Pubblicato da: F.C.N. | 30 agosto 2016

Labranca mi manca

Labranca mi mancaLabranca mi manca è stato un gruppo di Facebook aperto dai fan di Labranca all’indomani dell’abbandono da parte di Tommaso del social network di Zuckerberg. Era forse il 2009 e molti non sapevano ancora Facebook che fosse, ma lui, in anticipo sui tempi, aveva già cominciato a detestarlo. Negli ultimi tempi era giunto ad abbandonare infine anche Internet, aprendo un gruppo su Whatsapp, LabrancaForDummies. L’ultimo di tantissimi progetti e tantissime idee che partoriva a getto continuo. Tanti che si faticava spesso a stargli dietro. A LabrancaForDummies ha fatto in tempo a inviare solo due post. E lunedì Whatsapp è stato il primo mezzo in cui la notizia della sua scomparsa è circolata. Un passaparola incredulo. Tommaso Labranca è morto. Se n’è andato così, di notte, per un malore. L’hanno trovato il giorno dopo, davanti al frigorifero. Se l’è portato via quell’estate calda e afosa che tanto detestava, assieme al mare, alle vacanze, ai fine settimana all’insegna dell’arte in qualche città italiana… Ma mi piace pensare che, così come ha abbandonato ogni suo progetto una volta stancatosene, abbia deciso di abbandonare anche questo mondo, perché non ne poteva più della stupidità e del cialtronismo dilagante, e si sia ritirato in Islanda a suonare il glockenspiel assieme ad Ansi Sæmur…

Non mi piace usare il Centro Studi Abastoriani – Archivio Abastor per scrivere della scomparsa di quelle persone che sono state in un modo o nell’altro un riferimento per Abastor. Ma per Labranca va fatta una doverosa eccezione. Una dolorosa eccezione. Non solamente perché senza di lui Abastor non sarebbe mai esistito (non almeno nella forma che ha assunto dal 1996 in poi), né sarebbero mai esistiti né Trash Music, né Orgasmo Song, né la rubrica L’Ultima Pagina di Classix, così come molti altri miei progetti. Ma soprattutto perché Labranca è stato un amico e un maestro. Sempre disponibile e pronto a rispondere alle domande, alle curiosità, a scambiare informazioni su materiali “bizzarri” (sottomarche di liquore da discount, così come cover nelle lingue più inaspettate di celbri canzoni pop italiane). Sempre pronto a giocare e a divertirsi con ritrovamenti di oggetti sconcertanti (dal cibo all’abbigliamento). Ai suoi scritti devo la mia conversione: era il 1995 o il 1996 quando mi venne regalato, in un mio momento di crisi esistenziale, Star Trash. Le guerre stellari della spazzatura da Quasimodo a Celentano, di Luca Scarlini e Fulvio Paloscia, edito da Castelvecchi. La prefazione era di Labranca. Fu quello il primo incontro con i suoi scritti. Poi vennero Andy Warhol era un coatto ed Estasi del pecoreccio. Libri che mi aprirono un mondo. Ma soprattutto che mi fecero capire qual era la via da seguire. Prima quasi ci si vergognava ad ascoltare quei dischi bizzarri, la discomusic, il pop, le sigle televisive, i dischi pubblicitari e tutta una serie di sottoprodotti pop non considerati “alti” e “degni” dalla Cultura con la “C” maiuscola. Ma anche dalla cultura con la “c” minuscola, quella delle sottoculture underground, che dovrebbero essere aperte e invece sono più chiuse e settarie delle accademie. Sottoculture dalle quali provenivo io e dalle quali proveniva in parte anche Tommaso, nato anche lui con una fanzine, Trashaware. Fanzine dove già era evidente la profonda diversità, il profondo divario tra lui e il resto dell’editoria underground. E qui avvenne la svolta. Tutto quello che ho scritto, fatto e prodotto nei seguenti venti anni è fortemente in debito con Tommaso Labranca. Debito che non mi sono mai stancato di riconoscergli.

tommaso-labrancaSempre in cerca di nuove idee, nuovi stimoli e nuove emozioni, Labranca si stancò però ben presto della cultura del “trash”. A fine anni Novanta – grossomodo in coincidenza con la trasmissione Anima mia di cui fu artefice e autore, ma che si trasformò in qualcosa di sostanzialmente lontano dalle sue intenzioni – “trash” era già divenuto termine enormemente frainteso e abusato. Labranca così cominciò a interessarsi ad altro. Fu tra i primi a usare Internet in modo creativo. Negli anni seguenti aprì e chiuse numerosi siti, usando le piattaforme digitali per mettere a disposizioni di tutti il frutto di suoi progetti e collaborazioni. Tommaso non vorrebbe certo essere ricordato solo per Andy Warhol era un coatto e per la sua teorizzazione del “trash”, né per aver partecipato in qualità di autore ad Anima mia condotta da Fabio Fazio. Io preferisco ricordarlo per la sua spietata analisi della società, dei media, del pop, della cultura e dell’arte, attraverso saggi che non risparmiavano niente a nessuno. Per la sua ironia, per la sua costante voglia di ricerca, per la sua esplorazione di fenomeni bizzarri, di prodotti “spazzatura”, imitazioni e “tarocchi”. Sono particolarmente affezionato a 78.08, il suo primo romanzo, dove comunque la narrativa è un pretesto per parlare ancora una volta della nostra società, mettendo a confronto il 1978 di La febbre del sabato sera con il 2008 dell’inizio della crisi. Ma sono molto affezionato anche a Progetto Elvira, che considero il più bel libro mai scritto su di un film. Analisi attenta e puntuale del film Il vedovo di Dino Risi, nel quale Labranca analizza punto per punto, attraverso precisi riferimenti alla storia e alla cronaca dell’epoca, la trama della pellicola, svelandocene ogni dettaglio e ogni messaggio.

Senza la possibilità di essere inquadrato e troppo indipendente e anticonformista rispetto alle regole imposte dall’editoria di qualsiasi colore, per poter scrivere quel che voleva e come lo voleva, alla fine aprì assieme a Luca Rossi la casa editrice 20090. Ora quelle realtà editoriali e culturali che prima lo avevano escluso perché troppo scomodo – proprio perché lui osava dire quello che nessun altro osava – piangono le proverbiali lacrime di coccodrillo e sono pronte a riconoscergli postuma la sua genialità, quella stessa genialità cui non osavano dare però spazio perché poteva infastidire i lettori. Lettori pigri e intellettualmente stanziali, incapaci di mettere il naso fuori dal sicuro rifugio costruito allineandosi ai dettami emanati dai soviet intellettuali. Sicurezze che Labranca abilmente attaccava e scardinava puntualmente. Ricordo la sua amarezza all’indomani dell’abbandono della rubrica Collateral su Film TV a causa dei continui attacchi da parte dei lettori. Lettori non solo pigri, ma talvolta persino incapaci di capire che cosa Labranca scrivesse, tanto che ne fraintendevano clamorosamente il messaggio, solo perché non dava loro quello che loro volevano sentirsi dire, cioè conferme alle loro sicurezze acquisite.

Labranca era aggressivo e spietato nei suoi scritti. Certo aveva anche un carattere difficile, se qualcuno non gli piaceva o ci litigava, non ce n’era. Era definitivamente tagliato fuori dai suoi contatti. Ma era anche una persona riservata, discreta e assai generosa e disponibile. E di una squisita ospitalità. Marta Cagnola ne ricorda in un bell’articolo ne Il Sole 24 Ore le serate alla Maison Labranca. A mia volta non posso dimenticare l’occasione della visita fatta da me e Marzia “Malo” Lorusso alla Maison Labranca nel giugno del 2011, quando organizzò una serata in nostro onore. Evento durante il quale fece anche una consistente donazione di vinili e DVD all’Archivio Abastor. Labranca faceva parte infatti del ristretto ed elitario novero degli abastoriani. Amava le musiche bizzarre che faccio conoscere al gruppo di fedelissimi. Labranca seguì la genesi di Orgasmo Song, fornendomi aiuto e supporto, e ne attese entusiasta l’uscita. Fu lui a dare il via alle presentazioni del libro, facendo da relatore alla prima presentazione a Milano. Labranca era anche un seguace de Il Laboratorio del Professor Odd e un acceso ammiratore della Signorina Gugletti (sarebbe dovuta tornare momentaneamente, in una prossima puntata, solo per lui). Fu lui a propormi la scaletta Italia Straniera, da cui scaturì la puntata che lo vide protagonista, a tutt’oggi la più bella che il Laboratorio abbia mai registrato (non me ne vogliano gli altri ospiti). E con lui si è concluso il ciclo 2015-2016, con la puntata dedicata al suo libro Vraghinaròda. Altre ne sarebbero dovute venire. Ne avevamo già pianificato almeno un altro paio e Tommaso aveva ancora chissà quante altre idee per la testa. Una scaletta era già pronta, ma la registrazione non è mai avvenuta. In parte anche per colpa del caldo estivo. Avrebbe dovuto aprire il nuovo ciclo di puntate del Laboratorio e avrebbe dovuto avere come tema “il telefono”. Impossibile registrarla ora senza di lui, senza i suoi interventi. Chissà cosa avrebbe voluto raccontarci e con quanta ironia avrebbe saputo condurci attraverso il filo che univa gli apparecchi telefonici di King Clave (Mi corazón lloró, cover in spagnolo di Piange il telefono di Modugno), Carol Douglas (Doctors Orders), ABBA (Ring Ring, in una versione cantata in svedese, spagnolo e tedesco), Franco Moreno (O’ cellulare), Gigi Finizio (Telefono), Gigi D’Alessio (L’ultimo gettone), Alessandro Canino (Tu tu tu tu), Marcella Bella (Rio De Janeiro), Kraftwerk (Der Telefon Anruf, che avrebbe dovuta essere il sottofondo)…

Voglio ricordare Tommaso proprio attraverso la sua prima partecipazione al Laboratorio, che fu lui a propormi, togliendomi dall’imbarazzo di chiedergli di partecipare senza sapere però bene quale “tema” assegnargli. Quell’Italia Straniera da lui pensata e organizzata con entusiasmo fin dalla scaletta. Entusiasmo che gli era proprio per i progetti che lo coinvolgevano e lo divertivano, rendendosi complice di un gioco che come sempre nascondeva anche una analisi, seguendo i mille fili che con ordine intesseva nel suo pensiero. Sempre lucido e sempre attento, ma divertito e giocoso, da eterno fanciullo quale era. Un fanciullo di un’intelligenza spaventosa.

Ciao Tommaso, verrò a trovarti in Islanda, prima o poi.

 

 

 

In questi giorni sono comparsi scritti dagli amici più legati a Tommaso, in particolare rimando a:

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