Pubblicato da: F.C.N. | 20 giugno 2018

La complicata “vita” di Christine

Christine Keeler

Profumo di… scandalo

1963, un anno di cruciale importanza per la storia del XX secolo. Nell’ottobre di quell’anno, infatti, tre avvenimenti saranno destinati a cambiare per sempre le sorti dell’umanità: l’assassinio di J.F. Kennedy, la messa in onda della prima puntata della serie televisiva britannica Doctor Who e le dimissioni di Harold Macmillan, primo ministro britannico. Se, a dispetto delle prime due, la terza informazione non vi fa squillare nessun campanello è perché il povero Harold non è stato che l’agnello sacrificale dell’ultimo e più importante di una serie di scandali a sfondo sessuale che hanno travolto il suo governo: l’affair de fourroure (passatemi il francesismo imperfetto) noto ai posteri come “Scandalo Profumo“.

Al centro della vicenda più personaggi della politica e del jet set britannici, primo tra tutti John Profumo, dal 1960 Ministro per la Guerra del gabinetto Macmillan, e la liaison dangereuse che questi intrattiene con Christine Keeler. Quest’ultima è una ragazza di facili costumi (spogliarellista e modella, ma che la stampa e i procedimenti giudiziari dell’epoca ci fanno capire fare anche la “vita”) amica di Stephen Ward, osteopata e ritrattista dei VIP anglosassoni, ma con la passione per le belle ragazze disinibite, con le quali organizza orgette a beneficio di vari membri dell’élite britannica.

La storia dello Scandalo Profumo è sicuramente affascinante, ma, se ci mettessimo a raccontarvene tutti i succulenti dettagli, rischieremmo di tirarla troppo per le lunghe. Perciò, per farla breve, vi basti sapere che Christine Keeler, oltre a concedere la propria voluttà a John Profumo, la dà anche all’addetto navale dell’ambasciata russa Eugenij Ivanov, il che, in clima di Guerra Fredda e per giunta sotto la cappa di un bachettone governo conservatore, risulterà più che imbarazzante. Quando questa mera questione di “pelo”, nei primi mesi del ’63, arriva alla stampa, ne scoppia uno scandalo enorme.

Christine Keeler

Nell’estate viene istruito un processo per sfruttamento della prostituzione, ripreso giorno per giorno dai giornali britannici, nei confronti di Stephen Ward (ma a tutt’oggi non risulta ancora chiaro se l’osteopata sia stato più un lenone o un semplice ruffiano), al termine del quale l’accusato si suiciderà, senza nemmeno attendere il verdetto. John Profumo e Eugenij Ivanov si dimetteranno dai rispettivi incarichi. Il primo finirà per darsi alla beneficienza, il secondo all’alcool. Infine, come abbiamo detto, nell’ottobre cadrà anche il governo, ufficialmente per ragioni di salute del primo ministro.

Christine Keeler sarà l’unica, una volta scontata una mite condanna per falsa testimonianza, a trarre qualche beneficio dalla faccenda, cavalcando e sapendo sfruttare la pubblicità gratuita che il caso le regala. Si farà ritrarre nuda su di una sedia in una celebre serie di foto che farà il giro del mondo; venderà la propria storia ai tabloid e pubblicherà una serie di libri, divenendo una delle icone popolari più celebri degli anni sessanta. Ma la sua vicenda influenzerà anche il mondo della musica, favorendo la nascita di un minifilone erotico tutto italiano legato al suo nome, antesignano della orgasmo song.

My name is Christine…

A ridosso dello scandalo, proprio durante il processo a Stephen Ward nell’agosto del 1963, esce il 45 giri Christine, pubblicato nel Regno Unito dalla casa discografica Ember Records, etichetta di ambito jazzistico, senza una vera e propria copertina. Responsabile ne è il nobile spagnolo Don Jaime de Mora y Aragón, fratello scapestrato della regina Fabiola del Belgio e per questo motivo sardonicamente ribatezzato “Fabiolo” dalla stampa. Don Jaime è un viveur al centro della “dolce vita” romana, eternamente circondato da belle donne, attratte dal suo stile da dandy impeccabile, dai baffetti da sparviero e dai capelli eternamente impomatati. Vera pecora nera del casato ispanico, dà non pochi grattacapi alla sorella monarca, provocando scandali, esibendosi in spettacoli, nightclub, cinema e televisione (interpreterà anche qualche Carosello). All’annuncio delle nozze tra Fabiola e Baldovino, dà alle stampe due canzoni di tono canzonatorio, Fabiola valzer e Baldovino cha-cha-cha, guadagnandosi così l’off limits al matrimonio della sorella, dalla quale viene più volte redarguito a causa della sua vita dissoluta.

Don Jaime de Mora y Aragón

Don Jaime compone la musica di Christine, mentre l’autore del testo, nonché il compositore del retro del 45 giri che porta l’esplicativo titolo di S·E·X, è invece lo stimato compositore di colonne sonore Leslie Bricusse. Produttore del disco è John Barry, celebre compositore delle colonne sonore dei film di 007, nonché primo marito di Jane Birkin, che in seguito canterà la più celebre orgasmo song della storia. A cantare o, per meglio dire, a recitare la canzone è la fantomatica Miss X, nome scelto non a caso, trattandosi di uno pseudonimo utilizzato durante il processo per celare il nome di una testimone chiave desiderosa di rimanere nell’anonimato. Il nom de plume nasconde in realtà l’attrice, cantante e ballerina di origini russe Joyce Blair, sorella del più celebre attore Lionel Blair. Ad accompagnare i gorgoglii erotici di Miss X al pianoforte è lo stesso Don Jaime, mascherato però sotto lo pseudonimo di Der Graf.

Jyce Blair

Christine è un delicato beguine suonato al pianoforte, degno di accompagnare uno streap-tease in un equivoco night club londinese. Sullo sfondo della musichetta suadente possiamo ascoltare la protagonista sussurrare poche frasi ammiccanti, ridacchiando e sospirando, che si alternano al pianoforte. Assistiamo così alla cronaca in diretta di un incontro erotico tra la spogliarellista, che si presenta con «my name is Christine», e il suo taciturno amante. Sullo sfondo la Guerra Fredda, scenario in cui ogni più insignificante “segreto” sembra destinato a mettere in crisi la stabilità di una o dell’altra potenza. Ma lei lo rassicura sussurrandogli all’orecchio: «Your secret is safe with me».

Certo, la copula non viene esplicitata così come accadrà appena sei anni più tardi quando Serge Gainsbourg e la giovane ex moglie di John Barry daranno alle stampe il loro “pornodisco”, ma tanto basta a far bandire la canzone dalle trasmissioni della BBC e di Radio Luxemburg. La ragione di tanta pruderie è da ricercare nei (pochissimi) gemiti scarsamente percepibili, nei risolini sciocchini, nell’intimità suggerita ma, soprattutto, in quel malizioso gioco di parole sulla “bravura” della ragazza. Nel disco Miss X infatti dichiara: «I’m a good girl»… e se pensate ai meme che circolano in rete con il motto «good girls swallow», capirete immediatamente di che cosa stiamo parlando.

My name is Christine.
What’s your is?
You’re joking!
(ride) What now?
But I’m a good girl…
(silenzio)
I told you I was good…
(si accende una sigaretta)
(ride)
Your secret is safe with me…
One more time.

Mentre i Beatles piazzano She Loves You al 6° posto, Christine raggiunge a stento la 37° posizione della hit parade britannica tra l’agosto e il settembre del 1963, probabilmente anche a causa dell’inevitabile censura da parte della BBC, ben più bacchettona della nostrana Rai e che tra anni sessanta e settanta censura praticamente tutto quanto esca un minimo dai binari della “moralità” e della “decenza”. Il buon successo del disco in patria porterà comunque Joyce Blaire a rivelare pubblicamente la propria vera identità, presentando la canzone nell’agosto del 1963 al celebre show televisivo Ready Steady Go! (trasmesso dalla concorrente della BBC, l’alternativa ITV), dove spartirà la scena con personaggi come Pat Boone, Brian Poole and the Tremeloes e altri. Il disco fa comunque il giro del mondo, venendo pubblicato ognunque, persino in India, Pakistan, Libano e Turchia.

Ma è l’Italia a decretarne la duratura fortuna, quando il singolo viene pubblicato dalla Stateside, perdendo inspiegabilmente la “h” in copertina e diventando così Cristine. L’edizione italiana è inoltre corredata anche da una degna confezione: una copertina decisamente sexy raffigurante una ragazza bionda (ma Christine Keeler era bruna) in déshabillé. Cosa non inusitata, dato che gli italiani paiono essere sempre stati più attenti degli anglofoni alle confezioni dei dischi, se si pensa ad esempio anche alla stupefacente copertina apribile con una donna nuda al’interno dell’edizione italiana del singolo del 1972 Jungle Fever dei Chakachas, altra irresistibile orgasmo song dal ritmo funky tiratissimo, anch’essa ovviamente censurata dalla BBC (maddai, ma chi l’avrebbe mai detto…). In Italia il singolo Cristine riscuote un clamoroso successo, sconosciuto in patria, raggiungendo il 14° posto della classifica italiana nel settembre dello stesso anno.

Mi chiamo Christine… e tu chi sei?

Lo Scandalo Profumo, insomma, sbarca anche in Italia, dove continuerà ad attirare gli interessi del pubblico per tutti gli anni sessanta. Per tutto il 1963 si possono leggere le notizie riportate puntualmente dai giornali italiani. Sul finire dell’anno Longanesi pubblica una traduzione del libro Scandal ’63, scritto da Clive Irving, Ron Hall e Jeremy Wallington. Nel 1968 si possono vedere raccolti nel volumetto L’Affare Profumo. Sesso e spionaggio: uno scandalo che fece tremare l’Inghilterra, edito da Edizioni Reporter, gli articoli scritti dall’inviato del Corriere della Sera Alfredo Pieroni all’epoca dei fatti. Inoltre nel dicembre del 1969 ritroviamo il settimanale ABC (fenomenale tabloid maxi formato rigorosamente in bianco e nero che campava sulle storie piccanti) pubblicare a puntate le memorie di Christine Keeler, quelle già vendute dalla stessa ai giornali britannici a ridosso dello scandalo. Così accade anche per i dischi del filone erotico italiano che porta il nome di Christine, che continuano ad apparire nel corso di tutto il decennio.

Il primo sintomo di questa moda si ha con la pubblicazione della cover italiana di Christine (che riacquista la “h” precedentemente perduta), eseguita dal gruppo Ettore Cenci Guitar Trio e pubblicata dalla Durium in 45 giri. Ettore Cenci è un valido chitarrista, autore in quegli anni prevalentemente di cover e di canzoncine per bambini, responsabile con il suo Guitar Trio anche di una cover della celebre sigla del telefilm Batman del 1966 composta da Neal Hefti. Un nome non noto, ma questo è anche l’ultimo nome di cui si riesce a reperire un qualche straccio di notizia: dopo di lui il nulla, soltanto perfetti ignoti che operano anonimamente dietro a etichette semi corsare.

Non contento di tradurre le battutine frivole della frizzante Christine in italiano, Ettore Cenci riarrangia pure la base musicale per chitarra, fornendone così un’esecuzione di squisita fattura, ben riuscita e in grado di superare anche l’originale al pianoforte di Don Jaime. Il testo viene tradotto fedelmente, cosa insolita, se si vanno a guardare le tante hit ascrivibili alla moda della covermania del decennio, in cui tutto ciò che sconfina fuori dai canoni della rima baciata cuore-amore viene severamente riportato nel rassicurante recinto delle tematiche sentimentali. Ad ogni modo che Christine venga cantata in inglese o in italiano poco importa: la Rai censura il brano perché «mima un atto sessuale» (e ti pareva?).

Mi chiamo Christine
E tu, chi sei?

Ma… stai scherzando?
Ma dai!
Ma io… sono una brava ragazza…
(silenzio)
T’ho detto che ero brava…
(si accende una sigaretta)
(ridacchia e sospira)
Stai tranquillo: sarò discreta.
Arrivederci, a presto…

Il singolo viene pubblicato dalla Durium a cavallo tra la fine del 1963 e i primi del 1964: la matrice impressa sul solco di fine traccia riporta la data del 9 dicembre 1963, giorno in cui è stato quindi creato lo stampo del vinile. Il disco scala le classifiche nei primi mesi del 1964, raggiungendo la 35ª posizione, ben lontana dal 14° posto raggiunto dall’originale e nonostante il singolo italiano venga distribuito persino nei jukebox con sul retro la cover della beatlesiana Please, Please Me, corrompendo così irrimediabilmente la gioventù italiana e trascinandola in un turbine peccaminoso di perdizione demoniaca!

Le altre C(h)ristine

Fin qui i pochi dati certi, di seguito si spalanca il baratro delle ipotesi e delle supposizioni, dal momento che dei dischi seguenti ci provengono poche informazioni. La datazione è anch’essa un azzardo. Sono del resto tutti microsolchi pubblicati da case discografiche minori, estemporanee, la cui brevissima esistenza è sintomo di una conduzione un po’ corsara, all’insegna delle canzoncine piccanti, all’epoca al limite della legalità. Comunque, a differenza delle due versioni inglese e italiana di Christine, tutti i rimanenti 45 giri ascrivibili alla saga della disinibita ragazza britannica, sono invece piuttosto rari e raggiungono anche quotazioni decisamente da collezionisti.

La struttura delle canzoni ascrivibili a questo minifilone rimane sostanzialmente invariata rispetto all’originale. I brani sono tutti costruiti su di una melodia di sapore “exotico” dannatamente simile al modello d’ispirazione tanto da spingersi sull’orlo del plagio: un ritmo beguine cui viene dato ampio spazio alla musica, la quale, interrompendosi bruscamente, permette l’inserimento delle battute sussurrate dalla protagonista. A condurre il ménage è la voce femminile: la presenza maschile è quasi sempre suggerita, un fantasma erotico evocato dai gemiti della protagonista. Altra caratteristica comune sono le copertine che raffigurano sempre una donna nuda ripresa di spalle, così da rendere chiaro il carattere “proibito” del contenuto.

Se poi abbiamo visto Christine perdere e riacquistare la “h” a seconda delle edizioni e delle stampe del medesimo disco, da qui in avanti la consonante muta sparirà del tutto, facendola diventare dapprima Cristine, per poi italianizzare il nome in Cristina. Ciò è indice della definitiva appropriazione operata dall’Italia nei confronti di un fenomeno originalmente britannico, che, per il suo carattere “peperino”, stuzzica e stimola la fantasia erotica: una giovane ragazza (quasi minorenne, all’epoca dei fatti) disinibita pronta a darsi anima (uhm… non molto a dire il vero) e corpo (soprattutto) all’uomo di mezz’età desideroso di distrarsi dal logorio della vita moderna. Quella stessa fantasia della minorenne disinibita e attratta dal maschio maturo che nel decennio successivo si incarnerà in un florido filone cinematografico.

Fai piano, lo sai che c’è Cristine…

La prima e più interessante delle “imitazioni” che il mercato discografico italiano produce è La sorella di Cristine (sic) di Andrea Tosi e il suo Complesso, un brano, accreditato a tale G. Martucci, dalla melodia affascinante, capace di stregare con la sua chitarra surf e di competere con il pianoforte toccato con mano leggera da Don Jaime, ma rifacendosi comunque nello stile all’originale britannico.

A dispetto della bellezza della musica, il testo e di conseguenza anche la storia presentata è tuttavia di una banalità sconcertante. Si tratta a tutti gli effetti di una orgasmo song che ci presenta la sorella di Christine del titolo fare l’amore con un non bene identificato partner, inanellando una serie di banali richieste («baciami», «più forte», «mi fai male»), che ben poco lasciano all’immaginazione, premurandosi unicamente di non disturbare la sorella che, spossata dai tanti partner che si sono avvicendati nel suo letto, starà dormendo della grossa, come vedremo infatti tra un paio di 45 giri.

Fai piano, lo sai che c’è Cristine.
Amore… tesoro…
Baciami ancora…
Più forte… più forte…
No, così mi fai male…
Che bello… che bello…
Sei mio… sei mio…
Sì… sì… sì…
Ancora più forte…
Sì, sì, ancora più forte…

La sorella di Cristine è, nel gruppo delle “altre Christine”, il 45 giri più facilmente reperibile e quello più “economico”, dato che raggiunge una quotazione che si attesta attorno alla ventina di euro. Il disco viene pubblicato presumibilmente tra il 1964 e il 1965 dall’impenitente Junior, etichetta che campa sulle “cover tarocche”, ma ne esiste anche una più rara stampa Show King e un’edizione, identica alla versione di Andrea Tosi, accreditata, invece, al Complesso Junior, in cui cambia anche il nome dell’autore, che diviene V. Oliva! Oltre a queste edizioni, si segnalano inoltre un paio di ripescaggi in due compilation su LP di materiale retro dal sapore “exotico”: l’imperdibile Mondo Hysterico vol. 2, distribuito da Destination X Records nel 1995, e Tabù! Volume 1, pubblicato da Paris Hollywood Records agli inizi degli anni duemila.

No, Christine non c’è. Sono la nipote…

Ma se la zia si dà da fare, la nipote non sta a guardare. Ecco infatti che nel 45 giri intitolato per l’appunto La nipote di Cristine, la figlia della sorella sunnominata continua la tradizione di meretricio familiare. Singolo di cui esistono persino (almeno) due versioni: una per opera di Lori Loria, pubblicata dalla Honey, e una di Reriz and His Solists, su etichetta Stanford Record. Non chiedetemi quale sia l’originale e quale la copia. Altrettanto difficile è datare il disco, dal momento che nella versione di Reriz and His Solists non esiste nessun possibile riferimento temporale, tanto nei dati del disco, quanto nella catalogazione dell’etichetta. Il lato B, una delle tante cover “tarocche” dell’abusata colonna sonora di Scandalo al sole, non ci può fornire nemmeno un anno minimo di partenza, dal momento che la pellicola è stata distribuita nel 1959, di molto antecedente, perciò, all’opera del titolato iberico. La base de La nipote di Cristine è infatti proprio un riarrangiamento della prima Christine cantata da Miss X. Troviamo persino accreditata la melodia, in una delle tante stampe della versione di Reriz and his Solists, con un sinistro refuso, a De Moyra (sì, Orfei) y Aragon.

La versione di Lori Loria, invece, pare essere databile addirittura al 1968: così sarebbe stampato sul solco di fine traccia del disco. Tuttavia, e in questo campo ogni ipotesi è lecita, questa versione potrebbe anche essere una successiva cover del singolo di Reriz, cosa che non ci aiuta certo a fare chiarezza sulla successione cronologica delle uscite. Questa edizione presenta come lato B la canzone Tango spaziale, che, data la rarità del supporto (uno dei due non in mio possesso tra i titoli citati in questo articolo) non abbiamo avuto modo di ascoltare, ma che immaginiamo essere un “tarocco” dei tanti “tanghi” e “cadaveri spaziali” di Riz Samaritano.

I due dischi differiscono non solo per la confezione, ma anche per il contenuto, con sensibili difformità nell’arrangiamento e nel testo. In entrambi i casi ci si insinua nelle maglie del torbido e del morboso, rendendo i due microsolchi particolarmente controversi data l’età della protagonista che si può serenamente presumere minorenne: se la Keeler aveva diciannove anni all’epoca della liaison con Profumo, quanti ne può avere un’ipotetica figlia della di lei sorella? A conferma di ciò viene in nostro soccorso una battuta rivelatrice della ragazzina precoce, che chiede con fare malizioso all’uomo che cerca la zia: «Sono troppo giovane?». Naturalmente, come c’era da aspettarsi, lui non fa una piega e accetta di buon grado il rimpiazzo del frutto maturo con quello più acerbo.

Dunque partiamo con la versione di Reriz and His Solists, sottotitolata The Hippy Girl, che fa sorgere un’ulteriore interrogativo sul perché Christine Keeler dovrebbe venire identificata come una “ragazza hippy”, cosa che non è mai stata nemmeno per sbaglio. Tuttavia, considerando che questo termine è divenuto di uso comune solamente verso la fine del decennio, possiamo congetturare che la data del 1968 non sia poi così improbabile. La melodia composta dal nobile ispanico viene in questo caso riarrangiata per sax e clarino, mentre la vicenda presenta la solitaria voce femminile della nipotina accogliere un potenziale “cliente” della zia Christine e dimostrargli che non è da meno della più navigata parente, nonostante abbia imparato attraverso “quel film strano” (quale?!).

Hallo, Mister…
Sono Cristine… la nipote
Sono… troppo giovane? (ride)
Venga con me, poi… vedrà
(ride) Ah, sì?
(ride, mugola, geme)
(silenzio, si accende una sigaretta)
Mi credevi poco esperta…?
Dopotutto sono la nipote di Cristine
Ho imparato attreverso quel film strano…
Sono stata brava?
(ride) Ah, sì?
Goodbye…

Nella versione di Lori Loria, dove la melodia viene riarrangiata per sassofono, la storia si fa più intricata e, caso unico in questo minifilone, compare anche una voce maschile. Lui infatti telefona a casa di Christine per prendere un appuntamento, ma gli risponde la nipotina inquieta riferendo che la zia è partita per l’America (probabile riferimento ai continui viaggi che Christine Keeler e la sua amica e compagna di scorribande sessuali Mandy Rice-Davis compivano all’epoca dello scandalo) offrendosi in sostituzione. Senza alcuna soluzione di continuità l’uomo si materializza nella camera della giovane che lo soddisfa in tutto e per tutto svelandogli, stavolta, di aver appreso le arti amatorie direttamente dalla zia, altro che dal cinematografo!

(squilla il telefono)
(lui) Pronto, c’è Cristine?
(lei) No, Cristine non c’è. Sono la nipote.
No, no, zia Cristine è partita per l’America.
Ci sono io. Pensa che sia troppo giovane?
Venga con me, poi… vedrà.
(ride)
Oh, sì… sì… ah… ah…
Mi credevi poco esperta?
Mmh… Dopotutto sono la nipote di Cristine…
Ho imparato da zia Cristine… oh, sì… sì… sì…
Sono stata brava? (ride)
Ahhh…
Ciao… arrivederci…
Sì, ciao, arrivederci…

La quotazione per una copia in buono stato del primo disco si attesta attorno ai 20/30 euro, quella del secondo attorno alla sessantina. Entrambi i supporti sono comunque molto rari. Mentre il 7″ Honey presenta una (brutta) copertina con una donna nuda disegnata di spalle su sfondo giallo (nello stile proprio dei moltissimi “dischi proibiti” contenenti stornelli a dopio senso) l’edizione Stanford Record va invece segnalata per l’estrema licenziosità, per quegli anni, della copertina che osa esibire addirittura la foto di una ragazza a seno nudo ripresa frontalmente. Qualcosa insomma capace di precipitare il vinile, i suoi autori e i suoi acquirenti nel profondo delle fiamme dell’inferno, dopo essere passati per una severa condanna da parte della magistratura.

Sì, sono Cristina…

L’ultimo disco che affrontiamo di questa neanche tanto estemporanea moda innescata dalla Christine di Don Jaime de Mora y Aragón è il più raro, costoso (una copia in buono stato si può arrivare a pagarla anche un centinaio d’euro) e misterioso Dedicata a Cristina del Complesso Mario Vicio. Il disco viene pubblicato dalla Rotberg Records, etichetta nel cui catalogo figurano tra gli altri i nomi di Enzo Parise e Franco Trincale, due tra i maggiori autori di stornellacci a doppio senso, e che ci riserva titoli che lasciano ben sperare come La buca, la mazza e le palle. Il Complesso Mario Vicio stesso, misteriosissima formazione di cui nulla si sa, è responsabile di una versione dell’abusato stornellaccio a doppio senso Dietro il monumento, che negli anni sessanta, nelle innumerevoli stampe pubblicate da questa o quella etichetta, ha fatto strage di puntine di giradischi.

Dedicata a Cristina è l’ennesima variazione su tema, stavolta plagiarissima, non accreditando nemmeno il compositore originale: un riarrangiamento, privo di alcun virtuosismo, de La sorella di Cristine di Andrea Tosi e il suo Complesso, su cui viene cucito un nuovo testo. La cantante è quella meno sensuale e meno convincente di tutte, dato il suo tono pacatamente innaturale (una che non sa fingere per niente, insomma). Il brano ci fa assistere a una serata tipo della solita inglesina tutta pepe protagonista di tanti commerci carnali, ma qui, più che altrove, si allude chiaramente al suo ruolo di call girl. Possiamo udire squillare il telefono, Cristina/Christine risponde dando appuntamento al proprio amante/cliente, cui chiede il nome quando ormai è già nuda, infilando nel fraseggio amoroso anche due francesismi immotivati (perché? Christine era inglese, mica francese…). Un paio di gemiti, qualche mugolio, un orgasmo palesemente simulato e tutto è finito, lasciando Cristina/Christine appagata ma completamente spossata, tanto che deve rifiutare gli altri clienti che insistentemente fanno squillare il suo telefono (motivo per cui, quando la sorella si porta gli uomini in casa chiede loro di far piano).

(squilla il telefono)
Sì, sono Christine. No, più tardi, dopo la mezzanotte.
Ciao, come ti chiami?
Sì, mi piaci cherie. Baciami.
Oh… sì… sì… sì!
Amore… piano, mi fai male.
Ancora, così… che piacere!
Ahhh…
(squilla il telefono)
Sì, te lo prometto: solo con te!
Ma no, non preoccuparti, ammmore…
Amore, tesoro… sì… sì…
Ancora, più forte, più forte!
Ohh… sì, sì, sì,
formidable!
(squilla il telefono)
Sì? Sono Christine.
No, sono stanca, devo riposarmi.
(squilla insistenemente il telefono)

Il disco parrebbe essere stato pubblicato addiruttura verso la fine del decennio, stando alla datazione riportata sul solco di fine traccia di un’edizione alternativa da poco rinvenuta dagli storici (leggi: da poco comparsa su Discogs), ovvero quella stampata dalla misteriosa etichetta Play Boy, che riporta nel solco di fine traccia la data 6 novembre 1967, a meno che non si tratti di una tarda ristampa.

Le altre vite di Christine

Non esiste (ancora) nessun disco dedicato alle facezie della nonna di Christine, ma, vista la sequela di turpitudini compiute dal suo parentado, non ci sarebbe da stupirsi se prima o poi un simile vinile rispuntasse fuori dalle nebbie del tempo. Ad ogni modo questo piccolo filone erotico-scandalistico degli anni sessanta non è la sola produzione discografica legata al nome di Christine Keeler. Quindi, giusto per completezza, bisogna citare en passant anche qualche altro titolo collegato alla figura della spogliarellista ed entreneuse britannica le cui passioni sono state in grado di far cadere il governo di Sua Maestà.

Innanzitutto è importante sapere che, oltre alla versione in inglese e a quella in italiano del brano cantato da Miss X, ne esiste anche una in francese, cantata da una non meglio identificata Marisa e pubblicata all’interno della compilation canadese Ultra Chicks Volume 1 – Filles In The Garage! Difficile stabilire la datazione dell’incisione, che potrebbe risalire al 1963, nel qual caso il supporto originale sarebbe talmente raro da non esser stato nemmeno catalogato su Discogs. La compilation fa parte della serie bootleg Ultra Chicks, pubblicata anonimamente senza nemmeno un’etichetta discografica a cavallo tra anni novanta e duemila. Il testo della canzone è, così come avvenuto per la versione italiana, una fedele traduzione in francese del testo originale inglese.

Nel 1964 viene poi pubblicato un brano ska per opera degli Skatalites dal titolo Christine Keeler e, ancora, nel 1979 la band post-punk Glaxo Babies omaggia la scandalosa icona degli anni sessanta con un altro pezzo dallo stesso titolo. Lo Scandalo Profumo ispirerà inoltre un film, Scandal – Il caso Profumo (1989), l’episodio 2×10 L’uomo del mistero (2017) della serie televisiva di Netflix The Crown e vari lavori teatrali, compreso un musical, Stephen Ward, composto nel 2013 da Andrew Lloyd Webber (quello di Jesus Christ Superstar, Cats ed Evita). Quest’ultimo da sempre acceso assertore dell’innocenza dell’osteopata britannico, capro espiatorio del senso di colpa di una élite britannica i cui vizi segreti bisognava tenere ben nascosti, presentando al pubblico una facciata di immacolato perbenismo ipocrita.

Discografia

  • 1963 – Miss X Christine/S·E·X (Ember Records, EMB S175, 7″)
  • 1963 – Miss X Christine/S·E·X (Stateside, QSS 1022, 7″)
  • 1963 – Ettore Cenci Christine/Please Please Me (Durium, Ld M 7337, 7″)
  • 196? – Andrea Tosi e il suo complesso La sorella di Cristine/La girandola (Junior, JR 1003, 7″)
  • 196? – Andrea Tosi e il suo complesso La sorella di Cristine/La girandola (Show King, JR 1003, 7″)
  • 1965 – Complesso Junior La sorella di Cristine/La girandola (Junior, JR 1003, 7″)
  • 196? – Reriz and his Solists La nipote di Cristine (The Hippy Girl)/Scandalo al sole (Standord Record, 4107, 7″)
  • 1968 – Lori Loria La nipote di Cristine/Tango spaziale (Honey, H 009, 7″)
  • 196? – Complesso Mario Vicio Dedicata a Cristina/La banana (Rotberg Records, RR 33, 7″)
  • 1967 – Complesso Mario Vicio Dedicata a Cristina/La banana (Play Boy, RR 33, 7″)
  • ???? – AA.VV. Ultra Chicks Volume 1 – Filles In The Garage! (Ultra Chicks, 1, CD)

Postilla

Questo articolo è sviluppato da due miei scritti precedenti (senza essere la copia di nessuno dei due), ovvero un articolo per Classix! #34 e #35 del 2012 in due parti, intitolato Christine e le sue sorelle, e l’omonimo capitolo dedicato alle antesignane della orgasmo song pubblicato nel mio libro Orgasmo Song. Sesso, Musica e Sospiri per VoloLibero Edizioni del 2016. L’articolo vuole essere quindi un aggiornamento delle ricerche precedentemente svolte alla luce delle date di pubblicazione dei dischi recentemente scoperte.
Solo dopo aver scritto questa terza versione della storia del minifilone dedicato a Christine, con l’intenzione di pubblicarla su
Orrore a 33 giri, mi sono accorto dell’esistenza dell’articolo di Domenico Francesco Cirillo La pruriginosa discografia di Christine, già pubblicato a novembre 2017 sul medesimo portale. Questo per chiarire che non mi voglio mettere in concorrenza con Domenico Francesco Cirillo, né produrmi in un atto di territorial pissing: si tratta di una coincidenza non voluta e, dato che mi dispiaceva buttare via il lavoro fatto, ho deciso di pubblicare l’articolo qui.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: