Pubblicato da: F.C.N. | 19 febbraio 2016

Veruschka, il camaleonte psichedelico

Veruschka

“Donna airone”, così viene definita Veruschka nei giornali degli anni Sessanta/Settanta per il suo aspetto longilineo, la sua magrezza, il tipo di bellezza totalmente fuori dei canoni che, nei primi anni sessanta, si rifanno ancora al divino fisico tipico delle pin-up, abbondante di curve e dalle forme rigogliose. La bellezza di Veruschka, così come quella di Twiggy, rompe invece i canoni estetici del periodo e urta la sensibilità di quanti sono ancora abituati alla donna a “clessidra”. Una tipo di bellezza innovativo, quello della mannequin: snella, poco femminile quando non pericolosamente anoressica. Uno fisico che, come abbiamo modo di constatare ai giorni nostri, prenderà poi il sopravvento, capovolgendo i dettami dello stile e della bellezza.
Ma Veruschka viene definita anche “camaleonte psichedelico”, per quella sua peculiarità, che la faranno imprimere indelebilmente nella memoria collettiva, di trasformarsi, attraverso la pittura corporea, in un essere alieno, in grado di mimetizzarsi con l’ambiente esterno (natura selvaggia, animali o pareti metropolitane). Capace di andare anche oltre la sua funzione di indossatrice, traslandola, facendosi dipingere direttamente gli abiti addosso, ed eseguendo addirittura veri spogliarelli dove si toglie dapprima simbolicamente l’abito e poi la pelle, rimanendo soltanto una silhouette nera, forse a rappresentare così metaforicamente il ruolo della modella: superficiale, “oggetto” bello da vedere, ma del cui contenuto nulla sappiamo e nulla ci interessa sapere.

Pubblicità della sambuca Molinari con Veruschka

Pubblicità della sambuca Molinari con Veruschka

La bellezza austera e nobile di Vera von Lehndorff (questo il suo vero nome) trova ragione nella sua origine aristocratica tedesca: Veruschka è figlia di un alto ufficiale prussiano, il conte Heinrich Graf von Lehndorff-Steinort, impiccato nel ’44 dai nazisti per aver partecipato al celebre attentato del 20 luglio per uccidere Hitler. I primi anni di vita di Veruschka dopo la morte del padre sono perciò anni difficili: Veruschka trascorre un periodo di prigionia in campo di concentramento assieme alla madre e alle tre sorelle. Nel dopoguerra, la famiglia viaggia lungamente raminga per la Germania, essendo tutti i loro beni andati perduti nella Germania Orientale. Veruschka cresce così triste e malinconica, cambiando scuola quattordici volte prima di stabilirsi definitivamente tra Monaco e Amburgo.
Negli anni della sua educazione, Veruschka non risulta essere una grande amante dello studio a cui preferisce pittura e recitazione. Attorno ai 12 anni compera già riviste di moda, crea orecchini e acconciature strambe. A 15 anni arriva a Firenze con il proposito di studiare arte e guadagnare qualcosa lavorando, dimorando come ospite in casa di amici americani. L’amica Gaby Giusti Polonsky le fa indossare qualche vestito trasformandola in modella, da qui parte per Milano e inizia la sua carriera di indossatrice, venendo subito notata da alcuni fotografi che le chiedono di posare per loro.
Le sue fotografie iniziano a girare per le agenzie di moda, dove però viene rifiutata perché considerata troppo alta, magra, fuor di misura, troppo strana. Sono i primi anni sessanta e i canoni di bellezza non sono ancora stati sovvertiti, si preferiscono modelle standardizzate, con faccini ben truccati e sorridenti, capelli a posto, che sappiano mettere bene in evidenza l’abito che indossano. Quelle classiche immagini di donna fine anni cinquanta che possiamo assaporare aprendo le riviste dell’epoca, in immagini dai colori sempre troppo accesi, dalle guanciotte rosee e dall’espressione inebetita da un sorriso da mogliettina perfetta.

Veruschka in una delle sue performance di body art "mimetica"

Veruschka in una delle sue performance di body art

Veruschka prova a trasferirsi a Parigi, e quindi, dopo essere stata ancora rifiutata da una agenzia francese, con le medesime motivazioni per le quali veniva scartata anche in Italia, va in America, a New York, dove è stata invitata da una agenzia famosa. Qui guadagna poco e lavora molto, ma questo le consente di cominciare a entrare nella carriera per la quale si sente tagliata, quella di mannequin. Per sua fortuna viene notata da Diana Vreeland, storica direttrice di Vogue, alla quale piace proprio per quelle sue caratteristiche peculiarità che andranno a caratterizzare lo stile nuovo, moderno, che incominciava a farsi strada nel mondo della moda come negli altri settori della cultura, dell’arte e dello spettacolo. Anche le fotografie si fanno meno statiche, e Veruschka, con il suo volto inquieto, con le sue espressioni particolari, ben si adatta a questo nuovo stile emergente.
Da qui inizia il suo successo che la porterà a diventare la fotomodella più strapagata del periodo, una autentica top model ante-litteram, una Naomi Campbell, con le dovute proporzioni, degli anni Sessanta. Non un semplice “corpo”, da vestire, o una mannequin troppo ricca e presenzialista, esposta troppo spesso sulle copertine delle riviste di moda, ma, grazie alla collaborazione con i due fotografi Avedon e Franco Rubartelli, una autentica artista. Veruschka comincia a dipingere sul proprio corpo i tessuti, anziché indossarli, poi, durante un reportage in Africa, si incolla addosso delle piume, onde assomigliare ad uno struzzo o si fa dipingere delle squame per essere poi fotografata sott’acqua come un pesce.

Locandina del film Veruschka, poesia di una donna

Locandina del film Veruschka, poesia di una donna

La sua figura, lo stato al quale assurge di icona pop, le sue metamorfosi che ne hanno fatto il “camaleonte psichedelico” che tutti conosciamo, la portano a venir ingaggiata da Michelangelo Antonioni per il suo Blow Up, nella parte di sé stessa. Da Blow up in poi le sono aperte le porte del cinema.
Dopo l’esperienza con Michelangelo Antonioni, arriverà nel 1971 il tanto bello quanto alieno film Veruschka, poesia di una donna (pubblicato finora solamente in VHS da Creazioni Home Video negli anni Ottanta), film interamente girato e costruito sulla sua figura di “camaleonte psichedelico”, da parte di uno dei due fotografi che ne hanno creato il personaggio: Franco Rubartelli, qui alle prese con il suo primo lungometraggio, in quegli anni anche suo compagno nella vita. La pellicola è una sorta di lungo videoclip psichedelico, che mostra la Nostra nella sua esperienza di body art: la storia drammatica di fondo (la lunga crisi di una modella rappresentata attraverso lunghi dialoghi interiori) serve quasi da pretesto per le fotografie in movimento di Veruschka e del suo corpo: vengono mostrate le lunghe sessioni di make up e le sue “mimetizzazioni” negli ambienti più svariati.
Purtroppo il film, in un’epoca come quella degli anni Settanta dannattamente più attenta al “messaggio” che non alla sperimentazione dell’immagine, viene snobbato brutalmente e affossato dalla critica. La verità è che Rubartelli è un fotografo e il passaggio tra fotografia e cinema non è sempre così consequenziale come potrebbe sembrare: il fotografo tende sempre a sviluppare un linguaggio cinematografico “estetico”, più attento all’immagine e allo studio del bello, relegando l’azione e la storia ad aspetti secondari.
La carriera cinematografica di Veruschka comprende pochi altri film, girati fino alla metà degli anni ottanta. Sempre nella parte di sé stessa apparirà ancora in Cattivi pensieri (1976), una commedia diretta e interpretata da Ugo Tognazzi. Nel 1972 prende parte alla follia ultra psichedelica di Carmelo Bene, Salomè, dove appare all’inizio dell’azione, completamente nuda e coperta di pietre colorate, in una parte indefinita, una sorta di santa-prostituta. Nel 1979 è Barbara in Milo-Milo. Nell’84 interpreta il film tedesco Dorian Gray im Spiegel der Boulevardpresse. Nel 1985 interpreta la contessa nel film La sposa promessa (The bride), un remake del film La moglie di Frankenstein, interpretato da Sting e Jennifer Beals.

Dagli anni ottanta inraprende una terza carriera che appare una logica conseguenza della sua evoluzione artistica: quella di fotografa. Molte sue foto sono apparse su Vogue. Veruschka rimane però un corpo, un’opera d’arte vivente e un’icona di quei fermenti e travolgimenti del periodo a cavallo tra anni ’60 e anni ’70. Nel 1992 i Suede renderanno omaggio a questo suo ruolo usando una delle foto dove appare con il corpo dipinto in abito maschile, per la copertina del loro singolo The Drowners.

Pubblicato su Abastor #28 – La fanzine con effetto “pearl”, luglio 2000.

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