Pubblicato da: Professor Odd | 22 dicembre 2015

Il risveglio di Star Wars

Star Wars Il risveglio della ForzaSo che non è materia strettamente abastoriana. So che molti di voi storceranno il naso a causa del tema mainstream. So che una parte di abastoriani è devotamente trekkiana – e anch’io lo sono in prevalenzama non credo nell’assolutismo religioso dato che sono per natura sincretista. Ma… la saga di Star Wars non può fare a meno di risvegliare il bambino (e il nerd) che c’è in me. E non ci sono dubbi: per forza di cose il 2015 è stato l’anno del ritorno di Guerre stellari. Con Star Wars: Il risveglio della forza, attesissimo primo dei tre film della trilogia sequel (ma c’è anche la trilogia Anthology in arrivo, per un totale di 6 nuovi film), abbiamo assistito a uno dei più imponenti battage pubblicitari (e alla vendita di merchandising con larghissimo anticipo) della storia del cinema , che ha contribuito a creare un’aspettativa senza precedenti. Non posso perciò fare a meno di scrivere a mia volta del nuovo film di Star Wars, che ho aspettato come si attendono i regali sotto l’albero di Natale per tutto l’anno, perché ha risvegliato in me l’emozione che ho provato a 8 anni quando andai a vedere per la prima volta Guerre stellari al cinema.

C-3PO e R2-D2 prodotti dalla Kenner nel 1977

C-3PO e R2-D2 prodotti dalla Kenner nel 1977

La saga è iniziata com’è noto nel 1977 con il primo film Guerre stellari, in seguito conosciuto come Star Wars: Episodio IV – Una nuova speranza, e c’è poco da fare, ha segnato un punto di svolta fondamentale per la fantascienza, rappresentando uno di quei punti cardine che hanno cambiato la storia dell’umanità. Indirettamente Guerre Stellari ha causato la fine di una delle case di giocattoli più importanti e innovative degli anni settanta, la Mego – se volete approfondire il tema andate a cercare il nuovo Classix #45 in edicola, vi troverete un mio breve articolo su questo fenomeno collezionistico. Alla ditta statunitense, infatti, venne offerta l’opportunità di produrre le action figure dei personaggi del film, in un momento in cui però la fantascienza era in ribasso e nessuno avrebbe scommesso un centesimo sul successo di un film “spaziale”. La licenza finì così in mano alla Kenner – ora assorbita dalla Hasbro, che produce attualmente i giocattoli legati al marchio Star Wars – che realizzò quei pupazzetti da 3″ e 3/4 che le persmisero di decollare sul mercato, tanto che in seguito acquisì anche i diritti per commercializzare le action figure DC Comics (serie a mio avviso terribilmente brutta). Dopo questa cantonata, la Mego si buttò a capofitto sulla fantascienza, acquisendo i diritti per produrre le action figure di ogni blockbuster del genere, ma puntando inesorabilmente sempre sui cavalli sbagliati. Così fu per Star Trek – The Motion Picture, le cui action figure da 3″ e 3/4 erano una palese imitazione dello stile Kenner, o per The Black Hole, clamoroso floppone della Disney. E così, a inizio anni ottanta la Mego fallì. Oggi non ci resta che sperare di incappare in un malfunzionamento del teletrasporto che ci permetta di trasferirci nella realtà quantica parallela in cui la Mego ha prodotto le action figure da 8″ di Star Wars nel proprio stile.

Action figure della serie Planet of the Apes della Mego

Action figure della serie Planet of the Apes della Mego

Le influenze cinematografiche di Star Wars sono indiscutibili. Quando è arrivato il film, la fantascienza spaziale, che aveva raggiunto il suo apice nel 1968 con 2001: Odissea nello spazio, era da tempo in declino. Questo a causa della fine della space age legata alla corsa allo spazio che contrappose USA e URSS per tutti gli anni sessanta. Negli anni settanta andava la fantascienza distopica, visioni pessimistiche di mondi futuri governati da sistemi politici disumanizzati o da macchine dispotiche. I titoli di fantascienza di maggior rilievo usciti durante la prima metà degli anni settanta comprendono infatti in prevalenza opere ascrivibili a questo filone, basti ricordare a titolo di esempio: L’uomo che fuggì dal futuro (THX 11-38, opera prima dello stesso George Lucas); 2002: la seconda odissea (Silent Running, scritto da Michael Cimino); Arancia meccanica (A Clockwork Orange, altro capolavoro diretto da Stanley Kubrick); ZPG – Un mondo maledetto fatto di bambole (Z.P.G., misconosciuta pellicola sul tema della sovrappopolazione); 2022: i sopravvissuti (Soylent Green); Zardoz (distopia a tematica hippy-ecologista diretta da John Boorman); Il mondo dei robot (Westworld, scritto e diretto da Michael Crichton); RollerballLa fuga di Logan (Logan’s Run) o i sequel de Il pianeta delle scimmie (serie comprendente un totale di 5 film, una serie televisiva live action e una serie animata di cui la succitata Mego produsse anche una serie di action figure). E questo solo per citare i film più importanti e conosciuti: tutte pietre miliare del cinema di fantascienza oggi riconosciuti quali classici senza tempo. Guerre stellari nel 1977 ridefinì e rilanciò il filone spaziale, creando un nuovo immaginario che andrà a contaminare saghe preesistenti – Star Trek ne verrà inevitabilmente contagiato e da Star Trek – The Motion Picture in poi il debito nei confronti di Star Wars è evidente – quanto a stimolare cloni e imitazioni. A questo punto mi piace citare Scontri stellari oltre la terza dimensione di Luigi Cozzi, quale principale opera italiana ispirata da Guerre stellari, ma va ricordata anche tutta la saga di Galactica, nata nel 1978 su evidente imitazione del lungometraggio di George Lucas.

Darth Vader prodotto dalla Kenner nel 1995

Darth Vader prodotto dalla Kenner nel 1995

Com’è ben noto nel 1999 George Lucas, dopo un’attesa durata ben tre lustri, ha riportato nelle sale cinematografiche la popolare saga di fantascienza, con esiti a dir poco disastrosi. Il primo film, Star Wars: Episodio I – La minaccia fantasma, ha deluso tutti. Troppa fantasy; CGI troppo invadente e troppo “finta”, tanto da far rimpiangere i “muppets” di Il ritorno dello Jedi e la stop-motion dei molti effetti speciali della trilogia originale; alieni mollicci e ridicoli o animaloni da incubo fantasy; pianeti alieni improbabili e elementi della trama fragili o risibili (la tentata giustificazione “scientifica” dei midichlorian ad esempio, è stato uno scivolone imperdonabile). L’aver rimesso mano ai vecchi film della trilogia originale, non ha fatto che peggiorare le cose: la terrificante mania di rieditare vecchi film inserendoci nuovi spezzoni in CGI, durante gli anni novanta ha mietuto tante vittime e Star Wars è stato tra queste – ma Lucas ha fatto se possibile di peggio rieditando L’uomo che fuggì dal futuro. Con l’occasione la Kenner aveva commercializzato una nuova serie di action figure da 3″ e 3/4, un tantino più fedeli ai personaggi cinematografici di quanto fatto vent’anni prima, anche se la maggior parte delle figure sono più deludenti della prima serie.

Action figure di Kylo Ren, il nuovo cattivone vestito di nero

Kylo Ren prodotto dalla Hasbro nel 2015

L’acquisizione del franchising da parte della Disney non lasciava inizialmente sperare niente di buono (molti quelli che profetizzavano l’avvento di una sorta di Topolino nello spazio), ma l’operazione ha il vantaggio di aver tolto finalmente dalle mani di Lucas una saga che stava deteriorandosi sempre più, infarcita di elementi fantasy troppo disturbanti. Piacevole sorpresa è stato l’affidamento della regia a J.J. Abrams, personaggio assurto alla gloria grazie alla tv (Lost, soprattutto, ma la mia preferenza va alla splendida serie Fringe), il cui passaggio alla direzione della saga di Star Trek non mi aveva reso per niente felice: il reboot della serie classica è uno dei crimini contro l’umanità più efferati che ha vissuto la nostra epoca. Insomma, JJ ha rovinato ST, ma ha salvato SW. Il nuovo film Star Wars: Il risveglio della Forza è infatti di buon livello, riporta l’immaginario della saga agli standard dei primi film: insomma, niente alieni ridicoli e mollicci, niente pianeti-metropoli alla Blade Runner, niente astronavi cromate e nemmeno gli orsetti del cuore puccettosi che hanno rovinato l’altrimenti bel terzo capitolo della saga (pardon, volevo dire l’Episodio VI). Ma è anche vero che la trama non brilla certo in quanto a originalità. [spolier] Cattivone vestito di nero che indossa una maschera passato al Lato Oscuro delle Forza guida un’arma di forma sferica in grado di distruggere pianeti, che alla fine viene annientata dalle forze dell’Alleanza Ribelle che vi scoprono un punto debole. [/spoiler] Sa di già visto, no? Persino il Generale Hux, che affianca il signore oscuro Kylo Ren, sembra la reincarnazione di Tarkin del primo Guerre Stellari. Ma la pellicola (nel vero senso della parola: è stata infatti girata su film) regge e le si perdonano anche queste manchevolezze minori. I nuovi personaggi sono interessanti, soprattutto la nuova jedi Rey, di cui siamo curiosi di seguirne gli sviluppi, anche in considerazione del cliffhanger con cui si chiude questo episodio VII. E poi soprattutto è piacevole ritrovare i personaggi della trilogia originale Han Solo, Chewbacca, Leia Organa, Luke Skywalker, C-3PO e R2-D2, e la loro progenie alle prese con una sorta di neonazisti chiamati Primo Ordine (forse imparentati con Ordine Nuovo?) che vogliono finire il lavoro cominciato da Darth Vader e Palpatine.
Insomma, un’operazione davvero ben riuscita, pensata soprattutto per allietare la visione dei fan più disperati, tanto che si posiziona immediatamente al terzo posto della mia personale classifica dei film di Guerre Stellari, che è così ordinata:

  1. L’impero colpisce ancora
  2. Guerre Stellari a.k.a. Una nuova speranza
  3. Il risveglio della Forza
  4. Il ritorno dello Jedi
  5. La vendetta dei Sith
  6. L’attacco dei cloni
  7. La minaccia fantasma
  8. The Clone Wars

All’ultimo posto The Clone Wars è un film di animazione talmente noioso che riesce a superare persino il tremendo The Star Wars Holiday Special, spinoff televisivo natalizio ambientato sul pianeta Kashyyyk (il pianeta natale di Chewbacca) talmente sgangherato e trash da diventare a suo modo un culto. Ma volendo allungare la lista si potrebbero inserire anche i due altri mediocri spinoff televisivi L’avventura degli Ewoks (1984) e Il ritorno degli Ewoks (1985), ambientati entrambi sulla luna boscosa di Endor che ospita gli orsetti tribali e collocati tra gli episodi V e VI della saga.

Il Machete Order (IV-V-II-III-VI)

Il Machete Order (IV-V-II-III-VI)

Per arrivare preparati alla visione del nuovo capitolo di Guerre stellari, molti hanno organizzato maratone casalinghe delle precedenti due trilogie, precedute dal fondamentale dibattito in merito all’ordine da seguire nella visione. Come guardare la saga, in ordine nominale (I-II-II-IV-V-VI) o in ordine cronologico (IV-V-VI-I-II-III)? Personalmente mi permetto di consigliare un altro ordine, che prevede di partire dal primo film prodotto, Guerre Stellari, cui far seguire il secondo, L’impero colpisce ancora, saltare il primo film della seconda trilogia (che è proprio brutto brutto) per passare a L’attacco dei cloni e La vendetta dei sith, quale flashback dopo la rivelazione a Luke Skywalker da parte di Darth Vader sulla sua paternità, quindi concludere con Il ritorno dello jedi. Questo prende il nome di Machete Order (IV-V-II-III-VI), dal blogger che lo ha definito in un suo post. Prima di assistere al nuovo film di Star Wars ho infatti scelto quest’ordine e posso dirmene soddisfatto (soprattutto non ho dovuto sopportare il tremendo Episodio I, senza il quale i II e III risultano comunque guardabili).

Ora che l’attesa per l’Episodio VII è finita, comincia quella per il primo film della trilogia spin-off Anthology, Rogue One: A Star Wars Story, previsto per il 15 dicembre 2016.

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