con la propria arma rudimentale atterrando Golia. Anvedi sti ragazzini con la fionda…
Il terzo dischetto che riguarda il profeta Daniele, considerato santo anche dalle chiese cattolica e ortodossa, è la storia più articolata delle tre. Si comincia con Sadràch, Mesàch, Abdènego e Daniele che vengono portati a Babilonia da Nabucodonossor, che ha sottomesso Israele, e qui vengono riconosciuti saggi e sapienti e perciò vengono loro affidati incarichi importanti. Ma Nabucodonossor ha fatto costruire un enorme idolo d’oro chiedendo a tutti di adorarlo, promettendo che chi si rifiuterà finirà in una fornace. I tre Sadràch, Mesàch e Abdènego non accettano di adorare l’idolo e così vengono spediti nella fornace, ma qui vengono miracolati dal “Dio Vivente” e ne escono illesi. Non sappiamo che cosa abbia scelto Daniele, se adorare o meno l’idolo d’oro, ma sappiamo che passati un bel po’ di anni, durante i quali i persiani hanno conquistato Babilonia, Dario, il re di costoro, lo tiene in palmo di mano. Ma Daniele si trova malauguratamente oggetto delle invidie dei generali persiani che escogitano così il piano di farlo fuori, ottenendo dal re di promulgare un editto per cui per trenta giorni non si sarebbe potuta adorare nessuna divinità. Ovviamente Daniele, devoto com’è al suo dio, lo prega di nascosto e scopertolo, Dario, suo malgrado, lo manda nella fossa dei leoni. Neanche a dirlo un angelo del Signore arriva a chiudere la bocca ai leoni e a salvare Daniele, che viene estratto illeso con sommo gaudio del re dei persiani. E tutto questo in sole sette diapositive!
Il set attrae più per la storia che per gli effetti speciali e per l’impianto scenografico che è qui sacrificato in favore dell’epica biblica, soprattutto rispetto ad altri set in cui effetti di luce e giochi scenografici sono molto più sviluppati. Bibble Heroes è comunque affascinante ed è uno dei più interessanti tra i set delle storie della Bibbia pubblicate dalla View-Master.

The Christmas Story

The Christmas Story

Passiamo allegramente al Nuovo Testamento, dove per la prima volta accade un fatto straordinario: anche il dio degli ebrei, stanco di diluvi, guerre, stragi, annientamento degli infedeli, vuole divertirsi un po’, così come fa da sempre il suo acerrimo rivale, il greco-romano Zeus/Giove, che di donne mortali, da Antiope a Taigete, passando per Danae, se n’è passate un bel po’! Ma il dio vivente degli ebrei, e ormai che le cose son fatte, anche dei cristiani, non vive in un mondo godereccio come quello dei “pagani”, e così se ne pente subito, ricostruisce la verginità alla sua preda e addossa la colpa allo Spirito Santo.
Il nuovo testamento ruota tutto attorno alla sola esistenza di quello che secondo alcune interpretazioni è il messia e l’unico figlio avuto da Geova, secondo altre semplicemente un altro profeta. E alla vita di Gesù sono dedicate ben tre serie di dischetti: una per la nascita, una per la morte e una per quello che ci sta in mezzo.
Il più antico dei racconti biblici prodotti per il View-Master è The Christmas Story (La storia di Natale), la cui realizzazione risale addirittura al 1948. Di questo set di tre dischetti, esistono come si può immaginare dalla sua antichità, molteplici edizioni. La prima è in tre dischetti singoli, venduti separatamente, poiché l’uso di raggruppare i reel (dischetti), in set di tre, iniziò dopo il 1950. A questa, quindi, seguirono numerose edizioni in “pacchetto” di tre prima della Sawyer’s e poi della GAF, che ne realizzò anche un’edizione sonora per la prima versione del Talking View-Master, cioè dotata di un microsolco trasparente composto di sette tracce audio, attaccato al dischetto con le immagini, che veniva suonato da una puntina nel sofisticato sistema meccanico del visore “parlante”. Purtroppo nessuna di queste versioni è presente nell’Archivio e perciò possiamo dedurre la magnificenza delle immagini prodotte per questa opera, con la sua splendida fotografia, da quel poco che si trova in rete e dalle scansioni delle diapositive fatte da provetti estimatori del View-Master.
Purtroppo anche questo set è assente nell’Archivio e così ne dobbiamo dedurre lo splendore dalle poche immagini disponibili in rete, dove possiamo vedere come già all’inizio della lunga storia dei diorami, la fotografia era già ad altissimi livelli e insuperabile dai rivali (se vi capita per le mani un diorama realizzato da qualche concorrente europeo del View-Master capirete di che cosa sto parlando), anche se le figurine modellate si dimostrano ancora un po’ grezze. Per la storia ci affidiamo invece al libretto messo in rete da Horatio View-Master. Il set riassume nel primo dischetto la gravidanza di Maria, annunciata dall’Arcangelo Gabriele, il viaggio per il censimento a Betlemme e la nascita avvenne in una umile stalla. Gli altri due dischetti sono dedicati uno all’adorazione dei pastori, l’altro all’adorazione dei magi, che arrivando dall’oriente per adorare il nuovo “re dei giudei”, spaventano il re Erode il Grande, che comincia a pianificare la strage degli innocenti. Ma un angelo visita Maria, rassicurandola e dicendole che sta già spargendo in giro la voce della nascita del messia. Fine.

Jesus Christ His Youth, Discples, Miracles

Jesus Christ His Youth, Discples, Miracles

Un salto di quasi trent’anni separa il successivo capitolo delle storie della Bibbia, e mi risulta essere anche l’ultimo prodotto in diorami dalla View-Master. Si tratta di Jesus Christ – His Youth, Disciples, Miracles (Gesù Cristo – La sua giovinezza, i discepoli, i miracoli ), prodotto dalla GAF nel 1976, con numero di catalogo B 882. Come le altre storie della Bibbia prodotte da View-Master, anche questa è rimasta in distribuzione per lungo tempo, la ritroviamo, infatti, ancora in blister commercializzata nel 1993, quando il View-Master è già un marchio di proprietà della Tyco Toys.
La storia parte dalla nascita di Gesù in una grotta (ma non era una stalla? boh, mi cambiate sempre le carte in tavola) e arriva fino alla resurrezione di Lazzaro, mostrandone via via quasi esclusivamente i miracoli: della gioventù e dei discepoli si vede in realtà ben poco.
Cosa stupefacente di questa produzione, a differenza delle precedenti, è che i personaggi, i cui corpi vengono modellati con la creta in modo più realistico dei precedenti, indossano finalmente abiti veri, che è un po’ come dire la differenza che passa da Mego, Big Jim e G.I. Joe anni sessanta, ai pupazzetti della Kenner, ai Masters of the Universe e ai G.I. Joe degli anni ottanta, realizzati in un blocco unico, con gli abiti stampati in plastica. L’abito in stoffa, restituisce un maggiore realismo, giochi di ombre e tridimensionalità maggiore ai protagonisti delle storie. Un bel set, anche se un po’ troppo riassuntivo, riservando a ogni episodio della vita del protagonista un solo fotogramma, e arrivando così a includere un po’ troppe cose: una diapositiva per la nascita, una al bambino Gesù che lavora come falegname con il padre Giuseppe, una a lui che discute con i sacerdoti nel tempio all’età di 12 anni, ancora un’altra al suo battesimo nel Giordano per opera di Giovanni (una immagine dove lo vediamo in piedi, accogliere una colomba bianca: non si vede né Giovanni né il battesimo e gli artisti che realizzavano i diorami non avevano certo problemi a rappresentare l’acqua – forse la cosa più difficile da realizzare in forma statica – dato che sono molte le immagine in cui le acque appaiono “cristallizzate”), e così via. Buona parte dell’opera riserva quindi il rimanente delle diapositive ai miracoli: l’acqua tramutata in vino, la moltiplicazione dei pani e dei pesci, Gesù che cammina sulle acque e innumerevoli guarigioni.
Bella opera, ma sembra quasi di percepire che i gloriosi tempi d’oro del View-Master stanno volgere al termine: di lì a poco la GAF cederà il marchio ad Arnold Thaler per 24 milioni di dollari, che fonderà la View-Master International con cui distribuirà il marchio. E già la qualità dei prodotti era via via sensibilmente diminuita: la GAF infatti abbandonerà presto il formato delle buste di carta con libretto per i set di dischetti, iniziando a distribuirli in blister di plastica che oltre ai dischi null’altro contengono: la narrazione, punto di forza delle storie View-Master ne viene a risentire, sacrificata in poche battute contenute nelle didascalie impresse sul dischetto. Ma, cosa peggiore, in questo periodo la qualità del processo di sviluppo della pellicola utilizzata per le diapositive, è drasticamente ridotta: i dischetti prodotti dalla GAF in quegli anni, cominciano infatti a soffrire del male della dominante magenta, i colori col tempo svaniscono, rimanendo soltanto un’immagine quasi in bianco e nero, dominata da un opprimente rosso. Può capitare così che mentre dischetti precedenti, prodotti negli anni quaranta e cinquanta giungano a noi perfetti, con tutti i loro colori saturi e brillanti, i dischetti prodotti tra gli anni sessanta e ottanta, possano presentare questo tremendo deterioramento. L’Archivio ne sa qualcosa, infatti l’edizione GAF di questo set dedicato a Gesù ne è stato irrimediabilmente toccato.

The Easter Story

The Easter Story

A conclusione di questo istruttivo viaggio nella Bibbia in diorami, troviamo The Easter Story (La storia di Pasqua), il secondo capitolo, in ordine di tempo, prodotto dalla Sawyer’s sulla vita di Gesù, che lo realizzò infatti nel 1950 con l’insolito codice di catalogo EA. Questa storia prende il via dalla deposizione di Cristo dalla croce e ne narra i giorni immediatamente dopo la resurrezione. Così facendo, in tutta la parabola delle opere sui testi sacri, non viene mai trattata la parte più interessante, quella più tormentata e anche la più erotica: la passione di Cristo, che troviamo invece cantata nel musical Jesus Christ Superstar. Mancano così l’entrata a Gerusalemme, l’ultima cena, il processo, la fustigazione e la crocifissione, la parte più truculenta su cui il cristianesimo (OK, diciamo pure il cattolicesimo) gioca tutte le sue carte e quella che ha spinto tanti artisti a volerne rendere il pathos in opere pittoriche e scultoree. Invece il View-Master no, non sfiora nemmeno l’argomento, saltandolo a pie’ pari. Come si vede che appartengono ad altre chiese!
The Easter Story, come dicevamo, prende il via dalla deposizione dalla croce di Gesù, lo vediamo deposto nella tomba scavata all’interno di una grotta, che viene chiusa con una enorme ruota di pietra. Come recita la tradizione, tre giorni dopo la tomba viene trovata vuota e Maria Maddalena è la prima a incontrare il maestro. In seguito fa visita ai discepoli, fa ancora qualche raccomandazione e infine ascende in cielo con tutto il corpo (vedi immagine in apertura di questo articolo).
Così come accaduto per The Christmas Story, i personaggi modellati nella creta sono qui ancora piuttosto grezzi, seppure la fotografia sia invece stupefacente, e anche la scelta delle inquadratura un po’ classica. Siamo nel pieno dell’epoca dei kolossal hollywoodiani sulla Bibbia coloratissimi e in un certo senso in questi dischetti se ne sente un po’ l’influenza.

Birth of Jesus

Birth of Jesus

Altri set di dischetti a tema biblico, sono stati poi realizzati attraverso altre tecniche, quella del fotoromanzo o per meglio dire del tableau vivant. Della nascita di Gesù esiste anche la versione live action, per dirla con un termine moderno, cioè interpretata da attori. Un vero e proprio kolossal allestito dal View-Master nel lontano 1947 e distribuito, prima come dischetti singoli, poi raggruppati in set con il titolo di Birth of Jesus, numero di catalogo B 875, anch’esso ristampato innumerevoli volte, e lo ritroviamo ancora in catalogo all’epoca GAF., quindi è rimasto in voga per almeno un ventennio. Ma su View-Master troviamo anche la passione di Cristo narrata per tableau vivant nella celebre rappresentazione che dal 1634 si tiene ogni dieci anni a Oberammergau, in Baviera, la Oberammergauer Passionsspiele (c’è anche in inglese), e che è stata catturata dagli obiettivi stereoscopici della Sawyer’s nel 1950 e distribuita l’anno successivo sui tre dischetti singoli 1550, 1551 e 1552.
Queste versioni live, non hanno però il fascino e la potenza suggestiva (né gli effetti speciali), dati dalle rappresentazioni su diorami, non ne sono neppure vagamente all’altezza, e hanno un po’, bisogna riconoscerlo, lo steso sapore delle schede stereoscopiche per Steréoscope Lestrade, che per quanto riguarda la stereoscopia vintage sono i più comuni da reperire anche in Italia. Non c’è la magia e non c’è il senso del fantastico e del fiabesco, che invece incantano e sbalordiscono lasciandoci a bocca aperta, dalla finestra che si pone a pochi centimetri del nostro naso grazie ai dischetti per View-Master con le storie della Bibbia in diorami.

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Responses

  1. Stavolta posso dire: “io c’ero!”.


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