Pubblicato da: F.C.N. | 11 settembre 2017

Citazionismo selvaggio

Ho notato una cosa. Forse anche voi l’avrete notata. Negli anni Ottanta e Novanta le televisioni musicali trasmettevano videoclip contemporanei. Cioè lo spettacolo era prevalentemente votato all’attualità. Si vedevano clip pop e new wave del momento e c’erano persino trasmissioni dedicate alla musica indie (la storica Alternative Nation di MTV, per esempio – quando ancora valeva la pena vedere MTV). Oggi ho notato, invece, che nelle televisioni musicali superstiti o programmi che mandano video all’interno del palinsesto di televisioni generaliste, si mischia il vecchio col nuovo, con tutti i pericoli che ne conseguono («Non imparano mai, vero?» «Sui pericoli del mischiare il vecchio col nuovo? No.» da Zaffiro e Acciaio), in uno shakerone infernale. Così è possibile confrontare l’eccesso della Madonna anni Ottanta con l’eccesso della Lady Gaga anni duemiladieci o il rap del 1977 fa con il rap del 2017 (non è cambiato niente, stessa solfa da quarant’anni a questa parte). Tutto ciò è curioso e segno dei tempi: da un ventennio a questa parte si continua a guardarsi indietro, consapevoli del rischio di venir tramutati in statue di sale. I motivi di questa tendenza possono essere molteplici: il pop odierno fa schifo (vero); i giovani di ieri continuano a essere assidui fruitori di videoclip più dei loro figli (anche questo è vero); le case discografiche hanno scoperto che vendono più con il materiale d’archivio che non costa niente, piuttosto che con materiale nuovo che invece costa produrre (probabile); i giovani di oggi sono più intelligenti di quelli di venti-trent’anni fa e non si limitano a consumare solo musica contemporanea ma vanno alla riscoperta anche di musica “vecchia” (potrebbe essere: vedo molti più ventenni oggi comprare dischi in vinile usati che non i loro fratelli maggiori di trent’anni o i loro genitori).

Lacrime di sangue

Non so se avete visto Suicide SquadGuardiani della Galassia Vol. 2. Vabbè. Non sto a vomitarvi per l’ennesima volta il mio disprezzo nei confronti dell’odierno cinema hollywoodiano costruito tutto sulla CGI tanto da sembrare più un videogioco che non un film live action (che però poi finisco quasi sempre per guardare, perché in fondo il bambino che c’è in me è sempre attratto magneticamente dai supereroi). I due titoli citati alla fin fine si lasciano guardare più di altri blockbusteroni supereroistici attuali, pur essendo perfettamente uguali e interscambiabili a tanti altri dato che la trama è sempre la stessa: gruppo di supereroi (Avengers, Justice League, X-Men, ecc.) che si trovano tutti assieme ad affrontare una minaccia aliena (in senso lato, non necessariamente proveniente dallo spazio) che attacca il centro della città creando un vortice circolare che scava e/o distrugge grattaceli e strade. Oh, veramente, un po’ più di fantasia! Vabbè. Dicevo, i due titoli citati fanno forza su una colonna sonora tuttosommato gradevole, ma solo perché è costituita di, più o meno, buoni pezzi rock e pop delle scorse decadi: molto anni ’70/’80/’90, come se fosse uno di quei fastidiosi party revivalisti discotecari. Insomma, se non s’era già capito, non sono nemmeno più capaci di comporre colonne sonore avvincenti (e ancora una volta, nonostante tutto, l’Italia ha qualcosa da insegnare, visto che se molti maestri delle colonne sonore sono scomparsi, qualche nuovo artista capace si sta facendo strada, anche se purtroppo non può contare su pellicole altrettanto valide e il suo lavoro rischia di cadere nel nulla).

Vabbè, questa era solo una premessa per entrare nel cuore dell’argomento: il citazionismo selvaggio del passato musicalcinematografico. Veniamo al dunque. Ho visto i due lungometraggi di Hélène Cattet e Bruno Forzani, Amer (2009) e Lacrime di sangue (L’étrange couleur des larmes de ton corps – cioè “Lo strano colore delle lacrime del tuo corpo” – 2013), e vengo ora a scoprire che ne sta per uscire un altro, Laissez bronzer les cadavres. Partiamo col dire che i due autori sono marito e moglie e, nati nel 1976, sono abbastanza giovani, ma non hanno neppure vent’anni. Ma li avevano quando la grande stagione revivalista è cominciata, cioè durante la seconda metà degli anni Novanta. Bene.
Veniamo ai film. Amer e Lacrime di sangue sono due thriller. E fin qui niente di particolare. Di thriller oggigiorno se ne fanno tanti e quando passano in televisione di solito cambio canale. Magari in favore di un documentario della BBC o di una miniserie tedesca in cui gli alemanni si confrontano con la propria storia: sono davvero bravi e ne stanno producendo di molto interessanti. I francesi oggigiorno invece sono bravi a fare film. Ne sanno confezionare di davvero ben fatti, in grado di competere con l’opprimente gigante hollywoodiano. E anche questo l’abbiamo detto.
Amer e Lacrime di sangue sono due thriller, ma si potrebbe anche dire che sono in realtà due thrilling, che è un genere racchiuso in confini geografici e cronologici ben precisi: Italia anni Settanta. Eccoci. La Cattet e Forzani hanno realizzato due thrilling, cosa che in Italia nessuno fa più da decenni, neppure i maestri superstiti del genere, che ormai hanno perso la mano. Ecco cosa c’è di eccitante. In un periodo di generale decadenza delle arti, in cui ci dobbiamo sorbire confettoni chimici hollywoodiani, ‘sti due francesi di Mentone («Comprai a Mentone vicino Menta un collare per tenerlo fermo, perché mi andava in tutte le piazze.» Squallor, Ne me tirez plus), quindi mezzi italiani, se ne escono con due filmetti che puntano su una fotografia contrastata e dai colori puri, che ci sbatte in faccia quel che invece si sapeva fare in Italia nei Settanta.

Lacrime di sangue

Operazione vertiginosamente citazionista in entrambi i casi fin dalla locandina (quella di Amer soprattutto). Non serve essere degli esperti di cinema per rendersi immediatamente conto che ci troviamo davanti a un omaggio viscerale, più che dichiarato, urlato a pieni polmoni nei confronti di Dario Argento. I due film, ma in particolare il secondo, sono fortemente debitori soprattutto di Profondo rossoTenebre, ma con mille altri riferimenti, come ad esempio Una lucertola dalla pelle di donnaTutti i colori del buio, ma anche Baba Yaga (la scena in stop-motion mi ha fatto pensare allo pseudo fumetto realizzato con una sequenza di fotografie in bianco e nero nel film di Farina) e molti altri titoli. Insomma, oltre ad Argento vengono senz’altro tirati in ballo Fulci e Bava, ma non secondi anche gli altri registi che hanno fatto grande un’epoca. Amer e Lacrime di sangue sono visivamente di grande impatto, la fotografia è da premio Oscar, il montaggio dei loro film è frenetico, allucinatorio. Lacrime di sangue è l’incubo virato in rosso di un uomo prigioniero in una vecchia casa art déco piena di segreti e da cui è scomparsa la moglie Edwige (chiaro omaggio a una delle attrici protagoniste della stagione del thrilling). Una voragine onirica in cui precipitiamo attratti da un vortice che ci divora. Amer è un percorso lungo tutta la vita della protagonista in cui si affacciano presenze oscure ed esplosioni di sensualità adolescenziale (e qui non si può che andare con la mente alla stagione delle adolescenti in fregola del cinema erotico italiano degli anni Settanta). E poi sangue, donne nude, occhi, vecchie velate, vetri infranti, guanti neri e coltelli e rasoi… insomma, tutto l’immaginario classico del giallo all’italiana dell’epoca d’oro.

Amer

E le colonne sonore? Beh. Capolavoro. Bravi questi franc… ah, ma no! Ma toh! Anche le colonne sonore sono italiane? Essì. I commenti sonori dei due film sono delle compilation di temi, magari meno noti, tratti da colonne sonore di film italiani degli anni Settanta! In Lacrime di sangue il music score è sostenuto soprattutto da Erotico Mistico di Ennio Morricone (colonna sonora del bel clerical-erotico Maddalena, interpretato da una sensuale Lisa Gastoni), mentre i titoli di coda sfruttano l’impatto sonoro del bellissimo Sabba di Bruno Nicolai (colonna sonora di quel meraviglioso Tutti i colori del buio diretto da Sergio Martino e interpretato da Edwige Fenech). E così Amer, con scena centrale della passeggiata dell’adolescente Ana (Charlotte Eugène Guibeaud) in compagnia della madre, sostenuta dalla carezzevole La polizia chiede aiuto di Stelvio Cipriani (scelta coerente, essendo il film intessuto sulla storia di un giro di prostituzione minorile ambientato nell’ipocrita provincia borghese).

Amer

Bello. Sì. Bello… ma. Già. Perché il pacchetto regalo è ben confezionato, originale, evocativo, allettante e stimolante. Ma purtroppo dentro è vuoto. Non c’è niente. Perché manca la storia. I due film sono solo una sequenza di belle (straordinarie, oserei dire) immagini, ma è tutto qui. “La storia è tutta nelle loro teste”, come ha brillantemente sintetizzato Fabio Babini. Esatto. La storia se la capiscono loro. I dialoghi sono praticamente inesistenti e le immagini non sono altro che uno straordinario lungo videoclip per le bellissime colonne sonore italiane utilizzate nell’operazione. Il citazionismo è fine a sé stesso, un puro esercizio stilistico di ottima fotografia e scuola del cinema. Un bignamino che riassume l’impatto visivo del thrilling italiano anni Settanta, ma senza avere la capacità di raccontare alcunché. Un riassunto, insomma, per chi, durante l’ora di lezione, se n’è andato in giro a cuccare col motorino. O, se più grandini, a sballare nella movida madrileña. Per noi nerd, che siamo rimasti a casa a studiare, cioè ci siamo sciroppati tutti quei film che vengono citati nelle due pellicole di Cattet & Forzani, i due film ci appaiono come delle crisalidi vuote, da cui è scappata la farfalla.

E adesso scusate, ma vado a riguardarmi Tutti i colori del buio.

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Responses

  1. Grazie di tutte le info, impeccabili. Anche se Maddalena per me è terribile, nonostante io ami la Gastoni a livelli esponenziali. E non si dimentica la chiesa a fianco dell’autostrada. Però è tristemente vero sto fatto che i film dei supereroi sono assolutamente interscambiabili e sono di una superficialità non profonda. Ultimamente al cinema ci si annoia assai e non credo sia l’età a farlo sto effetto. Io nei 70 i trilleroni mica li vedevo al cinema…quindi…


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