Pubblicato da: F.C.N. | 5 aprile 2017

La realtà virtuale col View-Master

View-Master Virtual Reality Starter Pack

Io non so cosa gli sia passato per la testa a quelli della View-Master (cioè della Fisher-Price, cioè della Mattel), avevano il loro bel visorino stereoscopico con i dischetti con le diapositive, in vita ben dal 1939, con lo stesso standard e la stessa misura di dischetti perfettamente retrocompatibili (cioè, potevi vedere i vecchi dischetti coi nuovi visori o, molto meglio, viceversa) e hanno buttato via tutto per lanciarsi nella realtà virtuale coi telefonini. Ma si può?
Facciamo un breve riassuntino per chi si fosse perso le lezioni precedenti, ma se volete potete recuperare studiandovi l’articolo su Wikipedia in italiano, che è sufficientemente completo e attendibile (e di cui siamo, per buona parte, direttamente responsabili), sempre che non vogliate prendervi la briga (e ne varrebbe la pena, credetemi, lo trovate anche su Amazon) di leggere l’ottimo View-Master Memories, scritto da Wolfgang e Mary Ann Sell.

View-Master Model A

Negli anni trenta il signor Wilhelm Gruber, un tedesco naturalizzato statunitense, finito casualmente a Portland, nell’Oregon (dove i fascisti dicon tutti “me ne fregon”), s’inventa un marchingegno atto a svecchiare l’ottocentesco stereoscopio e renderlo pratico, agevole e, soprattutto, colorato. Con il passaggio al nuovo secolo, nonostante il cambio di formato (da cartoncini e “vetri” trasparenti, si era passati alla pellicola fotografica positiva), con quell’apparecchietto fino ad allora si vedevano ancora solamente fotografie in bianco e nero.
L’oggetto viene lanciato nel ’39 all’Expo di New York, riscuotendo da subito un gran successo, tanto che la US Airforce lo utilizza perfino per addestrare gli aviatori nell’individuazione degli obiettivi. Nel Dopoguerra nuovi modelli in bachelite, la cui qualità è a tutt’oggi insuperata, vengono immessi sul mercato occidentale, mentre imitazioni di ogni sorta si diffondono ovunque, compresi i paesi al di là della Cortina di Ferro (DDR e Cecoslovacchia sono tra le principali produttrici di imitazioni, ma anche l’Italia ne presenta un ottimo duplicato).
Negli anni sessanta la Sawyer’s in crisi cede il pacchetto View-Master alla GAF (originalmente sezione americana della famigerata IG Farben), che lo tiene stretto fino agli anno ottanta, transitandolo però da svago per tutta la famiglia a giocattolo per bambini e offrendo dischetti di soggetti via via più fantasiosi, legati a fiabe, giocattoli (bellissimo il set di Barbie in giro per il mondo), serie televisive, film e cartoni animati. Negli anni ottanta il View-Master è vittima di una crisi che lo porta a un susseguirsi di passaggi di proprietà: la GAF lo vende ad Arnold Thaler che crea il View-Master International Group, poi acquista la storica casa di giocattoli Ideal e così lo ribattezza in View-Master Ideal Group. Quindi la VMI viene acquisita dalla Tyco Toys, la Tyco viene poi assorbita dalla Fisher-Price, infine (siamo ormai nel 1997) arriva la Mattel che si mangia il topo che al mercato mio padre comprò.

Visore View-Master Virtual

Insomma, da vent’anni il marchio è di proprietà della Mattel che lo ha relegato per tutto questo tempo a giocattolo “educativo” per i più piccoli sotto il proprio marchio Fisher-Price. Il View-Master è sempre stato in vendita, ma in Italia era sparito da parecchi anni, credo dagli anni ottanta almeno. Era riapparso sugli scaffali del Toy Center qualche anno fa e lo si poteva trovare tra gli articoli del sito ufficiale della Fisher-Price, ma era venduto sempre come prodotto minore, senza nemmeno la dignità di un proprio dominio dedicato.
I prodotti legati al marchio View-Master della storica casa di giocattoli americana che ci ha regalato cose fantastiche come la Barbie, Major Matt Mason, Big Jim, le Rock Flowers e, purtroppo, anche i Masters of the Universe (li ho sempre odiati), diciamoci la verità: non erano ‘sto granché. I visori erano di qualità bassina, le lenti in plasticaccia utilizzate nei modelli L e Virtual permettevano una mediocre visione a volte sfocata e annebbiata. Le diapositive con cui venivano confezionati i dischetti erano sempre belle, ma l’immagine non aveva lo splendore dei colori della pellicola Kodachrome utilizzata dalla Sawyer’s. Anche se bisogna dire che fino al 2008 si potevano ancora trovare in vendita, accanto agli altri, nuovi soggetti paesaggistici, cioè il tema per cui era stato inventato il visore stereoscopico nel 1939. Ciononostante rimaneva sempre il buon vecchio View-Master cui eravamo affezionati ormai da ¾ di secolo.

View-Master Virtual Reality, fronte

Nel 2015, invece, la Mattel sigla un accordo con Google e cosa ti fa? Butta via tutti i dischetti e tutti i vecchi visori, apre un nuovo dominio (view-master.com) e si lancia nella “nuova” (permettetemi una risatina sarcastica) tecnologia seguendo la moda della realtà virtuale coi telefonini. Ecco allora che viene messo in vendita il nuovo visorone (stavolta è davvero “grosso”: soffrivate di un bisogno di compensazione?) View-Master Virtual Reality di cui si può dire tutto tranne che sia brutto. Cioè, bello è bello, ma… a che serve? Serve a guardare la realtà virtuale col telefonino.
Cioè: voi vi comprate lo scatolotto View-Master Virtual Reality Starter Pack. Aspettate che vi arrivi a casa. Quando il postino ve lo consegna lo aprite con le mani sudaticce e tremanti per l’emozione. Gli infilate dentro il vostro smarphone dopo esservi scaricati le opportune app (io su Google Play ne ho trovata solo una, ma vabbè), fate partire il tutto e… non succede nulla. Perché dopo aver caricato l’app, averla fatta partire, aver puntato il visore verso il dischetto fasullo (un dischetto atto a visualizzare contenuti speciali, ma che di fatto è un inutile pezzo di plastica), l’app si pianta e voi rimanete con un palmo di naso. OK. Lo so. Il problema è dovuto alla compatibilità: il mio Asus Zenfone 5 non è compatibile con il sitema. Pare che i più compatibili siano i Samsung.
OK, lasciamo stare l’app ufficiale View-Master e vediamo cosa c’è: giochetti stupidi e inutili che fanno venire la nausea, non per la loro qualità, su cui comunque ci sarebbe da discutere, ma perché ingannano la percezione dello spazio, provocando un fastidioso effetto labirintite: io sono rimasto stordito per ore dopo aver usato il visore. A quanto pare l’unica cosa che si trovi di realtà virtuale sono simulazioni di ottovolante (roller coaster, perché adesso bisogna usare tutte parole ammerrecane, eh). Boh. “Inutili” è il complimento migliore che mi venga da fare a queste app. A voler essere buoni. Vabbè. Facciamo un giro sul web in cerca di video in stereoscopia parallela. Molto poco. Si trova qualcosina su YouTube, ma poca cosa. A sto punto cerchiamo nel giro del porno, che si dice essere la maggiore attrazione di Internet e perciò dovrebbe almeno quella essere già preparata all’avvento della realtà virtuale. Nulla.

View-Master Virtual Reality, retro

Vabbè. A questo punto cosa farsene di questo ingombrante dispositivo ottico? Di tenerlo per utilizzarlo ancora non se ne parla: gli effetti simil-labirintite con conseguente nausea provati alla prima esperienza bastano e avanzano. Proviamo a rivenderlo su eBay? Niente: il mercato è saturo. A sbolognare questo coso ci stanno provando in molti, soprattutto negli Stati Uniti. Pare con scarso successo, a meno che non lo offriate a 1/10 del suo valore originale, o giù di lì (comunque sta vendendo lo stesso parecchio).
Il nuovo visore è stato per me veramente una gran delusione, di gran lunga maggiore rispetto a certi visorini giocattolo chiaramente destinati ai bambini, che offrivano una visione mediocre dei dischetti. La realtà virtuale coi telefonini non mi pare ‘sta gran cosa. La definizione delle immagini è scarsina. Dipenderà anche dal display utilizzato, ma fissarlo così da vicino, oltre a non far bene alla vista, produce anche una non trascurabile texture di pixel poco gradevole. Io la realtà virtuale l’ho provata nel ’92, con degli occhiali LCD che si usavano allora e, a dirla davvero tutta, non mi pare che sia cambiato granché, anzi, proprio nulla. I programmi per questo tipo di giochino mi sembrano di scarso livello, almeno quelli che ho provato io, qualcosa di meglio probabilmente si trova a pagamento. Capisco. Impegnare risorse, tempo e mezzi nella realizzazione di un videogioco costa. Non vi rimprovero per questo.
Però, sarò il solito nostalgico retrogrado poco avvezzo a certe innovazioni tecnologiche, sarà che non sono neppure mai stato molto coinvolto dai videogiochi (mi hanno scarsamente attratto perfino durante l’adolescenza: preferivo mettermi davanti alla macchina da scrivere e riempire pagine e pagine di puttanate, o tutt’al più dedicarmi al modellismo statico e ad assemblare caccia e bombardieri nazisti), ma a me questo Virtual Reality non piace proprio. Meglio continuare a guardare i vecchi dischetti View-Master di più di mezzo secolo fa con un bel visore in bachelite, che, anche in quanto a design, nulla ha da invidiare a questo nuovo visore hi-tech. Ce n’era veramente bisogno?

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