Pubblicato da: F.C.N. | 7 gennaio 2014

Il sesso degli angeli

Locandina del film

Locandina del film

Non sono gli Angeli di Charlie, ma sono tre, sono giovani, ricche (tanto da potersi permettere aereo privato, Mercedes e yacht) e belle. Si chiamano Nancy (Rosemary Dexter), Nora (Doris Kunstmann) e Carla (Laura Troschel – sì, proprio lei) e hanno in progetto un weekend con un bel giovanotto sulla costa della Jugoslavia (allora si chiamava così). Detto fatto, Nora liquida il marinaio con la promessa di un ricco bottino sessuale al ritorno e le tre rimangono le sole padrone del naviglio, imbarcano in gran segreto l’aitante Marco (Bernard De Vries), rimorchiato in fretta e furia la sera prima in un locale sulla spiaggia, e si dirigono verso Rovigno.
Durante il viaggio sarà compito di Nancy intrattenere a letto Marco fino all’arrivo (ma per lo speranzoso Marco sarà anche l’unica portata di sesso servitagli calda durante la breve vacanza). Passata la dogana a Rovigno nascondendo Marco privo di passaporto, il gruppo si dirige verso le cascate di Cherca (Krka in croato) in Dalmazia, alla ricerca di una insenatura isolata. Messa l’ancora le tre ragazze sveleranno finalmente il vero motivo della vacanza: niente sesso per il belloccio abbronzato, ma un bel viaggio a bordo dell’LSD! Ah, beh!
Ecco così che si preparano le quattro zollette di zucchero, si fanno sparire gli oggetti pericolosi (un fucile da caccia con il quale Nora si diverte a sparare ai gabbiani), ci si chiude a chiave in cabina e si accende il registratore a bobine a quattro piste che registrerà il “viaggio”. Si parte.
Sabato mattina, al risveglio, però, non mancheranno le sorprese: Nancy e Carla si ritrovano, nude, nello stesso letto, lasciandoci capire che tra le due si è consumato un rapporto lesbo; Nora ha la nausea e finisce per vomitare; Marco invece si ritrova un bel buco in pancia: qualcuno gli ha sparato con una rivoltella di piccolo calibro rinvenuta in un cassetto. Non è grave, finché la pallottola non viene rimossa non rischia l’emorragia, ma ci si deve sbrigare e lo si deve portare con urgenza all’ospedale di Venezia.

Nora

Nora

Chi è stato a fare fuoco? Nessuno ricorda nulla e solo riascoltare quanto registrato potrebbe svelare che cosa sia successo quella notte. Il nastro viene però momentaneamente accantonato: solo quando tutti e quattro si saranno rimessi e potranno riderci sopra, riascolteranno la registrazione. Per ora bisogna solo portare Marco all’ospedale.
Il ragazzo si addormenta, sicuro che il viaggio di ritorno comincerà a breve, ma al suo risveglio scoprirà le tre bellezze muliebri a prendere il sole nude. Nora in realtà non ha nessuna intenzione di riportarlo indietro e da qui in avanti inizierà il calvario di Marco, novello agnello sacrificale sull’altare della spregiudicatezza giovanile.
Passano le ore e l’imbarcazione gira a vuoto mentre Marco pian piano peggiora. Carla sembra essere l’unica a preoccuparsi per la salute del biondino arrivando persino a darla al farmacista slavo (lei è la sola vergine del gruppo), pur di procurarsi la morfina per risparmiare un po’ di sofferenze al giovanotto, mentre le altre due sono ormai determinate a lasciarlo morire.

Carla

Carla

Domenica mattina finalmente, rifornita la barca di carburante, viene messa la prora verso l’Italia, ma Marco spira sul pavimento della cabina. Giunte in prossimità della costa italiana, le tre lo abbandonano in mare sul canotto con il quale aveva raggiunto lo yacht: nessuno ha mai saputo della sua presenza a bordo, nessuno quindi potrà mai risalire alle tre ragazze.
Il gioco è fatto e le tre fanciulle si ritrovano a bere davanti a un juke-box sulla spiaggia (il luogo di partenza e di ritorno non ci è dato sapere quale sia, ma certamente, con le scogliere e le colline alle spalle, non è la costa Veneta). Il finale vorrebbe lasciarci intuire l’improbabile suicidio di Carla: qualcosa si è definitivamente spezzato e, assieme alla verginità di Carla, anche la gioventù dei tre angeli se n’è andata per sempre.

Carla e Nancy sparano ai gabbiani

Carla e Nancy sparano ai gabbiani

Il film è uno di quei prodotti costruiti in economia servendosi dello splendido scenario naturale della costa dalmata come sfondo e di uno yacht, di tre belle ragazze seminude e di una trama semplice imbastita attorno a questi. Fa parte di quel minifilone di semi-thriller con un gruppo di ragazze svestite a bordo di uno yacht in uno scenario naturale isolato che produsse anche il più riuscito Interrabang (1969) di Giuliano Biagetti e il clamoroso (per la scena saffica che coinvolge Edwige Fenech e Rosalba Neri) Top Sensation (1969) di Ottavio Alessi.
Intendiamoci, Il sesso degli angeli non è un capolavoro, non è nemmeno considerato un cultone al livello del film di Alessi, la trama non convince del tutto e la colonna sonora (opera di Giovanni Fusco) è fatta talmente in economia che ripete ossessivamente lo stesso tema in alcune varianti per tutto il tempo, cosa in grado di uccidere lo spettatore come accade in ben pochi casi (ricordo una simile allucinante esperienza solo con Oh, mia bella matrigna di Guido Leoni, interpretato da una nuda Sabina Ciuffini), ma la pellicola è interessante, senz’altro da vedere, non annoia e la scarna trama procede senza intoppi catturando l’attenzione. Insomma, nonostante la pochezza, non è un brutto film, anzi.
La morale della storia sembra volere puntare l’indice su una gioventù superficiale e annoiata, che per noia si fa di LSD (esperienza che in quegli anni era quasi un dovere compiere) e, un po’ per paura, un po’ per irresponsabilità, finisce per uccidere senza troppi rimorsi. Il tema della giovinezza a tutti i costi prende infatti vita all’inizio del film, quando Luca (forse il fidanzato di Nora, o forse, più semplicemente, uno con cui lei va a letto), che si rifiuta di unirsi alle ragazze perché preso dalle proprie responsabilità, viene giudicato già troppo vecchio: (Nora) “Quanti anni hai? Non te l’ho mai chiesto.”, (Luca) “25. Perché?”, (Nora) “Sei già dalla parte dei vecchi.”

Il registratore

Il registratore

Sono gli anni in cui i “giovani” assurgono a nuova entità che chiede di essere ascoltata, che pretende di avere voce in capitolo in merito non solo alla musica e all’educazione, ma anche alla politica e alla gestione economica, in cui viene introdotta una nuova visione del mondo e in cui entrano in gioco nuove utopie. Gli adulti, i “matusa”, vengono considerati tutti alla stressa stregua: vecchi e imborghesiti, responsabili del mondo “sbagliato” in cui i giovani si trovano a vivere. Il film, inoltre, esce all’inizio dell’anno della contestazione e riflette quella voglia di evasione, quel desiderio di fuga da una società grigia e ingessata, verso più ampie, colorate e aperte visioni (in tutti i sensi) del mondo.
Sono gli anni sessanta, ma non gli anni sessanta spensierati della prima parte del decennio, dei giovani che ballano l’Hully-Gully, delle cantanti Ye-Ye, del surf, delle canzonette estive e dei film balneari. Questa è una gioventù disillusa, estraniata, psichedelica, ma sofferta.
C’è anche molta noia, la noia delle ragazze bene figlie della borghesia che contestano e da cui tentano di fuggire, ritrovandovisi invece doppiamente invischiate: la fuga non è possibile. E c’è un senso di vuoto, di inutilità, che viene richiamato dal titolo: discutere del sesso degli angeli equivale infatti a perdere tempo discutendo a vuoto di qualcosa di inconsistente.

Le tre ragazze in topless

Le tre ragazze in topless

Il desiderio, quindi, di queste tre giovani chiaramente benestanti, non è tanto quello di cercare di cambiare un mondo che in quegli anni sembra possibile cambiare (ma che, nei decenni successivi, si scoprirà come ogni cambiamento sia in realtà una mera illusione destinata a svanire, e pacifisti e militanti degli anni settanta si trasformeranno negli yuppi degli ottanta), ma di fuggire dalla noia e dal vuoto, con un “viaggio”, reale e metaforico, fisico e psichedelico al contempo.
Noia che si riassume nel dialogo tra Nora e Carla: (Nora) “Ti senti felice?”, (Carla) “Che domanda idiota!”, (Nora) “Rispondi. Su rispondi!”, (Carla) “Certi giorni va, certi giorni vorrei sbattere la testa al muro. Forse abbiamo un modo troppo idiota di vivere.”
Il senso di vuoto ritornerà alla fine, superato l’omicidio, al quale non viene data molta importanza e del quale non si cerca neppure di conoscerne il colpevole: non lo sapremo mai, come non lo sapranno le protagoniste. Il nastro, infatti, non ha registrato nulla o è stato cancellato. Potrebbe essere stata chiunque delle tre a compiere l’omicidio o addirittura potrebbe essere stato lo stesso Marco a spararsi (e in questo lasciare sospesa la soluzione dell’enigma sta la genialità del film, che non si risolve in una banale soluzione chiara ed univoca, lasciando invece aperta ogni possibilità di lettura). Ancora vuoto e noia che prenderanno corpo nel presunto suicidio di Carla (ma si suicida veramente?), sopraffatta dal rimorso e dal senso di colpa, per non essere riuscita a persuadere o a sopraffare le due amiche, che hanno volutamente lasciato morire Marco.

Il corpo di Marco

Il corpo di Marco

In ogni caso almeno due delle tre ragazze, preferiscono dividersi la responsabilità di un omicidio reale, facendo sparire ogni prova, piuttosto che affrontare la concreta responsabilità individuale di un tentato omicidio, salvando il ragazzo. Omicidio vissuto anch’esso con noia, quasi con normalità. Non c’è né paura, né eccitazione, ma una spietata lucida determinazione: forse solo quella di non farsi sporcare da un incidente di percorso che possa gettare un’ombra, creare problemi alla gita psichedelica delle tre ragazze bene. E così la borghesia e il perbenismo della condizione sociale nella quale vivono prendono il sopravvento, rivelando le stesse preoccupazioni borghesi e perbeniste che le giovani imputano al mondo dei “vecchi”. Si può fare tutto, di nascosto, l’importante è salvare la facciata.
La problematica sessuale è già superata, la liberazione è già avvenuta, e il sesso è vissuto anch’esso con noia, con disinteresse, utilizzato come merce di scambio: viene fatto o promesso unicamente per allontanare il marinaio, per distrarre Marco, con l’obiettivo di arrivare alla notte psichedelica, o per avere in cambio delle medicine. Persino la perdita della verginità viene vissuta in questo contesto senza alcuna importanza: perderla con uno o con l’altro è lo stesso per Carla, nonostante si sia rifiutata di concedere questo privilegio a Marco, che desiderava congiungersi con lei, forse con la speranza di avere tutte e tre le ragazze durante il weekend.
Il sesso, così, viene dato quasi per scontato, una componente secondaria di una gioventù annoiata e superficiale, che non prova neppure più nessuna emozione nel fare l’amore. Ritratto crudo e crudele di una gioventù già sconfitta, di una battaglia già perduta, di un fallimento generazionale che si rivelerà pienamente nei decenni successivi.

Scheda
titolo: Il sesso degli angeli
produzione: Italia/Germania Ovest, 1968
regia: Ugo Liberatore
sceneggiatura: Ugo Liberatore, Franz Seitz
cast: Bernard De Vries (Marco), Rosemary Dexter (Nancy), Doris Kunstmann (Nora), Laura Troschel (Carla), Giovanni Petti (Luca), Efisio Cabras (Sergio), Brizio Montinaro (Pietro), Hans Jürgen Neumann, Silvana Broc

Collegamenti

Il sesso degli angeli nell’Internet Movie Database
Il sesso degli angeli in Gente di rispetto
Il sesso degli angeli nel Davidotti
Il sesso degli angeli in DB Cult Film Institute
Il sesso degli angeli in Cinema Libero.it

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