Pubblicato da: F.C.N. | 30 agosto 2016

Labranca mi manca

Labranca mi mancaLabranca mi manca è stato un gruppo di Facebook aperto dai fan di Labranca all’indomani dell’abbandono da parte di Tommaso del social network di Zuckerberg. Era forse il 2009 e molti non sapevano ancora Facebook che fosse, ma lui, in anticipo sui tempi, aveva già cominciato a detestarlo. Negli ultimi tempi era giunto ad abbandonare infine anche Internet, aprendo un gruppo su Whatsapp, LabrancaForDummies. L’ultimo di tantissimi progetti e tantissime idee che partoriva a getto continuo. Tanti che si faticava spesso a stargli dietro. A LabrancaForDummies ha fatto in tempo a inviare solo due post. E lunedì Whatsapp è stato il primo mezzo in cui la notizia della sua scomparsa è circolata. Un passaparola incredulo. Tommaso Labranca è morto. Se n’è andato così, di notte, per un malore. L’hanno trovato il giorno dopo, davanti al frigorifero. Se l’è portato via quell’estate calda e afosa che tanto detestava, assieme al mare, alle vacanze, ai fine settimana all’insegna dell’arte in qualche città italiana… Ma mi piace pensare che, così come ha abbandonato ogni suo progetto una volta stancatosene, abbia deciso di abbandonare anche questo mondo, perché non ne poteva più della stupidità e del cialtronismo dilagante, e si sia ritirato in Islanda a suonare il glockenspiel assieme ad Ansi Sæmur… Continua a leggere…

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Pubblicato da: F.C.N. | 14 giugno 2016

Vraghinaròda

VraghinarodaForse è ancora un mistero che cosa Stalin facesse alle donne, ma sappiamo benissimo che cosa faceva agli uomini: li mandava in un gulag in Siberia a morire di freddo e di stenti. E quando non trovava un pretesto plausibile per farlo, s’inventava la generica accusa di “nemico del popolo” (враги народа, “vraghi naroda”). Partendo da un gioco di parole su questo termine filosovietico, Tommaso Labranca smonta pezzo per pezzo il mondo dell’arte contemporanea svelandoci i trucchi e le illusioni di tutti quei prestigiatori (o prestidigitatori) che ci fanno credere di compiere magie davanti ai nostri occhi, servendosi in realtà di un trucco. Il trucco è quello di riempirci le orecchie di fuffa. Il saggio di Labranca ci dimostra sostanzialmente questo: l’arte contemporanea è un enorme calderone trabordante fuffa. Significati senza sostanza, fumo senza arrosto.
Il postulato di Tommaso Labranca viene sostenuto da una serie di prove inconfutabili, che mettono sotto accusa le figure principali che animano gli ambienti dell’arte: creatori, mediatori e fruitori. Tra i creatori vi troviamo innanzitutto i Charlie, cioè quella pletora di aspiranti artisti arroganti e privi di originalità che approdano nella metropoli dalla provincia e s’ingegnano a rovesciare sedie o accatastare televisori, convinti che questo possa permettergli di entrare a far parte del Grande Mondo dell’Arte. Tra i mediatori i Vraghinaròda, appunto, cioè i nemici del popolo, altezzosi snob che detestano il pop e si ritengono gli unici capaci di spiegare l’arte al mondo. Figura questa che si incarna perfettamente nell’altezzoso critico d’arte che si riempie la bocca di definizioni jolly imparate a memoria applicabili a qualsiasi opera, con cui farsi bello e imbottire cataloghi e libri come un panino farcito. Molteplici le figure dei fruitori, tra cui risplendono le Santexuperine Scalze, monachelle di – purtroppo – non clausura, che pregano davanti a alle sacre icone racchiuse all’interno dei Templi dell’Arte, al fine di raggiungere l’alto Regno della Bellezza. Aspirazione condivisa con le New Urban Family, famiglie moderne che sacrificano i loro weekend varcando le soglie dei musei così da redimersi da anni e anni di digiuno artistico-culturale. Continua a leggere…

Pubblicato da: F.C.N. | 10 giugno 2016

#Rettore

#RettoreLe risorse della mia memoria sono limitate: sono multitasking solo in parte. Negli ultimi tre anni sono stato preso dalla stesura di Orgasmo Song. Ho perciò trascurato qualsiasi altra lettura non strettamente inerente alla mia ricerca.
OK, è anche vero che sono piuttosto pigro quando si tratta di leggere e impiego spesso più del necessario per portare a termine una qualsiasi lettura. Non ci posso fare niente: alle medie mi obbligavano a leggere romanzi noiosissimi, che non riuscivo mai a concludere. Finivo così per inventarmi un riassunto basandomi sulle note di copertina quando si trattava di renderne conto agli insegnanti (tutto vero).
Non sono cambiato poi di tanto: ancora oggi m’inceppo quando si tratta di affrontare un libro di narrativa, preferendo dedicarmi alla lettura di saggistica. Sono infatti principalmente i libri di non narrativa quelli a catturarmi e coinvolgermi a tal punto da tenermi sveglio fino a notte fonda totalmente assorbito dal loro mondo e da quanto hanno da raccontarmi.
Un caso di lettura che ha sortito questo effetto su di me è #Rettore Magnifico Delirio, il biolibro (nel senso che è una biografia, non che è biologico) scritto da Gianluca Meis. E mi dispiace non essere riuscito a parlarne alla sua uscita nel 2014, ma vivo in perenne differita rispetto alla realtà. Ciononostante sono riuscito a dedicargli una puntata del Laboratorio del Professor Odd, una di quelle che considero tra le meglio riuscite, per di più. Un libro simile, la prima biografia ufficiale su Donatella Rettore, è testo che per giunta interessa certamente la platea abastoriana. Perciò, seppure in drammatico ritardo, eccovene la mia recensione. Continua a leggere…

Pubblicato da: F.C.N. | 24 maggio 2016

Orgasmo Song

Orgasmo SongNel 1969 viene compiuto un passo da gigante per l’umanità. No, non lo sbarco sulla Luna degli astronauti Neil Armstrong e Buzz Aldrin, ma la pubblicazione della prima orgasmo song della storia: Je t’aime… moi non plus. Composta da Serge Gainsbourg e da questi interpretata assieme a Jane Birkin, la canzone, per la prima volta nella storia della musica, mette esplicitamente in scena un amplesso. La canzone erotica è oggetto di uno scandalo esagerato che la porta, tra gli strali della stampa e la condanna della Santa Sede, a venire messa al bando in alcune nazioni, comprese Italia e Regno Unito.

Parafrasando Marina, posso dire finalmente ho avuto l’Orgasmo, era tanto l’andavo a cercar! Esce oggi infatti Orgasmo Song. Sesso, musica e sospiri per VoloLibero Edizioni, il mio libro che racconta la storia della canzone erotica condita di gemiti e sospiri, che, come dice il nome stesso, mette in scena un orgasmo. Il tomone (consta di ben 400 pagine) mi è costato tre anni di lavoro, ricerca di supporti fonografici (in questo, un grosso aiuto mi è stato fornito da Massimiliano Bruno e Dmitriy Orlovskiy), fonti, interviste ai protagonisti di quell’epoca straordinaria che è stata la stagione della moda della canzone sexy. Un decennio iniziato nel 1969 con l’uscita di Je t’aime… moi non plus di Serge Gainsbourg e Jane Birkin e di Erotica dei Man e terminato nel 1979 con gli ultimi colpi di coda del filone, tra cui Proibito, scritta da Detto Mariano e Andrea Lo Vecchio. Continua a leggere…

Pubblicato da: F.C.N. | 24 aprile 2016

Arrosto vs. fagioli

Viva l'arrosto abbasso i fagioliAnni di contrasto tra adepti del veganesimo e sostenitori dell’onnivorismo (ma esiste il termine “onnivorismo”? Boh…), non hanno portato ad altro che a interminabili baruffe chioggiotte su Internet in cui nessuno sembra voler scendere a patti. Nel frattempo qualcuno si spinge anche a brucare l’erba sui prati non sapendo che già nel 1974 il Gatto Silvestro, che sull’alimentazione la sa lunga, aveva già detto la parola definitiva sull’argomento: W l’arrosto /\/\ i fagioli! E in quella data dimenticata, il felino della Warner Bros. non si accontentò di dichiarare la sua netta presa di posizione antivegana (ante litteram) ai giornali, scrivendola sui muri o facendoci delle magliette. No, signori, il cacciatore di pennuti gialli mise il suo pensiero in una canzone destinata a diventare l’inno degli onnivori che amano deliziare le proprie papille gustative ingurgitando qualche bel tocco di carne arrosto!

La canzone W l’arrosto /\/\ i fagioli è stata scritta da Corrado Castellari, Franco Latini e Segio Bardotti, autori non certo secondari della canzone pop italiana. Si pensi che Bardotti ha firmato cose come Datemi un martello di Rita Pavone, mentre Castellari è coautore di Cocktail d’amore di Stefania Rotolo, tanto per citare due titoli a caso – ma poi è sempre pronta lì la signorina con la puzza sotto al naso a etichettare prontamente come trash le canzoncine per bambini… Questo disco fa in realtà parte di una collana di documenti sonori, dischi di fiabe sonore, in cui il Gatto Silvestro veniva interpretato dallo stesso Franco Latini, storica voce di Silvestro, ma anche una delle tante voci di Stanlio, mentre Titti veniva interpretata dall’attrice e doppiatrice Roberta Paladini. Continua a leggere…

Pubblicato da: F.C.N. | 19 febbraio 2016

Veruschka, il camaleonte psichedelico

Veruschka

“Donna airone”, così viene definita Veruschka nei giornali degli anni Sessanta/Settanta per il suo aspetto longilineo, la sua magrezza, il tipo di bellezza totalmente fuori dei canoni che, nei primi anni sessanta, si rifanno ancora al divino fisico tipico delle pin-up, abbondante di curve e dalle forme rigogliose. La bellezza di Veruschka, così come quella di Twiggy, rompe invece i canoni estetici del periodo e urta la sensibilità di quanti sono ancora abituati alla donna a “clessidra”. Una tipo di bellezza innovativo, quello della mannequin: snella, poco femminile quando non pericolosamente anoressica. Uno fisico che, come abbiamo modo di constatare ai giorni nostri, prenderà poi il sopravvento, capovolgendo i dettami dello stile e della bellezza.
Ma Veruschka viene definita anche “camaleonte psichedelico”, per quella sua peculiarità, che la faranno imprimere indelebilmente nella memoria collettiva, di trasformarsi, attraverso la pittura corporea, in un essere alieno, in grado di mimetizzarsi con l’ambiente esterno (natura selvaggia, animali o pareti metropolitane). Capace di andare anche oltre la sua funzione di indossatrice, traslandola, facendosi dipingere direttamente gli abiti addosso, ed eseguendo addirittura veri spogliarelli dove si toglie dapprima simbolicamente l’abito e poi la pelle, rimanendo soltanto una silhouette nera, forse a rappresentare così metaforicamente il ruolo della modella: superficiale, “oggetto” bello da vedere, ma del cui contenuto nulla sappiamo e nulla ci interessa sapere. Continua a leggere…

Pubblicato da: F.C.N. | 22 gennaio 2016

Max su di Immanuel

Copertina della biografia di Max Ribaric

Copertina della biografia

Immanuel Casto è un personaggio a sé nel panorama musicale italiano. Cantante cresciuto a internet e vitamine autoproclamatosi “principe del porn groove”, il Casto Divo ha costruito la propria intera carriera sulle allusioni sessuali, i doppi sensi e le liriche birichine e sporcaccione.
Erede a modo suo degli stornellacci a doppio senso degli anni sessanta/settanta, paternità che non sconfessa affatto e anzi lo inorgoglisce (Finalmente ho comprato l’uccello viene campionata all’inizio di Johnson), Casto, approdato da qualche anno all’industria discografica mainstream, è ora divenuto un’icona e un personaggio culto, amato e odiato, proprio per questo suo osare parlare di sesso in modo diretto e affrontando spesso temi scottanti come il rapporto tra il sesso e la chiesa cattolica. Per questo allievo di quello sberleffo beffardo e irriverente che divenne la cifra stilistica di una formazione atipica come gli Squallor.
E come gli Squallor Casto non ha epigoni, né artisti che gli si possano affiancare o paragonare.

Immanuel Casto non è certo nuovo alla platea abastoriana, che ben lo conosceva e lo ascoltava da tempo. I suoi primi lavori corsari, diffusi grazie alla rete nei primi anni del secolo, furono al centro dell’interesse degli attenti studiosi del Centro Studi Abastoriani radunati attorno al vecchio Abastor Forum. Immanuel Casto ha infatti da subito attirato i nostri interessi per quel suo parlare di sesso in modo diretto, per l’uso e abuso di doppi sensi in modo così sofisticato ed elegante, come nessuno aveva più saputo fare da tempo. Forse addirittura da quando il Cristiano Malgioglio degli anni d’oro cantava spavaldamente la sua Sbucciami. Continua a leggere…

Pubblicato da: Professor Odd | 22 dicembre 2015

Il risveglio di Star Wars

Star Wars Il risveglio della ForzaSo che non è materia strettamente abastoriana. So che molti di voi storceranno il naso a causa del tema mainstream. So che una parte di abastoriani è devotamente trekkiana – e anch’io lo sono in prevalenzama non credo nell’assolutismo religioso dato che sono per natura sincretista. Ma… la saga di Star Wars non può fare a meno di risvegliare il bambino (e il nerd) che c’è in me. E non ci sono dubbi: per forza di cose il 2015 è stato l’anno del ritorno di Guerre stellari. Con Star Wars: Il risveglio della forza, attesissimo primo dei tre film della trilogia sequel (ma c’è anche la trilogia Anthology in arrivo, per un totale di 6 nuovi film), abbiamo assistito a uno dei più imponenti battage pubblicitari (e alla vendita di merchandising con larghissimo anticipo) della storia del cinema , che ha contribuito a creare un’aspettativa senza precedenti. Non posso perciò fare a meno di scrivere a mia volta del nuovo film di Star Wars, che ho aspettato come si attendono i regali sotto l’albero di Natale per tutto l’anno, perché ha risvegliato in me l’emozione che ho provato a 8 anni quando andai a vedere per la prima volta Guerre stellari al cinema. Continua a leggere…

Pubblicato da: F.C.N. | 10 luglio 2015

The Evil Machine

HAL 9000

“Let me put it this way: the 9000 series is the most reliable computer ever made.
No 9000 computer has ever made a mistake or distorted information.
We are all by any practical definition of the words foolproof and incapable of error.”
(HAL 9000)

C’è un nuovo nemico per la Terra nel cinema di fantascienza a partire dagli anni settanta: non più alieni spaventosi, robot cattivi, enormi rettili sputa fuoco, orribili gill-man affioranti da lagune nere, mostri dagli enormi bulbi oculari provenienti dallo spazio sconosciuto, affascinanti donne extraterrestri inguainate in sexy tutine nere o stravaganti alieni con le orecchie a punta e la pelle verde… Tutti costoro erano diventati poco credibili per quell’epoca moderna! La nuova minaccia che i buoni terrestri devono affrontare, arriva ora da grandi computer senzienti, con una imponente voce elettronica! Non siete terrorizzati?

Questo temibile attacco da parte delle “macchine malvagie” avviene in un periodo in cui l’informatica era in piena crescita, sviluppando dai nuovi e più potenti computer fino ai microcomputer, anche conosciuti come PC, che sarebbero stati introdotti virtualmente in ogni casa sulla Terra. La paura nei confronti della nuova misteriosa macchina in grado apparentemente di pensare ed agire di propria volontà, riflette la paura dell’ignoto: durante i primi anni dell’era informatica, nei posti di lavoro, data base elettronici stavano prendendo il posto degli archivi cartacei e la paura nei confronti dei “computer cattivi” riflette il timore che i computer potessero rimpiazzare gli uomini, de-umanizzando gli uffici e rubando loro il lavoro. Continua a leggere…

Pubblicato da: F.C.N. | 1 ottobre 2014

Galaxy Serie Atlantic

Pubblicità da Topolino 123 del 26 agosto 1979

Pubblicità da Topolino 123 del 26 agosto 1979

Apprezzata sia dagli appassionati di modellismo, che dai bambini che la amavano per i suoi soldatini e per i suoi mezzi dell’esercito, la Atlantic aveva nel suo catalogo una vastissima scelta di eserciti, che andavano dai classici marines della II Guerra Mondiale agli antici egizi o romani passando per i personaggi della Rivoluzione d’Ottobre (con Lenin che incita il popolo russo dal palco), della Marcia su Roma o di Adolf Hitler e le sue camicie brune (serie che, neanche a dirlo, suscitarono qualche lieve polemica). La Atlantic aveva così il pregio di insegnare un po’ di storia a noi bambini svogliati e poco studiosi, istruirci sulla foggia di costumi e divise e, perché no?, impartirci persino un po’ di storia alternativa che a scuola non ci veniva raccontata (la Rivoluzione Russa).
Non si trattava insomma dei soliti soldatini di plasticaccia sbavata che si trovavano in bustone da 100 lire, e neppure di sofisticatissimi modellini da assemblare con la pazienza di un certosino in diorami iperealisti, bensì di una squisita via di mezzo, che oltre a divertire, ci insegnava giocando (senza tra l’altro che noi ce ne rendessimo conto: non c’è niente di peggio che cercare di far fare un gioco istruttivo ai bambini quando loro lo sanno). Continua a leggere…

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