Pubblicato da: F.C.N. | 5 aprile 2017

La realtà virtuale col View-Master

View-Master Virtual Reality Starter Pack

Io non so cosa gli sia passato per la testa a quelli della View-Master (cioè della Fisher-Price, cioè della Mattel), avevano il loro bel visorino stereoscopico con i dischetti con le diapositive, in vita ben dal 1939, con lo stesso standard e la stessa misura di dischetti perfettamente retrocompatibili (cioè, potevi vedere i vecchi dischetti coi nuovi visori o, molto meglio, viceversa) e hanno buttato via tutto per lanciarsi nella realtà virtuale coi telefonini. Ma si può?
Facciamo un breve riassuntino per chi si fosse perso le lezioni precedenti, ma se volete potete recuperare studiandovi l’articolo su Wikipedia in italiano, che è sufficientemente completo e attendibile (e di cui siamo, per buona parte, direttamente responsabili), sempre che non vogliate prendervi la briga (e ne varrebbe la pena, credetemi, lo trovate anche su Amazon) di leggere l’ottimo View-Master Memories, scritto da Wolfgang e Mary Ann Sell. Continua a leggere…

Pubblicato da: F.C.N. | 3 aprile 2017

Hollywood Noir

I libri della VoloLibero mi piacciono molto perché sono ben fatti e interessanti. Sono ben fatti perché graficamente puliti e sobri e la cosa mi piace, perché, lavorando anch’io nel campo dell’impaginazione, seppure in altro settore (non editoriale, per intenderci), amo la semplicità e la pulizia che permettono una lettura agevole. Cosa che invece non posso dire di grafiche pesanti e ridondanti di font fantasiosi, che vedo altrove e che, se possono essere visivamente gradevoli in un articolo di rivista, non lo sono altrettanto in volumi di pagine e pagine destinati alla lettura.
Quelli della VoloLibero sono libri interessanti perché esplorano spesso temi curiosi, talvolta abastoriani, come è già avvenuto ad esempio con volumi come Crisco disco. Disco music & clubbing gay tra gli anni ’70 e ’80 di Luca Locati Luciani (ospite di una puntata del Laboratorio del Professor Odd) o #Rettore Magnifico Delirio di Gianluca Meis (anche in questo caso, si può ascoltare la relativa puntata radiofonica del Laboratorio). E non lo dico per piaggeria dato che come ben sapete anch’io ho pubblicato un tomone per la medesima casa editrice. Continua a leggere…

Pubblicato da: F.C.N. | 17 marzo 2017

Heino, il Signore delle Tenebre

L’LP di Mit freundlichen Grüssen

Adoro le cover inaspettate, balzane e fuori contesto. Quelle che posso essere considerate vere e proprie rivisitazioni, forti di un riarrangiamento che stravolga il brano così come originalmente concepito e dell’esecuzione da parte di un ensemble radicalmente diverso se non opposto a quello originale. Solitamente si tratta di esperimenti estemporanei, un brano per disco, più raramente questi esperimenti formano interi album. Non stiamo parlando qui di cover band, che sono tutt’altra cosa, cioè sostanzialmente una “copia” più simile possibile all’originale offerta al pubblico in sostituzione dello stesso.
Mentre da anni è divenuta un’abitudine produrre album tributo a un celebre artista, in cui i suoi brani più noti vengano rivisitati in versioni squisitamente “rivedute e corrette”, molto più raro è che un artista pubblichi un intero album di cover. Nel primo caso sono dell’idea che il più strabiliante esempio sia quello proveniente dal mondo del metal, quando nel 2001 l’etichetta tedesca Nuclear Blast ha avuto la balzana idea di realizzare un album tributo agli ABBA, rivisitando le loro hit in chiave heavy metal: A Tribute to ABBA è qualcosa di incredibilmente spiazzante e stupefacente.
Tralasciando l’intera opera della sublime The Ukulele Orchestra of Great Britain, nel caso di album di cover provenienti dalla discografia di un singolo musicista mi vengono in mente tre grandi esempi. Il primo è il capolavoro assoluto Through The Looking Glass di Siouxsie & The Banshees del 1987, uno dei più bei dischi usciti negli anni Ottanta e uno dei migliori del gruppo di Susan Ballion. Il secondo è Nouvelle Vague, pubblicato nel 2004 dall’omonima formazione francese che si occupò di rivisitare in chiave lounge alcuni grandi classici punk e new wave. Il terzo è quello del cantante tedesco Heino, che voi ben sapete quanto Abastor adori e sia una delle poche voci italiane – assieme forse solo a Orrore e 33 giri – a divulgarne l’opera: Mit freundlichen Grüssen (letteralmente “Cordiali saluti”), un album di cover di brani hard rock, eseguiti non in versione Schlager, come ci si potrebbe aspettare da lui, ma proprio in versione rock! Continua a leggere…

Pubblicato da: F.C.N. | 17 febbraio 2017

7 uomini d’oro

Locandina del film 7 uomini d'oro

Locandina del film

Allora, ci sono: un inglese, un tedesco, un italiano, un portoghese, un irlandese, uno spagnolo, un francese e una donna fatale e attraente. La premessa, che parrebbe quella di una barzelletta sconcia, è invece il perno attorno a cui ruota una delle più riuscite commedie crime-spy-sci-fi italiane degli anni sessanta: il film 7 uomini d’oro diretto da Marco Vicario nel 1965.
Marco Vicario, ex attore divenuto in seguito produttore e regista, mette al centro della trama la propria stessa bella moglie, l’attrice Rossana Podestà, che si ricorda facilmente per aver interpretato tutta una serie di sandaloni come Ulisse, Elena di Troia Sodoma e Gomorra, ma che negli anni settanta legherà il proprio nome anche a quella commedia sexy, sovente diretta dal marito, che scava nei torbidi meandri dell’erotismo provinciale, senza tuttavia mai spogliarsi, ma facendo solamente intravvedere e immaginare, e riuscendo forse proprio per questo ben più attraente di tante altre attrici che invece ci hanno fatto vedere (quasi) tutto.
Successivamente a 7 uomini d’oro Marco Vicario si è poi dedicato infatti per tutti gli anni settanta a esplorare il rapporto tra sesso e italianità in tutta una serie di commedie erotiche efficaci e di buon gusto, trasponendo in pellicola anche soggetti tratti dai lavori di Piero Chiara (Homo Eroticus, 1971 e Il cappotto di Astrakan, 1979) e Vitaliano Brancati (Paolo il caldo, 1973). Divenendo così uno dei principali testimoni di quella felice stagione cinematografica italiana indagatrice dell’ipocrisia dalla doppia moralità e della morbosità per il sesso tipica della provincia italiana. Cinematografia che negli anni settanta ci ha regalato tanti film, alcuni autentici capolavori, altri pretestuosi e scadenti, ma quasi sempre divertenti, godibilissimi e allietati da colonne sonore meravigliose. Continua a leggere…

Pubblicato da: F.C.N. | 15 febbraio 2017

Letti sbagliati

La locandina del film

La locandina del film

Tra anni sessanta e settanta è avvenuto un ribaltamento dei costumi, del comune senso del pudore, che assume il nome di Rivoluzione Sessuale e che ha portato nell’arco di pochi lustri a passare dal concepire la sessualità come qualcosa di “proibito”, privato, relativo solamente a coppie eterosessuali regolarmente unite nel vincolo del matrimonio cattolico, sacro e indissolubile, a un qualcosa di libero, naturale, da sperimentare in tutte le sue forme, talvolta anche ostentatamente se non forzatamente.
Nel suo libro Cara Donna Letizia… Venticinque anni in confidenza pubblicato da Rusconi nel 1981, una raccolta di lettere esemplificative indirizzate alla sua rubrica Il saper vivere di Donna LetiziaColette Rosselli testimonia come si sia passati dal considerare la verginità un ridicolissimo e obsoleto “valore” sacro nel 1960 al viverla come un “peso” di cui sbarazzarsi il più presto possibile, senza nemmeno badare troppo a come e con chi,  nel 1970.
Questo passaggio è avvenuto però, naturalmente, per gradi. Tanti passetti piccoli piccoli, che hanno contribuito un po’ alla volta a sdoganare il sesso, il parlare di sesso, il fare sesso, l’avere relazioni prematrimoniali o extraconiugali, di carattere omosessuale, ecc. Cioè il poterlo fare apertamente, senza nascondersi dietro le imposte opportunamente chiuse delle case di tolleranza o degli alberghetti a ore isolati e clandestini, sugli scomodi sedili di una 500 con i finestrini oscurati dalle pagine dell’Osservatore Romano, nelle stradine isolate di campagna… Sì, perché la Rivoluzione Sessuale non ha cambiato la sostanza, ma ha modificato la forma. Non ha cambiato cioè il comportamento sessuale: incontri sessuali non “canonici” avvenivano anche prima, ma lo si poteva fare solamente di nascosto, magari dopo essersi sposati e senza dare pubblico scandalo.
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Pubblicato da: F.C.N. | 29 novembre 2016

Mego

Catalogo MegoUn popolo ha bisogno di miti, di eroi, di semi divinità in cui riconoscersi, verso cui lanciare preci e invocazioni. Gli americani – intesi come cittadini degli Stati Uniti d’America – si sa, hanno una storia troppo breve alle spalle, e privi di un periodo classico e di un medio evo, mancano una mitologia classica e di eroi armati di spada, scudo ed elmo, che si ergano a difensori contro il Male. Non bastano certo i “padri fondatori”, caricati del culto ancestrale degli antenati, necessitano eroi avvolti da un’aura mistica: guerrieri virili, muscolosi, invincibili e immortali.
Ecco così che, a ridosso della Seconda Guerra Mondiale, nascono figure paragonabili a un Ercole, un Ulisse, un Orlando Furioso, miti da raccontare ai ragazzi e le cui avventure nascondano una morale e un insegnamento, ma che siano anche una fonte di ispirazione per quei giovani da sacrificare al fronte di lì a poco: i supereroi dei fumetti.
Queste figure, più i personaggi di film e serie televisive, rappresentano per il popolo statunitense (e occidentale in genere) quello che si può definire un vero e proprio culto pagano moderno. Se gli antichi si portavano appresso versioni mignon delle divinità, dei numi tutelari o dei loro antenati, così gli americani, abbisognando dello stesso genere di feticcio, negli anni Settanta si rivolgono per questo scopo alla “più grande compagnia di action figure del mondo”: la Mego Corporation. Continua a leggere…

Pubblicato da: F.C.N. | 25 novembre 2016

Cinzia De Carolis da Edizioni Paoline a Playmen

Cinzia De Carolis

Che cosa accomuna Lady Oscar con Marina Lotar Frajese, la Vergine Maria con Madonna, Al Bano e Schubert con Dario Argento e Bia la sfida della magia? Il minimo comun denominatore che lega saldamente questi fattori apparentemente distanti e inconciliabili è Cinzia De Carolis, bambina prodigio, attrice, cantante e doppiatrice.
Cinzia De Carolis comincia a recitare a soli 8 anni: nel 1968 e lei è la protagonista dello sceneggiato Rai Anna dei miracoli. Solo un paio d’anni dopo la sua carriera cinematografica prende un’altra strada, quella dello (s)cult: eccola nella parte della contessina Irina Roskoff nel musicarello in costume Angeli senza paradiso, protagonista la dolce coppia con già un piede sull’altare Al Bano (Franz Schubert) e Romina Power (Anna Roskoff). L’anno seguente è Lori, la nipotina di Karl Malden, ne Il gatto a nove code di Dario Argento. Nel 1978 interpreta la quindicenne Maria, illibata e gravida, nella pellicola a tinte quasi blasfeme Vergine e di nome Maria. Continua a leggere…

Pubblicato da: F.C.N. | 30 agosto 2016

Labranca mi manca

Labranca mi mancaLabranca mi manca è stato un gruppo di Facebook aperto dai fan di Labranca all’indomani dell’abbandono da parte di Tommaso del social network di Zuckerberg. Era forse il 2009 e molti non sapevano ancora Facebook che fosse, ma lui, in anticipo sui tempi, aveva già cominciato a detestarlo. Negli ultimi tempi era giunto ad abbandonare infine anche Internet, aprendo un gruppo su Whatsapp, LabrancaForDummies. L’ultimo di tantissimi progetti e tantissime idee che partoriva a getto continuo. Tanti che si faticava spesso a stargli dietro. A LabrancaForDummies ha fatto in tempo a inviare solo due post. E lunedì Whatsapp è stato il primo mezzo in cui la notizia della sua scomparsa è circolata. Un passaparola incredulo. Tommaso Labranca è morto. Se n’è andato così, di notte, per un malore. L’hanno trovato il giorno dopo, davanti al frigorifero. Se l’è portato via quell’estate calda e afosa che tanto detestava, assieme al mare, alle vacanze, ai fine settimana all’insegna dell’arte in qualche città italiana… Ma mi piace pensare che, così come ha abbandonato ogni suo progetto una volta stancatosene, abbia deciso di abbandonare anche questo mondo, perché non ne poteva più della stupidità e del cialtronismo dilagante, e si sia ritirato in Islanda a suonare il glockenspiel assieme ad Ansi Sæmur… Continua a leggere…

Pubblicato da: F.C.N. | 14 giugno 2016

Vraghinaròda

VraghinarodaForse è ancora un mistero che cosa Stalin facesse alle donne, ma sappiamo benissimo che cosa faceva agli uomini: li mandava in un gulag in Siberia a morire di freddo e di stenti. E quando non trovava un pretesto plausibile per farlo, s’inventava la generica accusa di “nemico del popolo” (враги народа, “vraghi naroda”). Partendo da un gioco di parole su questo termine filosovietico, Tommaso Labranca smonta pezzo per pezzo il mondo dell’arte contemporanea svelandoci i trucchi e le illusioni di tutti quei prestigiatori (o prestidigitatori) che ci fanno credere di compiere magie davanti ai nostri occhi, servendosi in realtà di un trucco. Il trucco è quello di riempirci le orecchie di fuffa. Il saggio di Labranca ci dimostra sostanzialmente questo: l’arte contemporanea è un enorme calderone trabordante fuffa. Significati senza sostanza, fumo senza arrosto.
Il postulato di Tommaso Labranca viene sostenuto da una serie di prove inconfutabili, che mettono sotto accusa le figure principali che animano gli ambienti dell’arte: creatori, mediatori e fruitori. Tra i creatori vi troviamo innanzitutto i Charlie, cioè quella pletora di aspiranti artisti arroganti e privi di originalità che approdano nella metropoli dalla provincia e s’ingegnano a rovesciare sedie o accatastare televisori, convinti che questo possa permettergli di entrare a far parte del Grande Mondo dell’Arte. Tra i mediatori i Vraghinaròda, appunto, cioè i nemici del popolo, altezzosi snob che detestano il pop e si ritengono gli unici capaci di spiegare l’arte al mondo. Figura questa che si incarna perfettamente nell’altezzoso critico d’arte che si riempie la bocca di definizioni jolly imparate a memoria applicabili a qualsiasi opera, con cui farsi bello e imbottire cataloghi e libri come un panino farcito. Molteplici le figure dei fruitori, tra cui risplendono le Santexuperine Scalze, monachelle di – purtroppo – non clausura, che pregano davanti a alle sacre icone racchiuse all’interno dei Templi dell’Arte, al fine di raggiungere l’alto Regno della Bellezza. Aspirazione condivisa con le New Urban Family, famiglie moderne che sacrificano i loro weekend varcando le soglie dei musei così da redimersi da anni e anni di digiuno artistico-culturale. Continua a leggere…

Pubblicato da: F.C.N. | 10 giugno 2016

#Rettore

#RettoreLe risorse della mia memoria sono limitate: sono multitasking solo in parte. Negli ultimi tre anni sono stato preso dalla stesura di Orgasmo Song. Ho perciò trascurato qualsiasi altra lettura non strettamente inerente alla mia ricerca.
OK, è anche vero che sono piuttosto pigro quando si tratta di leggere e impiego spesso più del necessario per portare a termine una qualsiasi lettura. Non ci posso fare niente: alle medie mi obbligavano a leggere romanzi noiosissimi, che non riuscivo mai a concludere. Finivo così per inventarmi un riassunto basandomi sulle note di copertina quando si trattava di renderne conto agli insegnanti (tutto vero).
Non sono cambiato poi di tanto: ancora oggi m’inceppo quando si tratta di affrontare un libro di narrativa, preferendo dedicarmi alla lettura di saggistica. Sono infatti principalmente i libri di non narrativa quelli a catturarmi e coinvolgermi a tal punto da tenermi sveglio fino a notte fonda totalmente assorbito dal loro mondo e da quanto hanno da raccontarmi.
Un caso di lettura che ha sortito questo effetto su di me è #Rettore Magnifico Delirio, il biolibro (nel senso che è una biografia, non che è biologico) scritto da Gianluca Meis. E mi dispiace non essere riuscito a parlarne alla sua uscita nel 2014, ma vivo in perenne differita rispetto alla realtà. Ciononostante sono riuscito a dedicargli una puntata del Laboratorio del Professor Odd, una di quelle che considero tra le meglio riuscite, per di più. Un libro simile, la prima biografia ufficiale su Donatella Rettore, è testo che per giunta interessa certamente la platea abastoriana. Perciò, seppure in drammatico ritardo, eccovene la mia recensione. Continua a leggere…

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