Pubblicato da: F.C.N. | 5 giugno 2017

Dance Fantasy ovvero Only You

Una delle fonti maggiori di emulazione, e quindi di trash, di tutti i tempi è stato il film La febbre del sabato sera. Fu un’emulazione strisciante, impregnante, soffocante cui non si solvò nemmeno la famiglia di Travolta (i patetici tentativi del fratello di venire a galla), né lo stesso Travolta, caduto nell’immancabile “seconda parte”. L’Italia, Paese dei grandi creativi, rispose all’appello con una serie di filmacci emulativi, di musiche imitative, di mode copiative. Tra tutti i prodotti trovo davvero raccapricciante questa rielaborazione sabatoseriana di vecchie melodie EIAR realizzata da tal Reddy Bobbio (che sia parente?). davvero una delle copertine più emulativo-fallite degli ultimi decenni. Un simbolo.
(Tommaso Labranca Andy Warhol era un coatto. Vivere e capire il trash, Castelvecchi, 1994)

Da tempo vorrei tornare a scrivere di Labranca. Ma chissà perché finisco invece a scrivere di Dance Fantasy, disco terribilmente brutto, ma proprio per questo anche tremendamente meraviglioso. E lo faccio proprio partendo dalla recensione fattane da Labranca nel suo primo libro, che mi sono trovato a rileggere di recente. Lessi la prima volta Andy Warhol era un coatto nel 1996, tuttavia dimenticai presto quella recensione di Dance Fantasy. Così, qualche anno dopo (doveva essere il 2002 o il 2003), quando mi imbattei in quell’LP al Mercatino di Treviso, avevo già compiuto un’operazione di rimozione, ma, senza aver realmente superato il trauma. L’immagine della copertina fece infatti riemergere inconsciamente la violenza visiva subita al punto da venirne ipnoticamente costretto all’acquisto, sborsando l’astronomica cifra di uno o due euro.

Beh, c’è da dire innanzitutto che Dance Fantasy in realtà non si chiama così e che non è nemmeno un disco del 1989. Labranca forse non lo sapeva: Dance Fantasy è in realtà la ristampa di un LP del 1980, dello stesso Reddy Bobbio 3 Dimensional Keyboards intitolato Only You. T-La denunciava il clamoroso ritardo di Dance Fantasy per quanto riguarda i riferimenti alle piroette discotecare del Tony Manero de La febbre del sabato sera. Ma Only You era in ritardo su tutto già nel 1980. La copertina è infatti in puro stile pappettiano: solo che questo andava di moda negli anni settanta e con Fausto Papetti c’erano anche Johnny Sax, ma soprattutto Gil Ventura, a esibire un erotismo ancor più prorompente rispetto al capostipite del filone. Poi è in ritardo sulla discomusic: siamo nel 1980, la disco era stata ufficialmente “uccisa” un anno prima nel triste pogrom Disco Demolition Night tenutosi al Comiskey Park di Chicago e sul dance floor si affacciava già la new wave. La ristampa nel 1989 è ancora più sorprendente, pensando che ci troviamo nel bel mezzo della deflagrazione dell’acid house, in cui un disco come questo doveva sembrare appartenere come minimo al neolitico. Infine è in ritardo anche sul filone pomicions listening, seppure ci sarà chi continuerà a proporlo ancora ad anni ottanta inoltrati, come l’ultimo storico emulo di Papetti, Sal Genovese, che nel 1986 pubblicherà il programmatico For Pomicions Only, come se si trovasse nel ’73: ma il suo è un omaggio ironico, confortato dalla salda mano del maestro Gianni Mazza che compone la titletrack.

Dire che questo è un disco brutto potrebbe sembrare una contraddizione con l’omaggio ad Andy Warhol era un coatto, ma si deve saper apprezzare anche la bruttezza. Altrimenti non saprei spiegarmi come certa gente si metta in casa degli obbrobri chiamati quadri degni solamente di figurare quale mostruosità nel museo degli orrori, né come la Biennale d’Arte di Venezia possa richiamare folle di gente ogni anno esponendo immense ciofeche chiamandole arte. E infatti Dance Fantasy è qualcosa che supera la bruttezza per diventare Arte.
Il plusvalore di Dance Fantasy sta tutto nel fattore stupefacente, ovvero quell’emozione che si prova quando si pone il vinile sul piatto e si viene travolti da un sound disco in cui la batteria in levare su cui s’inerpica un organo Hammond fa da base a un coretto femminile che ripropone vecchi brani melodici: stupefacente! Nulla, nella vostra esperienza auditiva pluridecennale potrà mai, in alcun modo, avervi preparato alla detonazione de La canzone del boscaiolo (“oh boscaiuooolooo”), Only You o Cielito lindo in questa versione. A queste si alternano brani easy listening da piano bar in cui ci si confronta con altri classici appartenenti alla tradizione folk mediterranea, come in Munastero e’ Santa Chiara, tanto quanto con la canzone pop italiana, come in E se domani. L’effetto è quello che produce la degustazione di certuni liquori amari dal sapore diabolicamente chimico, che, al primo assaggio, rifiutiamo come un brutto incubo, ma che al secondo, terzo assaggio ci portano a dire: “beh, non è così male”, per infine, al quarto e quinto, costringerci ad ammettere che, beh, infondo ci piacciono proprio.

Dunque tutto è ammesso e nessuno spari sul pianista (in questo caso Redendo Bobbio in arte Reddy, musicista di tutto rispetto che ha lavorato con Papetti e ha arrangiato canzoni per Gigi Proietti, Claudio Villa e Fred Bongusto), però, diciamocelo vis à vis: che cavolo sta succedendo? I venditori di dischi sono tutti impazziti? L’odore del vinile ha dato loro alla testa? Sì, perché non riesco a capacitarmi di come questo disco che, ripeto, io ho pagato pochi spiccioli, possa essere venduto alle cifre a cui viene venduto oggidì su Discogs e che reputo seriamente un’assurdità, quando i dischi della Phase 6 Super Stereo (sottoetichetta della storica Vedette Records di Armando Sciascia, cui dobbiamo anche le celebri etichette di musica popolare come I Dischi dello Zodiaco) non si pagano mai più di 5 euro, quando si esagera. Qui invece si parte dai 15 euro per arrivare ai 20 per la ristampa, mentre l’originale viaggia addirittura a cifre da capogiro comprese tra i 30 e i 60 euro! Ma fate sul serio?

Scheda
titolo: Dance Fantasy
interprete: Reddy Bobbio 3 Dimensional Keyboards
casa discografica: Phase 6 Super Stereo
anno: 1989
formato: LP

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