Pubblicato da: F.C.N. | 4 ottobre 2017

Ilona Staller (disco)

Copertina della stampa originale dell’LP Ilona Staller del 1979

Ci sono dischi che hanno fatto storia, tra di essi alcuni rappresentano per Abastor delle autentiche pietre miliari. Ilona Staller, pubblicato dalla RCA Italiana nel 1979, è probabilmente l’album più importante tra questi. Perché è stato pubblicato da una star nascente del panorama erotico italiano, successivamente la più celebre pornostar femminile degli anni ottanta (forse proprio a livello mondiale). Perché canta di erotismo, giocando con doppi sensi birichini. Perché infrange i tabù, scontrandosi con la morale cattolica bigotta dell’Italia post-boom economico, venendo censurata e avendo per questo anche problemi legali. Ilona Staller è la più importante pioniera nel suo campo in Italia. Dieci anni dopo Je t’aime… moi non plus, Ilona Staller è la portavoce di un’Italia che si vuole liberare dalle pastoie della bieca morale cattolica, del “fare ma non dire”, del nascondersi dietro le imposte socchiuse per dare sfogo ai propri istinti. Ilona Staller è l’incarnazione della Rivoluzione Sessuale italiana. E in tempi tristi come quelli odierni, in cui si censurano i capezzoli su Facebook e Instagram, il MOIGE spadroneggia liberamente, si organizzano Family Day, ricompaiono le “pecette” censorie e perfino un pilastro come Playboy [addio Hugh!] torna alla morigeratezza del vedo-non-vedo, si avrebbe tanto bisogno di altre Ciccioline pronte a immolarsi sulle barricate della Rivoluzione Sessuale. Rivoluzione che non è mai finita, dato che ancora lunga è la strada da percorrere per raggiungere lo status di nazione veramente laica ed emancipata (ho un sogno: vedere finalmente sparire i crocefissi dai locali pubblici e soprattutto abolita nelle scuole l’ora di religione, sostituita con una sana ora di educazione sessuale). Ilona dove sei?

Ma questo articolo non vuole parlare solo di Ilona Staller (persona), ma anche e soprattutto di Ilona Staller (disco). L’album esce in un periodo di particolare popolarità per l’attrice ungherese. Fino ad allora aveva preso parte ad alcune pellicole cinematografiche, tra cui 5 donne per l’assassino (1974)  di Stelvio Massi, Cuore di cane (1976) di Alberto Lattuada o ancora Vizi privati, pubbliche virtù (1976) di Miklós Jancsó. Insomma, mica bruscolini. Tuttavia, nonostante la sua filmografia annoveri titoli di tutto rispetto, non è ancora riuscita a ritagliarsi il ruolo che le compete, cioè quello di protagonista. Ecco allora che nel 1976 avviene la catarsi: nascono le radio libere e Ilona Staller viene arruolata da Radio Luna “Etererotica Notturna”, emittente romana che trasmetteva programmi sexy, ma di cui divenne portabandiera Voulez-vous coucher avec moi?, trasmissione che andava in onda da mezzanotte per la durata di una mezzora e che inizialmente prevedeva l’avvicendamento di più conduttrici, ma che alla fine vedrà protagonista assoluta proprio lei, che da allora in avanti prenderà a chiamarsi Cicciolina.

Articolo su Playboy di novembre 1976

Come accadeva sempre in quegli anni, ogni accenno di erotismo, strizzata d’occhio ammiccante, spallina che scendeva, labbro che si schiudeva, capezzolo che faceva capolino, pelo pubico che spuntava, mugolio che veniva pronunciato dalla bocca di una bella ragazza, erano condannati senza appello da parte della stampa. “Squallido” era tout court l’aggettivo che più frequentemente veniva speso nei confronti di qualsiasi messa in scena erotica nel nostro paese da parte di giornalisti moralisti (Antonio Lubrano lo usa addirittura per descrivere il contenuto di Je t’aime… moi non plus in un articolo per Radiocorriere TV del 1969).  Stampa che faceva eco al moralismo ipocrita della borghesia (si faccia ma non si dica), tanto quanto della sinistra, che vi scorgeva la corruzione del consumismo (?). Sì, perché è bene ricordare che comunisti e democristiani erano moralisti allo stesso modo e allo stesso modo ipocriti, poiché anche loro avevano scheletri sessuali nascosti nell’armadio, ma pronti a bacchettare l’immoralità e l’ipocrisia altrui. A titolo di esempio la relazione tra Nilde Jotti e Palmiro Togliatti, abilmente occultata dal PCI, così da mantenere salva la facciata (Togliatti era sposato dal 1924 con Rita Montagnana, dalla quale non divorziò neppure all’estero, dove avrebbe invece tranquillamente potuto farlo, ma ci si doveva tenere buono l’elettorato…). Cicciolina invece arriva a scardinare questa costruzione morale, affermando nel modo più semplice e innocente che il sesso è bello, che in esso non c’è niente di sporco, che farlo liberamente e senza sensi di colpa non può farci altro che bene.

Nuovo Playore 1 – gennaio 1978 (scusate la censura, non è mia)

La trasmissione diviene così popolare a livello nazionale che ne parlano tutti i giornali. Nel novembre 1976 ne troviamo a occuparsene persino l’edizione italiana di Playboy, dove Ilona Staller (persona) appare nel ruolo di speaker, con tanto di cuffie in testa, a seno nudo, al fianco di altre sue colleghe di microfono. Nel 1978 la rivista erotica Nuovo Playore pubblica un 45 giri, in allegato al numero di gennaio, contenente un estratto dal programma di cui tanto si parla. Il disco è niente più di un documento sonoro, ma ha la valenza di fonte storica che ci trasmette fresco e genuino quel che all’epoca erano le radio libere: spontanee, aperte, libere, appunto. Un mezzo che per la prima volta permetteva al popolo di esprimersi senza le pastoie della censura radiotelevisiva di Stato, rappresentando così una vera alternativa: altra musica, altra cultura, altra politica, persino altre lingue diverse dell’italiano imposto fino ad allora dall’omologazione nazionale della scuola italiana e della radio/TV di Stato. Similmente a quel che oggi sta accadendo su Internet, dove tutti, più nel male che nel bene, possono esprimersi liberamente (come avvenne con i “microfoni aperti” di Radio Radicale), ma con la drammatica differenza che una buona fetta di chi scrive su Internet non è in grado di creare nulla, ovvero di offrire qualcosa che sia degno di essere letto, ma solamente battibecchi da bar, pettegolezzi da circolo del cucito, consigli di stregoneria domestica e tanti, troppi, commenti irabondi necessari come un’attacco di colite, posti in calce a qualsiasi testo venga pubblicato in rete.

Grazie a Radio Luna Ilona Staller diventa un idolo rincorso dai fan bisognosi di emozioni erotiche tanto da rasentare lo stalking: qualcuno riesce a scoprire persino il suo numero di telefono privato, arrivando a chiamarla a casa. Ecco allora che Ilona viene catapultata nel mondo dello spettacolo da protagonista. Nel 1979 interpreta un ruolo principale nel raro film italo-giapponese Dedicato al mare Egeo diretto da Masuo Ikeda. Visione attualmente introvabile, se non in un’edizione nipponica, sottotitolata in giapponese e atrocemente censurata con degli orrendi bolloni bianchi a nascondere il pube degli attori, ché nel Sol Levante non si può far proprio vedere per nulla al mondo. Ma ecco soprattutto che arriva Cicciolina amore mio, diretto a sei mani da Amasi Damiani, Bruno Mattei e Riccardo Schicchi. In realtà opera pseudobiografica romanzata da Schicchi, in cui Ilona è protagonista assoluta. Nel 1979, infine, viene distribuito il suo primo vero disco, l’LP omonimo Ilona Staller, appunto.

Etichetta dell’edizione promo dell’LP del 1979

A pubblicare l’LP è una major italiana, anzi, una delle più importanti e potenti case discografiche del panorama italiano di quegli anni, la RCA Italiana, etichetta che aveva in mano cavalli di razza come Renato Zero e Rino Gaetano, ma per cui incideva anche un maestro indiscusso delle colonne sonore come Ennio Morricone. Si noti però tutta l’ironia della sorte, la RCA Italiana era nata immediatamente dopo la fine della seconda guerra mondiale, come distaccamento della casa madre americana, su volere degli Stati Uniti e con il forte sostegno del Vaticano, che ne deteneva una quota delle azioni (il 10%)! Non so, però, se negli anni settanta il Vaticano detenesse ancora tale quota e che peso avesse nelle decisioni prese dai discografici arruolati nelle fila della casa discografica stessa. Non stupisca comunque la scelta della RCA di produrre un siffatto disco, si pensi infatti che in Giappone la RCA Victor era l’etichetta su cui venivano incisi i dischi ascrivibili al filone erotico yoru no driver (argomento sul quale però vi rimando alla doverosa lettura di Orgasmo Song, così come alla prossima uscita di Classix!, dove ne tratto nel mio spazio L’Ultima Pagina). Un oggetto mainstream, quindi, non un disco indie, né stampato da una casa discografica piccola e fragile.

Il disco è una gran opera, in cui troviamo impegnati personaggi di tutto rilievo, oltre alla produzione di Riccardo Schicchi, che ormai aveva preso in mano le redini della “futura diva Diva Futura” (perdonatemi il gigionesco gioco di parole): l’arrangiamento è del maestro Gianni Mazza; la composizione dei brani più rilevanti di Alessandro Centofanti; il testo di Labbra è di Paolo Amerigo Cassella, autore, assieme a Toto Savio, di Maledetta primavera di Loretta Goggi; poi tanti altri… La scelta delle canzoni da mettere in bocca a Ilona Staller è tra le più eterogenee. Il disco non ha una sua vera e propria coerenza e questa è forse l’unica pecca che possiamo rimproverargli: affianca con la massima non chalance brani dei generi più eterogenei e in parte nemmeno tanto amati dall’attrice, che avrebbe voluto fare infatti reggae (ci riuscirà, in parte, con il 45 giri Ska Skatenati nell’81).

Si affiancano degli evidenti riempitivi alle canzoni scritte appositamente per lei, connotate da ammiccamenti sexy e sottolineate da titoli a doppio senso. Brani soft piacevoli e sollazzevoli, che ci stuzzicano come ovatta sulle zone erogene: LabbraPiù su sempre più, le migliori del disco, uscite anche come retro dei due singoli estratti dall’album. A questi troviamo affiancate le cover I was made for dancing (successo disco dell’anno precedente di Leif Garrett, che porta persino all’interno del telefilm The New Adventure of Wonder Woman con protagonista Linda Carter); Pane, marmellata e me, cover del brano reggae Uptown Top Ranking di Althea & Donna; Lascia l’ultimo ballo per me, cover italiana con testo di Mogol, del brano Save the last dance for Me, portato al successo da The Drifters nel 1960; It’s all up to you, originalmente di Michael Zager; Benihana, bel singolo disco dell’attrice pornografica americana Marilyn Chambers (interprete del psichedelico Behind the Green Door del ’73, primo film che mostra un’amplesso multirazziale), uscito un paio d’anni prima, tipica disco orgasmo con sospiri finali, che, mi perdoni la Divina Cicciolina, ma preferisco nella versione originale.

Così come le bellissime Labbra Più su sempre più su le ritroviamo nella colonna sonora del film Cicciolina amore mio, anche Cavallina cavallo (in cui un errore di stampa ha dimenticato una congiunzione: il titolo corretto è Cavallina a cavallo) è tratta dalla colonna sonora di Dedicato al mare Egeo ed è composta da Morricone, ma nel film è stata utilizzata invece un’altra versione cantata da Edda Dell’Orso.

Il disco gode di una bella stampa con copertina apribile (gatefolded, come si usa dire in ambito collezionistico), di cui esiste anche una rarissima versione promo con etichetta bianca. Negli anni questo disco è divenuto raro e ricercato, il valore si aggira oggi sui 150 euro per la versione “standard” (trascurate i furboni che cercano di venderla al doppio) e 300 per quella promo. Lo stesso disco venne stampato sempre nel 1979 anche in altre parti del mondo dalla RCA Victor, dopodiché se ne persero le tracce. Che cosa è successo? A quanto pare, una volta che la RCA venne acquisita dalla BMG Ariola, molti master considerati “minori” vennero letteralmente buttati nella spazzatura, così come le matrici per stampare i vinili, destino che sembra sia toccato anche al nastro di Ilona Staller… Triste. Purtroppo a partire dagli anni ottanta e soprattutto nei primi anni novanta, veniva buttato via tutto, vinile, matrici, master, perché ormai eravamo “nel futuro” del digitale e sembrava che il vinile sarebbe scomparso mentre i CD sarebbero gli unici sopravvissuti perché “indistruttibili”. Mera illusione destinata a rivelarsi presto come tale e mentre alcuni CD della prima generazione si stanno già sputtanando, i microsolchi sono destinati a durare ancora a lungo (sembra almeno 200-300 anni, se non di più).

Il CD del 2000

Scusate la divagazione. Che cosa è accaduto nel frattempo? Negli anni Novanta il disco Ilona Staller è diventato una chimera irraggiungibile, così nel 2000, dopo tanta attesa, ecco che la britannica Sequel Records/Castle Music ne pubblica una ristampa. Di questa ristampa io mi accaparrai il CD, ma ricordo con una certa sicurezza che all’epoca si parlò anche di una versione in vinile, che desideravo immensamente di più, ma che fu impossibile recuperare, dato che era già divenuta introvabile. Di questa edizione tuttavia non trovo traccia da nessuna parte in rete, la qual cosa mi fa presumere che quell’edizione sia diventata di una rarità esoterica o che tutta la faccenda non fosse altro che una leggenda.
Comunque con il tempo anche quella stampa in CD divenne una discreta rarità (oggi valutata attorno ai 30 euro) mentre il disco continuava a essere desiderato, per la sua valenza di icona discografica e, non per ultimo, per essere il primo disco di Cicciolina. Nel frattempo cambiano le cose e a mano a mano che il settore della musica prende coscienza di aver fatto una gran cazzata nell’aver “eliminato” il vinile (il vinile non è mai sparito in realtà, questa è una favoletta che vi raccontano i media per dirvi che ora è “tornato”). Ecco “riapparire” il vinile e con esso moltitudini di case discografiche che si buttano nell’affare delle ristampe, con le conseguenze che si possono immaginare, perché alcune di queste sono fatte proprio male. Ma male male. Suonano come mp3 compressi a 128kbps! Orribili. Magari possono andar bene a quei giovanotti mondani cresciuti ad mp3, ma il suono analogico è proprio un’altra cosa! C’è naturalmente chi lavora bene (Beat Records, Cinevox, GDM, Dagored, Crippled Dick Hot Wax!, Right Tempo ecc., per quanto riguarda le colonne sonore), si fa un mazzo così a recuperare i master originarli e a mixarli con dovizia e certosina pazienza. Ma ci sono anche tanti cialtroni. Infine si aggiungono le major, ma non sempre è chiaro da dove arrivi il master e come sia stato trattato.

La ristampa sullo scaffale al momento della sua scoperta

Devo dire comunque che di solito la Sony Music fa un buon lavoro, se ha a disposizione i master originali. Le sue stampe sono davvero ben curate, per quanto rimasterizzate in digitale, gioco che per dischi altrimenti rari e costosi vale la candela. Arriviamo così al dunque: Sony Music ha ristampato finalmente anche Ilona Staller (disco) di Ilona Staller (persona), LP in vinile che tutti stavano aspettando da un pezzo. L’edizione è davvero gustosa e filologica: la copertina è identica all’originale (suppongo abbiano ritoccato con un gran lavoro di editing una scansione ad alta definizione della copertina originale), compresa l’etichetta azzurra tonda del disco con marchio RCA Italiana degli anni settanta (seppure il tono di azzurro sia decisamente più scuro rispetto all’originale). La carta con cui è prodotta la busta interna bianca forata è differente, più spessa e patinata, ma va bene anche così, altrimenti si rischia di finire col non distinguere nemmeno più la copia dall’originale! Insomma, l’emozione di ritrovarsi per le mani un disco simile anelato per anni è grande, tanto che l’ho fotografato appena tirato fuori dallo scaffale del negozio di dischi! Ma il disco come suona? Diciamo che il disco suona bene. Ma messo a confronto con il 45 giri di I was made for dancing del 1979, si sente che “manca qualcosa”. Il suono è pulito, non c’è che dire, e ovviamente so benissimo che non si possono confrontare 7″ con 12″, dato che presentano dinamiche diverse, ma la differenza tra il suono caldo, l’ampiezza di sonorità (frequenze) del singolo del ’79, e la troppa pulizia e freddezza dell’LP del 2017, salta immediatamente all’orecchio. Se i master sono stati buttati come sembra, da dove sono state prese le tracce? Dal CD del 2000? E il CD da un vinile del ’79? Quindi riversamento di un riversamento? Già, così sembra…

Grazie a Carlo Simula e Vittorio “Vikk” Papa per le preziose informazioni “tecniche” utilizzate in questo articolo.

Scheda
artista: Ilona Staller
titolo: Ilona Staller
etichetta: RCA Italiana
catalogo: PL 31442
nazione: Italia
anno: 1979
formato: LP

Collegamenti
La discografia a Ilona Staller (con intervista a Cicciolina) su Orrore a 33 giri
Ilona Staller su Allmusic
Ilona Staller su Discogs
Ilona Staller su Last.fm
Ilona Staller su Musicbrainz
Ilona Staller su Wikipedia

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Responses

  1. Molto interessante, nella mia collezione ho proprio la prima stampa italiana di questo disco (non promo ahimè). Devo vedere in che condizioni è così posso fare una stima del suo valore!

    • Discogs lo valuta grossomodo tra i 100 e i 150, Popsike molto meno, attorno ai 50-60. Però poi ovviamente dipende anche da quanto un collezionista è disposto a spendere…


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