Pubblicato da: F.C.N. | 14 giugno 2016

Vraghinaròda

VraghinarodaForse è ancora un mistero che cosa Stalin facesse alle donne, ma sappiamo benissimo che cosa faceva agli uomini: li mandava in un gulag in Siberia a morire di freddo e di stenti. E quando non trovava un pretesto plausibile per farlo, s’inventava la generica accusa di “nemico del popolo” (враги народа, “vraghi naroda”). Partendo da un gioco di parole su questo termine filosovietico, Tommaso Labranca smonta pezzo per pezzo il mondo dell’arte contemporanea svelandoci i trucchi e le illusioni di tutti quei prestigiatori (o prestidigitatori) che ci fanno credere di compiere magie davanti ai nostri occhi, servendosi in realtà di un trucco. Il trucco è quello di riempirci le orecchie di fuffa. Il saggio di Labranca ci dimostra sostanzialmente questo: l’arte contemporanea è un enorme calderone trabordante fuffa. Significati senza sostanza, fumo senza arrosto.
Il postulato di Tommaso Labranca viene sostenuto da una serie di prove inconfutabili, che mettono sotto accusa le figure principali che animano gli ambienti dell’arte: creatori, mediatori e fruitori. Tra i creatori vi troviamo innanzitutto i Charlie, cioè quella pletora di aspiranti artisti arroganti e privi di originalità che approdano nella metropoli dalla provincia e s’ingegnano a rovesciare sedie o accatastare televisori, convinti che questo possa permettergli di entrare a far parte del Grande Mondo dell’Arte. Tra i mediatori i Vraghinaròda, appunto, cioè i nemici del popolo, altezzosi snob che detestano il pop e si ritengono gli unici capaci di spiegare l’arte al mondo. Figura questa che si incarna perfettamente nell’altezzoso critico d’arte che si riempie la bocca di definizioni jolly imparate a memoria applicabili a qualsiasi opera, con cui farsi bello e imbottire cataloghi e libri come un panino farcito. Molteplici le figure dei fruitori, tra cui risplendono le Santexuperine Scalze, monachelle di – purtroppo – non clausura, che pregano davanti a alle sacre icone racchiuse all’interno dei Templi dell’Arte, al fine di raggiungere l’alto Regno della Bellezza. Aspirazione condivisa con le New Urban Family, famiglie moderne che sacrificano i loro weekend varcando le soglie dei musei così da redimersi da anni e anni di digiuno artistico-culturale.

Se è già ridicolo pensare di mondarsi dei propri peccati passando sotto una porta, risulta irresistibile vedere dei perfetti ignoranti che credono di acquisire uno stato intellettuale per osmosi, con una semplice passeggiata in una città d’arte, sospirando davanti a palazzi e seminari. Non serve studiare, leggere, comparare, farsi una propria opinione: basta varcare il portone di un museo per godere di indulgenze culturali plenarie e istantanee.

Angel Is Waiting, opera oggetto di un vandalismo nel museo del vetro di Shangai

Angel Is Waiting, opera “di valore inestimabile”

Tutte queste figure potrebbero anche essere delle innocue mosche che ronzano attorno a quella “cacca d’artista” depositata sul pavimento di grandi sale bianche, non fosse che ognuna di esse applica a quei prodotti fisiologici postmoderni la misura dell’ipervalore artistico: prodotti d’arte minori, lavoretti di art attack del fine settimana spacciati per mail art, onesto artigianato locale, assumono un “valore inestimabile”, solo perché esposti in un museo.
In altre parole ci troviamo in un periodo in cui la parola “arte” ha perso tutto il suo significato e qualsiasi scarabocchio, sedia rovesciata o catasta di televisori, può essere impunemente spacciato per arte solo perché una massa di creatori, mediatori e fruitori, si convincono e ci convincono che tale essa è.

Andy Warhol, che ha una citazione buona per ogni occasione, diceva: «Art is anything you can get away with». Pare abbia rubato questa frase a McLuhan, ma questo non è interessante. Quel che conta è il significato, per altro ambiguo. C’è chi traduce «l’arte è qualcosa che ti permette di cavartela sempre». Altri traducono «è arte tutto ciò che riesci a vendere ai gonzi come tale».

Il costruttivo invito di Tommaso Labranca verso gli aspiranti artisti contemporanei

Il costruttivo invito di Tommaso Labranca agli aspiranti artisti

In definitiva Vraghinaròda ci insegna che l’arte autentica è finita da tempo, lasciando il posto alla sperimentazione. Quest’ultima diventata a sua volta banale e ripetitiva, priva di inventiva, di idee, di senso. È il gioco finito male di bambinoni cresciuti all’interno di “una cosa tipo Factory” che si prendono e ci prendono in giro senza rendersene neppure conto.
E probabilmente avevano ragione Remo e Augusta Proietti: ha più valore artistico la gondola di Venezia in plastica da 2 euro che compri nel chioschetto dei souvenir, piuttosto che quei cumuli di spazzatura accatastata cui viene attribuito il plusvalore della firma dell’Artista che li trasforma in Grandi Opere d’Arte di Valore Inestimabile “degne di stare in un museo”.

Scheda
autore: Tommaso Labranca
titolo: Vraghinaròda. Viaggio allucinante fra creatori, mediatori e fruitori dell’arte
editore: 20090
collana: Miyagawa
anno: 2016

Collegamenti
Vraghinaròda su Blomming.com
Vraghinaròda su Labranca Today

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: