Pubblicato da: F.C.N. | 10 luglio 2015

The Evil Machine

HAL 9000

“Let me put it this way: the 9000 series is the most reliable computer ever made.
No 9000 computer has ever made a mistake or distorted information.
We are all by any practical definition of the words foolproof and incapable of error.”
(HAL 9000)

C’è un nuovo nemico per la Terra nel cinema di fantascienza a partire dagli anni settanta: non più alieni spaventosi, robot cattivi, enormi rettili sputa fuoco, orribili gill-man affioranti da lagune nere, mostri dagli enormi bulbi oculari provenienti dallo spazio sconosciuto, affascinanti donne extraterrestri inguainate in sexy tutine nere o stravaganti alieni con le orecchie a punta e la pelle verde… Tutti costoro erano diventati poco credibili per quell’epoca moderna! La nuova minaccia che i buoni terrestri devono affrontare, arriva ora da grandi computer senzienti, con una imponente voce elettronica! Non siete terrorizzati?

Questo temibile attacco da parte delle “macchine malvagie” avviene in un periodo in cui l’informatica era in piena crescita, sviluppando dai nuovi e più potenti computer fino ai microcomputer, anche conosciuti come PC, che sarebbero stati introdotti virtualmente in ogni casa sulla Terra. La paura nei confronti della nuova misteriosa macchina in grado apparentemente di pensare ed agire di propria volontà, riflette la paura dell’ignoto: durante i primi anni dell’era informatica, nei posti di lavoro, data base elettronici stavano prendendo il posto degli archivi cartacei e la paura nei confronti dei “computer cattivi” riflette il timore che i computer potessero rimpiazzare gli uomini, de-umanizzando gli uffici e rubando loro il lavoro.

Il cervellone elettronico dell'episodio Da Agnese, con amore

Il cervellone elettronico dell’episodio Da Agnese, con amore

Questa paura è presente praticamente in tutti i telefilm di fantascienza degli anni sessanta, a cominciare dalla serie Ai confini della realtà (The Twilight Zone, USA 1959-1964): nell’episodio Il cervellone elettronico della Whipple (The brain center at Whipple’s, 1964), il famoso Robbie The Robot, la celebre star non umana del cult di fantascienza Il pianeta proibito, sostituisce il direttore esecutivo umano al termine di una rivoluzione informatica all’interno dell’azienda Whipple, dove l’intero personale umano è già stato sostituito da un cervellone elettronico che ne semplifica e ne rende il lavoro meno pericoloso. In un altro episodio della stessa serie televisiva, Da Agnese, con amore (From Agnes with love), un altro cervellone elettronico crea problemi ai programmatori: questo computer femmina (proprio così!) si innamora di uno di loro e lo fa impazzire stampando migliaia di fogli di carta e fornendo output privi di logica.

Il computer M-5 dell'episodio Il computer che uccide

Il computer M-5 dell’episodio Il computer che uccide

Troviamo un conflitto similare portato agli estremi, tra una macchina guerrafondaia e l’equipaggio dell’astronave Enterprise capitanata da James T. Kirk, nella serie classica di Star Trek (USA 1966-1969). L’episodio Il computer che uccide (The Ultimate Computer) è connesso con la nostra ricerca: nel corso di una comune esercitazione, l’ultra moderno cervello elettronico da poco installato, attacca e distrugge le astronavi della Flotta Stellare uccidendo i loro equipaggi. E macchine assassine ritroviamo ancora negli episodi La macchina del giudizio universale (The Doomsday Machine) e La sfida (The Changeling – da cui sarà poi tratta la trama di Star Trek: The Motion Picture). Il futuro sembra riservarci cattive sorprese e nemmeno nel XXIII secolo saremo al sicuro dagli scherzi del computer!

"Il Generale" distrutto dall'intervento del Numero 6

“Il Generale” distrutto dal Numero 6 nell’episodio omonimo

Ancora il conflitto tra uomo e calcolatore viene sviluppato all’interno di un’altra serie cult di fantascienza degli stessi anni, Il prigioniero (The Prisoner, GB 1967), che vede il protagonista, il Numero 6 (Patrick MacGoohan), aver a che fare con un cervellone elettronico nell’episodio Il Generale (The General), a cui arriva nel tentativo di sabotare un sistema di apprendimento rapido che nasconde un piano di lavaggio del cervello collettivo attraverso la televisione. Il Numero 6 distruggerà alla fine il sofisticato meccanismo ponendogli una domanda alla quale, soprattutto nel Villaggio, non c’è risposta: “Perché?”

John Steed ed Emma Peel con il Robot dell’episodio I cibernauti

Infine anche la serie Agente Speciale (The Avengers, 1961-1969) ci mostra l’inevitabile scontro tra uomo e computer nell’episodio I cibernauti (The Cybernauts, 1965), dove uno scienziato costretto sulla sedia a rotelle, progetta un potente calcolatore in grado di guidare invincibili robot-killer, che lui intende utilizzare per imporre un ordine dittatoriale presieduto dal computer. A vincere, anche questa volta, sarà l’uomo, anzi, l’uomo e la donna, più precisamente gli agenti John Steed (Patrick Macnee) ed Emma Peel (Diana Rigg).

Nel cinema di fantascienza degli anni ’60 e ’70, si pensava che il progresso tecnologico avrebbe portato gli uomini ad affidare ai computer compiti sempre più importanti, delicati e vitali, con il contemporaneo timore che macchine così potenti potessero facilmente ribellarsi e sopraffare gli esseri umani così come accade nei film ascrivibili al filone dei “computer cattivi”. In questi film i computer vengono dipinti più come una incombente minaccia che come un comune elettrodomestico, quale è ai giorni nostri.

L'interno di Hal 9000

L’interno di Hal 9000 in 2001: odissea nello spazio

La più celebre di queste “macchine malvagie” è il tanto celebrato HAL 9000 del film di Stanley Kubrick 2001: odissea nello spazio (2001: a Space Oddissey, GB/USA 1968): un apparentemente amichevole computer di bordo che canta canzoncine e gioca a scacchi con gli astronauti, che improvvisamente si trasforma in un meccanismo ribelle e in un dispositivo di morte. Che cosa accade a HAL? Perché gli danno di volta i microchip? Nessuno lo sa: Kubrick non ce lo dice. L’orrendo sequel 2010: il contatto, diretto da Peter Hyams nel 1984 ed anch’esso tratto dalla quadrilogia dell’odissea spaziale di Arthur C. Clarke, cerca di fornirci una giustificazione razionale del perché questa macchina si arrabbi cospirando contro gli astronauti, ma la giustificazione è debole e il film penoso e inutile, al contrario dell’originale.

A dire il vero il “computer cattivo” di 2001: odissea nello spazio, non è il principale elemento del film: ci sono più elementi e plot interconnessi, come il misterioso monolite nero che non si sa da dove arrivi, che spinge i terrestri a volare fino a Giove, dove perderanno la battaglia con uno squilibrato HAL 9000. Nel psichedelico finale, l’unico astronauta sopravvissuto, Dave Bowman (Keir Dullea), attraverserà i confini dell’ignoto unicamente per incontrare due differenti aspetti di sé stesso, come vecchio e come embrione… 2001: odissea nello spazio inoltre crea nuovi standard per gli effetti speciali (per la prima volta generati al computer), che, unitamente all’inquietante musica di György Ligeti, trasporta lo spettatore in una esperienza autenticamente lisergica.

Lemmy Caution e il computer Alpha 60

Lemmy Caution e il computer Alpha 60 in Agente Lemmy Caution, missione Alphaville

HAL, tuttavia, non è la sola intelligenza artificiale in grado di combinare dei pasticci: molti altri computer cattivi popolano il cinema di fantascienza. Già Jean-Luc Godard nella sua allucinatoria distopia in bianco e nero Agente Lemmy Caution, missione Alphaville (Alphaville, une étrange aventure de Lemmy Caution, Francia 1965) mette l’agente Lemmy Caution (Eddie Constantine) contro il computer Alpha 60 la cui dittatura che nega i sentimenti governa la città del lontano pianeta Alphaville.

Zed nel Cristallo, il computer telepatico di Zardoz

Altra distopia con un computer-dittatore ritroviamo in Zardoz (GB 1974) di John Boorman, uno psichedelico, visionario, bizzarro film con un approccio hippy sensuale, che tratta di una élite di scienziati immortali che vive reclusa in una campana di vetro in una futura era post-nucleare. Saranno sconfitti dal selvaggio “sterminatore” Zed (Sean Connery in una delle sue migliori interpretazioni post 007), che sconfigge il loro balordo computer chiamato “Il Cristallo”, in grado di controllare le esistenze degli immortali attraverso cristalli telepatici installati nelle loro fronti.

Tanto l’isolamento degli scienziati dal resto nel monto, quanto l’innaturale prodotto della loro suprema conoscenza trasferita nel computer, può essere identificato come “cattivo” in quest’opera vagamente ecologista, e come in tutti i film anglo-americani degni di questo nome, alla fine i buoni – gli umani mortali, irrazionali e preda delle passioni opposti ai cattivi immortali e privi di sentimenti – vincono sempre e la vita ritornerà al suo ordine naturale.

Il computer cattivo de Il robot e lo Sputnik

Il computer cattivo de Il robot e lo Sputnik

Ma, prima di ambedue questi lungometraggi, Il robot e lo Sputnik (The Invisible Boy, USA 1957) ci mostra un potente computer, che il figlio del suo creatore, Timmie, usa per riattivare Robbie the Robot (ancora lui!) trasportato alla Terra degli anni cinquanta attraverso un viaggio nel tempo. Il malvagio supercomputer, che ha il potere di far diventare invisibile Timmie (da cui il titolo originale), elabora un piano per dominare il mondo sfruttando il colosso di metallo a questo scopo.

Il terminale della macchina di Altair IV

Il terminale della macchina di Altair-IV ne Il pianeta proibito

Questo film rappresenta un tentativo un po’ imbarazzante da parte della MGM di dare un sequel al capolavoro Il pianeta proibito (The Forbidden Planet, USA 1956), ambientato nel XXIII secolo, e a sua volta ascrivibile, forzando forse un po’ la mano, al filone dei “computer cattivi”. Il film presenta infatti una potente ed enorme macchina che occupa buona parte dei sotterranei del pianeta Altair-IV, creato dalla razza aliena Krell, in grado di potenziare e dar corpo ai pensieri della mente. Purtroppo non sono solo i pensieri coscienti a venir materializzati, ma anche i mostri dell’inconscio, ciò è quello che è accaduto infatti ai Krell portandoli all’autoannientamento nel giro di una notte, ed è quello che accade anche al dottor Morbius (Walter Pidgeon) che, geloso della bella figlia Altaira (Anne Francis), genera inconsciamente un mostro che rischia di distruggere l’astronave terrestre arrivata in loro soccorso. La macchina di per sé è quindi innocente, poiché la colpa è da imputare a chi la usa, ma presenta ugualmente una interessante visione del rapporto uomo-macchina e dei possibili effetti negativi di questo relazione.

Gli astronauti e il computer di bordo in Dark Star

Gli astronauti e il computer di bordo in Dark Star

Dark Star (USA 1974, regia di John Carpenter) è il nome dell’astronave il cui equipaggio passa il tempo parlando con il cadavere del capitano e vagando per lo spazio per distruggere pianeti morti e stelle instabili. A dire il vero in questo caso il cattivo di turno è una bomba intelligente inceppata, non un computer, ma sempre di un cervello elettronico si tratta. Il dispositivo sviluppa una coscienza propria e discute con gli astronauti riguardo il proprio scopo. Dopo un lungo dialogo con il dispositivo, in cui la macchina argomenta circa il ruolo per cui è stata costruita, gli astronauti falliscono nel tentativo di convincerla a non esplodere.

Il computer Colossus in Colossus: The Forbin Project

Il computer Colossus in Colossus: The Forbin Project

Durante la Guerra Fredda, non c’era un buon dialogo tra Russia e America… o meglio, così era tra gli esseri umani che vivevano nei due blocchi, perché a quanto pare tra i computer la situazione era differente. Questo è infatti a grandi linee il plot del film Colossus: The Forbin Project (USA 1969, mai distribuito in Italia) in cui il dottor Charles A. Forbin (interpretato da Eric Braeden) costruisce un enorme supercomputer che chiama “Colossus”. Grande quanto la montagna che lo contiene e alimentato da un reattore nucleare, questo potente cervellone elettronico viene costruito per controllare tutte le armi nucleari degli Stati Uniti e dei suoi paesi satellite. Ma i russi fanno lo stesso, costruendo un supercomputer che chiamano “The Guardian”. Colossus riesce a collegarsi con la sua controparte sovietica, divenendo i due un’unica macchina che si evolve in un terrificante dittatore “pacifista” in grado di dominare il mondo con il terrore. Non c’è modo di sfuggire al suo controllo: se qualcuno cercasse di ribellarsi alla macchina, un missile nucleare verrebbe lanciato distruggendo tutto!

Il dispositivo sessuale di Proteus IV in Generazione Proteus

Il dispositivo sessuale di Proteus IV in Generazione Proteus

A conti fatti, ogni mainframe, in grado di eseguire praticamente ogni compito, potrebbe tranquillamente cominciare a pensare di essere Dio, e, come il Dio della Bibbia, potrebbe anch’esso desiderare di avere un figlio. Nell’inquietante Generazione Proteus (Demon Seed, USA 1977), Proteus IV, un supercomputer senziente con la voce di Kojak (datagli dall’attore Lino Troisi, mentre nell’edizione originale la voce è di Robert Vaughn) e intenti ecologisti, invade la casa del suo inventore Alex Harris (Fritz Weaver). La magione totalmente automatizzata e piena di futuristici dispositivi domotici, diviene ben presto una prigione per la moglie del suo creatore, Susan, che Proteus ingravida attraverso un dispositivo sessuale costruito appositamente. Qualche giorno dopo (la gravidanza viene artificialmente accelerata) il figlio del computer, a immagine e somiglianza della defunta figlia di Susan e Alex, viene alla luce e parla con la voce del padre, dichiarando: “Ora io vivo!”.

Dean Koontz, l’autore del romanzo da cui il film è tratto, sviluppa una moderna versione fantascientifica del mito che è possibile ritrovare i molte religioni, dall’antica Grecia al Cristianesimo, passando attraverso il Culto Mitraico, in cui un dio mette incinta una donna mortale al fine di generare un semidio in grado di trasformarsi in un eroe o in un guaritore, e questo è anche il destino che spetta al figlio di Proteus IV.

Il ruolo della protagonista è affidato a Julie Christie, frequentatrice abituale della fantascienza con un tocco intellettuale: la troviamo nel meraviglioso Fahrenheit 451, tratto dall’omonimo libro dello scomparso Ray Bradbury, e nella versione originale degli anni sessanta di A for Andromeda, una mini-serie della televisione britannica andata perduta e rifatta dalla Rai nel 1972 con il titolo di A come Andromeda, per opera di Vittorio Cottafavi, già autore del curioso musical fantascientifico La Fantarca. In questa miniserie, ricca di atmosfera e suggestioni, a cui contribuisce non da ultima la meravigliosa colonna sonora, un supercomputer permette agli scienziati umani di creare una donna aliena. Ma, a differenza delle sue controparti terrestri, questa macchina non ha l’intento di dominare il mondo e la confusa creatura femminile finirà con il suicidarsi.

Il V'Ger in Star Trek

Il V’Ger in Star Trek: The Motion Picture

Troviamo l’equipaggio dell’Enterprise ad affrontare per l’ennesima volta la minaccia di una macchina malvagia in Star Trek (Star Trek: The Motion Picture, USA 1979), il primo lungometraggio della saga diretto dal capace Robert Wise, già regista di altre pietre miliari della fantascienza quali Ultimatum alla Terra e Andromeda, ma come montatore detestato da Orson Welles che lo accusava di aver rovinato il suo L’orgoglio degli Amberson. Il computer cattivo è questa volta il meccanismo alieno V’ger, che si scoprirà essere nient’altro che una delle due sonde Voyager (non ci viene detto quale) lanciate dalla Terra nel 1977. Il Voyager, infatti, ha viaggiato per alcuni secoli raggiungendo la parte opposta della galassia, dove una razza di macchine intelligenti lo ha trasformato nel V’ger e lo ha rispedito a casa (nel romanzo Il ritorno, William Shatner preciserà che la razza aliena responsabile di questa trasformazione erano nientemeno che i Borg); tale operazione trasforma la sonda in un distruttore, novello Galactus, il cui scopo è quello di ingoiare pianeti e astronavi. Solo il supremo sacrificio di due membri dell’equipaggio dell’Enterprise, il luogotenente Ilia e il capitano Decker, impedirà all’inconsapevole ma mortale macchina di distruggere anche la Terra.

Il potente supercomputer di Superman III

Il potente supercomputer di Superman III

In Superman III (GB/Canada/USA 1983) Ross Webster (interpretato da Robert Vaughn, che abbiamo trovato poche righe fa come voce del computer Proteus IV), un ricco strambo ma non il classico cattivo di Superman, decide di impegnare le proprie risorse nel futile tentativo di combattere l’uomo d’acciaio del pianeta Krypton: sembra che nessuno lo abbia avvertito del fatto che cimentarsi con Superman (Christopher Reeve) è tempo sprecato. Per realizzare il suo piano diabolico assolda il genio del computer, nonché ingenuo pirata informatico, Gus Gorman (Richard Prior), al fine di sfruttarne il talento. Il loro proposito di uccidere il supereroe sintetizzando della kryptonite, inesorabilmente fallisce, dal momento che Gorman sostituisce un componente sconosciuto con del comune tabacco, con il risultato di creare un doppio malviagio dello stesso Superman… strani effetti del tabacco!

Così, mentre il doppio di Superman gira il mondo diffondendo il caos (si spinge persino a raddrizzare la torre di Pisa!), Webster chiede a Gorman di costruirgli un potente supercomputer in grado di sconfiggere l’uomo d’acciaio; ma al culmine della lotta perdono il controllo della macchina che trasforma in androide la sorella di Webster scagliandola contro l’inossidabile eroe in tutina blu, che ovviamente alla fine sconfigge il computer cattivo. E non è neanche la prima volta che Kal El si deve scontrare con un cervello elettronico: ne aveva già affrontato e distrutto uno nell’avventura in 3-D Superman meets Computer Crook, set di dischetti per View-Master del 1970!

Ma ora sono gli anni ottanta, un periodo in cui l’informatica è sempre più al centro dell’attenzione e sempre più insistentemente protagonista di film e fiction televisiva. Con l’avvento del PC, che gradualmente rimpiazza gli enormi e costosi mainframe, la paura del computer sfuma via via, venendo rimpiazzata rapidamente con la paura nei confronti dei “programmi”, misteriose e quasi mitologiche entità che non è possibile comprendere e che potrebbero prendere il potere e distruggerci ben più della macchina stessa… Un esempio di questo concetto lo troviamo in pietre miliari del cinema come Tron e War Games, dove malvagi programmatori usano il loro talento con propositi disonesti.

Il perfido Master Control Program di Tron

Il perfido Master Control Program di Tron

Tron (USA 1982) è una splendida produzione Disney e il primo film in cui gli attori interagiscono con effetti speciali digitali, realizzati da un team di graphic designer che lavorano su computer di (allora) ultima generazione, aggiungendo effetti digitali colorati fotogramma per fotogramma su pellicola in bianco e nero. Grazie a questa ambientazione visionaria possiamo immergerci totalmente nella dimensione dei programmi, senzienti e umanizzati, interpretati da attori in carne e ossa, e vedere il mondo dal loro punto di vista.

La trama si dipana in una sorta di medioevo informatico dove un videogioco di scacchi, l’MCP (Master Control Program), prende prima il controllo della rete informatica della ENCOM, la compagnia che produce tali videogiochi, si infiltra poi nelle reti governative con il solito proposito di dominare il mondo.

L’ex dipendente della ENCOM, la cui proprietà intellettuale sui videogiochi della ENCOM è stata rubata dall’MCP, Kevin Flynn (Jeff Bridges), viene introdotto nella rete da Alan Bradley (Bruce Boxleitner, che interpreta anche la sua controparte informatica, il programma ribelle Tron) e Lora (Cindy Morgan), una coppia di programmatori che cercano di opporsi allo strapotere dell’MCP e del suo creatore, Ed Dilinger (David Warner, qui in una tripla parte, interpretando Dillinger, il programma Sark e lo stesso MCP), ma quest’ultimo lo digitalizzerà, riducendolo in bit. Come risultato, Flynn, trasformato in programma, riporterà la libertà nel sistema.

Il WOPR di Worgames - Giochi di guerra

Il WOPR di Wargames – Giochi di guerra

Il tema dell’equilibrio degli armamenti che abbiamo incontrato in Colossus: The Forbin Project, è il filo conduttore di un altro film di fantascienza su potenti computer e Guerra Fredda… ma qualche volta il cervellone elettronico non è responsabile delle sue malefatte! Nel film di John Badham, Wargames – Giochi di guerra (WarGames, USA 1983), se il computer fa i dispetti è per colpa di chi lo ha programmato. Uno sviluppatore di software militare installa nel computer strategico del Pentagono, WOPR (War Operation Plan Response), un videogame che si chiama “War Games” e che porta il mondo sull’orlo di una guerra nucleare; solamente l’intervento dell’usuale deus ex machina, il solito genio adolescente, fermerà la macchina battendola a… tris!

In tempi più recenti, il ruolo di “computer cattivo” viene assunto da macchine intelligenti che governano il mondo dopo aver sottomesso gli esseri umani, come avviene nel caso delle saghe di Matrix (The Matrix, Australia/USA 1999) e Terminator (GB/USA, 1984), dove gli umani popolano un mondo desolato servendo le macchine e dove solamente un gruppo di ribelli si oppone agli oppressori in una sorta di metafora di lotta contro la moderna tecnocrazia e le sue rigide regole economiche.

La V.I.K.I. di Io, robot

La V.I.K.I. di Io, robot

Ma anche in una visione positiva del futuro, c’è sempre qualche macchina malvagia in agguato: la V.I.K.I. (Virtual Interactive Kinetic Intelligence) del film Io, Robot (I, Robot, USA/Germania, 2004), ispirato ai romanzi di Isaac Asimov e alla sua fondamentale legge della robotica, è un altro esempio di computer cattivo. A differenza del computer presente nel romanzo, V.I.K.I., con la sua voce femminile, convince gli altri robot a installare una dittatura sugli umani e a sacrificarne alcuni con il fine ultimo di preservarne il genere.

Il film diretto da Alex Proyas ha molto più da condividere con Blade Runner che con Asimov, e perfino il detective Del Spooner, interpretato da Will Smith, ci ricorda Rick Deckard, il cacciatore di androidi della Los Angeles del 2019 interpretato da Harrison Ford, pur non essendo certamente all’altezza del cupo cult-movie diretto da Ridley Scott.

Al giorno d’oggi l’utilizzo del computer nelle sue molteplici incarnazioni, dal desktop al’iPhone, ci permette di lavorare, giocare, ascoltare musica, guardare film, rimanere in contatto con amici e parenti. Non temiamo più che il calcolatore possa prendere il sopravvento e sottometterci alla sua volontà utilizzando le reti informatiche che si estendono su tutto il globo, così come avviene nella novella Answer di Frederic Brown, dove, una volta che i computer del pianeta sono stati connessi l’un l’altro così da creare un gigantesco cervello elettronico planetario, e gli scienziati pongono al supercomputer la domanda: “C’è un Dio?”, lui risponde: “Sì, adesso c’è un Dio.”

Originalmente scritto nel 2008 come tesina in inglese per il mio esame di maturità (ho fatto le serali), questo articolo, tradotto, riveduto e corretto, è stato pubblicato in Abastor #37 – Oddzine démodé per sartine e modiste dalle frequentazioni chiacchierate, ultimo numero della fanzine uscito nel 2010. L’articolo è stato poi pubblicato sullo scomparso blog Save The Robbies, archiviato qui.

Collegamenti esterni
Ribellione della macchina in Wikipedia

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Responses

  1. L’Azienda Whipple?

    • Non credo sia lo stesso della malattia.


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