Pubblicato da: F.C.N. | 1 Mag 2019

25 anni di Abastor

Abastor #0, il primo numero del 1994

1994-2019: 25 anni di Abastor. Non voglio tediarvi nuovamente con la storia di Abastor che ho già raccontato innumerevoli volte, ma in due parole, per chi ancora non lo sapesse: 25 anni fa, nel maggio 1994, nasceva la fanzine Abastor. All’inizio era un foglio A3 di mailart, poesie e avanguardia, ma ben presto (grazie allo stimolo fornitomi dall’indimenticato Tommaso Labranca) divenne una fanzine di retro cultura pop e lo rimase fino al 2010, quando la fanzine (ormai divenuta “oddzine”) chiuse definitivamente i battenti, lasciando la sua eredità al Centro Studi Abastoriani e all’Archivio Abastor.
Sono quindi 25 anni che il nome Abastor esiste. Sono circa 25 anni (in realtà un po’ meno) che mi occupo di cultura pop-apocalittica. 25 anni che scrivo di queste cose. 25 anni che scovo, recensisco, diffondo, studio materiale sonoro, visivo, stampato, come anche giocattoli e oggetti di varia natura che possano rientrare in quel gusto abastoriano che è andato a formarsi nella comunità degli abastoriani nel corso degli anni, cui abbiamo dato il nome di abastorianità.
In 25 anni ho scritto non solo su Abastor, ma anche su Internet: questo blog, il blog che lo ha preceduto (Abastor Daily), su portali e siti di amici (Orrore a 33 giri ed Estatica, per esempio), su riviste (Mondo Bizzarro Mag 1999, Il Giaguaro, Classix!, ecc.) e le mie ricerche si sono inoltre concretizzate in alcuni libri (Trash Music, Attacco Alieno! e Orgasmo Song).

Abastor #37, l’ultimo numero del 2010

Sono soddisfatto del lavoro svolto fin qui. Abastor non è stata certo la prima fanzine a indagare negli oscuri meandri di quel mondo di feticci post-moderni e di una cultura dell’invisibile dimenticato dalla cultura di massa. Non dimenticherò mai in tale ambito, per sempio, la bellissima fanzine Ka-Boom, ma sono state diverse le fanzine e anche le riviste nate in un periodo di particolare vitalità, la fine degli anni novanta, della cultura sotterranea editoriale. Ma Abastor è stata certamente peculiare nell’aver indagato quel mondo con studio, costanza e passione.
Sono orgoglioso dei libri cui le ricerche iniziate su Abastor hanno portato. Penso che Orgasmo Song sia un traguardo di cui essere particolarmente fiero e orgoglioso, cui è stata prestata molta cura editoriale da parte di VoloLibero Edizioni e le cui presentazioni seguite si sono rivelate delle bellissime esperienze che hanno coinvolto anche scrittori, artisti e critici musicali (non voglio fare nuovamente nomi, ma li trovate qui).
Sono soddisfatto anche del lavoro svolto sulle riviste, in particolare su Classix!, dove ho curato due rubriche di oggettistica e di dischi bizzarri a partire dal 2008 (ben undici anni fa!), ma anche i precedenti contributi, in particolare alla – purtroppo oneshot – bellissima rivista del buon Alex Papa Mondo Bizzarro Mag 1999.
Sono contento che si sia creata una comunità attorno al nome Abastor, delle molte persone che mi ha dato modo di conoscere; delle amicizie che mi ha dato modo di incontrare; del supporto, della fiducia e della passione dimostratami dai molti lettori, ma non solo: essere abastoriano non ha mai voluto dire assistere “passivamente”, ma entrare a far parte del mondo di Abastor.
Un “movimento” vero e proprio che ha portato a conoscersi e a organizzare eventi: gli AbasTour, a Bologna e Roma, e le Serate Abastoriane, di nuovo a Bologna, con il supporto di Malo Yukio, dei ragazzi di Casa Logic (Daniele Ongaro e Margherita Bianchini), di D.B.P.I.T., di Fabio Babini e di tanti altri.

Il libro Trash Music del 1996

È stato bello tutto quanto fatto fin qui, ma… ma sono anche passati appunto 25 anni. 25 anni in cui mi sono occupato sempre delle stesse cose. 25 anni in cui ho indagato lungamente a fondo in svariati ambiti connessi tra loro. 25 anni, che corrispondono esattamente a metà della mia vita, senza contare i 31 anni passati da quando ho iniziato a fare il fanzinaro. Ed è arrivato il momento di smettere.
Sì, perché questo anniversario, questo venticinquennale, serve anche a comunicare il mio “ritiro dalle scene abastoriane”. A Orgasmo Song molto probabilmente non seguiranno altri libri abastoriani che si occupino di cultura pop-apocalittica, di ricerche di dischi bizzarri, cinema, giocattoli o altro. Il Centro Studi Abastoriani con questo post chiude i battenti, ma rimarrà comunque online a imperitura memoria, almeno finché WordPress non deciderà di dare un colpo di spugna a tutti i vecchi account inattivi, come ahimé ha fatto stoltamente AlterVista (molti link ai siti abastoriani non sono più attivi per questo motivo a cominciare dal sito dedicato a Riz Samaritano, Il Tango di Riz). Ciò detto vale anche per l’Archivio Abastor su Facebook, che, almeno per il momento, rimarrà online, ma senza ulteriori aggiornamenti.
Ma termina qui soprattutto la mia esperienza di “pubblicista” (titolo di cui comunque sto abusando, né mi sono mai considerato uno scrittore o un’intellettuale, al massimo un “ricercatore” e un “archivista” – termine quest’ultimo che rubo a Born Unicorn): ho chiuso le mie collaborazioni con i siti Orrore a 33 giri ed Estatica, cui negli ultimi anni ho contribuito saltuariamente, e con la rivista Classix!, l’ultima mia collaborazione editoriale ancora in piedi.
I motivi di questa mia scelta sono molteplici. Non ho voglia di stare qui a spiegarveli, perché sono complessi e articolati, ma anche noiosi e in parte ovvii. Spero solo che il mio contributo alla sottocultura pop-apocalittica abbia potuto allietare qualcuno, spingere a ricercare, a conoscere, ad approfondire, uscendo dalla logica del porsi come meri “consumatori” di cultura mainstream troppo legata all’attualità per cui qualsiasi cosa superi i sei mesi sia da considerarsi “scaduta”, da buttare nella spazzatura (da cui l’abusatissimo termine “trash” come sinonimo di “fuori moda”). Voglio credere anche nel mio piccolo di aver contribuito alla riscoperta di qualche artista.
Tutte le attività collegate ad Abastor e a tutto ciò che si può considerare afferente alle ricerche abastoriane, hanno quindi fine qui.

Il libro Orgasmo Song del 2016

Ma non intendo (ancora) sparire. Come molti di voi già ben sanno, da ormai 5 anni ho dato vita a Il Laboratorio del Professor Odd, trasmissione webradio diffusa da Radio Banda Larga e Mixcloud che si occupa di musiche “altre”, dove con questo termine intendo tutto quanto non sia propriamente musica mainstream legata all’attualità, o banalmente troppo famosa e scontata, e che possa permettere esplorazioni musicali nei più disparati generi.
Queste comprendono di certo musiche di cui già mi sono occupato su Abastor (in particolare easy listening, lounge, colonne sonore italiane, ecc.) ma anche jazz, musica colta, sperimentale, underground, etnica, ecc. Tutto ciò con la ferma volontà di creare una sorta di “fanzine audio”, animata da vari ospiti, in cui far conoscere quello che mi piace: gli artisti musicali, ma anche gli autori di libri che ritengo possano essere interessanti e da promuovere.
Non mi paga nessuno, perciò sono totalmente libero di proporre solo ciò che mi piace e che penso sia interessante. Così ho fatto finora e così continuerò a fare in futuro.
Altra attività a cui sto tornando è quella musicale (non posso definirmi un “musicista”, non ho né l’abilità, né il talento sufficienti per potermi considerare tale). Ho resuscitato per la terza volta In Vitro Test, con cui sto lavorando a un concept di Kosmische Musik, e sto collaborando assieme a due amici a un nuovo progetto musicale che sta lentamente prendendo forma, con il fermo proposito di produrre qualcosa di concreto (concreto nel senso di un CD o un vinile) per entrambi i progetti.

Continuate a seguirmi, dunque, tramite il mio sito F.C.N. ma anche Il Laboratorio del Professor Odd e In Vitro Test.


Responses

  1. RIP Abastor, mi rammarico solo di non essere mai riuscito a scrivervi nulla per vari motivi. Sempre e comunque imperitura gloria per tutto ciò che è stato scritto, narrato e diffuso in questi 25 anni.

  2. Complimenti per il meritevole lavoro svolto. Magari è solo una pausa e tra un anno o due ti ritorna la voglia… 😉

  3. A casa conservo ancora gelosamente copie della gloriosa fanzine cartacea. Lunga vita!


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