Pubblicato da: F.C.N. | 29 giugno 2018

A Swingin’ Safari

L’LP originale

Se devo pensare a un disco che mi procuri una sensazione di rilassatezza e benessere, nessun altro come A Swingin’ Safari di Bert Kaempfert può rispondere meglio a questa necessità. Un disco di easy listening tedesca pubblicato nel 1962, dallo stile unico, vivace e originalissimo, che unisce magistralmente le radici swing del direttore d’orchestra, compositore, produttore discografico Berthold Heinrich Kämpfert – alla cui biografia, costellata di successi come Strangers In The Night, solo per dirne uno, bisognerebbe dedicare l’intero articolo perciò vi rimandiamo a una ricerca su Google – con fiati mariachi (sullo stile dei coevi Tijuana Brass di Herb Alpert, di cui Kaempfert era amico e ammiratore) e un pizzico di surf, ma, soprattutto, con la musica sudafricana kwela, creando così un sound moderno e suggestivo. Insomma, non penso di esagerare nel definirlo il più bel disco di easy listening mai prodotto e uno dei migliori album del XX secolo. Sicuramente uno dei più grandi in assoluto tra quelli pubblicati negli anni sessanta: almeno quanto un The Velvet Underground & Nico – di cui confesso aver da poco acquistato una ristampa con la banana che si “pela”: a proposito, qualcuno mi sa dire come fare per riattaccare la buccia? – e un “The White Album” dei Beatles.

Bert Kaempfert

Al di là dell’ovvio rimando alla parola swing, inteso come genere musicale, A Swingin’ Safari vuol dire letteralmente “un eccitante safari”. Laddove swinging sta a significare proprio “eccitante”, “divertente”, “dinamico” e “vivace”, ma il termine ha anche un’interpretazione squisitamente scabrosa nello slang sessuale anglofono, relativa allo scambio di coppia, stando a significare, appunto, “disinibito” e swinger sta a identificare proprio lo o la “scambista”. Quindi l’album può assumere anche l’equivoco titolo, degno di un porno pionieristico degli anni settanta, “un safari per scambisti”. A questo punto la mia mente non può che andare a qualche nudie a colori degli anni sessanta, girato su scalcinate pellicole 16 o 8mm, normalmente privo di sonoro, che troverebbe nelle musiche di Bert Kaempfert la sua perfetta colonna sonora. Penso soprattutto agli ingenui filmini girati dal fotografo Harrison Marks, con protagoniste le sue rotonde e depilatissime pin-up britanniche.

Il singolo di A Swingin’ Safari

A Swingin’ Safari è un disco molto importante nel panorama dell’easy listening degli anni sessanta e che, assieme ai primi dischi di Herb Alpert and The Tijuana Brass, ha contribuito in modo sostanziale a rivitalizzare un genere che stava già dando i primi segnali di stanchezza. Postdatando la decadenza che invece averrà inesorabilmente a partire dagli anni settanta, quando l’easy listening comincerà a produrre dischi sempre più penosi e manieristici, trovando la sua fine in quel genere stucchevole e sdolcinato i cui esponenti di spicco si possono individuare in personaggi come Richard Clayderman o Stephen Schlaks. Nei primi anni sessanta l’exotica, che nel decennio precedente aveva visto la pubblicazione dei capolavori di nomi come Juan Garcia Esquivel o Les Baxter, comincia infatti ad arrancare diventando un po’ ripetitiva. Ecco che dischi come The Lonely Bull – album del citato Herb Alpert, uscito anch’esso nel 1962 vendendo una valanga di copie – e A Swingin’ Safari portano al genere una ventata di sapore esotico, il primo pescando dalle trombe dei mariachi messicani, il secondo dalla musica kwela del sudafrica,

Un tipico ensemble kwela: Elias and his Zig Zag Jive Flutes

La musica kwela è un genere nato negli anni quaranta, da noi poco conosciuto ma molto affascinante, fresco e vivace, che sposa il jazz e lo swing degli afroamericani, importato in Sudafrica dagli USA, con la musica tradizionale indigena, soprattutto degli Xhosa, caratterizzata dalle sonorità allegre e solari di un piffero economico conosciuto con il nome di tin whistle o penny whistle. Strumento questo di origini europee e tipico della musica irlandese (ma ascoltatelo nella versione di Mike Oldfield di Portsmouth, per farvene un’idea), che veniva suonato dai neri delle township, i ghetti del Sudafrica, perché economico, facilmente trasportabile e utilizzato anche come “segnale” per avvertire dell’arrivo della polizia. Aggiunti a questo strumento base contrabbasso, chitarra e batteria, quando non strumenti più “ricchi” e tipici del jazz come trombe o sassofono, la kwela diviene negli anni cinquanta un simbolo dell’opposizione al regime di apartheid e perciò avversato e ostracizzato dal potere. Il genere trova una certa diffusione nel Regno Unito degli anni sessanta – dove gli artisti andavano a suonare e incidere i loro dischi – apportando così una buona “rinfrescata” al jazz europeo.

Ristampa degli anni ’60

Questo risponde a una mia grande perplessità, perché non mi capacitavo del fatto che A Swingin’ Safari rappresentasse un unicum all’interno della discografia di Bert Kaempfert: è un album estramemente originale e singolare, molto diverso dalle altre composizioni del musicista tedesco. Prima e dopo questo disco il genere affrontato dal Nostro è senz’altro di grande impatto, caratterizzato da arrangiamenti straordinariamente coinvolgenti (suo indiscutibile punto di forza l’arrangiamento), ma si tratta anche di una easy listening generalmente più “leccata” e meno briosa. C’è comunque da dire che A Swingin’ Safari rappresenta in realtà il punto di arrivo intrapreso da Bert Kaempfert già un paio d’anni prima, quando inizia a pubblicare degli EP in 7″ contenenti alcuni dei brani migliori poi confluiti in questo lavoro e che rappresentano anche il primo contributo bianco ed europeo, nonché il primo contributo mainstream, al genere musicale proveniente dal Sudafrica e quindi in un certo senso rappresentando anche il primo endorsement della musica bianca nei confronti della causa dei neri contro il regime di apartheid.

Bert Kaempfert in studio

Il disco viene registrato negli studi della Polydor a Rahlstedt, quartiere di Amburgo, tra il dicembre del 1961 e il marzo del 1962, dal tecnico del suono Peter Klemt. Gli arrangiamenti di questo disco sono particolarmente intriganti: l’album costituisce un’opera perfettamente coerente, frutto di una lunga e attenta sbozzatura, apparendo come un’unica composizione frutto della penna di un solo compositore, composta invece da brani di varia provenienza, solo in parte farina del sacco di Bert Kaempfert. Il musicista tedesco in particolare è attento soprattutto alle sonorità originali della kwela sudafricana e al suono del suo strumento principe, il tin whistle, che si impegna per riprodurre nel modo più simile possibile attraverso l’impiego degli ottavini (piccoli flauti traversi dal suono particolarmente acuto, impiegati nella musica classica). Sono rimaste leggendarie, a quanto pare, le dure prove a cui Kaempfert ha sottoposto i suoi orchestranti, al fine di raggiungere il risultato sperato, com’è infatti possibile cogliere in brani come la titletrack A Swingin’ Safari, o altri titoli quali That Happy Feeling, Zambesie, Tootie Flootie e Black Beauty. Altrove invece predominano le trombe e i flicorni di sapore molto più mariachi, supportati da un’orchestra comprendente una corposa sezione di ottoni e di archi.

Il bassista Ladi Geisler

Ma è soprattutto la sezione ritmica a dare l’impronta caratteristica agli stupefacenti arrangiamenti di Bert Kaempfert, in particolare il basso elettrico, simbolo stesso del suo sound. Al basso, affidato alle mani esperte di Ladi Geisler – in quegli anni membro dell’orchestra di Kempfert e in seguito musicista solista con all’attivo una buona discografia – viene conferita la tipica sonorità detta cracking bass, ottenuta accentuando i toni alti e posizionando l’amplificatore in primo piano, a poca distanza dal microfono, la stessa a cui erano posizionate anche le trombe. Come possiamo sentire infatti in quel capolavoro assoluto che è Afrikaan Beat (cui, come ho già dichiarato in passato, sono molto affezionato), basso elettrico e tromba sono i protagonisti assoluti del brano, le voci in primo piano, responsabili da soli di sorreggere l’intera struttura. Basso che comunque, se si ascoltano con attenzione i brani che compongono il disco, si potrà udire non essere lasciato solo a reggere l’intero peso della sezione ritmica, venendo infatti coadiuvato da un contrabbasso pizzicato. Questo per rendere l’idea della ricchezza e della complessità degli arrangiamenti del musicista tedesco.

La versione di Billy Vaughn di A Swingin’ Safari

La pubblicazione del vinile gode di una storia particolarmente avventurosa. Come già detto alcuni brani di questo LP erano già stati pubblicati in precedenza in Europa a quanto pare addirittura fin dal 1960. Si tratta dei quattro cavalieri pop-apocalittici A Swingin’ Safari, That Happy Feeling, Afrikaan Beat e Happy Trumpeter, che, assieme o in ordine sparso, figurano all’interno di non meno di quattro o cinque EP 7″ e successivamente anche di numerosi 45 giri. A Swingin’ Safari viene pubblicato negli USA come singolo nel 1961, aprendo la strada alla popolarità extraeuropea del lavoro di Kaempfert. La versione di Kaempfert – in realtà cover del brano Eyi Wala Dong pubblicato cinque anni prima nell’album di Guy Warren Africa Speaks America Answer  – non ottiene il successo sperato. Il pezzo viene così ripreso da Billy Vaughn – altro importante musicista fautore di una easy listening briosa e vivace, già celebre per la sua hit Wheels – e qui fa il botto. La versione di Vaughn arriva a toccare i vertici delle hit parade, posizionandosi al 13° posto della classifica di Billboard, raggiungendo altrove il 5° posto e addirittura il 1° in alcune classifiche europee. Dean Martin eseguirà poi addirittura una versione cantata della dolcissima Take Me, rubando però, a mio avviso, la scena agli strumenti musicali e snaturando la melodia composta da Bert Kaempfert.

L’edizione USA del disco

Kaempfert per conto suo dà alle stampe la prima versione dell’album sempre negli Stati Uniti, ma il disco, pubblicato su etichetta Decca, viene distribuito con il titolo That Happy Feeling, raggiungendo comunque la 14ª posizione della classifica statunitense. Curiosamente al suo interno non troviamo la superlativa Afrikaan Beat, ma un brano che non c’entra assolutamente nulla con il resto del disco e che la distribuzione americana ha probabilmente inserito ad imperium e senza alcuna giustificazione plausibile: lo spagnoleggiante A Sunday in Madrid. Per fortuna il disco viene distribuito anche in Europa dalla Polydor, con il titolo con cui lo conosciamo al giorno d’oggi e l’ordine delle tracce più corretto.

Ristampa in vinile a 180gr del 2018

A Swingin’ Safari gode nel corso degli anni di numerose edizioni e altri dischi – per lo più raccolte – escono con una parte delle tracce in esso contenute, come nel caso del brasiliano Afrikaan Beat o del nordamericano (uscito in USA e Canada) Afrikaan Beat and other Favorites. A Swingin’ Safari lo vediamo ristampato ininterrottamente nel corso di non meno tre decadi in formato vinilico e in musicassetta. La prima edizione in CD risale al 1992, mentre nel 2015 viene addirittura distribuita dalla Horch House una ristampa – rimasterizzata in modo non invasivo – dei master originali in formato reel-to-reel, cioè la bobina magnetica aperta: in assoluto il formato audio analogico qualitativamente migliore, di gran lunga superiore al CD e persino al vinile (di cui segnalo l’inevitabile ristampa a 180gr del 2018). Questo consacra definitivamente il valore assoluto di un album straordinario, il più importante della carriera di Bert Kaempfert e uno dei capisaldi intramontabili di quella musica strumentale che purtroppo non si suona (quasi) più.

Scheda
artista: Bert Kaempfert and His Orchestra
titolo: A Swingin’ Safari
anno: 1962
etichetta: Polydor
formato: LP

Link
A Swingin’ Safari in Kaempfert.de
A Swingin’ Safari su Discogs
A Swingin’ Safari su Wikipedia


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: